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23 settembre 2015 3 23 /09 /settembre /2015 10:33
La strana macchina volante inventata dallo scienziato russo Grebennikov

La strana macchina volante inventata dallo scienziato russo Grebennikov

Vi sono storie di marchingegni che hanno il sapore del meraviglioso, ma di cui non esistono prove certe della loro esistenza e funzionalità ricercate con piglio scientifico. In alcuni casi quanto viene presentato al pubblico ha la parvenza di qualcosa di realmente realizzabile, o forse già realizzato, ma tant’è; del manufatto descritto e delle sue potenzialità, non si rilevano tracce e così rimane il sempre dubbio, difficile da fugare, di abili montature fini a se stesse per il beato divertimento di qualche cervello vagamente alterato.

Eppure nel caso in esame esiste una così vasta documentazione su quanto viene raccontato, che la ragione vacilla e sorge il dubbio di una possibile verità, su cui è necessario interrogarsi. Questi i fatti: Viktor Grebennikov, classe 1927, è un personaggio conosciuto fin dagli anni settanta del secolo scorso; ora recenti lavori sulle leggi gravitazionali, hanno riportato alla luce la sua figura, i suoi affascinanti studi ed il mistero in essi è racchiuso, difficile da svelare, essendo il protagonista di questa storia morto nel 2001.

Viktor Stepanovich Grebennikov, è stato un naturalista, un entomologo professionista, un artista, in poche parole un intellettuale con una vasta gamma di interessi e attività. È conosciuto come lo scopritore degli effetti determinati dalle strutture cavernose (CSE) che è riuscito ad interpretare e ad utilizzare con profitto, stando a quanto ha dichiarato, osservando la natura ed i suoi segreti più intimi.

Nel 1988 dichiarò di avere rilevato la presenza di effetti anti-gravitazionali determinati dalla struttura caratteristica del guscio di chitina di certi insetti, una scoperta avvenuta quasi per caso, in un modo alquanto singolare. Un giorno, in preda ad una grande stanchezza nel corso di alcune sue osservazioni di insetti che stava conducendo da solo nella steppa siberiana, si sdraiò a terra per riposare e cadde addormentato. Ma il suo sonno non era tranquillo. Avvertiva un ronzio da cui era assai disturbato. Quel rumore gli procurava una sensazione di allarme, impedendogli di dormire.

Si alzò e fece pochi passi per allontanarsi da quel luogo che lo inquietava. Subito il disturbo cessò. Avvicinatosi al punto in cui si trovava in precedenza, subito ricomparve quello strano malessere da cui era stato disturbato. Solo allora comprese di essersi sdraiato su di un grande alveare ed il fatto di trovarsi in quel punto esatto gli procurava la sensazione di ricevere una notevole energia. Non ebbe pace fino a quando, dopo studi accurati, realizzò che il tutto era causato dalla perfetta forma geometrica dell’alveare.

È un concetto poco convenzionale, ma risaputo, di cui però è necessario tenere conto, al fine della comprensione del modo in cui ragionò Grebennikov. Le forme emettono energia; troviamo traccia di questa idea nell’alfabeto di lingue antiche, come il sanscrito e l’ebraico ed ancora nei pentacoli. È il fondamento della radionica e delle scienze affini. In questa occasione è sufficiente pensare alla forma della piramide, che anche se ricostruita in modelli rispettosi delle proporzioni originali, emette una energia di cui si è avuta più volte la riprova ed oggi l’esistenza dell’energia emessa dalle forme piramidali è accettata da un gran numero di ricercatori.
Grebennikov studiò non solo la forma dell’alveare, ma si chiese come potessero insetti, anche di dimensioni notevoli, dotati di pesanti corazze, vincere la forza di gravità e volare veloci, nonostante le ali relativamente piccole.

Estese allora il suo studio alla struttura della corazza degli insetti e vide al microscopio che queste sono costruite in modo tale da realizzare una mirabile forma cava, una struttura Cavernosa (CSE) la definì, caratterizzata da un aspetto estremamente ordinato in cui, secondo lo studioso, si accumula una forza di grande potenza che determina una spinta antigravitazionale.

Forte di questa conclusione volle riprodurre la struttura, progettando alcuni prototipi che, solo in base alla loro forma, generavano una potente forza tale da riuscire a sollevarsi dal terreno, vincendo in maniera autonoma la forza di gravità. La sua preparazione, e le conclusioni a cui era giunto, gli permisero di costruire una piccola piattaforma con cui afferma di essere riuscito a sollevarsi da terra e a compiere alcuni voli alla incredibile velocità massima di 25 km / min. Dal 1991-1992 affermò di aver utilizzato questo dispositivo per il trasporto veloce.

Ma il più impressionante fenomeno concomitante a questi effetti da lui scoperti, è stato quello notare la possibilità di ottenere una invisibilità completa o parziale, o anche di avvertire una percezione distorta degli oggetti materiali, nel momento in cui si entra nella zona in cui è avvertibile l’effetto antigravitazionale.

Questo è quanto si evince dalla lettura del materiale oggi a disposizione in Internet e le conclusioni che si possono trarre è che potrebbe anche non trattarsi solo di una semplice farneticazione di una mente fantasiosa, ma forse quanto descritto, poggia su basi che, almeno su di un piano teorico, potrebbero avere i loro riscontri. Innalzamenti spontanei di persone sono descritti anche in epoca moderna, come la levitazione degli Yogi che praticano la meditazione trascendentale secondo Maharishi. Talvolta si sono verificate levitazioni documentate dei medium nel corso di sedute spiritiche.

Il discorso potrebbe essere ampliato, ma già in base a queste semplici considerazioni sarebbe opportuno che, quanto descritto dal professor Viktor Grebennikov, non venisse etichettato banalmente come “fantascienza” o pura fantasia. Gli accademici hanno le proprie convinzioni, che poggiano su basi reali ben documentate e riproducibili a piacere, ma simili intuizioni non devono essere accantonate o nascoste al pubblico senza essere approfondite e verificate prima che possano, nel caso si riuscisse a realizzarle, cadere preda di organismi capaci di sfruttarle a fini militari facendo si che, da una idea in grado di alleviare il peso della vita degli uomini, possa derivare un ulteriore fattore di destabilizzazione della società tale da accelerare la fine di questo già fin troppo disgraziato pianeta.

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21 settembre 2015 1 21 /09 /settembre /2015 19:17
Seminario della Federazione Italiana di sessuologia scientifica.

Seminario della Federazione Italiana di sessuologia scientifica.

Dal 28 settembre al 3 ottobre 2015 su tutto il territorio nazionale saranno promosse iniziative ed attività nell’ambito della Seconda Settimana del Benessere Sessuale, organizzata e promossa dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS).

Già lo scorso anno l’iniziativa dal titolo “Pensiamo insieme al tuo Benessere Sessuale” ha riscosso un enorme successo ed ha avuto una grande risonanza sulle maggiori testate giornalistiche e tra gli utenti e i professionisti che hanno mostrato una grande partecipazione. Le attività proposte sono state molteplici ed hanno interessato la sessualità in tutti i suoi aspetti spaziando dall’educazione sessuale, all’informazione rispetto alle tematiche della sessualità, alle consulenze individuali e di coppia gratuite.

Anche per il 2015 sono previste numerose attività che vanno, ancora una volta, dai seminari informativi alle consulenze gratuite che coinvolgono educatori, consulenti e sessuologi in tutta la Penisola. “Sesso al centro: una settimana per il tuo benessere” si propone l’obiettivo di trattare i maggiori temi di interesse: la salute sessuale in generale; la promozione di stili di vita salutari; la sessualità dell’uomo, della donna e della coppia; la sessualità nelle diverse età della vita e la prevenzione e la cura dei problemi sessuali.

L’ottica dell’iniziativa è quella di un approccio positivo ed educativo rispetto alla sessualità dal momento che quest’ultima si configura come una dimensione centrale dell’essere umano che si presenta dalla prima infanzia alla terza età, con sfumature, valenze e significati diversi. Per questo è importante fornire e ricevere informazioni adeguate e corrette rispetto alla sessualità al fine di poterne godere appieno in maniera serena e libera.

Aderendo a tale iniziativa, l’Istituto di Sessuologia Clinica di Roma (ISC), oltre a proporre consulenze sia mediche che psico-sessuologiche, propone un ciclo di seminari di approfondimento gratuiti, aperti a chiunque volesse partecipare.

Nel dettaglio verranno trattati temi di attualità ed interesse scientifico, ad opera di professionisti esperti e iscritti all’Albo nazionale FISS; i seminari, che avranno luogo in orario serale per permettere a tutti di parteciparvi, verteranno su: “La famiglia omogenitoriale: nuovi orizzonti, nuovo benessere”(28 settembre), “Il piacere è tutto mio: l’orgasmo femminile tra mito e realtà”(29 settembre), “Venere e Marte sotto le lenzuola. Che succede quando qualcosa non va?” (30 settembre), “I nuovi trend dell’immaginario erotico fra perversioni soft e fantasie” (1 ottobre) e infine, “La sessualità della coppia alla ricerca di un figlio” (2 ottobre).

L’ingresso ai seminari sarà possibile tramite prenotazione al numero 06-85356211 o tramite e-mail all’indirizzoist.sessuologia@sessuologiaclinicaroma.it. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet: www.sessuologiaclinicaroma.it.

Inoltre, sul sito della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica,www.fissonline.it, sarà possibile visualizzare la cartina geografica dell’Italia e cliccando su ogni regione si potrà aver accesso a tutte le altre iniziative proposte sul territorio nazionale.

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18 settembre 2015 5 18 /09 /settembre /2015 11:10
la nuova connessione wi-fi sarà velocissima
la nuova connessione wi-fi sarà velocissima

la nuova connessione wi-fi sarà velocissima

Un gruppo di ricercatori della Brown University ha riportato una grossa scoperta nelle tecnologie di comunicazione wireless che potrebbe alimentare la ricerca su reti in grado di operare a velocità impensabili oggi. Sfruttando onde elettromagnetiche con frequenza dell'ordine dei terahertz, e non dei gigahertz come avviene oggi, si può ottenere un throughput di circa 100 volte superiore rispetto alle migliori tecnologie oggi diffuse sul mercato.

E i ricercatori della Brown sono i primi ad essere riusciti a renderlo possibile: "È la prima volta che qualcuno riesce a dimostrare un modo viabile per creare il multiplexing nel range dei terahertz", ha dichiarato Daniel Mittleman, ricercatore dell'università. Il multiplexing è una caratteristica essenziale per la realizzazione di un flusso di dati wireless a velocità elevate e rappresenta sostanzialmente la capacità di inviare più flussi di dati separati attraverso le onde elettromagnetiche emanate da un unico dispositivo.

Ma effettuare un'operazione del genere su microonde dalle dimensioni inferiori al millimetronon è semplice, ed è questa la sfida lanciata dalla Brown University. Il team ha realizzato un prototipo costituito da due piastre metalliche posizionate parallelamente fra di loro in modo da indirizzare il flusso di onde elettromagnetiche. Una piccola fessura in una delle due piastre permette ad alcune radiazioni di disperdersi verso direzioni diverse, con un ricevitore che può individuarle basandosi sull'inclinazione delle onde.

"Inserendo nell'antenna 10 diverse frequenze, ognuna in grado di trasportare un flusso di dati unico, queste usciranno con dieci angolature differenti", scrive Mittleman. In questo modo sarà possibile, ad esempio allontanando o avvicinando le due piastre, modificare lo spettro della banda passante in modo da gestirla in maniera più appropriata e suddividerla fra i vari ricevitori come meglio si crede opportuno.

Il prototipo di antenna della Brown è ancora in una fase più che embrionale, potremmo dire addirittura concettuale. Ne passerà di tempo prima di vedere un'applicazione pratica dell'intuizione della società, tuttavia la nuova scoperta scientifica ci dice che una connessione wireless sfruttando frequenze terahertz è fattibile e può essere utilizzata per lo scambio dei dati nonostante tutti i limiti fisici e gli ostacoli da affrontare.

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18 settembre 2015 5 18 /09 /settembre /2015 10:00
Sarà una rivoluzione nel settore assicurazioni auto.

Sarà una rivoluzione nel settore assicurazioni auto.

La proposta di una tariffa unica nazionale dell’Rc auto per gli automobilisti “virtuosi” torna ciclicamente all’attenzione dei funzionari di governo incaricati di rilanciare il processo di riforme nel nostro Paese. Ne avevamo parlato, qui su Tuttomotoriweb, già un anno fa, ma di fatto la “rivoluzione” annunciata non si è mai messa in moto. Ora, però, l’iter fa un altro passo avanti. Tra i provvedimenti del ddl concorrenza che verranno discussi in Parlamento, infatti, c’è quello che prevede un premio assicurativo standard per chi non ha fatto incidenti negli ultimi 5 anni e ha installato la scatola nera.

La proposta di una tariffa unica nazionale approderà in Aula (assieme ad altre novità in materia di Rc auto) la prossima settimana. La norma prevede sostanzialmente che dopo cinque anni senza incidenti e con la scatola nera installata, gli assicurati possano usufruire della miglior tariffa media Rc auto d’Italia, indipendentemente dalla provincia di residenza.

L’On. Leonardo Impegno (Pd), principale promotore del provvedimento in questione che porta la firma anche di Luigi Di Maio del M5S, ha spiegato che sarà l’IVASS, dopo un’attenta verifica trimestrale sui dati relativi ai sinistri, ad applicare ai residenti nelle regioni con costo medio del premio superiore alla media nazionale (e che, oltre a non aver avuto incidenti stradali per un periodo pari ad almeno cinque anni, abbiano installato una scatola nera) una percentuale di sconto minima tale da allineare la tariffa loro applicata a quella delle regioni dove il costo medio del premio è inferiore.

Per andare sul concreto, gli automobilisti campani “virtuosi”, che oggi sborsano loro malgrado un premio annuo triplicato rispetto ai colleghi valdostani o trentini, pagheranno quanto questi ultimi, eliminando di fatto la netta discriminazione territoriale ed economica tra le varie province italiane.

Per il momento, tuttavia, è bene non farsi troppe illusioni: il cammino è ancora lungo e, nonostante la norma sia stata votata all’unanimità in Commissione Attività Produttive, in Aula potrebbe ancora succedere di tutto.

Le lobby delle assicurazioni sono già sulle barricate per affossare il provvedimento puntando su alcuni aspetti controversi della tariffa unica: il pericolo di aumento delle frodi, il problema della copertura economica (anche se le minore entrate, a detta dell’On. Impegno, sarebbero compensate dal maggior numero di assicurati) e l’effettiva applicabilità di una norma che interviene sul modo in cui società private devono stabilire un prezzo in un libero mercato.

I promotori del Ddl però non hanno dubbi: “Tutte le forze politiche hanno dato il loro ok, il provvedimento è stato votato all’unanimità e verrà votato anche alla Camera. Difficile che venga messo in discussione”, affermano. Una cosa è certa: si vuole ottenere approvazione definitiva del Parlamento, tutti i nodi andranno sciolti in tempo.

La proposta di una tariffa unica nazionale dell’Rc auto per gli automobilisti “virtuosi” torna ciclicamente all’attenzione dei funzionari di governo incaricati di rilanciare il processo di riforme nel nostro Paese. Ne avevamo parlato, qui su Tuttomotoriweb, già un anno fa, ma di fatto la “rivoluzione” annunciata non si è mai messa in moto. Ora, però, l’iter fa un altro passo avanti. Tra i provvedimenti del ddl concorrenza che verranno discussi in Parlamento, infatti, c’è quello che prevede un premio assicurativo standard per chi non ha fatto incidenti negli ultimi 5 anni e ha installato la scatola nera.

Le novità del provvedimento

La proposta di una tariffa unica nazionale approderà in Aula (assieme ad altre novità in materia di Rc auto) la prossima settimana. La norma prevede sostanzialmente che dopo cinque anni senza incidenti e con la scatola nera installata, gli assicurati possano usufruire della miglior tariffa media Rc auto d’Italia, indipendentemente dalla provincia di residenza.

L’On. Leonardo Impegno (Pd), principale promotore del provvedimento in questione che porta la firma anche di Luigi Di Maio del M5S, ha spiegato che sarà l’IVASS, dopo un’attenta verifica trimestrale sui dati relativi ai sinistri, ad applicare ai residenti nelle regioni con costo medio del premio superiore alla media nazionale (e che, oltre a non aver avuto incidenti stradali per un periodo pari ad almeno cinque anni, abbiano installato una scatola nera) una percentuale di sconto minima tale da allineare la tariffa loro applicata a quella delle regioni dove il costo medio del premio è inferiore.

Per andare sul concreto, gli automobilisti campani “virtuosi”, che oggi sborsano loro malgrado un premio annuo triplicato rispetto ai colleghi valdostani o trentini, pagheranno quanto questi ultimi, eliminando di fatto la netta discriminazione territoriale ed economica tra le varie province italiane.

Per il momento, tuttavia, è bene non farsi troppe illusioni: il cammino è ancora lungo e, nonostante la norma sia stata votata all’unanimità in Commissione Attività Produttive, in Aula potrebbe ancora succedere di tutto.

Le lobby delle assicurazioni sono già sulle barricate per affossare il provvedimento puntando su alcuni aspetti controversi della tariffa unica: il pericolo di aumento delle frodi, il problema della copertura economica (anche se le minore entrate, a detta dell’On. Impegno, sarebbero compensate dal maggior numero di assicurati) e l’effettiva applicabilità di una norma che interviene sul modo in cui società private devono stabilire un prezzo in un libero mercato.

I promotori del Ddl però non hanno dubbi: “Tutte le forze politiche hanno dato il loro ok, il provvedimento è stato votato all’unanimità e verrà votato anche alla Camera. Difficile che venga messo in discussione”, affermano. Una cosa è certa: si vuole ottenere approvazione definitiva del Parlamento, tutti i nodi andranno sciolti in tempo.

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15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 12:08
La vita fotografata su Marte sarebbe uno scorpione! E' un'altra bufala?

La vita fotografata su Marte sarebbe uno scorpione! E' un'altra bufala?

Su Marte c’è vita! Per lo meno questo sostengono alcune testate giornalistiche. La prova di questa affermazione è una foto scattata dalla Nasa nella quale si dovrebbe vedere chiaramente uno “scorpione alieno” sul suolo marziano.
La notizia, riportata da Il Mattino, Affaritaliani e Leggo così recita:
UNO SCORPIONE ALIENO SUL SUOLO DI MARTE: LE FOTO DELLA NASA
Marte viene descritto dagli esperti come un pianeta desertico e privo di vita, ma esistono delle foto scattate dalla sonda Curiosity della Nasa che potrebbero smentire questa tesi. L’esperto di UFO Scott C. Waring ha pubblicato un articolo dall’Ufo Sighting Daily in cui si vede uno scorpione gigante e una struttura che, sempre secondo Waring, potrebbe contenere numerosi alieni. Nel suo articolo l’ufologo commenta l’immagine: “La vita su Marte? Anche a me sembra strano, ma in questa immagine si vede chiaramente (?) una creatura nera, con una forma molto simile a quella di un coleottero o di uno scor
pione” “.
Una notizia che potrebbe sconvolgere gli ambienti scientifici e l’opinione pubblica mondiale, che potrebbe dare un nuovo impulso alla ricerca…peccato che sia falsa. Sì, perchè a differenza di quanto sostiene “l’esperto di UFO” Scott Waring non c’è alcuna chiarezza nell’immagine della Nasa (da lui proposta come prova dell’esistenza della vita sul pianeta rosso). Infatti nella foto incriminata l’unica cosa che effettivamente è visibile è una figura/area scura al di sopra di una roccia. Da qui a dire che è uno “scorpione alieno” non ci vuole soltanto molto coraggio, ma anche tanta fantasia.

Allora cos’è che viene immortalato nella foto? Una risposta ci viene proposta da un video postato da Global News nel quale si sostiene che: in realtà non vi è alcun essere alieno, ma che la “visione” di uno “scorpione” è semplicemente frutto dellapareidolia. Ma che cos’è la pareidolia? Leggiamo su wikipedia:
La pareidolia è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. È la tendenza istintiva e automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate; l’associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Classici esempi sono la visione di animali o volti umani nelle nuvole, la visione di un volto umano nella luna (il “sembiante della luna”) oppure l’associazione di immagini alle costellazioni.
Infatti, alla luce di questa nuova lettura (e del video proposto da Global News), facilmente si riesce a svelare “l’arcano” che si cela dietro questa figura, ovvero: si tratta di un’asperità rocciosa con un’ombra che si dirama su di essa. Cosa che ha portato in fallo numerosi “giornalisti”.

Attualmente la Nasa non si è ancora espressa, ma sembra che sia stato applicato lo stesso schema che fu utilizzato per la notizia-bufala sul pianeta gemello Kepler.
Le intenzioni? Far credere all’opinione pubblica che la vita sulla terra non sia unica, singolare e frutto di un progetto superiore, bensì rappresentarla come frutto della casualità e, in virtù di questa sua (presunta) natura intrinsecamente fortuita, la vita possa presentarsi sotto svariate forme anche su altri pianeti. Una notizia di questo genere non fa nient’altro che parte di un lungo filone di notizie che tentano, in maniera alquanto misera e ridicola, di raggiungere questo perverso traguardo di manipolazione delle coscienze. Inoltre, dato che questa intenzione è protratta nel tempo, non fa che dimostrare che dietro queste notizie pseudo-scientifiche (a volte avvalorate anche dal sostegno di organizzazioni scientifiche di notevole importanza mondiale) ci sono degli interessi che, più di natura scientifica, sono di natura filosofico-esistenziale. Interessi finalizzati alla distruzione di quell’unica certezza della vita umana che è Dio.
In extremis notizie di questo tipo non sono altro che un’estensione di quel tentativo prometeico ed elitario che ha strumentalizzato la “scienza ufficiale” dal 1859 ad oggi.

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Published by lalchimista - in astronomia scoperte
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15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 09:56
Perchè bisognerebbe abolire le auto e servirsi del trasporto pubblico.

Perchè bisognerebbe abolire le auto e servirsi del trasporto pubblico.

Nella pratica sono un utente del trasporto pubblico, nel pensiero un abolizionista dell’automobile. Non penso ad un’abolizione per divieto, con tutte le proteste liberali di contorno. Concedo la libertà di produrle, distribuirle, comprarle. Penso ad un’abolizione per effetto. Pedonalizzo tutte le aree metropolitane. Trasformo le strade provinciali e tangenziali in piste ciclabili. Lascio circolare le auto solo su strade dedicate al raggiungimento dei caselli autostradali e sulle autostrade. Promuovo campagne di sensibilizzazione contro il mezzo privato e a favore del mezzo pubblico Un abolizionismo conciliante e pedagogico, almeno in principio, affinché la maggioranza abbia il tempo di comprendere che le automobili sono un prodotto inutile e dannoso.

Le auto inibiscono a tante persone la possibilità di camminare per spostarsi, con cattive conseguenze sulla loro salute. Inquinano l’aria e il traffico che generano per le vie della città produce un fastidioso rumore di fondo; ci siamo abituati, ma sappiamo quanto è liberatorio il momento in cui smettiamo di sentirlo. In auto perdiamo molto tempo in code, ingorghi e nella ricerca di un parcheggio. Le auto rendono volgari e aggressivi gli automobilisti, che insultano e imprecano contro i loro simili, in modi impensabili per due passanti in reciproco intralcio. L’auto illude l’automobilista di avere uno status di superiorità. L’auto fa credere agli uomini di saper guidare meglio delle donne. Le auto terrorizzano gli anziani e i bambini, sono un pericolo costante per gli animali domestici e per i colombi. Fin da piccoli veniamo allertati a non farci schiacciare, investire dalle auto, a stare attenti ad attraversare la strada. Ogni anno, le auto uccidono migliaia di pedoni, ciclisti, altri automobilisti e ne feriscono centinaia di migliaia; tutto questo è accettato con inconsapevole serenità e distrazione. Le automobili ci inducono a cementificare ed asfaltare territori; a fare guerre per il petrolio; ad avere rapporti neocoloniali con i paesi produttori per avere il controllo delle fonti energetiche, delle rotte di rifornimento, al fine, tra le altre cose, di poter disporre di molto carburante ad un costo accessibile.

Ma le auto sono il motore l’economia, creano ricchezza, e danno tanta libertà individuale. Questo è meno vero che in passato. Il mercato dell’automobile è saturo e la produzione si diversifica. Torino è sopravvissuta al ridimensionamento della Fiat. Poco male, se saremo un po’ più poveri, ma vivi e più sani. Molta ricchezza possiamo risparmiarla spendendo meno soldi per rimediare ai danni prodotti dalle auto, i danni ambientali e le tante persone da curare a seguito degli incidenti stradali. Altra ricchezza possiamo investirla e guadagnarla nella produzione di mezzi pubblici: più treni, più pullman, meglio tram e filobus, più metrò, anche più aerei, perché la gente possa attendere un tempo davvero minimo alle fermate e nelle stazioni; per collegare tra loro le città e i villaggi più sperduti. Le vie del trasporto pubblico, potrebbero essere percorse anche dai corrieri privati addetti alla consegna di merci a domicilio. E poi tante scarpe e tante biciclette, libere di circolare in sicurezza. Infine, qualcosa di nuovo e di meglio, ci inventeremo.

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Published by lalchimista - in Trasporto
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12 settembre 2015 6 12 /09 /settembre /2015 13:04
Il Governo vuole riformare le forze dell'ordine senza interpellare gli interessati e scontentando tutti!

Il Governo vuole riformare le forze dell'ordine senza interpellare gli interessati e scontentando tutti!

La Grande riforma della pubblica amministrazione varata a fine luglio dal ministro Madia è diventata l’occasione per ridefinire il settore della sicurezza. Per mettere a punto un piano di razionalizzazione i vertici delle tre forze principali si confrontano a Palazzo Chigi. Lo chiamano “il tavolo Gutgeld”, dal nome del consigliere a cui Matteo Renzi ha affidato la spending review delle uniformi. Sembra sia stato dominato da una sintonia senza precedenti tra polizia, carabinieri e finanza, anche perché tutti hanno gli stessi problemi e l’interesse a definire riforme condivise.

I rapporti con il parlamento sono stati tenuti in modo discreto dal deputato Pd Emanuele Fiano, che da anni si occupa di queste materie. Come regista politico dell’operazione viene indicato Marco Minniti, il sottosegretario all’intelligence che per i suoi trascorsi di viceministro degli Interni dimostra una consuetudine con i dossier della sicurezza superiore all’attuale titolare del Viminale Angelino Alfano, molto preso dalle vicende del suo partito. Quanto alla Difesa, da cui dipendono i carabinieri, il numero uno dell’Arma Tullio Del Sette ha la piena fiducia di Roberta Pinotti, di cui è stato capo di gabinetto fino alla nomina a comandante generale.

Il risultato è elementare, ma potente. Prevede di mettere ordine nelle competenze, spazzando via una serie di doppioni che apparivano assurdi e concentrando il personale sui fronti più caldi. Non ci saranno più due nuclei che si occupano d’opere d’arte: scomparirà quello della Finanza per affidare la missione ai carabinieri. Che, dal canto loro, dismetteranno il reparto per la lotta alle banconote false lasciando il campo alle Fiamme Gialle. La sfida ai grandi crimini informatici – dove tutti hanno fatto capolino – sarà sostanzialmente appannaggio della polizia, che curerà la protezione delle reti strategiche dagli assalti degli hacker. Nel futuro prossimo, ognuno si potenzierà seguendo una vocazione precisa ed evitando di accavallarsi: le questure investiranno di più nelle metropoli; l’Arma nelle fasce periferiche e nelle province, irrobustendo la rete delle stazioni; le Fiamme Gialle si concentreranno sulla polizia economico-finanziaria.

Cosa significa? Ad esempio, diminuirà progressivamente l’anacronistico schieramento di finanzieri per l’ordine pubblico durante i cortei e le partite di calcio: personale che resterà sulle strade, ma per combattere evasione fiscale e mercato dei falsi. Nel prossimo anno i presidi sul territorio verranno aggiornati, per «essere lì dove sono i problemi». E in tutta Italia sarà introdotto il centralino unico 112, per ora attivo solo in Lombardia, che riceve le richieste dei cittadini, smistandole a chi deve intervenire: vigili, pompieri, ambulanze o polizie.

È da questi provvedimenti che si vuole ottenere risparmi ed efficienza. Mentre la soppressione della Guardia Forestale, introdotta dal ddl Madia, pare più un’iniziativa dal valore simbolico, visto che sparirà solo il vertice del Corpo. I 7563 forestali, tranne i circa 600 uomini che si occupano di lotta agli incendi, sembrano destinati a confluire nei carabinieri. C’è una questione giuridica ancora non definita: il passaggio da un’amministrazione civile allo status militare, che però quasi tutti i parlamentari da destra a sinistra hanno appoggiato superando antiche diffidenze.

Quella dell’Arma d’altronde è l’unica struttura sul territorio che può assorbire le 1200 caserme, spesso minuscole, sparse su monti e parchi. Inoltre saranno i carabinieri ad avere competenza sul contrasto all’inquinamento e alle frodi alimentari, due temi fondamentali in cui la Forestale ha un ruolo importante mentre la Finanza farà un passo indietro, dedicandosi alla prevenzione ambientale marittima. L’ipotesi al vaglio è di far confluire i forestali in un “ruolo speciale” dei carabinieri, mantenendo quindi distinti compiti e carriere.

L’unico settore turbolento è stato il mare. Polizia e carabinieri si ritireranno, lasciando la missione solo alle Fiamme Gialle. Nel “tavolo Gutfeld” e in Parlamento però negli scorsi mesi si era discusso di sciogliere la Capitaneria, altro organismo ibrido a metà strada tra Difesa e Trasporti, che in vent’anni ha silenziosamente ampliato le competenze: in base ai codici, può persino occuparsi di polizia stradale, facendo venire alla mente un celebre spot in cui un agente in moto inseguiva una barca a vela. Dietro le quinte c’è stata una battaglia navale tra Marina e Finanza. Alla fine la Guardia costiera sopravvive, ma ridimensionata nei vertici – in futuro non ci sarà più un comandante generale, riducendo il numero degli alti gradi – e nei compiti, limitandosi al soccorso dei naufraghi, alle dirette dipendenze dell’ammiragliato militare.

Resta un tabù invece l’antimafia. Più di venti anni fa si era deciso di affidare il compito alla Dia, dipendente dal Viminale, ma i tre organi specializzati delle altre polizie – Ros, Gico, Sco – si sono sempre più rafforzati. E oggi la Dia appare come la cenerentola della guerra ai clan, con risultati opachi e mansioni che sembrano ridursi alle certificazioni e alla protezione dei pentiti, tanto che magistrati illustri come Nicola Gratteri sono arrivati provocatoriamente a ipotizzarne l’abolizione. Il tema però è troppo delicato, con il rischio di polemiche politiche, e il governo ha preferito non toccare l’organizzazione del contrasto a cosche e narcos.

I risparmi però verranno anche da altri fronti. La legge chiede due sforzi. Ridurre i dirigenti e trovare una gestione unitaria per quanto riguarda acquisti, addestramento e caserme. Oggi spesso stazioni e commissariati hanno sede in edifici affittati a caro prezzo, mentre ci sono basi militari dismesse e immobili confiscati alle mafie che non vengono usati: un lusso che non si può sostenere. Così come negli appalti, spesso con gare diverse per comprare lo stesso tipo di auto o di velivolo. E più il mezzo è sofisticato, più aumentano i prezzi per l’assistenza, che si tratti di computer o di barche. Oggi ci sono veri paradossi, con contratti di manutenzione differenti per ogni singolo elicottero, oltre 600mila euro l’anno nel caso della Capitaneria: spese che si vuole abbattere uniformando i modelli e unificando i centri tecnici. Quanto alla razionalizzazione delle gerarchie, i nodi irrisolti sono diversi. Un dato statistico offerto dal dossier della spending review del governo Monti segnala che nel compartimento “Roma Centro” contro i 414 poliziotti previsti ne risultino ben 7500.

Le resistenze non mancano, a tutti i livelli. Carabinieri e Finanza hanno il vantaggio della natura militare: una volta impartiti gli ordini, si obbedisce. La polizia invece ha un’organizzazione più lineare ma deve negoziare ogni cambiamento con la nutrita schiera di sigle sindacali. La stessa che ha di fatto bloccato la soppressione dei reparti navali, che l’Arma ha invece più che dimezzato nel giro di cinque anni seguendo una revisione autonoma dei costi.


In sei anni i carabinieri hanno realizzato una consistente spending review. Destinando più risorse e uomini al controllo del territorio

Per tutti i dipendenti pubblici però il ddl Madia impone una rivoluzione delle carriere, obbligando a fare pesare di più “merito e professionalità” nelle promozioni, adesso troppo spesso dominate dagli automatismi delle anzianità di servizio e – per i gradi superiori delle forze dell’ordine – dai giochi delle cordate interne o persino dalle influenze politiche. Una grande novità, con criteri che vanno ancora definiti. Perché senza i decreti attuativi la riforma non potrà partire.

Quanto si risparmierà non è ancora chiaro. Le stime iniziali parlano di 42 milioni di euro dall’accorpamento delle attività sul mare, altri 40 milioni dagli affitti delle sedi e circa 26 milioni dalla centralizzazione degli acquisti. Ma a regime si può andare molto più a fondo. Sulla base della radiografia dei bilanci realizzata da Piero Giarda per il governo Monti alcune analisi sono arrivate a prospettare un beneficio di 360 milioni solo sulla logistica – immobili, auto, manutenzione – e altri 180 milioni dalla razionalizzazione dei reparti speciali. E c’è chi spera che entro il 2025 le forze dell’ordine riescano a mettere da parte almeno un miliardo l’anno. Utopia?

Questi soldi non resteranno nel settore. La legge Madia propone di lasciare alle polizie fino alla metà dei risparmi: la decisione spetta al ministero dell’Economia. E questa formulazione non rappresenta certo un incentivo ai sacrifici. Anche perché la richiesta è quella di spendere meno ma aumentare la sicurezza per i cittadini. Una missione quasi impossibile alla luce degli stanziamenti attuali e soprattutto dai buchi negli organici: negli ultimi quattro anni meno della metà dei pensionati è stata rimpiazzata. Entro il 2018 alla polizia mancheranno 21 mila uomini e alla Finanza 15 mila mentre i carabinieri sono già sotto di 13.500. Nonostante questo la stragrande maggioranza dei fondi serve per gli stipendi, lasciando le briciole per i mezzi e l’addestramento. E l’età media continua a salire: ormai si è già a 42 anni, troppi per un lavoro logorante come quello del poliziotto.

Di imitare il resto d’Europa e aumentare la presenza di impiegati civili – con mansioni burocratiche e paghe minori – per smaltire alcune pratiche, come i passaporti o i permessi per gli immigrati, non se ne parla: negli altri Paesi ormai formano un quinto dei ranghi, da noi sono circa il 5 per cento. Il governo dal prossimo anno ha promesso di eliminare il blocco del turnover e già a dicembre l’Arma spera di arruolare un contingente di giovani carabinieri, selezionati con un concorso ma mai assunti.

L’unica risposta però può venire solo dalla razionalizzazione. Rivedere la mappa dei presidi, dirottando agenti e carabinieri dove servono di più: mandare sulle strade, nelle stazioni e nei commissariati uomini e donne che verranno reperiti eliminando doppioni e comandi. Convincendoli che saranno i loro risultati a determinare la carriera. Questa sì sarebbe una vera rivoluzione.
Come sempre sarà una riforma a metà come tutte le cose italiane e scontenterà tutti!

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9 settembre 2015 3 09 /09 /settembre /2015 19:01
Non ci crederete mai! nella stazione spaziale non si butta via nulla ma si ricicla tutto,anche l'urina!

Non ci crederete mai! nella stazione spaziale non si butta via nulla ma si ricicla tutto,anche l'urina!

Com'è facile immaginare, non è pratico approvvigionare la Stazione Spaziale Internazionale di acqua portandola dalla Terra. E soprattutto sarebbe molto costoso: farne arrivare un litro sulla ISS costa circa 5.000 euro. Per questo a bordo della stazione ci sono 2 sistemi per recuperare e potabilizzare l'acqua. Il primo - e più vecchio - è stato sviluppato dai russi: filtra e purifica il vapore acqueo del respiro, l'acqua utilizzata per lavarsi e il sudore degli astronauti.

NON SI BUTTA VIA NIENTE. In più, gli statunitensi riciclano la loro urina, quella degli animali presenti a bordo (12 topi arrivati con il cargo giapponese) e quella degli astronauti russi. Lo fanno attraverso l'Urine Processing Assembly [impianto di trasformazione dell’urina—N.d.T.] o UPA, da cui si ottiene acqua potabile dopo un ulteriore trattamento nelWater Recovery System. In questo modo, come sono soliti scherzare molti astronauti, compresa Samantha Cristoforetti, il caffè di ieri diventa il caffè di domani. L'aspetto più curioso di tutta la vicenda è però che i cosmonauti russi non bevono l'acqua purificata dagli americani. Mentre questi ultimi purificano (e bevono) buona parte dell'urina raccolta nelle toilette del modulo russo.

Così facendo coprono una fetta enorme del fabbisogno di acqua potabile: in un video del 2013, in lingua inglese, il comandante Chris Hadfield afferma che il 93% dell'acqua utilizzata proviene dal processo di riciclo. E sottolinea che è più pura di quella che troviamo nelle nostre bottiglie.

VANTAGGI E SVANTAGGI. La tecnologia statunitense compie queste operazioni sfruttando lo iodio, quella russa si appoggia invece all'argento in forma ionica, e sulla carta offre alcuni benefici tecnici che stanno suggerendo alla NASA di cambiare il proprio metodo. Layne Carter, che gestisce il sistema di riciclaggio, sostiene però che avere due macchinari differenti è un vantaggio qualora uno dei due si guastasse.

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Published by lalchimista - in astronomia
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8 settembre 2015 2 08 /09 /settembre /2015 10:48
il nuovo modo inventato per le donne che vogliono dimagrire senza rinunciare al fascino femminile.

il nuovo modo inventato per le donne che vogliono dimagrire senza rinunciare al fascino femminile.

Perdere peso mentre si idratano e si rendono glamour le proprie labbra? Da oggi sembra possibile grazie al primo rossetto dimagrante. La trovata inglese promette, infatti, di evitare di mettere su peso con la stessa facilità con cui si stende un velo di rossetto o lucidalabbra, grazie alla speciale formula chimica del cosmetico. Estratto di hoodia, già coltivato dalla tribù sudafricana dei boscimani e utilizzato come soppressore dell’appetito (utilissimo soprattutto durante le lunghe marce dei popoli nomadi, ndr), tè verde che accelera il metabolismo e, ancora, cromo picolinato che aiuta a bruciare grassi e aumenta l’energia assorbita dagli alimenti. Un mix di sostanze naturali di fatto comunemente utilizzate nei prodotti da banco spezza-fame o consigliati a sostegno delle diete dimagranti e che di diverso ha principalmente il meccanismo d’azione: basta stenderne un velo perché ogni volta che la lingua, anche involontariamente,scorra sulle labbra femminili ne risulti ridotta la sensazione d’appetito e lo stimolo a mangiare. Secondo Allan Kurtz (il medico che avrebbe creato il cosmetico, ndr), “chi lo ha già provato ha perso tra i 2,7 kg e i 4,5 kg e senza cambiare assolutamente stile di vita”.

Proprio perché promette risultati notevoli in poco tempo, questo speciale rossetto sembra non convincere però i medici europei. Oltre ai risultati mediocri e solo temporanei, a preoccupare gli esperti sembra essere il potere seduttivo che un cosmetico dimagrante eserciterebbe soprattutto sulle più giovani. Il pericolo è, infatti, che ci si affidi a questo e altri stratagemmi che promettono risultati veloci, come raggiungere una 40 in poche settimane, ma che a lungo andare rischiano di avere effetti disastrosi sul corpo. Solo un’alimentazione sana e controllata e un esercizio fisico costante possono assicurare, infatti, una perdita di peso duratura, senza pericolosi effetti yo-yo e rischi per la salute.

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7 settembre 2015 1 07 /09 /settembre /2015 19:04
Tutto quello che non sappiamo sul latte di soia. Benefici e pregi per la nostra salute.

Tutto quello che non sappiamo sul latte di soia. Benefici e pregi per la nostra salute.

Il latte di soia è un alimento consigliato in tutti quei casi in cui vi è la necessità di ridurre l’apporto di colesterolo, essendone questo alimento del tutto privo. Inoltre, il latte di soia trova posto nell'alimentazione delle persone che sono intolleranti allattosio (zucchero contenuto nel latte) e alle proteine del latte vaccino. Però, bisogna fare una precisazione: se il latte di soia viene assunto perché si è intolleranti agli effetti del lattosio questi disturbi scompariranno in quanto la soia non ne contiene; se invece si è intolleranti alle proteine del latte allora bisogna fare attenzione perché si può esserlo anche a quelle della soia. Sarà compito dell’allergologo stabilire se siete allergici o meno a queste proteine. È un alimento indicato anche per la dieta dei diabetici in quanto aiuta a regolare il livello di zuccheri nel sangue. Però dobbiamo prestare attenzione all’etichetta: non deve esserci lo zucchero tra gli ingredienti, altrimenti ne vanifichiamo gli effetti benefici, anzi rischiamo addirittura di avere l’effetto contrario. Moltebevande a base di soia che si trovano in commercio sono addizionate di zucchero per mascherarne il sapore che spesso può essere sgradito a molti. Se volete mascherare il sapore, qualora non fosse gradito, potete aggiungere del cacao amaro oppure del caffè. Il latte di soia è un ottimo alleato contro la steatosi epatica (accumulo di grasso al fegato) in quanto è stato dimostrato che alcune proteine contenute in esso contrastano l’accumulo di grasso negli epatociti. Per la presenza di isoflavoni (molecole ad azione estrogeno-simili) la soia, nelle sua varie forme alimentari, trova posto nella cura di disturbi legati alla menopausa come le vampate di calore. Quali sono gli svantaggi del latte di soia? Il latte di soia è carente di calcio, minerale che spesso viene aggiunto alle preparazioni commerciali. Inoltre poiché contiene elevate quantità di acido fitico anche l’assorbimento degli altri minerali presenti può essere compromesso. Ciò accade perché l’acido fitico agisce da chelante sequestrando importanti minerali (calcio, magnesio, manganese, zinco, ferro ecc), evitando il loro assorbimento intestinale. Altro tasto dolente sono le vitamine: la vitamina D e la vitamina B12. La vitamina D è essenziale per il corretto sviluppo dello scheletro in quanto favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale evitandone l’escrezione. La vitamina B12 è fondamentale per il corretto funzionamento del comparto neurologico. Gli alimenti che contengono questa vitamina sono di origine animale (carne, uova, latticini) mentre quelli vegetali ne sono privi o contengono la pseudo vitamina B12 che è inattiva. Pertanto, coloro che seguono un regime alimentare vegano farebbero bene ad assumere integratori di questa vitamina. La soia è controindicata nei pazienti affetti da patologie renali in quanto, come molti alimenti di origine vegetale è ricca di ossalati, che tendono ad aggregarsi e precipitare portando alla formazione dei calcoli renali. Inoltre è controindicata in tutte quelle donne che soffrono di infezioni fungine da candida, in quanto la soia modifica il pH fisiologico delle zone intime favorendo il suo sviluppo. Non è indicata per chi ha carenze di iodio, infatti ciò interferisce con lafunzionalità della tiroide, in quanto la soia può aumentare il rischio di sviluppare ipotiroidismo se non vi è un adeguato apporto di iodio nella dieta. Mentre per tutti coloro che seguono una terapia ormonale sostitutiva a base di levotiroxina (Eutirox® o Tirosint®) bisogna prestare molta attenzione perché la soia limita fortemente l’assorbimento rendendo questo farmaco inefficace. Tuttavia, questo non è un problema legato solo all’assunzione di soia ma lo stesso effetto si ha con alimenti ricchi di fibre (alimenti integrali, legumi, frutta, verdura), integratori a base di calcio e ferro, preparazioni per combattere ilreflusso gastroesofageo che contengono sali di alluminio e magnesio. Inoltre bisogna prestare attenzione all'assunzione di grosse quantità di isoflavoni perché, anche se non scientificamente dimostrato, non è errato presumere che queste sostanze possano avere interferenza con l’apparato sessuale femminile ed essere responsabili di molti casi di infertilità e di particolari forme di cancro.

«Mio figlio è allergico al latte di mucca, posso dare il latte di soia?». Questa è una domanda sovente tra le mamme che si trovano a svezzare il proprio bambino e si accorgono che il piccolo ha un’allergia alle proteine del latte. Mai fare scelte azzardate soprattutto quando si parla di alimentazione dei bambini; per questo il nostro consiglio è quello chiedere sempre il parere di un medico specialista in allergologia e disturbi alimentari connessi. Il fabbisogno giornaliero di vitamine e minerali nei bambini è maggiore rispetto all'individuo adulto. Il latte di soia non è un alimento completoda un punto di vista nutrizionale per essere sostituito con facilità al latte vaccino nei bambini; la mancanza di calcio e di vitamina D, infatti, non soddisfano le richieste di un bambino che è in fase di crescita. Inoltre, anchel’assenza di colesterolo è un altro fattore per il quale il latte di soia trova difficilmente posto nell'alimentazione dei bambini: il colesterolo è fondamentale per la formazione del cervello e dei vari annessi cerebrali e una carenza potrebbe comportare ritardi nell'apprendimento. I fitoestrogeni (isoflavoni) contenuti nel latte di soia porterebbero addirittura a pubertà precoce nelle bambine e disordini sessuali nei maschietti: ciò è valido in particolar modo per un consumo reiterato nel tempo. Basti pensare che la dose massima giornaliera consigliata per una donna in età adulta è di 55 mg di isoflavoni: un bicchiere (150 mL) di latte di soia ne contiene già 50 mg; se siamo abili con la matematica capiamo benissimo che in proporzione un bambino ne assume una quantità enorme. Un’altra controindicazione del latte di soia in età pediatrica è connesso con il corretto sviluppo della tiroide; infatti come visto precedentemente esso interferisce con il corretto metabolismo dello iodio influenzando la sintesi degli ormoni tiroidei. Il latte di soia inoltre, può diventare a sua volta un allergizzante e avere un’azione chelate dei principali minerali necessari allo sviluppo corretto di organi ed apparati e dunque creare seri problemi all'alimentazione del vostro bambino.

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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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