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12 ottobre 2015 1 12 /10 /ottobre /2015 17:11
medicina e filosofia cinese nel corso dei millenni.

medicina e filosofia cinese nel corso dei millenni.

Nella Medicina Tradizionale Cinese tutti i fenomeni della natura sono regolati da forze opposte ma allo stesso tempo complementari: lo Yin e lo Yang.

L'equilibrio fra due forze genera lo stato di salute, mentre il sopravvento di una rispetto all'altra crea lo squilibrio e la malattia.

  • Lo Yin è la forza che esprime contrazione, concentrazione, "materia", ed è identificabile con il freddo, il buio, il passivo e con ciò che definiamo, in sostanza, come "vuoto di energia".
  • Lo Yang è la forza che esprime espansione, dilatazione, "energia" ed è perciò identificabile con il calore, la luce, l'attivo e con ciò che indichiamo, nell'alterazione energetica di un suo eccesso, "pieno di energia".

Così in natura il cocomero, pieno d'acqua (Yin) cresciuto in fretta con azione rinfrescante è sicuramente più Yin rispetto ad una radice di ginseng, cresciuta lentamente, riscaldante, apportatrice di energia (Yang) a tutti gli organi.

Ugualmente la persona sempre stanca e triste, un pò depressa o in sovrappeso, freddolosa e che si muove poco sarà più Yin rispetto al soggetto "asciutto", dinamico, attivo, caloroso che esprime una valenza Yang.

Anche ciascun organo del corpo umano può attraversare certi periodi di cui è in pieno di energia (fase Yang) ed altri periodi in cui è in vuoto di energia (fase Yin).

Esempio: lo stomaco in pieno di energia darà sintomi di bruciore, calore, acidità e troverà sollievo se verrà rinfrescato e, pertanto, se verrà eliminato l'eccesso di calore con acqua di argilla e con cibi e piante ad azione rinfrescante.

Lo stomaco in vuoto di energia avrà, al contrario, difficoltà a digerire cibi e bevande, mostrerà segni di pesantezza, ristagno, tendenza alla ricerca di cibi e bevande calde, trovando sollievo, ad esempio con un thè caldo di zenzero o con la borsa d'acqua calda.

Riconosceremo quindi nell'ipertensione una manifestazione Yang e nell'ipotensione una Yin; saranno Yang i dolori reumatici acuti od i traumi acuti con senso di calore e che avranno necessità di impacchi freschi di argilla; al contrario saranno in una fase Yin i dolori reumatici cronici con articolazioni fredde, scarsa circolazione, difficoltà al movimento e che trarranno sollievo da impacchi caldi di zenzero.

(In estate avremo più facilmente manifestazioni Yang ed in inverno malattie da freddo: raffreddori, laringiti tipiche dello Yin).

I CINQUE ELEMENTI

La teoria dei 5 Movimenti energetici della Medicina Cinese si fonda su un sistema di corrispondenze che partendo dall'osservazione della natura ci permette di collegare aspetti del nostro organismo anche molto lontani ed apparentemente privi di legami fra loro.
Partendo dalla definizione delle diverse qualità dell'energia nelle diverse stagioni è possibile stabilire delle relazioni fra organi, tessuti, emozioni, funzioni fisiologiche, squilibri funzionali e aspetti costituzionali attraverso cui meglio comprendere cosa accade nel nostro corpo e quali possono essere le cause dei nostri squilibri.

Infatti sia nella natura che nel nostro organismo l'energia si mette in moto in Primavera (Legno), si espande in Estate (Fuoco) e si destruttura in Tarda Estate (Terra) poi rientra e prende forma in Autunno (Metallo) e arriva infine al suo massimo approfondimento in Inverno (Acqua). Allo stesso modo l'energia circola nell'organismo passando per tutti gli organi che sono rappresentati dai Cinque Movimenti (o Logge energetiche) e che corrisponderanno alle qualità espresse in quel momento. Se il nostro corpo sarà in sintonia con le energie della natura tutto andrà bene ma se tale armonia non sarà possibile potremmo soffrire di disturbi legati alle diverse funzioni degli organi corrispondenti.

All' elemento Legno che in medicina cinese corrisponde alla Primavera, appartengono il fegato, la cistifellea, i muscoli, i tendini e gli occhi.

Gli squilibri del fegato, della bile, dei muscoli, ma anche degli occhi dipendono da un vuoto o da un pieno dell'energia posseduta da questo elemento.
Tratteremo quindi il fegato o la vescicola biliare nel caso, ovviamente, di disturbi epatobiliari ed inoltre anche quando sono presenti dolori o spasmi muscolari, tendiniti ma anche congiuntiviti ed orzaioli. Dipende dal Legno il sentimento della collera. Il sapore che riequilibria questo elemento è l'acido e la caratteristica climatica è il vento.

  • All' elemento Fuoco (l'Estate) appartengono il cuore, le arterie, l'intestino tenue e l'orecchio interno. Il sentimento è la gioia; il sapore è l'amaro e il clima è il caldo.
  • Tutte le patologie di questi organi andranno trattate riequilibrando lo Yin e lo Yang di questo elemento.
  • All' elemento Terra (la tarda Estate) appartengono lo stomaco, la milza, il pancreas.
  • Il sentimento è la preoccupazione, il rimuginare. Il sapore che riequilibira l'elemento Terra è il dolce e il clima è l'umido.
  • All' elemento Metallo (Autunno) appartengono il polmone, il naso, il grosso intestino (colon), la pelle e i peli. Il sentimento è la tristezzae il clima è il secco. Così molte problematiche della pelle e squilibri intestinali andranno trattati agendo sull'elemento Metallo.
  • All' elemento Acqua (Inverno) appartengono i reni, la vescica, l'apparato genitale, le ossa, i denti, i nervi e il sistema immunitario. Il sapore che riequilibria è il salato e il sentimento è la paura.

L'energia circola dalla loggia del Legno a quella del Fuoco, dalla loggia del Fuoco a quella della Terra e così via fino a ritornare al al Legno. Il Legno "nutre" il Fuoco, ne è la madre e porta energia a questo elemento che a sua volta nutrirà la Terra. Se il Legno, per esempio, è in pieno di energia (Yang), la indirizzerà al Fuoco e quindi oltre ai sintomi propri legati al fegato Yang avremo sintomi tipici del Fuoco come tachicardia, ipertensione, insonnia etc.; lo stesso vale per gli altri elementi.

Se invece il Legno è in vuoto di energia non nutrirà il Fuoco e avremo sintomi da vuoto del Fuoco come ipotensione, stanchezza etc.

Così può capitare che l'eccesso di catarro che abbiamo in inverno ai polmoni (elemento Metallo) possa essere risolto se trattiamo la madre cioè la Terra, che l'elemento che controlla le mucosità.

Questa qui descritta è la prima legge ovvero è il ciclo di circolarità e di nutrimento dei Cinque elementi, in questo ciclo ogni elemento nutre quello successivo.

La seconda legge è quella del controllo , ovvero il Legno controlla la Terra, il Fuoco controlla il Metallo, la Terra controlla l'Acqua e via dicendo.

Cosa vogliono significare queste leggi ?

In pratica, ad esempio, un eccesso di energia (Pieno - Yang) del Legno farà sì che l'energia in parte salga al Fuoco e da questo alla Terra che si infiammerà. Il legno che controlla la Terra bloccherà l'energia della Terra stessa e avremo così bruciori, gastrite e spasmi allo stomaco (Legge del controllo).

Se invece il Legno è in vuoto verranno accentuate la pesantezza di stomaco, la digestione lenta, la sonnolenza dopo i pasti.

Ecco perchè fra i sintomi di un Legno in pieno possiamo trovare anche tachicardia, ipertensione, gastrite. ulcera gastro-duodenale che non appartengono propriamente al Legno, ma sia al Fuoco che alla Terra. Quanto qui descritto come esempio per il Legno varrà anche per gli altri Quattro Elementi.

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2 luglio 2015 4 02 /07 /luglio /2015 20:34
Disciplina orientale indiana come ottenere il meglio dell'energia vitale del corpo umano

Disciplina orientale indiana come ottenere il meglio dell'energia vitale del corpo umano

Sono sette. Potrebbe trattarsi tanto dei nani di Biancaneve, quanto dei samurai di Kurosawa o dei peccati capitali, ma è dei chakra che stiamo parlando. I sette chakra possono essere paragonati ai trasformatori elettrici: raccolgono l'energia che scorre nel corpo, la lavorano e la trasformano, per poi ridistribuirla di nuovo

Nelle tradizioni orientali, il corpo umano è composto da molti livelli di energia, sia fisici che “sottili”. Nei testi sacri buddhisti ricorre il concetto per cui noi siamo creature con un corpo fisico - che usiamo per correre camminare, mangiare, stare al mondo -, ma la nostra esistenza non si esaurisce in questa evidente fisicità.

Abbiamo anche un corpo sottile chiamato “corpo di vajra” (vajrakõya), regolato da flussi di energia sottiledistribuiti lungo canali (nadi) e dentro centri energetici (chakra). L'energia che si accumula nei chakra ci consente di avere un'attività intellettuale, emotiva e spirituale.

Aprire un chakra significa attivare il tipo di energia che si può sprigionare dal singolo centro. La meditazione, l'ascolto dell'altro, la vita stessa, le scelte che ci mette davanti, sono tutte vie attraverso cui un chakra può aprirsi. Esiste anche una tecnica che consiste nel concentrarsi sul singolo chakra e visualizzare il colore associato; a ogni simbolo che identifica un chakra corrisponde infatti una tonalità cromatica precisa.

Quando sono sviluppati bene, i chakra rilasciano energia che diventa potere creativo, piacere sessuale, potenziamento delle proprie doti naturali. Scopriamo il significato di ciascun chakra, leggendolo in chiave sia individuale che spirituale.

Vuoi saperne di più sui 7 chakra principali?
Scopriamo, uno per uno, i sette chakra

1° chakra, muladhara o “chakra della radice”
Posizione: nella parte inferiore del bacino, tra coccige e pube
Colore: rosso
Significato: è la stabilità psichica nelle diverse situazioni della vita, la capacità di governare gli istinti; poiché ha solo un polo, tende ad essere un po' più grande degli altri chakra. È il chakra con cui vengono assorbite le energie della Terra e scaricate le tensioni eccedenti mediante l'atto sessuale.

2° chakra, svadhistana o “chakra splenico”
Posizione: metà inferiore del ventre
Colore: arancio
Significato: è il piacere, la gioia di vivere, la sessualità espressa al massimo delle sue potenzialità.

3° chakra: manipura o “chakra del plesso solare”
Posizione: metà superiore del ventre
Colore: giallo
Significato: è la capacità di agire energicamente, la volontà, l'autostima e l'autonomia personale. In senso spirituale è l'essenza attiva di cui siamo stati dotati.

4° chakra, anahata o “chakra del cuore”
Posizione: zona pettorale del corpo
Colore: verde
Significato: è la capacità di amare emotivamente, provare cioè un sentimento che non parte tanto dalla mente, quanto dal cuore. Occorre ricordare che, nella tradizione yoga, amore e ascolto sono in stretta relazione; spiritualmente parlando, hanno la stessa valenza.

5° chakra, vishuddha o “chakra della gola”
Posizione: nella metà inferiore del collo e a livello delle clavicole
Colore: azzurro
Significato: è la creatività, la comunicazione, la spiccata percezione estetica. I bravi artisti, musicisti e altri servitori dell’arte sono persone nelle quali il vishuddha è ben sviluppato. In senso spirituale, infatti, rappresenta la connessione con l'altrove, l'essere in comunicazione con dimensioni che superano l'umano.

6° chakra, adjnia o “chakra del terzo occhio”
Posizione: grande chakra che si trova al centro della fronte
Colore: indaco
Significato: è la mente tattica, razionale. In senso spirituale è il terzo occhio, come qualità della persona è la fiducia in se stessi.

7° chakra, sahasrara o “chakra della corona”
Posizione: sopra il cranio
Colore: viola
Significato: è la capacità spiccata di pensare strategicamente, cioè abbracciare la situazione con il pensiero; in senso spirituale è la comunione con il Divino, in senso individuale è l'autorealizzazione.

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17 dicembre 2014 3 17 /12 /dicembre /2014 10:03

benigniCapita, una volta ogni milione di giorni, di poter pronunciare con aria solenne la seguente frase ad effetto:

«Questo programma resterà nella storia della televisione».

Anzi:

Storia andrebbe scritto con la esse maiuscola, perché ciò che ha fatto su Raiuno Roberto Benigni con i suoi "Dieci comandamenti" merita ogni sottolineatura possibile.

Non solo, sia chiaro, da parte coloro che si presentano come credenti, perché al di là del titolo e dello svolgimento effettivo, questo monologo ha guardato agli uomini più che a Dio.

Nel senso che la presenza divina, in quella Bibbia che Benigni ha definito «il racconto più bello di tutti i tempi, anche perché l'autore del libro è anche l'autore di tutti i lettori», è la cartina di tornasole dell'immensa bellezza umana, sporcata poi nel tempo dall'altra nota caratteristica umana:

la fragilità.

Ecco dunque che Benigni, fino a ieri ex comico irresistibile, ex premio Oscar, ex giovane sovvertitore ormai in fase di tromboneggiamento, è partito dal suo grande passato per farsi piccolo, e umile, e gigante al tempo stesso nell'afferrare l'ispirazione.

Sì, esattamente:

ispirazione, per una volta, e non aspirazione a qualcosa.

Lo scarto forte e secco che l'artista ha invocato nel suo osanna al verbo divino, dove parole e suoni hanno assunto il sapore dolce e forte della consolazione, e della constatazione corale di quanto l'arte sappia baciare l'assoluto.

Poco importa l'inizio inutile della serata, le ovvie battute su Roma mafiona e tutto il resto del gigioneggiare introducendo il tema.

Una volta sgombrato il campo - volutamente spoglio, fatto di legno e luci di povertà francescana - la favella Benigna ha luccicato e fatto luccicare.

«L'amore per la Bibbia», ha scandito l'artista, «non è un sentimento ma azione».

Che non è tanto per dire, ma la medicina urgente dei nostri mali attuali:

il farsi ora protagonisti di una resurrezione animata dall'altruismo.

Una tensione in bilico tra il mistico e l'ultraterreno che ha spinto l'artista, in surplace creativo, a investigare il cuore della desolazione in atto, e a decollare di rimbalzo per il primo comandamento («Non avrai altro Dio al di fuori di me») con un ritratto della nostra modestia;

quella mirata a inseguire i nostri idoli più squallidi, tra i quali in prima fila la venerazione di noi stessi.

Non correte, ha invocato il mattatore, adagiatevi nel settimo giorno a contemplare le belle cose che avete fatto negli altri sei.

Che è stato l'ennesimo suo gesto in "Questi dieci comandamenti", per riportare l'attenzione su di noi:

cronici idioti in un mondo stanco, ma anche in fondo germogli di una rinascita possibile.20141215_benigni_dieci_comandamenti_-_5

Che poi abbia parlato anche degli altri comandamenti, con stessa forza e candore, alla fine è un dettaglio.

Il vero brivido, a questo punto, la vera luce a prescindere in questo evento televisivo, è Roberto Benigni:

uomo fragile e per definizione fallace, ma artefice questa volta di un miracolo di poesia.

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20 novembre 2014 4 20 /11 /novembre /2014 17:17

Mauro Biglino è uno studioso della storia delle religioni, esperto di lingua ebraica, che la casa editrice a carattere religiosoEdizioni San Paolo aveva incaricato di tradurre la Bibbia dall’ebraico all’italiano.
Una collaborazione con le istituzioni cattoliche che si era interrotta quando Biglino aveva deciso di rendere pubblico – attraverso i suoi libri – il vero senso del testo biblico, un senso emerso dalle traduzioni che aveva eseguito.

Dal portale webearthaware.wordpress.com – Il clero dice spesso che certi passi della Bibbia non vanno letti “alla lettera”, ma vanno interpretati.
Ciò può essere ammesso per parabole, proverbi ed allegorie. Ma tale uso dell’interpretazione metaforica diviene abuso quando si estende indiscriminatamente fino a corrompere anche i frammenti della Bibbia che, specie nell’Antico Testamento, sono di puro taglio storico e cronachistico.
Se leggessimo la storia dell’umanità a ritroso, vedremmo i resoconti storici sfumare nell’indefinito e nel paradossale man mano che penetriamo in epoche antiche, fino al punto in cui la razionalità smette di accettare i fatti come sono presentati nei testi: in modo assolutamente arbitrario allora, decide che quella non è più storia ma mitologia.
Non può esserci distorsione più grande di questa quando ci confrontiamo con delle fonti antiche.

Lavorando secondo una rigorosa etica esegetica, Biglino ha portato alla luce i sorprendenti significati riportati da una delle fonti bibliche più antiche, il Codice Masoretico di Leningrado.
Il Codice di Leningrado è un manoscritto del testo masoretico (la versione ebraica della Bibbia in uso fra gli ebrei) realizzato su pergamena e risalente al 1008.
Il Codice Masoretico è già vocalizzato, sono scritte sia le vocali che le consonanti, mentre altri codici originali riportano il testo biblico per sole consonanti ed obbligano il traduttore a dover supporre ed inserire le vocali che lui ritiene siano più confacenti ad ottenere un significato plausibile, ma soggettivo.
Le vocali del Codice di Leningrado furono inserite alla sua stesura, più di mille anni fa e quindi Biglino si è limitato alla traduzione letterale di un testo già fatto e finito.

Siamo stati creati da esseri venuti dallo spazio che ci hanno manipolato geneticamente: questa storia è narrata e confermata anche nella Bibbia, pur se le traduzioni italiane successive ne hanno molto edulcorato il senso.
Per Mauro Biglino gli Elohim della Bibbia sono proprio gli Anunnaki sumerici, sotto un’altra denominazione.
Ecco un riepilogo schematico dei punti salienti del contenuto biblico originale:

  • Esiste un creatore dell’Universo e degli esseri, ma questo creatore non è lo Jahvé della Bibbia;
  • Colui che nella Bibbia è denominato Jahvè è uno degli Elohim venuti dallo spazio, un essere in carne ed ossa che parla e cammina;
  • Jahvè era un essere molto bramoso di possedere oro;
  • Gli esseri umani sono stati creati con un innesto genetico del DNA dei nostri creatori Elohim;
  • I nostri creatori viaggiavano su macchine volanti, le loro astronavi, i “carri di fuoco”;
  • C’era un rapporto diretto tra gli Elohim e la Sumeria, la terra dei guardiani delle macchine volanti;
  • I giganti esistevano effettivamente e si sono accoppiati con gli uomini;
  • La spropositata età dei patriarchi umani come Matusalemme era reale e dovuta al continuo innesto genetico da parte degli Elohim, poi cessato;
  • Gli Angeli citati nell’Antico Testamento sono esseri in carne ed ossa e non corrispondono agli esseri spiritualmente disincarnati delle dimensioni superiori oggi noti come “gerarchie angeliche”;
  • I Dieci Comandamenti scritti sulla pietra non sono quelli che ci sono stati tramandati;
  • Sodoma e Gomorra furono distrutte da una battaglia con armi aliene non convenzionali;
  • e molto altro ancora…
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22 aprile 2013 1 22 /04 /aprile /2013 10:09

 

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http://www.mammaebambino.it/come-trasmettere-la-fede-ai-bambini-173227.html- inserire nel browser..

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1 marzo 2013 5 01 /03 /marzo /2013 18:26
Hessel, scomparso nella notte fra il 26 e il 27 febbraio, è stato "uno che ha fatto la storia", invece di subire gli eventi. Tanto da diventare una sorta di santo laico dei diritti civili, quelli conquistati con le idee e l'esempio. Ebreo tedesco che si oppose al nazismo, emigrò in Francia. Evase due volte dai campi di concentramento. Partecipò alla direzione della resistenza francese e poi, nel 1948, lavorò alla redazione della Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo. Con un pensiero sempre positivo, perché convinto, sulla scia di filosofi come Hegel, che la storia, pur fra alti e bassi che richiedono il superamento di gravi contraddizioni, tende a fare emergere società migliori. E anche sulla scia di Sartre, secondo cui ciascuno di noi, senza delegare a figure divine o al paternalismo spesso dispotico dei governi, deve essere artefice del proprio destino, prendendosi le proprie responsabilità.

indignazione-azione-cambiamento...

Hessel riconosce che oggi, nel mondo globalizzato, la complessità rende difficile individuare gli oggetti della nostra indignazione, che "una volta" erano molto più chiari e diretti. Per esempio, con la lotta al nazismo o al colonialismo. Tuttavia basta guardarsi intorno per mettere in moto anche oggi il meccanismo virtuoso di indignazione-azione-cambiamento. Non bisogna nascondersi dietro pensieri come "ma che ci posso fare io", "le cose vanno così e sono più grandi di me". 
 
Ecco alcuni semplici motivi per indignarsi, secondo Hessel. Il primo è l'immensa distanza tra i molto poveri e i troppo ricchi, che non cessa di aumentare; i molto poveri nel mondo guadagnano appena due dollari al giorno; non si può lasciare che questa forbice si allarghi ancora e questa sola constatazione deve suscitare un impegno.
 
Un secondo motivo riguarda la violazione dei diritti universali dell'uomo. Non solo per cause violente, ma anche per quelle più diffusem che riguardano la sicurezza sociale. «Mi riferisco in particolare alla violazione dell'articolo 22 [della Dichiarazione dei diritti universali delluomo]», spiega Hessel nel suo Indignez-vous. «La sicurezza sociale è intesa a garantire a ogni uomo la soddisfazione dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità e al libero sviluppo della sua personalità, grazie allo sforzo nazionale e alla cooperazione internazionale.»
 
Un terzo, forte motivo di indignazione riguarda il popolo palestinese, costretto a vivere in una prigione a cielo aperto come la striscia di Gaza o a subire violenze come la cosiddetta "operazione piombo fuso". «Sono convinto che il futuro appartiene alla non-violenza, alla conciliazione tra culture differenti. È per questa via che l'umanità dovrà affrontare con successo la sua prossima tappa.»
 
Lo stato del pianeta in peggioramento è un'altra valida ragione per indignarsi: «Il pensiero produttivista, diffuso in occidente, ha trascinato il mondo in una crisi da cui occorre uscire abbandonando velocemente la concezione del sempre di più, nel campo finanziario così come nel campo delle scienze e delle tecnologie. È ormai tempo che i valori etici, di giustizia, di equilibrio duraturo diventino prevalenti. Perché rischi gravissimi ci minacciano e possono mettere un termine all'avventura umana su un pianeta che diventa inospitale». 
 
Per non sbagliare dobbiamo guardarci intorno alla luce dei diritti universali dell'uomo. «È indiscutibile», continua Hessel nel suo manifesto, «che importanti progressi sono stati fatti dal 1948 in poi: la decolonizzazione, la fine dell'apartheid e dell'impero sovietico, la caduta del Muro di Berlino. Invece, i primi dieci anni del XXI secolo sono stati una fase di arretramento. Questa involuzione io la spiego in parte con la presidenza americana di George Bush, l'11 settembre e le conseguenze disastrose che ne hanno tratto gli Stati Uniti, come l'intervento militare in Iraq. Abbiamo avuto questa grave crisi economica ma non abbiamo di contro avviato una nuova politica.
Il vertice di Copenaghen contro il riscaldamento climatico non ha permesso di iniziare una vera politica per la preservazione del pianeta. Siamo al limite, tra i disastri del primo decennio e le possibilità dei prossimi. Ma bisogna sperare, occorre sempre sperare. Il decennio precedente, quello degli anni '90, era stato motore di grande progresso.
Le Nazioni unite hanno saputo convocare conferenze come quella di Rio sull'ambiente, nel 1992; quella di Pechino sulle donne, nel 1995; nel settembre 2000, su iniziativa del segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan, i 191 paesi membri hanno adottato la dichiarazione sugli Otto obiettivi del millennio per lo sviluppo, con cui si impegnano a dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015. È mio grande dispiacere che né Obama né I'Unione europea si siano ancora espressi riguardo al loro apporto a una fase costruttiva, basata sui valori fondamentali.» 
 
Come conclude l'anziano combattente per la libertà e i diritti il suo appello a indignarsi? «Ricordando ancora ciò che l'8 marzo 2004, in occasione del sessantesimo anniversario del Programma del Consiglio nazionale della Resistenza, noi veterani dei movimenti di Resistenza e delle forze combattenti della Francia libera (1940-1944) dicevamo, che certo il nazismo è stato sconfitto, grazie al sacrificio dei nostri fratelli e sorelle della Resistenza e di intere nazioni unite contro la barbarie fascista. Ma questa minaccia non è sparita totalmente e la nostra irritazione contro l'ingiustizia è ancora intatta. No, questa minaccia non è sparita totalmente. Perciò, chiamiamoci sempre a una vera insurrezione pacifica contro i mezzi di comunicazione di massa che non propongono come orizzonte per la nostra gioventù altro che il consumo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l'amnesia generalizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti. A coloro che vivranno il 21° secolo, diciamo con il nostro affetto: creare è resistere, resistere è creare
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8 gennaio 2013 2 08 /01 /gennaio /2013 17:45

 

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La nave cartaginese con il suo possente rostro puntava dritta su di loro. I rematori della nave romana tiravano al massimo, per evitare lo scontro, ma il fianco della loro nave era già esposto. Sul ponte i legionari avevano lo sguardo fisso. Ora i Cartaginesi non erano più ombre indistinte, ma uomini dalla pelle scura con elmi di cuoio. Un tonfo, un “crack” prolungato, una violenta cascata salata e i Romani affondarono. 

Senza sapere che, morti loro, la battaglia sarebbe stata vinta. Senza immaginare che, senza quella vittoria su Cartagine, la storia sarebbe stata diversa. 

La loro infatti era solo una delle navi romane affondate nella battaglia delle Egadi, al largo di Trapani, scontro navale che chiuse la Prima guerra punica segnando una svolta: da piccola potenza regionale, Roma sarebbe diventata una potenza globale, con mille anni di presenza militare, commerciale e culturale. 

Questa battaglia navale, la più grande a memoria d’uomo per numero di partecipanti, circa 200 mila, avvenne la mattina del 10 marzo del 241 a. C. 

 

Salto nel tempo. Oggi, a distanza di oltre duemila anni, se ne sono trovate le tracce. 

Lo scorso 24 agosto, in una ricerca coordinata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, due sub, Gian Michele Iaria e Stefano Ruia, su indicazioni di un Rov hanno recuperato alcuni elmi di quei legionari romani (le ossa non si sono conservate perché affioravano sul fondale). «Ne abbiamo visti spuntare due, poi, in un’area di soli 200 m2, a 75 metri di profondità, c’erano altri 10 elmi» spiega Ruia. «Si capiva che erano romani per la caratteristica punta a “pigna”. 

Non molto distante abbiamo rinvenuto un rostro romano, probabilmente della nave su cui erano imbarcati i soldati che portavano quegli elmi». Una delle prove che si tratta del luogo esatto in cui si svolse la battaglia delle Egadi, a nord-ovest dell’isola di Levanzo, come aveva ipotizzato l’archeologo Sebastiano Tusa. «La nostra ricerca ha avuto origine alcuni anni fa, quando un subacqueo recentemente scomparso, Vincenzo Paladino, mi raccontò del ritrovamento di circa 300 ceppi di ancore allineati lungo un fondale della costa orientale dell’isola di Levanzo» spiega Tusa, sovrintendente del Mae della Sicilia. «Consultammo gli scritti dello storico greco Polibio, che, a distanza di circa 70 anni, aveva ricostruito la battaglia nelle sue Storie: aveva raccontato come i Romani, guidati dal console Gaio Lutazio Catulo, attaccarono di sorpresa i Cartaginesi. Avevano teso un agguato nascondendosi dietro un promontorio di Levanzo e per la fretta di andare all’attacco avevano tagliato le cime delle ancore: proprio quelle ritrovate da Paladino». 

 

Collegamento riuscito. Le fonti storiche riferiscono che la flotta cartaginese era composta da 700 navi, adibite soprattutto al rifornimento e all’incremento delle truppe di terra di stanza sul monte Erice, in Sicilia, comandate da Amilcare Barca. «La Prima guerra punica» continua Tusa «come la Prima guerra mondiale, si stava trascinando da anni con scontri terrestri di posizione, sulle colline fra Trapani e Palermo, dove si avanzava solo di pochi chilometri. I Cartaginesi avevano allora armato una grande flotta, al comando dell’ammiraglio Annone, per portare altri rinforzi e farla finita». I Romani, però, dopo la sconfitta di Tunisi e sfortunati naufragi come quello di Camarina (255 a. C.), grazie a una sottoscrizione di cittadini, avevano armato 200 veloci quinqueremi. I

l comandante cartaginese Annone fece scalo per alcuni giorni a Marettimo (l’antica Hiera), nelle Egadi: all’alba del 10 marzo del 241, visto che il vento era favorevole (vento da ponente) salpò per puntare sulla costa della Sicilia. Ma i Romani, bene informati, fecero arrivare dai porti di Marsala (l’antica Lilibeo) e di Favignana 350 navi. 

 

Tecniche belliche. I Romani si posizionarono dietro la punta di Capogrosso, estremità settentrionale di Levanzo, in agguato. I Cartaginesi li videro quando già la flotta, in inferiorità numerica, ma meglio armata, puntava loro contro, creando grande scompiglio. L’attacco fu micidiale: alcune navi romane ruppero, con i rostri, le fiancate delle imbarcazioni cartaginesi affondandole. Altre si affiancarono alle navi nemiche rompendo tutti i remi di un lato, rendendole ingovernabili, per poi assaltarle con il “corvo”, una passerella arpionante su cui salivano i fanti. Catapulte lanciavano, come molotov, anfore incendiarie... Contributo Usa. Le ricerche subacquee, coordinate oltre che da Tusa da Stefano Zangara, dell’Ufficio progettazione delle ricerche in alto fondale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, sono iniziate nel 2006 con il determinante contributo della Rpm Nautical Foundation, una fondazione statunitense che ha messo a disposizione la nave Hercules, dotata delle più moderne strumentazioni per la ricerca subacquea. Finora hanno portato al ritrovamento di 6 rostri di navi affondate (dopo un primo prelevato illegalmente e sequestrato a un dentista di Trapani). Due sono cartaginesi, e uno reca la scritta in punico: “Possa Baal (principale divinità cartaginese, ndr) fare penetrare questo oggetto nella nave nemica”. Quattro rostri sono invece romani: portano iscrizioni latine che ne certificano la qualità. Infatti, all’epoca, c’era chi imbrogliava fornendo, per risparmiare, leghe di bronzo con quantità eccessiva di piombo. Il bronzo risultava così meno duro, diminuendo l’efficacia del rostro. Si tratta comunque di una scoperta sensazionale: finora al mondo erano stati ritrovati solo altri 4 rostri di quell’epoca. I Romani, inoltre, erano combattenti motivati: i rematori, con buona pace dei film di Hollywood, non erano schiavi, ma di solito uomini liberi addestrati. Fra i combattenti cartaginesi figuravano invece molti mercenari. E furono sconfitti nel giro di un paio d’ore.

 

Graziati dal vento. Il convoglio cartaginese era composto soprattutto da navi da trasporto (onerarie) per rifornire le truppe di terra in Sicilia, mentre le navi romane erano tutte da guerra. «Il resto della flotta dei Cartaginesi spiegò di nuovo le vele e si ritirò col favore del vento che, per fortuna, inaspettatamente era cambiato proprio nel momento del bisogno» racconta Polibio. Più di 2 mila anni dopo i ricercatori hanno trovato sul fondale 200 anfore. Sono di fattura greco-italica, in uso fra i Cartaginesi: forse le aveva gettate una delle navi in fuga per alleggerire il suo peso. 

Fallita la spedizione cartaginese, il comandante Barca, privo di rifornimenti, consegnò ai Romani i domini cartaginesi in Sicilia. L’ammiraglio cartaginese perdente, Annone, tornò in patria rimettendoci letteralmente la testa per la sconfitta. L’ammiraglio Lutazio, tornato a Roma, ricevette tutti gli onori. E costruì, a memoria dei posteri, un tempio i cui resti sono visibili tuttora a Roma in largo Argentina, di fronte al Teatro Valle.

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20 agosto 2012 1 20 /08 /agosto /2012 19:02

Già che ci siamo, buon Ferragosto a tutti! - Foto del lettore <a href="http://i.focus.it/Scheda_media.aspx?idc=2421816" target="_blank">casasicilia</a>

 

 

 

 

 

 

Il nome della ricorrenza deriva dal latino feriae Augusti (riposo di Augusto), in onore di Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, da cui prende il nome il mese di agosto. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti istituito dall’imperatore stesso nel 18 a. C., che traeva origine dalla tradizione dei Consualia, feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che, nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità. In tutto l’Impero si organizzavano feste e corse di cavalli, e gli animali da tiro, inutilizzati per i lavori nei campi, venivano adornati di fiori. Inoltre, era usanza che, in questi giorni, i contadini facessero gli auguri ai proprietari dei terreni, ricevendo in cambio una mancia.

Da festa pagana a festa cattolica
La ricorrenza fu assimilata dalla Chiesa cattolica: intorno al VII secolo, si iniziò a celebrare l’Assunzione di Maria, festività che fu fissata il 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione (riconosciuto come tale solo nel 1950) stabilisce che la Vergine Maria sia stata assunta, cioè accolta, in cielo sia con l’anima che con il corpo.

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13 luglio 2012 5 13 /07 /luglio /2012 18:14

Secondo il calendario dei Maya finisce il 20 dicembre 2012. Per molti, il giorno seguente, il 21, sarà la fine del mondo: delle peggiori. In più tempeste magnetiche, un misterioso pianeta, l'inversione dei poli... Che cosa c'è di vero in queste voci? Analizziamo queste previsioni.

Uxmal, Messico. Tra le rovine dell'antica civiltà Maya, la Piramide dell'Indovino. I Maya era abili astronomi.
Uxmal, Messico. Tra le rovine dell'antica civiltà Maya, la Piramide dell'Indovino. I Maya era abili astronomi.

Il 20 dicembre 2012. Per quel giorno non prendete appuntamenti. Non affannatevi per i regali di Natale. Tutto inutile. Quel giorno sarà l’ultimo. Poi il mondo finirà, in grande stile: eruzioni vulcaniche, tsunami, tempeste magnetiche, uragani devastanti, radiazioni dallo spazio, la comparsa di un fantomatico pianeta scateneranno l’apocalisse.
Questo è quanto prevedono centinaia di siti, qualche decina di libri, una serie di trasmissioni televisive che su questa profezia strabiliante hanno fatto valanghe di denaro e avvinto gli appassionati del mistero.  Ma è vero? Noi crediamo di no, ne siamo sicuri, e vorremmo smontare, una per una, tutte queste tesi.

Ma andiamo con ordine. Cosa c’è alla base della convinzione che nel 2012 il mondo finirà? Ecco i principali eventi prospettati, ma la rivista Focus li definisce tutte stupidaggini.


1. Il 20 dicembre 2012 si concluderà il ciclo del “lungo Computo” del calendario Maya. 
2. Il giorno successivo a tale data, ci sarà il solstizio d’inverno e il Sole si troverà in una rara posizione: allineato con il centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26mila anni.
3. Nel 2012, inoltre, l’attività solare avrà un picco e ci aspettano tempeste solari in grado di paralizzare la nostra società.
4. Il polo nord e il polo sud potrebbero invertirsi.
5. Il 21 dicembre 2012 un pianeta misterioso (pianeta X, o Nibiru) la cui orbita è al di là di Plutone si scontrerà con la Terra.
6. Il vulcano di Yellowstone negli USA erutterà nuovamente… con effetti catastrofici.
7. Alcuni scienziati russi hanno scoperto che il sistema solare è entrata in una nube spaziale che sta stimolando e destabilizzando il Sole e le atmosfere dei pianeti.

Ma non basta. I profeti di sventura aggiungono a tutte queste cause anche la lettura esoterica della Genesi  (il primo libro della Bibbia) e dello Yi Jing (il libro dei mutamenti dell'antica Cina). Passando, ovviamente, anche attraverso le profezie di Nostradamus e le piramidi di Giza.
Proviamo a capire se intorno a queste teorie di catastrofe c’è qualche aspetto di verità e scientificità o c’è soltanto un business molto remunerativo. 

 

Il primo punto: finisce il calendario Maya. Il popolo americano aveva sviluppato un’approfondita conoscenza della matematica (avevano il concetto dello zero) e dell’astronomia. Per misurare il tempo si servivano di 3 calendari. Il Tzolk’in, un calendario molto antico di tipo religioso, prevedeva 260 giorni; poi c’era un calendario stagionale, seguiva il sole e durava 365 giorni; infine c’era il calendario noto come ilLungo Computo. Durava 1.872.000 giorni (5.125 anni circa). È proprio questo che si chiuderà nel dicembre 2012.

C’è da preoccuparsi? 
«Per gli antichi Maya giungere al termine del ciclo rappresenta una grande festa» spiega Sandra Noble, direttrice della Fondazione per il progresso degli studi mesoamericani di Crystal River (Usa). Un po’ come succede per noi, che festeggiamo la fine e l’inizio dell’anno, senza pensare che sia la fine del mondo. Considerare la fine del Lungo Computo come la fine del mondo o un cambiamento cosmico «è un’invenzione e la possibilità per molti di guadagnare soldi» continua Noble.

Che cosa succederà? 
Non tutti i siti e libri dedicati al 2012 concordano su cosa debba succedere di preciso alla “fine” del calendario Maya: una fermata di 72 ore della rotazione della Terra, un’inversione dei poli magnetici terrestri, un conflitto nucleare, un’epidemia d’influenza, l’impatto di un asteroide, l’esplosione di una supernova oppure un più sobrio “cambiamento spirituale”. «Già questa varietà estrema di scenari dovrebbe far riflettere su quanto siano precise le previsioni di questi autori» spiega Paolo Attivissimo, esperto di bufale online. «Non possono avere ragione tutti quanti».

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2 luglio 2012 1 02 /07 /luglio /2012 12:35

L'ultima eretica si chiama Margaret A. Farley. È una suora statunitense, autrice del libro «Just Love. A Framework for Christian Sexual Ethics». L'ex Sant'Uffizio, la Congregazione per la dottrina della fede, diretta un tempo da Joseph Ratzinger e oggi affidata (il suo mandato finirà a breve) al cardinale William Joseph Levada, l'ha messa all'indice senza tuttavia comminarle alcuna sanzione. Ma la Notificazione - così si chiama il documento uscito dalle penne dei teologi in forza al Vaticano ­ basta e avanza per sconfessare pubblicamente un libro ritenuto «in diretto contrasto con la dottrina cattolica nell'ambito della morale sessuale».

MARGARET FARLEY E LA COPERTINA DEL SUO LIBRO JUST LOVE jpegMARGARET FARLEY E LA COPERTINA DEL SUO LIBRO JUST LOVE JPEG

Margaret A. Farley appartiene alle «Sisters of Mercy of the Americas» e per il Vaticano è soltanto l'ultima delle tante - tantissime ­suore ribelli risiedenti sul suolo nordamericano. Il suo scritto è «non conforme alla genuina teologia cattolica» in particolare quando parla di «atti e unioni omosessuali, masturbazione, indissolubilità del matrimonio, divorzio e seconde nozze».

Suor Farley punta il dito direttamente contro le gerarchie della Chiesa, colpevoli a suo dire di non adeguarsi alla contemporaneità. Le patchwork families - come le ama chiamare il primate di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn - e cioè le cosiddette famiglie ricostituite, dove si affiancano parentele e legami variegati e complessi (figli di lei o figli di lui, figli della nuova coppia...), sono una realtà.

Negli ultimi anni non sono pochi coloro che sono finiti sotto la lente indagatrice dell'ex Sant'Uffizio. Ratzinger, infatti, già «watchdog» della fede ai tempi di Giovanni Paolo II, ha dato disposizione a Levada di vigilare e di vigilare a dovere. E così è accaduto recentemente con altri religiosi. Tra questi l'indiano Anthony De Mello, il belga Jacques Dupuis, e lo spagnolo Jon Sobrino, esponente di spicco della teologia della liberazione.

 

Tra gli americani c'è ancora un nome che merita di essere annotato, quello di suor Elizabeth A. Johnson, ancora oggi, negli Stati Uniti, un caso editoriale. Nel 2007 è uscito il suo «In cerca del Dio vivente - Quest for the Living God» e ancora oggi il libro vende e fa parlare di sé. Suor Elizabeth insegna teologia sistematica nell'università dei gesuiti di New York, la Fordham University, nonostante la commissione dottrinale dell'episcopato americano presieduta dall'arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, l'abbia ampiamente censurata. Wuerl, in uno statement , ha spiegato che la preoccupazione prima dei vescovi della commissione dottrinale era di mettere sull'avviso «quegli studenti che leggendo questo libro possono essere indotti a pensare che questo sia anche l'insegnamento autentico della Chiesa».

PAPA RATZINGER BENEDETTO XVIPAPA RATZINGER BENEDETTO XVI

Perché sono almeno sette i punti sui quali le tesi di suor Elizabeth si distaccano dalla dottrina della Chiesa. A traballare sarebbero i dogmi della trinità di Dio e della creazione, a vantaggio di un'idea del divino immanente al mondo, molto imbevuta di scetticismo illuminista. Non solo. Suor Elizabeth negherebbe che Gesù Cristo sia l'unico salvatore di tutti, perché, a suo giudizio, solo la somma tra il cristianesimo, l'induismo, il buddismo, l'islam, eccetera consentirebbe di conoscere la verità di Dio.

 

Ma,a conti fatti,l'affondo del Vaticano più difficile da digerire per i gesuiti statunitensi resta quello mosso ormai sei anni fa contro l'ex direttore del settimanale America , Padre Thomas Reese. Un affondo che sanguina ancora oggi. Nel 2005 si dimise da America dopo sette anni di direzione. Tutti negli Stati Uniti scrissero che venne allontanato dal Vaticano per le prese di posizione della sua rivista troppo liberal, in particolare su temi come i matrimoni gay, i rapporti con l'islam, l'atteggiamento che i politici devono tenere sull'aborto. L'attrito di Reese con Roma nacque nel 2000, quando uscì il documento «Dominus Jesus» che ribadiva la visione del cattolicesimo come strada principale per la salvezza dell'uomo e la sua sostanziale supremazia per questo sulle altre religioni. Reese criticò il documento mettendosi contro l'allora cardinale Ratzinger.

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