Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
16 luglio 2012 1 16 /07 /luglio /2012 10:49

 

5939081755_d0dc29bf63.jpg

 

 

Finalmente è giunto il momento: è stato scoperto il primo pianeta extrasolare simile alla Terra e per giunta è anche relativamente vicino a noi. E stato chiamato Gliese 581.

Il numero di stelle attorno a cui sono stati scoperti dei pianeti ha ormai superato la soglia di 200. Finora però si trattava di pianeti di tipo “gioviano”, con masse e dimensioni dell’ordine di quelle del gigante del Sistema Solare. Adesso, è giunto l’annuncio della scoperta del primo pianeta di tipo terrestre che orbita attorno ad una stella, che, potremmo dire, si trova sulla porta di casa.

 

Si tratta di Gliese 581, una piccola e fredda nana rossa, situata in direzione della costellazione della Bilancia e che dista da noi poco più di 20 anni luce. La sua massa è circa il 30% di quella del Sole, ed essendo meno calda la sua luminosità è circa 50 volte inferiore.Uno dei motivi che già nel 2005 avevano reso molto interessante questa piccola stella fu la scoperta attorno ad essa di uno dei pianeti extrasolari più vicini a noi, che fu battezzato Gliese 581 b, si trattava anche di uno degli esopianeti più piccoli fra tutti quelli che erano finora noti.

 

La sua massa è infatti pari a circa 20 volte quella della Terra, mentre le sue dimensioni sono paragonabili a quelle di Urano e Nettuno (circa 50.000 km), dai quali però si differenzia per l’estrema vicinanza alla stella compagna: appena 6 milioni di km, con un periodo di rivoluzione di soli 5 giorni e mezzo.Tutti i record sono però stati battuti dal nuovo pianeta appena scoperto, le cui dimensioni sono soltanto 1,5 volte quelle della Terra ed una massa circa 5 volte superiore.

La distanza da Gliese 581 è 14 volte inferiore a quella che separa il nostro pianeta dal Sole (poco meno di 11 milioni di km), mentre la durata dell’anno di questo esopianeta è di soli 13 giorni.

 

Secondo le stime fatte dagli scopritori, la temperatura media su questo pianeta dovrebbe essere compresa tra 0 e 40 °C, si troverebbe quindi nella cosiddetta “zona di abitabilità”, la regione attorno ad una stella in cui l’acqua può essere presente allo stato liquido.

Sulla base dei modelli messi a punto dal gruppo di astronomi, dovrebbe trattarsi di un pianeta roccioso, come la Terra, e forse interamente ricoperto da un oceano. Questi risultati rendono la scoperta ancor più eccitante, poiché l’acqua è uno degli elementi essenziali per lo sviluppo di forme di vita simili a quelle che noi conosciamo. 

 

La scoperta è stata fatta con il telescopio da 3,6 m di apertura dell’Osservatorio Australe Europeo (La Silla, Cile), utilizzando un sofisticatissimo spettrometro, uno dei più precisi e accurati per dare la caccia ai pianeti extrasolari.

È chiaro che la relativa vicinanza e le sue condizioni di temperatura simili a quelle della Terra renderanno questo esopianeta un obiettivo importantissimo per le future missioni spaziali che avranno come obiettivo la ricerca di eventuali forme di vita extraterrestri. Ma le sorprese che ci sta riservando questa piccola stella rossa non sembrano essere finite. Esistono infatti forti indizi che attorno a Gliese 581 sia presente un terzo pianeta la cui massa dovrebbe essere pari a circa 8 volte quella della Terra. 

 

Scoperte come queste sono comunque destinate ad aumentare, grazie all’entrata in funzione di telescopi orbitanti, come il francese /Corot/ già al lavoro da pochi mesi, ed altre missioni in programma da parte della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

Repost 0
15 luglio 2012 7 15 /07 /luglio /2012 19:54

6752102893_f21828550b.jpg

 

 

http://bzzvid.com/7068 inserirlo nel browser prego.

 

Scopri il nuovo Lumia 610, lo smartphone di casa Nokia che accende il tuo divertimento con video in streaming, le stazioni radio, la musica online, i giochi. Potrai persino sfidare i tuoi amici con Xbox Live! In più Nokia ti porterà dove vuoi grazie alle Maps, o ti aiuterà a a trovare la strada giusta anche in automobile con Drive e se viaggi con i mezzi pubblici puoi usare Transport, per scoprire gli orari dei treni!

Sono solo alcune delle applicazioni dell’elegante Nokia Lumia 610, che in 62x119 mm. è capace di racchiudere tutto il tuo mondo.

Repost 0
Published by lalchimista - in video pubblicità
scrivi un commento
15 luglio 2012 7 15 /07 /luglio /2012 19:54

6752102893_f21828550b.jpg

 

Scopri il nuovo Lumia 610, lo smartphone di casa Nokia che accende il tuo divertimento con video in streaming, le stazioni radio, la musica online, i giochi. Potrai persino sfidare i tuoi amici con Xbox Live! In più Nokia ti porterà dove vuoi grazie alle Maps, o ti aiuterà a a trovare la strada giusta anche in automobile con Drive e se viaggi con i mezzi pubblici puoi usare Transport, per scoprire gli orari dei treni!

Sono solo alcune delle applicazioni dell’elegante Nokia Lumia 610, che in 62x119 mm. è capace di racchiudere tutto il tuo mondo.

Repost 0
Published by lalchimista - in video pubblicità
scrivi un commento
14 luglio 2012 6 14 /07 /luglio /2012 20:26

 

Sembrerebbe di si secondo un articolo molto interessate dell'Espresso che ha svolto un sondaggio tra le lavoratrici del volante di automezzi pesanti.

Sono più di duemila le lavoratrici nel settore dell'autotrasporto, un numero basso rispetto agli uomini ma in crescita. 'Dobbiamo dimostrare qualcosa in più per guadagnare la fiducia dei colleghi, ma se si lavora seriamente poi si viene trattate come i maschi'

(11 luglio 2012)

Orari massacranti, con la sveglia che suona quando la notte non ha ancora lasciato spazio al giorno. E poi chilometri da macinare, merci da consegnare in tempo, servizi non sempre ottimali e le difficoltà di un settore colpito dalla crisi, con circa 7mila imprese attive nell'autotrasporto che hanno chiuso i battenti negli ultimi due anni. Quella del camionista è una vita dura, e per farla serve impegno e una forte passione. Qualità che sono sempre più anche femminili. 

Nonostante tutti i luoghi comuni che descrivono l'attività dell'autotrasporto come non adatta alle donne, l'"ondata rosa" che ha invaso strade e autostrade italiane non accenna a fermarsi. Secondo i dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza sarebbero oltre 2mila, il 3 per cento del totale, le donne alla guida dei tir che girano per il paese. 

Le donne che si mettono alla guida costituiscono un universo variegato, con storie, idee ed opinioni diverse anche sul loro stesso lavoro. Un osservatorio privilegiato sul loro mondo è il "Buona Strada Lady Truck Driver Team", un gruppo "per chi ha guidato, per chi lo sta facendo e per chi sogna di farlo". Uno zoccolo duro di circa 120 autiste, alle quali si aggiungono amici e simpatizzanti, che si riuniscono in un blog nel quale si scambiano impressioni sulla vita e sul proprio mestiere. Ma il team non si limita all'impegno online: i membri infatti organizzano raduni e attività di beneficenza, come un calendario e la mostra fotografica "Donne e camion", e svolgono un'opera di sensibilizzazione sulle problematiche professionali, sicurezza stradale in primis. 

«Verso le donne all'inizio c'è quella diffidenza che suscitano sempre le situazioni nuove e inusuali - spiega Gisella Corradini, 45enne modenese, autotrasportatrice dal 1994 e portavoce del team - noi dobbiamo sempre dimostrare qualcosa in più degli altri per guadagnare la fiducia di colleghi e magazzinieri. Ma se si lavora seriamente poi si viene trattate come gli uomini». Senza nessuna particolare preoccupazione per la sicurezza personale: «Sul camion non si è più insicure che in altri lavori. Certo, c'è il problema delle rapine e per strada puoi incontrare qualche svitato, ma questo può succedere anche in ditta». Mani ben fisse sul volante, quindi, anche se il pensiero spesso corre a casa: «Ho una figlia di 24 anni, e sicuramente con i ritmi di questo lavoro si rischia di perdere alcuni momenti importanti. Bisogna impegnarsi per valorizzare al massimo il tempo a disposizione, e io credo di esserci riuscita».  

Compromessi con la vita privata che ha ben presenti anche la 31enne Marianna Dal Degan, un'autista con un sogno nel cassetto: sfondare nel mondo dello spettacolo. Il suo camion, sul quale trasporta scarti della lavorazione dell'acciaio, è inconfondibile, con una grande foto dei suoi occhi verdi sul davanti ed altre due sue immagini ai lati, e l'ha resa una piccola celebrità sulle strade del Veneto e del nord Italia. «Ho iniziato a guidare otto anni fa, dopo essere stata responsabile di reparto in una fabbrica - racconta - i primi tempi sono stati duri, ma poi con l'aumentare delle donne al volante le cose sono migliorate». Anche se un tarlo nel cervello è rimasto: «Questo non è un lavoro femminile, sono la prima a dirlo. Sto bene sul camion, ma devo ammettere che talvolta mi sento fuori posto e non mi vedo a fare questo mestiere molto a lungo». E così si divide tra le consegne, con sveglia alle 3.30 del mattino, i casting, i corsi di portamento e di look e una passione speciale, la danza del ventre: «Faccio spettacoli di danza orientale, la fotomodella e anche la presentatrice ai concerti. Non mi fermo mai». Una determinazione premiata da un recente successo, l'ingresso tra le 30 finaliste di "Miss Patata 2012", concorso di bellezza organizzato da una nota marca di patatine. 

Altre volte si è spinte a salire sul camion dalla voglia di viaggiare e vedere posti sempre nuovi, una passione di famiglia: «Mio padre faceva il marinaio - dice Patrizia Crivello, 43enne palermitana di origine ma ora trasferitasi vicino a Milano - e io ho seguito un po' le sue orme, anche se ho preferito muovermi via terra. Non è un lavoro semplice, ma quando ti appassiona non ti accorgi più dei problemi». Autista da 10 anni, con un marito che svolge lo stesso lavoro («anche se all'inizio non voleva che facessi questo mestiere»), la Crivello ha sempre trasportato prodotti alimentari in tutta Italia, fino allo scorso marzo, quando la ditta per cui lavorava ha chiuso e lei è rimasta senza lavoro.
    Repost 0
    Published by lalchimista - in Trasporto
    scrivi un commento
    14 luglio 2012 6 14 /07 /luglio /2012 11:06

     

    img incastonatore di gemme

     

    Praticamente è la tecnologia che si ispira alla natura e ai suoi processi. Cosi spiega Carlo Santulli docente di ingegneria all'Università La Sapienza di Roma e autore del libro "Biomimetica"


    In tempi in cui si inizia a pensare alle risorse del pianeta come a qualcosa di limitato e prezioso, le lezioni del mondo vegetale e animale vengono tenute in particolare conto per cercare di ottenere la massima efficienza energetica, minimizzando al contempo gli scarti di produzione. 

    Uno dei principali guru della biomimetica è la statunitense Janine Benyus, fondatrice del Biomimicry 3.8 Institute di Missoula, nel Montana, che invita a guardare alla natura più che come a un serbatoio di materie prime da sfruttare, come a una fonte di saggezza frutto di una numero infinito di prove e tentativi. 
    "Dobbiamo capire", dice Benyus, "che noi esseri umani non siamo i primi a costruire, i primi a produrre carta, a cercare di ottimizzare lo spazio, a sviluppare materiali impermeabili, a costruire case per i nostri piccoli. La natura ha alle spalle 3,8 miliardi di anni di ricerca e sviluppo, in confronto ai 200 mila da quando è apparso l'homo sapiens". 

    Qualche esempio di prodotti già esistenti derivati dalla biologia? La vernice autopulente ispirata alle foglie di loto, l'adesivo il cui meccanismo di fissaggio replica il modo in cui il geco si attacca alle superfici con milioni di minuscole setole, i display degli schermi di alcuni lettori di libri elettronici in cui il colore è prodotto dal passaggio della luce attraverso membrane riflettenti e rifrangenti, come accade in natura alla farfalla Morpho

    Possono esserci due approcci principali per l'innovazione derivata dalla natura. Il primo è quello di partire dall'osservazione di un fenomeno biologico e applicarne i meccanismi a un problema di design. Un esempio ne è la ricerca, effettuata negli anni Novanta dal docente di Scienza delle Piante Wilhelm Barthlott all'Università di Bonn, appunto sulle foglie del loto. Osservandone al microscopio la superficie, Barthlott scoprì che queste foglie non sono lisce, come potrebbe sembrare, ma sono ricoperte da migliaia di piccole scaglie, su cui la polvere e le impurità non riescono a fare presa e vengono perciò trascinate via dalla pioggia. Barthlott ebbe l'idea di commercializzare questa scoperta applicandola a una serie di prodotti, di cui il rivestimento "autopulente" Lotusan per le facciate delle case, è forse l'esempio più famoso. 

    L'altro approccio, speculare, è quello di partire da una sfida di progettazione di un artefatto umano, e cercarne la soluzione nel mondo naturale. E' il caso del progetto del EastGate Centre di Harare, in Zimbabwe, realizzato dall'architetto Mick Pearce traendo spunto dal modo in cui le termiti costruiscono i loro caratteristici nidi "a pinnacolo", la cui temperatura rimane pressoché costante nonostante il caldo torrido diurno e il fresco delle notti. Pearce studiò il sistema di ventilazione dei nidi delle termiti per creare un edificio il cui sistema di climatizzazione "naturale", basato su una serie di ventole di sfiati, consuma solo il 10 per cento di un analoga costruzione dotata di un sistema di raffreddamento tradizionale.

    Repost 0
    13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 18:14

    Secondo il calendario dei Maya finisce il 20 dicembre 2012. Per molti, il giorno seguente, il 21, sarà la fine del mondo: delle peggiori. In più tempeste magnetiche, un misterioso pianeta, l'inversione dei poli... Che cosa c'è di vero in queste voci? Analizziamo queste previsioni.

    Uxmal, Messico. Tra le rovine dell'antica civiltà Maya, la Piramide dell'Indovino. I Maya era abili astronomi.
    Uxmal, Messico. Tra le rovine dell'antica civiltà Maya, la Piramide dell'Indovino. I Maya era abili astronomi.

    Il 20 dicembre 2012. Per quel giorno non prendete appuntamenti. Non affannatevi per i regali di Natale. Tutto inutile. Quel giorno sarà l’ultimo. Poi il mondo finirà, in grande stile: eruzioni vulcaniche, tsunami, tempeste magnetiche, uragani devastanti, radiazioni dallo spazio, la comparsa di un fantomatico pianeta scateneranno l’apocalisse.
    Questo è quanto prevedono centinaia di siti, qualche decina di libri, una serie di trasmissioni televisive che su questa profezia strabiliante hanno fatto valanghe di denaro e avvinto gli appassionati del mistero.  Ma è vero? Noi crediamo di no, ne siamo sicuri, e vorremmo smontare, una per una, tutte queste tesi.

    Ma andiamo con ordine. Cosa c’è alla base della convinzione che nel 2012 il mondo finirà? Ecco i principali eventi prospettati, ma la rivista Focus li definisce tutte stupidaggini.


    1. Il 20 dicembre 2012 si concluderà il ciclo del “lungo Computo” del calendario Maya. 
    2. Il giorno successivo a tale data, ci sarà il solstizio d’inverno e il Sole si troverà in una rara posizione: allineato con il centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26mila anni.
    3. Nel 2012, inoltre, l’attività solare avrà un picco e ci aspettano tempeste solari in grado di paralizzare la nostra società.
    4. Il polo nord e il polo sud potrebbero invertirsi.
    5. Il 21 dicembre 2012 un pianeta misterioso (pianeta X, o Nibiru) la cui orbita è al di là di Plutone si scontrerà con la Terra.
    6. Il vulcano di Yellowstone negli USA erutterà nuovamente… con effetti catastrofici.
    7. Alcuni scienziati russi hanno scoperto che il sistema solare è entrata in una nube spaziale che sta stimolando e destabilizzando il Sole e le atmosfere dei pianeti.

    Ma non basta. I profeti di sventura aggiungono a tutte queste cause anche la lettura esoterica della Genesi  (il primo libro della Bibbia) e dello Yi Jing (il libro dei mutamenti dell'antica Cina). Passando, ovviamente, anche attraverso le profezie di Nostradamus e le piramidi di Giza.
    Proviamo a capire se intorno a queste teorie di catastrofe c’è qualche aspetto di verità e scientificità o c’è soltanto un business molto remunerativo. 

     

    Il primo punto: finisce il calendario Maya. Il popolo americano aveva sviluppato un’approfondita conoscenza della matematica (avevano il concetto dello zero) e dell’astronomia. Per misurare il tempo si servivano di 3 calendari. Il Tzolk’in, un calendario molto antico di tipo religioso, prevedeva 260 giorni; poi c’era un calendario stagionale, seguiva il sole e durava 365 giorni; infine c’era il calendario noto come ilLungo Computo. Durava 1.872.000 giorni (5.125 anni circa). È proprio questo che si chiuderà nel dicembre 2012.

    C’è da preoccuparsi? 
    «Per gli antichi Maya giungere al termine del ciclo rappresenta una grande festa» spiega Sandra Noble, direttrice della Fondazione per il progresso degli studi mesoamericani di Crystal River (Usa). Un po’ come succede per noi, che festeggiamo la fine e l’inizio dell’anno, senza pensare che sia la fine del mondo. Considerare la fine del Lungo Computo come la fine del mondo o un cambiamento cosmico «è un’invenzione e la possibilità per molti di guadagnare soldi» continua Noble.

    Che cosa succederà? 
    Non tutti i siti e libri dedicati al 2012 concordano su cosa debba succedere di preciso alla “fine” del calendario Maya: una fermata di 72 ore della rotazione della Terra, un’inversione dei poli magnetici terrestri, un conflitto nucleare, un’epidemia d’influenza, l’impatto di un asteroide, l’esplosione di una supernova oppure un più sobrio “cambiamento spirituale”. «Già questa varietà estrema di scenari dovrebbe far riflettere su quanto siano precise le previsioni di questi autori» spiega Paolo Attivissimo, esperto di bufale online. «Non possono avere ragione tutti quanti».

    Repost 0
    Published by lalchimista - in Storia e Filosofia
    scrivi un commento
    12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 20:04

    <center><div class="ebuzzing_box"><script type="text/javascript" src="http://player.ebuzzing.com/player_blog/player.php?parametre=721465"></script><a href="http://www.ebuzzing.it" rel="nofollow" class="wikio-widget-ebmini" >Viral video by ebuzzing</a><script type="text/javascript" src="http://player.ebuzzing.com/player_blog/js/mini_share.php" charset="utf-8"></script></div></center>

    Repost 0
    Published by lalchimista - in video pubblicità
    scrivi un commento
    12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 18:27

     

    Meglio passare alla cottura tradizionale? - Foto: © John P. Midgley/Corbis

    Nel forno a microonde la cottura è principalmente dovuta all’effetto riscaldante delle microonde. Il campo elettromagnetico è capace di amplificare l’oscillazione nelle molecole che possiedono polarizzazione, quindi acqua, ma anche lipidi, proteine e zuccheri.

     

    Il principale vantaggio di questo forno è la velocità di cottura, a condizione che i pezzi di cibo non siano più grossi di 3-4 centimetri. Gli alimenti rivestiti di pelle, buccia o guscio (uova, pomodori, salsicce, patate...) potrebbero scoppiare o esplodere durante la cottura o al momento di estrarli dal forno.

     

    Prima di cucinarli nel microonde vanno perciò pelati o bucherellati. È importante aprire anche i contenitori sigillati o sottovuoto per lo stesso motivo.Brevettato nel 1953 dalla Raytheon Manufacturing Company del Massachusetts, il forno a microonde riscalda con grande rapidità i cibi. Usato in un primo tempo soltanto in bar e ospedali, questo elettrodomestico ha incominciato a diffondersi alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e da alcuni anni è arrivato anche in Italia.

     

    Velocissimo (può cuocere una mela in 90 secondi e un arrosto di un chilo solo in 15 minuti), il forno a micro onde funziona grazie a un generatore di corrente ad alta frequenza, detto magnetron, che trasforma l'elettricità in onde elettromagnetiche. Girando lentamente, una spedie di "ventilatore" riflette sulle pareti metalliche queste onde che attraversano recipienti di qualsiasi tipo, senza scaldarli, agendo quindi direttamente sulle molecole d'acqua contenute nei diversi cibi.

     

    Sotto il loro effetto, gli atomi di idrogeno e di ossigeno che compongono queste molecole cambiano polarità ben 2,45 miliardi di volte al secondo. Passando dal polo positivo a quello negativo e viceversa si determina un aumento della temperatura interna dei cibi, che porta alla loro velocissima cottura.

    Brevettato nel 1953 dalla Raytheon Manufacturing Company del Massachusetts, il forno a microonde riscalda con grande rapidità i cibi.

     

    Usato in un primo tempo soltanto in bar e ospedali, questo elettrodomestico ha incominciato a diffondersi alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e da alcuni anni è arrivato anche in Italia.Velocissimo (può cuocere una mela in 90 secondi e un arrosto di un chilo solo in 15 minuti), il forno a micro onde funziona grazie a un generatore di corrente ad alta frequenza, detto magnetron, che trasforma l'elettricità in onde elettromagnetiche.

     

    Girando lentamente, una spedie di "ventilatore" riflette sulle pareti metalliche queste onde che attraversano recipienti di qualsiasi tipo, senza scaldarli, agendo quindi direttamente sulle molecole d'acqua contenute nei diversi cibi. Sotto il loro effetto, gli atomi di idrogeno e di ossigeno che compongono queste molecole cambiano polarità ben 2,45 miliardi di volte al secondo. Passando dal polo positivo a quelllo negativo e viceversa si determina un aumento della temperatura interna dei cibi, che porta alla loro velocissima cottura.

     

    Perchè il metallo provoca scintille nel miocroonde?

    Duranti il funzionamento, nella cavità del forno si crea un campo elettromagnetico stazionario di microonde con una lungheza di una decina di centimetri, quindi i metalli essendio ottimi conduttori di elettricità, assorbono in gran quantità e rapidamente le microonde, creando un corto circuito fra il generatore di microonde e il metallo. 

     

    L'intensità della scarica è è tale da rendere visibili sotto forma di scintille il fenomeno che oltre a scaldare il materiale metallico, può danneggiare il genetratore diu microonde e i circuiti interni del forno. Pertanto è consigliare non inserire mai oggetti metallici, nè tantomeno piatti o teiere coperti con cartab stagnola.

     

    Repost 0
    Published by lalchimista - in Accessori e Ricambi
    scrivi un commento
    12 luglio 2012 4 12 /07 /luglio /2012 11:17

     

    4613492444_d962d68deb.jpg

     

    Tra le innumerevoli feste che si celebrano nel mondo, una delle più singolari è quella che cade ogni 9 maggio, a Esperantina, una città situata a nord del Brasile.
    In questa giornata, infatti, si celebra la festa dell'orgasmo, o come viene chiamata ufficialmente, l'Orgasmo Day. Ovviamente, non vi sono riti orgiastici, l'esibizione di particolari pratiche sessuali o chissà quali altri dilettevoli amenità.

     

    Il significato dell'Orgasmo Day, infatti, non è la celebrazione del culmine del piacere in sé, ma lo spunto per la riflessione alla vita di coppia e ai problemi che questa, ogni tanto, può causare.
    Tra il dire e il fare. L'obiettivo principale della Giornata rimane quello di permettere a tutti di parlare liberamente di sessualità, attraverso convegni, incontri, dibattiti e anche rappresentazioni teatrali, trasformando il tutto in una allegra e grande festa, come solo i brasiliani sanno fare.

     

    In questo particolare giorno, la comunità di Esperantina può avvalersi di specialisti del settore (psicologi, sessuologi, andrologi e ginecologi) per affrontare tematiche di cui di solito non si parla volentieri, un po' per soggezione o per la mancanza della dovuta attenzione.

     
    Utile e dilettevole. Come ormai è noto, l'orgasmo svolge un ruolo fondamentale sul benessere psicofisico dell'individuo. L'assenza dell'orgasmo o i problemi relativi all'eiaculazione nell'uomo e all'anorgasmia nella donna possono portare a uno stato di insoddisfazione generale che generano ansia e stress fino a sfociare, anche se raramente, in casi di depressione.

     
    A detta degli organizzatori quindi, questo singolare festeggiamento ha la prerogativa di creare consapevolezza delle problematiche relative al sesso in una città che è storicamente molto religiosa e rigorosamente conservatrice.

     
    Il festival brasiliano non è però l'unico evento del genere. In Inghilterra, lo scorso 31 luglio, è stata dedicata una giornata alla celebrazione del piacere femminile. Tutte le donne sono state invitate in quel giorno a non simulare l'orgasmo. Da una ricerca pesudoscientifica condotta nel Regno Unito, infatti, sembra che l'80 per cento delle donne simuli di raggiungerlo.

    Repost 0
    Published by lalchimista - in Accessori e Ricambi
    scrivi un commento
    11 luglio 2012 3 11 /07 /luglio /2012 10:29

     

     

    La complessa situazione energetica del pianeta sembra aver lanciato la corsa a nuove soluzioni in fatto di propulsione per i veicoli a motore.

    Tra le varie tecnologie studiate per trovare fonti alternative ai combustibili fossili (petrolio, gas e metano), ormai sempre più esigua risorsa in natura, esiste anche il dibattuto e controverso motore ad aria compressa.

     

    Per quanti possono stupirsi a sentirne parlare, i primi studi effettuati su questo tipo di applicazione risalgono allametà del diciannovesimo secolo, ancor prima che venisse progettato il motore a combustione interna.
    L’aria presente in natura, come risorsa illimitata nel nostro eco sistema, ha – teoricamente – tutti quei requisiti che potrebbero soddisfare una tecnologia ad impatto zero sull’ambiente. Ciò che ha ostacolato fin ora i progressi di questo innovativo sistema di alimentazione, sono le complesse dinamiche di stoccaggio ed utilizzo di questo tipo di gas all’interno di un motore.


    Infatti, l’aria da sola semplicemente non basta per sostituire la funzione di un carburante. La spinta necessaria a muovere un pistone richiede un certo grado di energia, che l’aria può accumulare solo con elevati livelli di compressione.

     

    La Engineair, con sede a Melbourne in Australia, è una società votata allo sviluppo di tecnologie basate sui motori ad aria compressa ed è stata fondata da un emigrante del nostro paese, originario di Avellino, l'ing.Angelo Di Pietro.

    Il prototipo di motore ad aria compressa progettato da Angelo Di Pietro si basa su un concetto di un semplice cilindro a pistone rotante che si sposta senza attrito all’interno dello statore cilindrico.

     

    Secondo Di Pietro questo tipo di motore potrebbe essere applicato a diversi tipi di veicoli, non sono quelli più leggeri e di minori dimensioni come per il golf o i motorini, ma anche ad autobus, barche, macchinari industriali e addirittura locomotive.
    Chiaramente c’è anche l’opportunità di utilizzarlo in coppia ad impianti per la generazione di energia rinnovabile.

    Secondo Di Pietro, il grosso vantaggio sarebbe dato dalle ridotte dimensioni di Engine Air, il loro motore ad aria compressa, rispetto quelle dei motori a diesel o a benzina con la medesima potenza.

     

    Ad oggi, però, resta il fatto che non esistono mezzi di trasporto alimentati con questa tecnologia: l’aria compressa, per quanto a noi noto, rimane una tecnologia a limitata densità energetica immagazzinabile (per muovere un veicolo omologabile con tutti i crismi di sicurezza e comfort minimi servirebbero in altre parole bombole enormi).
    Parimenti, non sono chiari i dati di efficienza di questo motore.

    Difficile dire dunque, se e quando questo tipo di tecnologia potrà essere applicata concretamente sugli attuali mezzi di trasporto.

     

    Anche in tema di risparmio energetico, non mancano le ombre e i dubbi: apparentemente si dovrebbe assistere ad una  riduzione dei consumi. Dati provenienti dalla casa costruttrice francese Motor Development International (MDI) – unico costruttore al mondo che pare interessarsi a questo tipo di propulsione – sembrano stimare in circa 2 euro il costo di un rifornimento grazie a compressori alimentati elettricamente: il punto però è proprio questo, per comprimere l’aria ci vuole energia elettrica.

     

    Usare energia elettrica per far funzionare un compressore e trasformare questa energia in altro tipo (aria compressa), per poi di nuovo trasformarla in energia meccanica, quando ad ogni passaggio c’è una perdita ed è invece possibile trasformare direttamente energia elettrica in meccanica, è la perplessità di fondo che ci accompagna mentre vediamo discutere su questi progetti.

    Repost 0
    Published by lalchimista - in Accessori e Ricambi
    scrivi un commento

    Présentation

    • : Blog di lalchimista
    • Blog di lalchimista
    • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
    • Contatti

    Recherche

    Liens