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23 luglio 2014 3 23 /07 /luglio /2014 10:57

L’ossidazione è la funzione per la quale le nostre cellule consumano, ossidandole, molecole di zucchero e di grassi e usando l’ossigeno come combustibile. Con questo processo si produce l’energia che viene utilizzata per le varie funzioni del corpo, ma si formano anche i cosiddetti radicali liberi: composti estremamente reattivi capaci di neutralizzare i batteri nocivi o le cellule degenerate.
Il problema si pone quando questi composti radicatici risultano in eccesso rispetto alle fisiologiche capacità del nostro organismo di neutralizzarli. Questo eccesso, denominato “stress ossidativo”, può causare danni alle strutture più importanti della cellula, come il nucleo o la membrana cellulare, e, in soggetti geneticamente predisposti, può condurre a una serie di patologie anche gravi tra le quali l’infarto cardiaco, l’ictus cerebrale, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e può aumentare notevolmente i processi di invecchiamento.

Il nostro organismo, come già detto, possiede un corredo enzimatico per far fronte a questa situazione ossidativa e si avvale anche di sostanze assunte dall’esterno: gli alimenti quali frutta e verdura contengono antiossidanti naturali come le vitamine, i minerali e gli enzimi. Pertanto l’alimentazione rappresenta, in prima battuta, un importante fattore di riequilibrio del corpo . I radicali liberi stringono anche importanti rapporti con l’infiammazione cronica. Sappiamo che l’infiammazione è biologicamente importante per difendere i tessuti del nostro corpo da vari tipi di aggressione. Quando questo processo si prolunga nel tempo, cioè si cronicizza, può diventare un’ulteriore fonte di produzione di radicali liberi i quali, a loro volta, aumentano lo stato infiammatorio danneggiando i tessuti e instaurando un circolo vizioso che porta rapidamente l’organismo sulla via della malattia e dell’accelerazione dei processi di invecchiamento.

 

Secondo: lo squilibrio ormonale

 

Per capire meglio come questo stato infiammatorio può più facilmente instaurarsi e cronicizzarsi, esaminiamo un altro importante pilastro di questo processo: lo squilibrio ormonale. Con squilibrio ormonale non si intende una mera carenza o un eccesso di un singolo ormone, ma il disequilibrio dei rapporti che tutti gli ormoni hanno tra di loro e con tutte le altre strutture dell’organismo. Quando questa armonia si altera è come se in un’orchestra uno o più elementi si mettessero a suonare per conto proprio, senza accordarsi con il resto dei musicisti.

Sorprendentemente noi siamo la prima causa di questo squilibrio, sia per i ritmi frenetici della vita che conduciamo che, soprattutto, per il nostro stile alimentare spesso basato su un eccessivo consumo di zuccheri dati dalla pasta, dal pane, dall’onnipresente pizza e, soprattutto, da un’enorme varietà di dolciumi e bibite . Sappiamo che il nostro organismo scompone gli zuccheri sino a formare glucosio il quale rappresenta il maggiore nutriente cellulare. Per compiere questa funzione l’organismo necessita dell’apporto dell’ insulina, un ormone secreto dal pancreas che serve a facilitare l’utilizzazione del glucosio da parte delle cellule.

Ma se il glucosio è in eccesso? Allora, piano piano, si instaurano delle condizioni sfavorevoli che conducono all’insulinoresistenza, evento in cui, a forza di secernere insulina in risposta all’introduzione di zuccheri, le cellule bersaglio diventano meno sensibili ad essa. In tutta risposta il pancreas secerne ancora più insulina, in un circolo vizioso che porta a molte condizioni patologiche come il diabete, l’ipertensione e l’obesità.
Inoltre dobbiamo notare che l’eccesso di insulina va a interferire con l’attività di moltissimi altri ormoni, producendo ulteriori squilibri a vari livelli di regolazione fisiologica e aumentando lo stato infiammatorio dell’organismo. 

Pertanto, come l’alimentazione può provocare l’innesco di questi problemi, d’altro canto può anche aiutare a risolverli. Possiamo ridurre drasticamente l’assunzione di zuccheri e carboidrati prediligendo quelli integrali che danno uno stimolo insulinico minore e più rallentato; possiamo integrare la dieta con cibi che contengono acidi grassi della serie omega 3, gli unici che possono stornare la produzione di eicosanoidi a favore di quelli buoni con attività protettiva sulla circolazione e sui tessuti; possiamo prediligere gli olii spremuti a freddo ed i semi oleosi ricchi di benefici grassi mono e poli-insaturi che favoriscono anche il metabolismo lipidico dell’organismo.

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21 luglio 2014 1 21 /07 /luglio /2014 19:16

Una volta inserito nel corpo, non ci si pensa più per 16 anni. È un nuovo contraccettivo “telecomandato” sviluppato dalla MicroCHIPS: un impianto che rilascia un farmaco anticoncezionale e viene inserito sotto la pelle della natiche, delle braccia o dell’addome. Quando la donna vuole avere un bambino, le basta disattivarlo con il telecomando in dotazione; in seguito, potrà essere riattivato.

 

CORRENTE. «Le dimensioni dell’impianto sono 20 x 20 x 7 mm; al suo interno ha un microchip che contiene il progestinico levonorgestrel, un principio attivo usato negli anticoncezionali» spiega Rober Farra, presidente di MicroCHIPS.

 

«Il progestinico è racchiuso in miniserbatoi; ogni mese se ne apre uno e il farmaco viene rilasciato in modo costante. L’apertura avviene quando una corrente elettrica passa attraverso le membrane di metallo che chiudono ogni serbatoio e le “fonde”. Così il farmaco si diffonde. Il meccanismo è regolato da un microcontroller che si può disattivare con un segnale wireless dall’esterno: la donna lo può inviare quando vuole un figlio».

 

 

 

FAI DA TE. Rispetto ad altri impianti contraccettivi esistenti, questo promette di durare più a lungo e di non richiedere un ritorno in clinica se si desidera disattivarlo. I test preclinici inizieranno il prossimo anno; bisognerà verificare anche la sicurezza dal punto di vista del controllo wireless. La compagnia punta alla messa in commercio per il 2018. E questa tecnologia può essere applicata per il rilascio di diversi farmaci.

 

«L’impianto è una nuova versione di quello che avevamo in precedenza testato sull’uomo per il rilascio di un farmaco per trattare l’osteoporosi» conclude Farra.

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21 luglio 2014 1 21 /07 /luglio /2014 18:00


Prendendo in considerazione che si tratta di una delle malattie più letali, gli scienziati cercano costantemente di trovare una cura e, infine, porre fine al cancro. Questa erba magica è una di quelle cure che va taciuta nella comunità medica, e può uccidere fino al 98% delle cellule tumorali in appena 16 ore.

Vale a dire, secondo una serie di studi pubblicati in "Life Science", artemisinina, un "assenzio dolce" o derivato "Artemisia annua", è stato utilizzato in medicina cinese e può uccidere il 98% di cellule del cancro del polmone in meno di 16 ore.

L'erba utilizzato da solo riduce le cellule tumorali del polmone fino al 28%, ma in combinazione con il ferro, "Artemisia Annua" con successo e completamente "cancella" il cancro, e l'esperimento questa erba ha avuto alcun impatto sulle cellule polmonari sane.

Artemisinina in passato è stato utilizzato come un potente rimedio antimalarico, ma ora è dimostrato che questa cura è efficace anche nella lotta contro il cancro.

Quando gli scienziati aggiungono ferro, mentre la conduzione dello studio, che in seguito attaccato al tessuto polmonare, in particolare alle cellule tumorali infettate, Artemisinine selettivamente attaccato le cellule "cattive", e ha lasciato le cellule "buone" intatta.

"In generale, i nostri risultati mostrano che l'artemisinina ferma fattore di trascrizione 'E2F1' e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che presenta un modo di trascrizione secondo la quale artemisinina controlla la crescita delle cellule del cancro riproduttiva", è stato affermato nella conclusione delle ricerche condotte nel laboratorio del cancro presso l'Università della California.

Il Journal of Life Science ha riferito su uno studio dalla University of Washington, diretta dai dottori Narenda Singh e Henry Lai. Finora, questo è il più ampio studio svolto negli Stati Uniti il ​​artemisinina.

Lo studio è stato condotto in un laboratorio in campioni di tessuto (in vitro) al contrario di uno studio su animali o esseri umani (in vivo). Utilizzando una varietà resistente alle radiazioni delle cellule del cancro al seno (che aveva anche una elevata propensione per l'accumulo di ferro) artemisinina si dimostrato di avere un tasso di uccisione di cancro del 75% dopo solo 8 ore; e quasi un tasso di uccidere il 100% in appena 24 ore. Lo studio originale può essere trovato qui.

Jan Kops et al. - Flora Batava - Permesso accordato da usare sotto GFDL da Kurt Stueber. Fonte: www.biolib.de - È garantito il permesso di copiare, distribuire e / o modificare questa immagine in base ai termini della GNU Free Documentation License, Versione 1.3 o ogni versione successiva pubblicata dalla Free Software Foundation; senza sezioni non modificabili, nessun testo di copertina, e nessun Testi di Retro Copertina. Una copia della licenza è inclusa nella sezione intitolata GNU Free Documentation License.

Depositi di ferro nelle cellule tumorali con speciali recettori che aiutano nella divisione cellulare. Le cellule normali hanno anche questi recettori, ma le cellule tumorali averli in grandi quantità e secondo questo, le cellule tumorali possono essere una combinazione bersaglio di ferro e artemisinina.

Ci sono numerosi esperimenti condotti finora e tutti dimostrano che, in combinazione con il ferro, artemisinina può effettivamente distruggere il cancro, e questo estratto è stato utilizzato in Cina per migliaia di anni, come una cura per la malaria.

Parassita della malaria non può sopravvivere in presenza di Artemisinine, perché è ricco di ferro, e bio-ingegneri Henry Lai e Narendra Singh della University of Washington sono stati i primi scienziati a scoprire questo. La rivista peer reviewed articolo originale può essere trovato qui , dove concludono gli scienziati "artemisinina e composti di ferro che trasporta artemisinina tagged potrebbero essere sviluppati in potenti farmaci antitumorali".

Dr. Len Saputo chiama artemisinina una "bomba intelligente cancro":

 

 

 

- See more at: http://www.spiritscienceandmetaphysics.com/amazing-herb-kills-98-of-cancer-cells-in-just-16-hours-shows-multiple-scientific-studies/#sthash.blibGlUx.dpuf

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21 luglio 2014 1 21 /07 /luglio /2014 10:44

Il futuro successo di un bambino è cruciale dipende dalle prime fasi di sviluppo del cervello, durante la gravidanza e l'infanzia . La ricerca scientifica da molteplici discipline accademiche e mediche hanno dimostrato che i cambiamenti che avvengono durante questo primo periodo di sviluppo del cervello in grado di modellare profondamente il resto della vita di un bambino, e incidere sulla salute a lungo termine, il benessere e la capacità cognitiva.

Come un bambino cresce - dall'interno del grembo materno attraverso i primi anni di vita - enormi cambiamenti avvengono nella connettività e plasticità del cervello. Approfondire la nostra comprensione della connessione fra le prime tappe del comportamento di un bambino e lo sviluppo strutturale e neurale del loro cervello è un primo passo fondamentale per promuovere lo sviluppo sano del cervello, oltre a migliorare i trattamenti per i disturbi dello sviluppo e dell'apprendimento. Inoltre, le relazioni sociali e familiari funzionali o disfunzionali, status socio-economico / povertà, lo stress, l'alimentazione, e altre esperienze ambientali producono effetti duraturi sul cervello e impatto come i bambini risponderanno alle avversità, come potranno interagire con i loro coetanei, e se lo faranno avere successo a scuola e per tutta la vita.

Questa conferenza 2.5 giornata si riunirà i principali ricercatori con competenze nelle fasi fondamentali dello sviluppo iniziale del cervello, e si concentrerà sulla connessione tra ricerca e risultati migliori per i bambini .Relatori presenteranno le più recenti scoperte delle neuroscienze cognitive e della psicologia sperimentale in materia di sviluppo tipico e atipico di apprendimento umano e la memoria, le emozioni e il comportamento sociale nei primi anni di vita. Essi potranno anche esplorare socio-economico, la famiglia, e fattori nutrizionali che possono influenzare il cervello e il comportamento. La conferenza metterà in evidenza le pratiche didattiche, pratiche di salute e la nutrizione, la ricerca applicata e la politica del governo con il potenziale per migliorare lo sviluppo del cervello sano e migliorare i risultati per i bambini a rischio.

Questa conferenza sarà caratterizzato da una sessione dedicata: Spotlight sulla nutrizione e lo sviluppo del cervello , co-presentato con l'Istituto Sackler di Scienze della Nutrizione , un programma della New York Academy of Sciences.

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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 10:51

Ricercatori americani hanno ingegnerizzato con la terapia genica il tessuto cardiaco di maiali producendo un pacemaker "alternativo" a quello naturale. Se funziona, si potrebbe aprire la strada per dispositivi che sostituiscono i pacemaker elettronici di oggi.

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Immagine ai raggi X di pacemaker inserito.|WIKIMEDIA COMMONS

Un pacemaker biologico al posto di uno elettronico. È la prospettiva che si apre per un futuro (forse) non troppo lontano grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori americani.

 

Nel loro studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine, gli scienziati descrivono una metodica di terapia genica con cui sono riusciti a ricreare un battito cardiaco normale in un cuore che non funzionava più.

 

La ricerca è stata fatta solo su animali, maiali, ma la porta sembra aperta per un trasferimento abbastanza rapido di questa scoperta nell’uomo.

 

Ecco, più nel dettaglio, di che cosa si tratta, a partire da come funziona il pacemaker di cui siamo naturalmente dotati.

 

COME SI ORIGINA NORMALMENTE IL BATTITO CARDIACO?

Il ritmo del cuore si genera in una piccola regione del cuore specializzata in questa funzione: è il cosiddetto nodo senoatriale, ed è il pacemaker naturale. Le cellule di questa zona, fatta a mezzaluna e lunga non più di un centimetro e mezzo, generano gli impulsi elettrici che si trasmettono al tessuto muscolare cardiaco, determinando la caratteristica frequenza di 60-90 battiti al minuto del cuore.

 

PERCHÉ A VOLTE NON FUNZIONA PIÙ?

L’età e alcune malattie riducono l’efficienza del pacemaker naturale, la centralina elettrica, e il cuore batte molto meno regolarmente. A volte il ritmo rallenta pericolosamente, altre volte il cuore salta i battiti. Nelle situazioni più gravi o a rischio, spesso viene deciso di impiantare un pacemaker elettronico.

 

CHE COS’È UN PACEMAKER ELETTRONICO?

È un dispositivo, di fatto un piccolo computer, delle dimensioni di mezzo pacchetto di sigarette, che viene impiantato in un tasca sottocutanea nel torace. I cateteri che portano il segnale elettrico al cuore vengono inseriti in una vena. I pacemaker sono in uso da circa cinquant’anni, e in Italia ne vengono impiantati ogni anno circa 50 mila.

 

 

L'evoluzione della tecnologia dei pacemaker. | ST. JUDE MEDICAL

 

 

CHE COSA HANNO FATTO I RICERCATORI AMERICANI?

Con un esperimento di terapia genica, hanno veicolato nel cuore di alcuni maiali con blocco cardiaco completo (in cui cioè il pacemaker naturale del cuore era stato reso completamente non funzionante) un particolare gene. Il gene, chiamato TBX18, “trasportato” da un virus, è stato iniettato tramite un catetere in una regione del cuore dove normalmente non si genera l’impulso elettrico. La proteina espressa dal gene ha convertito le normali cellule cardiache in cellule specializzate nel generare l’impulso elettrico, di fatto dando vita a un pacemaker naturale alternativo a quello non più funzionante.

 

QUALI SONO LE PRIME POSSIBILI APPLICAZIONI?

Secondo gli autori dello studio, questi pacemaker biologici potrebbero essere utilizzati innanzitutto per fare da “ponte” per le persone che devono rimuovere il dispositivo elettronico, per esempio per un’infezione, in attesa di impiantare un nuovo pacemaker. Un’altra ipotesi è quella di mettere a punto un trattamento per curare, ancora nell’utero, i feti affetti da blocco cardiaco congenito, un difetto raro che oggi può essere diagnosticato ma che non è possibile trattare prima della nascita.

 

QUANTO SI DOVRÀ ASPETTARE?

Il fatto che l’esperimento sia stato fatto sui maiali, animali grandi e con un cuore molto simile a quello dell’uomo, rende secondo i ricercatori non troppo distante la possibilità di una sperimentazione clinica. Gli autori dello studio hanno parlato di tre anni per un possibile inizio di test sull’uomo.

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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 10:41

Dicembre (ma per voi che leggete sarà ormai passato da settimane). Il freddo penetra e allo stesso tempo rinvigorisce, tiene desti il corpo e la mente dall'assopirsi facilmente. La nebbia, fitta, avvolge qualsiasi cosa tenti di mostrarsi al mondo, riducendo ogni persona, oggetto, luogo a mera forma, che può essere scorta solo da vicino. Il procedere, in queste situazioni, è lento, si naviga a vista. Una metafora perfetta della condizione sociale in cui il nostro paese e l'Occidente tutto si ritrovano a vivere.
Infatti, mentre scrivo il mondo circostante sembra sempre più dominato dal caos, reso più manifesto dall'espandersi e dall'acuirsi di  una “crisi” sempre più profonda. Crisi economica, ma anche politica, tanto da rimettere fortemente in discussione la stessa rappresentatività delle nostre Istituzioni. Ma soprattutto una crisi psicologica per moltissimi, la cui vita sembra aver perso un reale significato con l'aggravarsi di una condizione di ristrettezza monetaria generalizzata, che induce sempre più persone a scelte disperate. E mentre il mondo economico mostra così il suo vero volto, anche la natura, con le sue manifestazioni naturali sempre più intense, sembra voler destare l'umanità dal torpore che le impedisce di aprire gli occhi persino di fronte a disastri come quello di Fukushima, che rischia seriamente di compromettere la vita di una parte non irrilevante del nostro pianeta.
L'impressione di chi scrive è però che questo caos emerga dalla rottura di una condizione di ordine soltanto apparente, una quieta disperazione che oggi si mostra per ciò che realmente è, facendo cadere la maschera dell'adesione forzata ad una forma precostituita.

Questa forma precostituita per una parte ormai maggioritaria dell'opinione pubblica del Vecchio Continente può essere rappresentata dall'unione monetaria europea, in cui stati con esigenze diverse convivono forzatamente, accomunati da una sempre maggiore cessione di sovranità politica ed economica verso terzi, che li priva del proprio potere decisionale. Nel precedente numero di PuntoZero, infatti, abbiamo fatto il punto sul progressivo emergere di istanze centrifughe nei confronti di Bruxelles: un comune sentimento anti-euro che serpeggia soprattutto nei paesi dell'Europa meridionale e mediterranea, più colpiti dalle politiche di austerità introdotte dai loro governi, ma che trova anche il sostegno di europeisti convinti come gli autori del Manifesto europeo di solidarietà, che chiedono di abbandonare la moneta unica pur di salvare l'integrazione politica ed il mercato comune europei. L'esatto opposto, quindi, del mantra che chiede di salvare l'euro a tutti i costi.
Mentre sto scrivendo, anche i mezzi di comunicazione di massa sembrano essersi arresi alla necessità di dar voce ai critici dell'integrazione monetaria, uno su tutti il professor Alberto Bagnai dell'università di Pescara, sostenitore del ritorno ad una divisa valutaria nazionale per l'Italia e per gli altri paesi dell'Eurozona. Più cauto Beppe Grillo, nel proporre la divisione dell'Euro in due zone: un Euro A per la Germania e pochi altri paesi che rispondono ai requisiti richiesti dalle attuali politiche di Bruxelles e Francoforte, un Euro B per i paesi mediterranei, insieme a Francia e Slovenia. Nessuna novità, per chi ci legge. Ipotesi, teorie, proposte che si mostrano come tante possibili vie di uscita al famoso tunnel... ma la luce alla fine di questo limbo, che a giorni alterni tutti dicono di vedere, sembra somigliare più alla famosa visione di chi vive esperienze di pre-morte che ad una reale formula convincitoria per chi ascolta. Indirizzare l'attenzione sull'adesione o meno alla moneta unica o su un auspicabile cambiamento di rotta da parte di Bruxelles rischia infatti di far perdere di vista la Luna, fin troppo spesso confusa con il dito che la indica. Per scorgerla, emerge la necessità di nuovi occhi; per descriverla, una nuova semantica.
Dovremmo forse chiederci se non sia necessario guardare verso nuovi orizzonti, di pensare ciò che non è mai stato pensato, di avere il coraggio di scelte di rinnovamento e rottura radicali con il passato. Urge forse il coraggio di guardare oltre la scatola chiusa dell'economia classica, ma anche di non farsi intrappolare in nostalgie fin troppo facili. Il crollo di un Sistema, di un modo di pensare l'economia, il crollo cioè del modello capitalistico, spinge alcuni a rispolverare paradigmi economici del passato, altri a riconsiderare totalmente la propria visione della vita, di ciò che conta davvero. Ecco allora idee nuove venire alla luce, immagini di un futuro diverso proporsi agli occhi dell'opinione pubblica in questo Occidente sempre più periferico rispetto al mondo.

Ha fatto discutere, ad esempio, l'iniziativa sostenuta dal Comitato referendario svizzero per il reddito di base, che il 4 ottobre scorso ha presentato al Parlamento di Berna ben oltre 100 mila firme per consultare i cittadini elvetici in merito all'istituzione di un reddito di base incondizionato (Grundeinkommen). Il referendum, la cui data non è stata ancora fissata, darà agli svizzeri la possibilità di riformare l'articolo 110 della loro Costituzione, che disciplina il diritto al lavoro, nella direzione di questa forma di emancipazione monetaria.
Principale promotore dell'iniziativa è il sociologo Bernard Kundig, che fa parte del Basic Income Earth Network (BIEN), ossia una rete di movimenti, associazioni e persone che lavorano per l'introduzione di forme di reddito minimo garantito o reddito di esistenza in varie nazioni del mondo. Anche se il quesito non specifica le caratteristiche di tale erogazione monetaria e, in caso di sua approvazione popolare, affida al governo e al Parlamento la decisione finale sulle sue forme di finanziamento, le idee di Kundig in merito sono chiare: erogare ad ogni cittadino svizzero maggiorenne un reddito mensile di 2500 franchi (l'equivalente di circa 2000 euro), indipendentemente dalle sue condizioni salariali, reddituali o patrimoniali. Una rendita che si affiancherebbe al salario già percepito, o ne colmerebbe l'assenza in tempi di disoccupazione, garantendo così ad ogni cittadino il diritto alla sopravvivenza, ma anche la possibilità di rivedere la propria attuale posizione lavorativa (senza peraltro l'obbligo di averne alcuna). 

“È l'unico modo per salvare l'umanità dall'agonia del capitalismo, consentendole un atterraggio in dolcezza senza eccessivi traumi”,

sostiene il sociologo svizzero, che propone di sostituire l'attuale “ginepraio” di deduzioni fiscali, sussidi e pensioni con il nuovo reddito di base universale. Una soluzione semplice per mettere al riparo dalla bancarotta ogni essere umano, permettendo allo stesso tempo un notevole snellimento dell'apparato burocratico che sorregge lo Stato Sociale, di cui vi sarebbe sempre meno necessità.

“Con il reddito di base garantito i cittadini sarebbero sollevati dalla necessità di trovare un lavoro, peraltro sempre più raro, ad ogni costo, disponendo della possibilità di scegliere l'attività a loro più congeniale, per contribuire al processo sociale e a porre le basi di una società postindustriale rispettosa della natura”,

spiega Kundig.
Il carattere universale ed incondizionato di questo reddito di cittadinanza lo distingue quindi dal reddito minimo garantito, con il quale viene invece spesso confuso. Quest'ultimo è infatti uno strumento assistenziale erogato a chi non dispone di un salario oppure di un reddito sufficiente ad una vita dignitosa, le cui possibilità di applicazione ed erogazione sono molteplici e in Europa variano da paese a paese. Entrambe le misure vengono generalmente intese come una forma di sostegno economico integrativa al reddito salariale da parte dell'ente statale o di suoi surrogati locali (in Italia la gestione del reddito minimo garantito è stata affidata alle regioni) e si possono generalmente indicare come forme di garanzia di un reddito di base. Proprio per la sua universalità, invece, il reddito di cittadinanza assume anche il nome di reddito di esistenza o reddito di base incondizionato.
Ma la Svizzera non è l'unica nazione in cui trova spazio nel dibattito pubblico una simile idea, così radicalmente altra rispetto all'obbligo di lavorare per vivere che oggi fonda la nostra società (si pensi ad esempio al primo articolo della Costituzione italiana)...

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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 10:16

l padre della psicologia positiva Martin Selingman ha teorizzato che mentre il 60 per cento della felicità è determinata dai nostri geni e dall'ambiente, il restante 40 per cento dipende da noi. La formula ha sedotto anche un altro psicologo famoso,Philip Zimbardo, che l'ha ripresa nel suo libro The time paradox. Ed entrambi concordano che se tornare a nascere e ottenere nuovi geni è impossibile, si può invece lavorare su quel 40%. 
Come? La scienza suggerisce almeno 8 strade. 

1. TRASCORRETE (ALMENO) 20 MINUTI AL GIORNO ALL'APERTO
Secondo una serie di studi pubblicati nel 2010 dal Journal of Environmental Psychology, non solo aiuta a mantenere uno stato d'animo migliore ma addirittura migliorerebbe la memoria. A fare bene sono soprattutto la luce del sole, anche in un giorno nuvoloso, e l'aria fresca.

2. IMPEGNATEVI AD ESSERE FELICI
Ben due studi pubblicati dal Journal of Positive Psychology hanno confermato che quando le persone cercano attivamente di essere felici, migliorano il loro stato d'animo, sentendosi alla fine più felici di chi non lo fa. In uno dei due studi i partecipanti hanno ascoltato una gamma di brani musicali allegri nel corso di due settimane: coloro ai quali era stato chiesto di concentrarsi sulla loro felicità, hanno registrato un miglioramento dello stato d'animo rispetto a coloro ai quali era stato chiesto solo di concentrarsi sulla musica. 

3. SCOPRITE I VOSTRI PUNTI DI FORZA E IMPEGNATEVI A USARLI 
Il libro The Happiness Advantage di Shawn Achor, psicologo ad Harvard, riporta un esperimento su 577 volontari, invitati a scegliere uno dei loro punti di forza e a usarlo in un nuova modo ogni giorno per una settimana. Col risultato che alla fine si sentivano molto più felici e meno depressi rispetto al gruppo di controllo. Non è tutto: i vantaggi di questo modus vivendi duravano anche dopo la fine dell'esperimento: il loro livello di felicità è rimasto tale per un mese intero.

4. FATE ESERCIZIO REGOLARMENTE 
L'esercizio fisico in generale rilascia endorfine nel cervello, che migliorano il tono dell'umore. Se l'allenamento è regolare, il moto positivo dell'animo si estende anche ai giorni in cui non ci si allena. Lo conferma una ricerca dell'Università di Bristol secondo cui "Nei giorni di allenamento, l'umore delle persone migliora significativamente dopo l'esercizio e rimane lo stesso nelle successive giornate di riposo. Con l'eccezione del senso di calma che si perde poco dopo". 

 

5. DATE UN SIGNIFICATO ALLA VITA
I ricercatori della Tohoku University in Giappone hanno realizzato uno studio di sette anni su oltre 43.000 adulti di età tra 40 e i 79 anni chiedendo loro se avevano ikigai (un termine giapponese che sta per "senso della vita"), e poi hanno monitorato il loro stato di salute. Il 95 per cento degli intervistati che riferivano di avere dato un significato alla propria vita erano vivi sette anni dopo l'indagine iniziale contro circa l'83 per cento di coloro che non avevano segnalato alcun buon motivo per vivere. La mancanza di ikigai, secondo i ricercatori, sarebbe in particolare associata con la morte a causa di malattie cardiovascolari.

6. PASSATE DEL TEMPO CON LE PERSONE FELICI... O CON I LORO AMICI
Secondo uno studio pubblicato in Statistics in Medicine e condotto presso la Harvard University e la University of California, la felicità è contagiosa. I ricercatori hanno scoperto che quando una persona diventa felice, un amico che le vive vicino ha una probabilità del 25 per cento in più di diventarlo anche lui. Il coniuge della persona felice ha un 8 per cento maggiore probabilità di felicità, e i vicini di casa hanno una probabilità del 34 per cento. Ma c'è di più: i ricercatori hanno condotto una revisione di altri studi precedenti, scoprendo che certe relazioni sono maggiormente interessate da felicità, in ossequio a una teoria chiamata la "teoria del contagio sociale" o dei "tre gradi di influenza": quando una persona è felice, l'effetto può diffondersi per tre gradi, fino agli amici degli amici.

7. COLTIVATE RELAZIONI SOCIALI FORTI
Se si dispone di pochi amici intimi, una grande e amorevole famiglia, o di forti legami con la comunità, si è più felici. Tra i numerosi studi che lo confermano, ce n'è uno dello psicologo Shawn Achor compiuto tra 1.600 studenti di Harvard che ha dimostrato che il sostegno sociale è motivo di felicità e conta più di fattori come il reddito familiare, i punteggi universitari, l'età, il sesso o l'etnia di appartenenza. 

8. OCCUPATEVI DEGLI ALTRI 
Le persone che passano del tempo ogni mese ad aiutare gli altri (sia che si tratti di animali, di altre persone o dell'ambiente) sono più felici. Una ricerca della dottoressa Suzanne Richards dell'Università di Exeter Medical School, nel Regno Unito, ha esaminato 40 studi degli ultimi 20 anni sul legame tra volontariato e salute, rilevando che il volontariato è associato con meno casi di depressione, maggiore benessere e una riduzione del 22 per cento del rischio di morte.

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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 07:47

Moderni studi scientifici hanno confermato e ampliato le scoperte della medicina tradizionale cinese, ovvero che il fungo Cordyceps presenta una moltitudine di benefici per la salute ed è in grado di curare una vasta gamma di malattie e disturbi.

Un vero e proprio super-alimento
Sin dagli albori delle prassi di guarigione degli sciamani, risalenti a oltre 50.000 anni fa, l’umanità è alla ricerca di ingredienti guaritivi allo scopo di preparare la panacea definitiva – una cura universale. Fra gli ingredienti più ricercati vi era il Cordyceps, una sostanza venerata a un punto tale che nell’antica Cina il suo uso era riservato esclusivamente alla famiglia reale. Le analisi chimiche hanno dimostrato che le sue presunte straordinarie proprietà sono molto più che frutto di superstizione o semplice folclore.
Il Cordyceps sinensis è una nuova generazione di fungo attualmente utilizzato dall’industria farmaceutica, nonché come integratore dietetico dai consumatori maggiormente informati che sono alla ricerca di alternative ai trattamenti più convenzionali per cancro, AIDS e una vasta gamma di altri problemi di salute e connessi al sistema immunitario.
LA FDA (Food and Drug Administration, ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico, ndt) considera il Cordyceps un “alimento”, peraltro classificato come “generalmente riconosciuto come sicuro” (GRAS). Ricercatori in numero sempre crescente ora lo considerano un “super-alimento” includibile in quasi ogni regime dietetico. Per quale motivo, dunque, tali funghi ‘riscoperti’ vengono ora considerati alla stregua di super-alimenti?
Questi funghi medicinali sono estremamente ricchi tanto di beta-glucani, riconosciuti di ausilio nelle terapie contro il cancro, quanto di polisaccaridi; questi ultimi sono lunghe catene di zuccheri con all’interno numerose sezioni di ossigeno e, quando scomposti dall’organismo, le molecole di ossigeno vengono rilasciate e assorbite a livello cellulare. Sappiamo che il cancro in tutte le sue forme non è in grado di sussistere in un ambiente ricco di ossigeno e che, privo di adeguati livelli di ossigeno, l’organismo si ritrova a precipitare in stati degenerativi che favoriscono cancro, cardiopatie, disordini immunitari e diabete, e che inoltre consentono a numerose malattie virali quali epatite C, morbo di Lyme e altre di attecchire.

La chiave è come somministrare ossigeno all’organismo a livello cellulare. Questa schiera di funghi medicinali comprende rinomati prodotti quali Reishi, Maitake e Agaricus, ricchi di beta-glucani nonché note fonti di ossigeno. La lista continua a crescere, con studi clinici che attualmente includono oltre settanta diverse specie di funghi, la più interessante delle quali è il Cordyceps sinensis, che cresce in Tibet a circa 16.000 piedi (4.877 metri) di altitudine.
Il Cordyceps sinensis incrementa di quasi il ventotto per cento i livelli di ATP (adenosina trifosfato) nell’organismo. L’ATP costituisce la fonte di energia del corpo – la batteria dell’organismo, per così dire – ed è necessaria per tutti i processi enzimatici. Si ritiene inoltre che l’ATP sia il ‘luogo’ in cui si verificano i processi di fusione fredda (“gas di Brown”) a livello molecolare. Sebbene il concetto di fusione fredda a livello molecolare non sia l’argomento del presente articolo, è mia opinione che essa sia la radice degli scambi di energia biologica, il che verrà trattato in scritti di prossima realizzazione. Il solo impatto sullo stato energetico renderebbe questo fungo un vero super-alimento, nondimeno vi è altro da tenere in considerazione.
Quello che rende il Cordyceps importante nel trattamento del cancro è il fatto che contiene beta-glucani e polisaccaridi. Quando gli zuccheri si scompongono, le numerose molecole di ossigeno vengono rilasciate a livello cellulare, con il risultato che i materiali cancerosi presenti vengono immediatamente distrutti. La cordicepina, uno dei composti bersaglio (nucleosidi), inibisce il meccanismo di riparazione del DNA ed è probabilmente responsabile dei suoi effetti antivirali (HIV).

Chimiche a spettro intero
Al giorno d’oggi nel campo dei funghi medicinali regna molta confusione per quanto concerne quale forma di prodotto fungino sia la migliore da impiegare. Vari componenti del fungo sono stati utilizzati come composti separati. Il responsabile delle proprietà del fungo è il corpo fruttifero, il micelio o un estratto standardizzato in base a un qualche specifico composto? Tale questione non è così ovvia come potrebbe sembrare.

Corpo fruttifero. Si tratta del fungo che si vede spuntare dal terreno, la parte che produce le spore implicata nella riproduzione; sostanzialmente il corpo fruttifero equivale al fiore di una pianta. Il corpo fruttifero si forma soltanto in risposta a una qualche sollecitazione dell’ambiente.
Micelio. Si tratta della forma di crescita dell’organismo al di sotto del terreno, dove avvengono tutti i processi della vita: crescita, nutrimento, competizione per la vita e alcune forme di riproduzione.
Brodo di coltura. Nei prodotti fungini coltivati il processo di crescita del micelio può essere indotto o tramite fermentazione all’interno di una vasca piena di “brodo” liquido, oppure su un solido substrato di qualche materiale presente nelle condizioni di crescita naturali.
Per la produzione di numerosi farmaci e integratori ricavati dai funghi, i composti non vengono estratti dal micelio, bensì dal brodo in cui quest’ultimo viene coltivato.
Ad esempio, dal fungo Shiitake si ricavano vari prodotti farmaceutici: la lentinina dal corpo fruttifero; LEM dal micelio e KS-2 dal brodo di coltura residuo, un composto extracellulare.
L’estrazione della lentinina dai funghi Shiitake è un processo chimico alquanto semplice. Ma che dire di un altro composto presente nel Shiitake, denominato eritadenina?
Tale composto è di ausilio nel trattamento di livelli elevati di colesterolo, mentre la lentinina viene utilizzata nel trattamento del cancro.
Se si estraggono composti del Shiitake impiegando acqua calda e quindi alcol per far precipitare la frazione dei polisaccaridi, la lentinina risulta concentrata e il prodotto derivante risulta a sua volta efficace nel trattamento del cancro e per la stimolazione del sistema immunitario. Ad ogni modo, con tale procedimento va persa l’eritadenina e l’estratto non manifesta alcun effetto sul colesterolo del sangue.
Di conseguenza, anche se un prodotto derivato dallo Shiitake grezzo presenta una grande efficacia nel trattamento del colesterolo alto, l’“estratto standardizzato” attualmente disponibile risulta inutile a tale scopo.
Qual è, dunque, il prodotto di maggior pregio: lo Shiitake grezzo a spettro intero oppure l’estratto standardizzato? La risposta è nessuno dei due o entrambi; in realtà dipende da quel che ci si propone di ottenere con l’integratore.
Per un generico utilizzo di integratori a scopo di mantenimento della salute, il prodotto migliore è quello che presenta la massima efficacia per una vasta gamma di condizioni. In questo esempio, ha molto più senso impiegare un intero spettro di prodotti – il corpo fruttifero, il micelio e il brodo.
La precisione teutonica ha inaugurato la concezione di estratti standardizzati, tuttavia ora stiamo iniziando a comprendere che le chimiche miste rivestono un ruolo più importante rispetto all’efficacia del modo in cui chimiche non correlate potrebbero determinare risultati specifici. Si tratta di una forma complessa non ancora compresa appieno, che comunque produce esiti clinici non conseguibili con estratti standardizzati.
Nel complesso i funghi medicinali vengono utilizzati in forma di estratti per i loro potentissimi ed efficacissimi prodotti e ricette, che tuttavia sono estratti assai specifici e mirati, realizzati per il particolare scopo di concentrare specifici composti. Inoltre, è proprio in virtù del fatto che questi composti chimici vengono prodotti in forma di estratti che all’industria farmaceutica è consentito detenerne i brevetti. Gli alimenti naturali non sono brevettabili.
Nei funghi medicinali sono presenti due categorie di composti bioattivi:
1. i polisaccaridi, che comprendono la maggior parte dei composti medicinali, sono solubili in acqua calda ma non in alcol; la ben nota azione immunostimolante dei funghi attiene a tale classe di composti. Se si è alla ricerca di un’azione di immunomodulazione, allora non vanno usati estratti all’alcol, in quanto risulteranno inefficaci;
2. i nucleosidi, altra classe di composti, sono solubili in solventi non polari quali alcol ed esano. In genere, rispetto ai polisaccaridi, tali composti hanno minore dimensione molecolare e risultano più specifici nella loro azione. Nucleosidi, deossinucleosidi e la maggior parte dei nostri antibiotici e antimicrobici rientrano in questa categoria.

Benefici per la salute e studi clinici
Le proprietà medicinali del Cordycepssono ragguardevoli. Nella medicina tradizionale cinese l’impiego principale del Cordyceps ha riguardato il trattamento dell’asma e altre affezioni bronchiali. Ora la moderna ricerca avvalora l’efficacia di questi antichi utilizzi.
Gran parte di quanto si sa in Occidente a proposito del Cordycepssinensis è merito dell’opera del Dr. Georges Halpern, medico e professore emerito presso l’Università di Hong Kong, nonché autore di svariati libri concernenti il Cordyceps.
Uno dei punti culminanti della ricerca moderna è stato la scoperta di nuovi antibiotici presenti nel fungo, uno dei quali, la cordicepina, è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato, o stanno sviluppando, resistenza ad altri più comuni antibiotici (come la penicillina, un prodotto fungino!).
Il Cordyceps risulta particolarmente efficace contro tubercolosi, lebbra e leucemia umana, così come rilevato in numerosi test condotti in Cina, Giappone e altrove.
Di seguito sono delineati alcuni ulteriori benefici del Cordyceps per la salute.

Incrementa la resistenza fisica
La più nota azione medica del Cordyceps sinensis concerne l’incremento della capacità di resistenza fisica. Nel 1993, la Chinese National Games sottopose questo fungo all’attenzione delle autorità sportive internazionali. Un gruppo composto da nove atlete, le quali avevano assunto il Cordyceps, polverizzò nove record mondiali.
Vi sono stati molti rapporti a riguardo di strabilianti miglioramenti della performance in vari sport dovuti all’assunzione di Cordyceps, e persino colloqui volti a bandire il Cordycepsdall’ambito delle discipline sportive in quanto potrebbe conferire un iniquo vantaggio a coloro che hanno la possibilità di procurarselo!
Nel complesso gli atleti professionisti che ne fanno uso ora sono poco propensi ad ammetterlo, in virtù dell’eventualità che qualche autorità sportiva ne renda illecito l’impiego; per converso, il Comitato Olimpico canadese ha adottato una posizione ufficiale sulCordyceps, stabilendo che nel contesto delle competizioni a livello professionale il suo uso è consentito.
La ricerca clinica ha dimostrato che l’impiego del Cordyceps aumentava la bioenergia cellulare – ATP (adenosina trifosfato) – sino a una misura pari al cinquantacinque per cento. Sono stati segnalati un’accresciuta sintesi dell’ATP e un più rapido recupero di energia. A quanto pare il Cordyceps migliora il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficace l’utilizzazione dell’ossigeno. Tali proprietà potrebbero rendere conto del generale potenziamento fisico, della resistenza supplementare e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli individui che assumono il Cordyceps.

Migliora la funzione respiratoria
Vari studi scientifici hanno dimostrato i benefici indotti dal Cordyceps sinensis nell’alleviare i sintomi di varie malattie respiratorie fra cui asma e bronchite cronica.

Incrementa l’assorbimento dell’ossigeno
In uno studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su trenta volontari in età avanzata, il Cordyceps ha dimostrato di migliorare in modo rilevante la quantità massima di ossigeno che i soggetti riuscivano ad assimilare.
Studi cinesi su malattie cardiovascolari hanno indicato che estratti di etanolo dai miceli delCordyceps e soluzioni di fermentazione del Cordyceps determinavano una modifica dell’azione biologica che consentiva un aumento sino al quaranta per cento dell’assorbimento di ossigeno cellulare. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato l’effetto di questi composti nel mitigare patologie polmonari ostruttive croniche.

Migliora la funzione cardiaca
Numerosi studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmia cardiaca e infarto cronico.

Contribuisce a mantenere livelli di colesterolo salutari
Quattro studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha contribuito ad abbassare del 10-21 per cento il colesterolo totale e del 9-26 per cento i trigliceridi (grassi neutri), contribuendo al contempo a elevare del 27-30 per cento il colesterolo (“buono”) HDL.

Migliora le funzioni epatiche
Il Cordyceps sinensis ha dimostrato di migliorare le funzioni epatiche nonché di essere di ausilio in caso di cirrosi, epatite cronica e sub-cronica, nonché patologie epatiche correlate, più diffuse di quanto comunemente ritenuto.
Il fegato è il filtro vivente dell’organismo, ripulisce dalle impurità il sangue e altri fluidi. Senza un fegato funzionante non si sopravvive e men che meno si gode di un buono stato di salute.
Prove cliniche con integrazione di Cordyceps, implicanti trentatré pazienti affetti da epatite B e otto pazienti affetti da cirrosi epatica, hanno evidenziato un miglioramento pari al 71.9 per cento nel test di torbidità del timolo e del 78.6 per cento nel test SGPT; trattasi di test enzimatici indicanti cambiamenti nelle funzioni epatiche.

Migliora le patologie renali
Uno studio cinese ha dimostrato un miglioramento pari al 51 per cento dell’insufficienza renale cronica dopo un solo mese di integrazione dietetica di Cordyceps.

Riduce le dimensioni dei tumori
In Cina e in Giappone si sono condotti vari studi clinici su malati di cancro, impiegando una dose terapeutica di 6.0 grammi di Cordyceps al giorno.
In uno studio effettuato con cinquanta pazienti affetti da cancro polmonare cui, in concomitanza con la chemioterapia, era stato somministrato Cordyceps, nel quarantasei per cento dei casi le dimensioni dei tumori si sono ridotte. Uno studio implicante malati di cancro affetti da vari tipi di tumore ha rilevato che l’estratto di Cordyceps sinensis (6.0 grammi al giorno per oltre due mesi) ha migliorato i sintomi soggettivi nella maggior parte dei pazienti; nella metà dei casi i conteggi dei globuli bianchi si sono mantenuti stabili e le dimensioni dei tumori si sono ridotte in modo rilevante.
In Giappone alcuni ricercatori hanno riportato che nei soggetti affetti da cancro il Cordycepsincrementa la reattività generale del sistema immunitario. Per giungere a tale scoperta, costoro hanno iniettato per via sottocutanea ad alcuni topi cellule cancerose (linfoma) e quindi somministrato per via orale Cordyceps; tale prassi ha comportato una riduzione delle dimensioni del tumore e prolungato la vita. Negli studi in questione il Cordyceps ha inoltre migliorato la risposta degli anticorpi.

Incrementa l’immunità e la produzione di cellule-T
Si è riscontrato che il Cordyceps sinensis accresce l’attività della cellula “killer naturale” (NK), incrementando in tal modo la produzione delle cellule-T che a sua volta determina una ampliata massa muscolare; il vigore muscolare risulta potenziato con la produzione di giovani cellule sane.
Il Cordyceps ricarica con efficacia la schiera protettiva di cellule NK. La capacità dell’organismo di contrastare le infezioni e i tumori dipende dalla disponibilità di cellule NK, essenziali in quanto prima linea di difesa per il mantenimento del meccanismo di protezione dell’organismo, comunemente noto come sistema immunitario.
Vari studi scientifici riguardanti il Cordyceps si sono concentrati in modo particolare sulle cellule NK e sull’effetto che il Cordyceps ha su di esse quando correlate alla formazione del cancro. Uno studio in vitro ha dimostrato che il Cordyceps accresce in modo rilevante l’attività delle cellule NK tanto negli individui sani quanto nei soggetti affetti da leucemia.
Secondo uno studio cinese, pubblicato sul Chinese Journal of Integrated Traditional and Western Medicine, il Cordyceps naturale ha accresciuto l’attività delle cellule NK del 74 per cento in soggetti comuni e del 400 per cento in pazienti affetti da leucemia. Analoghi progressi dell’attività delle cellule NK sono risultati in casi di estesi melanomi.

Coadiuva i sintomi dell’invecchiamento
Ricerche ciniche in studi controllati hanno rivelato che pazienti anziani soggetti ad affaticamento e sintomi connessi alla senilità, dopo aver utilizzato Cordyceps per trenta giorni hanno riportato conforto a tali problemi. I sintomi di affaticamento si sono ridotti del 92 per cento, quelli di percezione di freddo dell’89 per cento e quelli di vertigine dell’83 per cento. Pazienti affetti da problemi respiratori si sono sentiti fisicamente più vigorosi e alcuni soggetti sono riusciti a percorrere a piccole falcate sino a 600 piedi (183 metri).

Protegge dai danni provocati dai radicali liberi
Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha svolto una funzione protettiva rispetto ai danni provocati dai radicali liberi e ha presentato poderose proprietà antiossidanti.

Contribuisce a lenire l’affaticamento degli arti inferiori
Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha migliorato il flusso del sangue nell’organismo rilassando i muscoli lisci dei vasi sanguigni e consentendo loro di espandersi, aumentando inoltre la funzionalità di cuore e polmoni.
Di conseguenza il Cordyceps previene o riduce la contrazione dei vasi sanguigni che interferisce con l’afflusso di sangue agli arti inferiori – principale causa dell’affaticamento delle gambe.

Migliora la funzione sessuale
Tre distinti studi cinesi a doppio cieco controllati con placebo condotti su oltre duecento maschi adulti con “ridotta libido e altri problemi sessuali” hanno prodotto esiti ragguardevolmente analoghi. Al termine del periodo sperimentale, rispetto al 24 per cento del gruppo del placebo, in media il 64 per cento degli utilizzatori di Cordyceps ha riportato un miglioramento significativo.
In un altro studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su ventuno donne in età avanzata con problemi analoghi, rispetto a nessuna del gruppo di controllo, dopo l’impiego di Cordyceps il 90 per cento delle utilizzatrici del fungo ha riportato miglioramenti delle  rispettive condizioni.
Il Cordyceps ha dimostrato di ottimizzare la libido e la qualità della vita di donne e uomini, di contrastare l’infertilità e di accrescere il conteggio e la sopravvivenza degli spermatozoi. Studi clinici implicanti 189 pazienti di ambo i sessi con libido e desiderio ridotti hanno evidenziato un miglioramento delle condizioni nel 66 per cento dei casi.
Uno studio a doppio cieco condotto dall’Institute of Materia Medica di Pechino ha evidenziato un aumento del desiderio e della libido femminili pari all’86 per cento. La prova concreta più drastica è derivata da uno studio sulla fertilità comprendente 22 maschi, il quale ha dimostrato che dopo otto settimane di assunzione di Cordyceps il conteggio degli spermatozoi è aumentato del 33 per cento, l’incidenza di relative malformazioni è diminuita del 29 per cento e il loro tasso di sopravvivenza è aumentato del 79 per cento.

Inverte l’HIV
In uno studio condotto nel 2004 in Ghana, a 3.000 individui affetti da HIV in fase iniziale è stato somministrato un preparato il cui ingrediente principale era il Cordyceps sinensis. Al di là delle più rosee aspettative, al termine dei sei mesi tutti i 3.000 soggetti non manifestavano “alcuna presenza di HIV nel sangue”.

Funzione immune, risposta anti-cancro e riparazione del DNA
Ormai è assodato da tempo che i composti di beta-glucano presenti in numerose specie di funghi elevano in modo rilevante la funzione immune. Tale classe di composti è la classe di medicinali anticancro maggiormente prescritta a livello mondiale; esempi in tal senso sono i farmaci lentinina, PSK e grifolan. 
Oltre alla ben nota modulazione immune innescata dai composti dei polisaccaridi, nella risposta antitumorale del Cordyceps sinensis vi sono riscontri di un altro meccanismo in gioco, connesso alla struttura di almeno alcuni dei nucleosidi alterati presenti nel Cordyceps, esemplificati dal composto della cordicepina (3’-deossiadenosina); si tratta di una molecola quasi identica alla normale adenosina, eccetto per il fatto che è priva di un atomo di ossigeno sulla porzione di ribosio della molecola alla posizione 3’.
La stessa mancanza di ossigeno 3’ è riscontrabile in altri composti del Cordyceps, quali la dideossiadenosina. Si ritiene che la mancanza di ossigeno in questa particolare posizione sia importante secondo una modalità assai specifica. La struttura del DNA dipende da tale ossigeno per creare il legame fra nucleosidi adiacenti, legame fra le posizioni 3’ e 5’ sulle porzioni di ribosio dei nucleosidi, a formare di fatto la “struttura a scala” che tiene assieme il DNA.
Nella replicazione di qualsiasi cellula, la prima fase consiste nella separazione della molecola del DNA nel mezzo, come l’apertura di una cerniera, fra le coppie di nucleosidi complementari. 
La fase successiva è l’inserimento, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento, i quali formano i legami di idrogeno fra coppie di complemento e i legami zuccheri-fosfato fra le posizioni 3’ e 5’ sul bordo esterno della molecola, ovvero la porzione di ribosio.
La sintesi delle nuove molecole di DNA procede con l’inserimento in successione, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento nella molecola di DNA in nuova formazione sino a quando l’originario trefolo di DNA non viene replicato due volte, ciascuno dei trefoli è l’esatta copia dell’originale e forma il codice genetico per una nuova generazione di cellule. Tale sintesi prosegue con l’inserimento di ciascun nuovo nucleoside, a meno che non venga introdotta una molecola di 3’-deossiadenosina (cordicepina).
Quando questo accade, in quella vitale posizione non vi è ossigeno per formare il legame 3’-5’, quindi la replicazione della nuova molecola di DNA si interrompe, la cellula non può continuare a dividersi né si forma alcuna nuova cellula (nelle normali cellule dei mammiferi tale inserzione di adenosina deossigenata riveste scarsa importanza, in quanto le cellule sane dispongono di un insito meccanismo di riparazione del DNA).
Quando si verificano errori di questo genere, il nucleoside alterato (cordicepina) viene rimosso dalla serie di nucleosidi e viene inserito un nuovo segmento di adenosina. Ad ogni modo, proprio per la loro natura le cellule cancerose hanno perso questo meccanismo di riparazione del DNA. (Se riuscissero a correggere i loro errori del DNA non sarebbero cellule del cancro.)
La maggior parte dei batteri e tutti i virus (compreso il virus dell’immunodeficienza umana HIV) sono privi di tale meccanismo di riparazione del DNA.
Quando osserviamo la velocità secondo la quale le cellule del cancro si riproducono, risulta chiaro il modo in cui tale meccanismo potrebbe esercitare una significativa risposta antitumorale. Ad esempio, una normale cellula sana di tessuto del seno ha una vita media di dieci giorni, al cui termine si riproduce e si forma una nuova cellula. Le cellule del cancro, però, si moltiplicano a una velocità assai superiore rispetto a quelle sane, mediamente ogni venti minuti. Questo significa che le cellule del cancro del seno si riproducono all’incirca 750 volte più rapidamente rispetto al tessuto sano circostante. Se la cordicepina fosse ugualmente tossica per entrambi i tipi di cellule, ucciderebbe le cellule del cancro 750 volte più rapidamente di quelle sane ma, dato il meccanismo di riparazione del DNA di queste ultime, la cordicepina non sembra interferire con la loro replicazione, e la velocità di uccisione delle cellule tumorali risulta di fatto assai superiore al rapporto 750:1.
Lo stesso tipo di meccanismo di interruzione del DNA è inoltre responsabile degli effetti antitumorali di alcuni altri agenti chemioterapici. Questo medesimo meccanismo di inibizione della sintesi del DNA è probabilmente il meccanismo responsabile degli effetti antivirali riscontrati con la cordicepina.

Conclusione
​La più nota azione medicinale delCordyceps sinensis è l’incremento della resistenza fisica. La cordicepina è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato resistenza ad altri antibiotici. Il Cordyceps ha dimostrato di migliorare il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficiente l’utilizzo dell’ossigeno.
Numerosi studi hanno evidenziato i benefici apportati dal Cordyceps sinensis nell’ambito dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmie cardiache e infarto cronico.
Quattro eccellenti studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel contribuire ad abbassare il colesterolo totale e i trigliceridi, nonché ad aumentare il colesterolo HDL (“buono”).
Studi clinici su pazienti di ambo i sessi affetti da libido compromessa hanno evidenziato rilevanti miglioramenti dei sintomi. La prova fisica più drastica è giunta da uno studio sulla fertilità maschile, il quale ha indicato che, dopo otto settimane di assunzione, l’integrazione di Cordyceps ha aumentato notevolmente il conteggio dello sperma, diminuendone le malformazioni e migliorandone il tasso di sopravvivenza.
Tali proprietà e altre ancora potrebbero rendere conto del potenziamento fisico generale, della accresciuta resistenza, delle caratteristiche di incremento della libido e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli esseri umani in concomitanza con l’impiego di Cordyceps sinensis.
Studi condotti in tutto il mondo hanno dimostrato che questo modesto fungo dispensa benefici potenzialmente ancor più vivificanti di quanto dichiarato. Si tratta di un super-alimento che sta appena iniziando a farsi conoscere nella letteratura medica occidentale.
Anche la riduzione di questo materiale fungino attivo a dimensioni nanoparticellari promette assai bene, laddove si sta conducendo ulteriore lavoro di ricerca che potrebbe sfociare in ulteriori farmaci brevettati.
Ancor più importante, l’intero spettro di composti presente nel corpo fruttifero, nel micelio e nel brodo della sostanza allo stato naturale continua a dimostrare, ancora una volta, che l’antico sapere soddisfa la verifica della scienza moderna.  ∞


L’autore:

 

Richard Alan Miller, fisico ed erborista nonché esperto di coltivazione e commercializzazione di prodotti della botanica, è autore di svariati documenti e libri concernenti metafisica, parapsicologia e agricoltura alternativa. I suoi articoli pubblicati su NEXUS, scritti assieme a Iona Miller, comprendono “HAARP, la minaccia planetaria” (nr. 45), “Le risonanze di Schumann e la psicobiologia umana” (nr. 48) e “DNA, dall’elica all’ologramma” (nr. 50). L’articolo pubblicato in questo numero è un estratto dal primo capitolo del suo libro Power Tools for the 21st Century, pubblicato da Earthpulse Press (http://www.earthpulse.com).
Richard Alan Miller può essere contattato via email presso rick@nwbotanicals.org

 

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19 luglio 2014 6 19 /07 /luglio /2014 15:48

cancro alla prostata

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Journal del National Cancer a Gennaio 2008 , 68 (1) :11-9  da Craig Stellpflug , ricercatore che si occupa del cancro  e  specialista di nutrizione , la radice di zenzero è una cura miracolosa per il cancro alla prostata che rappresenta uno dei tumori più diffusi e trattati.   Si stima che circa il  40 per cento di tutti gli uomini di età di 50 anni può sviluppare il cancro alla prostata, spesso  senza nemmeno sapere di essere affetto dalla malattia. Sempre secondo lo scienziato il cancro alla prostata non uccide fino a quando non si è sottoposti a   a screening per  poi essere trattati con Big Pharma protocolli. Lo scienziato sostiene che poi le cose prendono una brutta piega ed il tumore benigno a crescita lenta, si trasforma in genere in assassino. I numeri per il cancro alla prostata raddoppiano dell’ 80 per cento negli  uomini di età di 80 anni. Secondo   Craig Stellpflug il business della vendita di trattamenti contro il cancro rappresenta soprattutto un vantaggio finanziario e una cash cow. La prostata dell’uomo si allarga naturalmente con l’età. Più grande diventa, maggiore è la possibilità che alcune delle cellule della prostata diventano cancerose. Ciò è dovuto, secondo lo scienziato,  principalmente a diete altamente infiammatorie ricche di glutine che causano il cancro, ad  OGM, zuccheri e additivi chimici in combinazione con i nostri stili di vita sedentari. La US Preventive Services Task Force di quest’anno ha scoperto che gli esami del sangue PSA sono troppo inaffidabili e danno risultati positivi  falsi nell’ 80 per cento dei casi e che su  1.000 uomini  sottoposti a screening solo uno rischia la morte per cancro alla prostata – ma questo non è il peggio. Molti uomini rischiano l’ impotenza, incontinenza, attacchi di cuore e anche la morte ca causa di un trattamento di tumori molto piccoli che non li avrebbe in primo luogo uccisi.

 

Lo zenzero cura miracolosa

Il British Journal of Nutrition ha pubblicato i risultati di uno studio americano di recente in un estratto sullo  zenzero (Zingiber officinale). La sostanza ha  in realtà ucciso cellule umane di cancro alla prostata , mentre le cellule sane  della prostata non sono state attaccate. I risultati sono stati verificati con una dose giornaliera di 100 mg di estratto di zenzero per kg di peso corporeo . In otto settimane, l’estratto di zenzero ha ridotto la crescita del tumore della prostata della metà. I ricercatori hanno stimato che 100 grammi di zenzero fresco, mangiato tutti i giorni può offrire gli stessi risultati. Lo zenzero ha proprietà anti-infiammatorie, antiossidanti ed effetti antiproliferativi  sul tumore. Tutto questo rende lo zenzero un promettente agente chemio preventivo. Estratto di zenzero intero induce la morte ed  effetti di inibizione in un ampio spettro di cellule tumorali interrompendo la progressione  del ciclo cellulare del cancro e  la sua riproduzione, modulando l’apoptosi. Ma la cosa più importante è che  lo zenzero non ha alcuna tossicità in condizioni normali. Assunto per via orale può prevenire o alleviare la nausea derivante da chemioterapia o cinetosi. Non solo la radice di zenzero può curare il cancro , ma è un rimedio naturale per mal d’auto, nausea, indigestione, flatulenza, coliche, sindrome del colon irritabile, perdita di appetito, brividi, cattiva circolazione, crampi mestruali, dispepsia, bruciore di stomaco, indigestione e molti altri problemi 

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19 luglio 2014 6 19 /07 /luglio /2014 13:09

 

 

 

 

 

http://www.aots.sanita.fvg.it/aots/InfoCMS/RepositPubbl/table34/39/Allegati/sva.pdf

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