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20 novembre 2016 7 20 /11 /novembre /2016 04:47
Qui i migliori consigli per una funzione primaria della vita: dormire bene!

Qui i migliori consigli per una funzione primaria della vita: dormire bene!

Dormire è un bisogno fisiologico primario, al quale non possiamo rinunciare, perché chi non dorme prima o poi si ammala e chi lo fa male, con letti e materassi inadeguati, molto probabilmente, andrà incontro a delle problematiche psico-fisiche.

Dormire bene è fondamentale, perché dormendo si recuperano le energie spese durante il giorno e spesso chi dorme male è predisposto alle più comuni malattie: depressione, stress, diminuzione della potenza sessuale, invecchiamento precoce, cardiopatie ed emicranie.

Durante il sonno si rilassano i muscoli, la colonna vertebrale, l'arco cervicale e tutti gli organi vitali del corpo umano e nelle varie fasi del sonno, si ha un'elevata produzione dell'ormone della crescita, vitale per la salute fisica, ed un aumento del flusso sanguigno verso il cervello, fondamentale per la salute mentale. Possiamo dire che chi dorme regolarmente, correttamente e per un numero di ore adeguate alle proprie esigenze fisiche è una persona sana sia fisicamente che mentalmente.

La durata del sonno non è uguale per tutti e non esiste un tempo ottimale, ogni individuo ha i suoi tempi.

L'importante è la qualità e non la quantità, ed il fabbisogno diminuisce con l'età:

  • Neonati: 15-20 h.
  • Bambini: 9-10 h.
  • Adulti: 6-8 h.
  • Anziani: 5-6 h.

Le Fasi del sonno sono:

  • Veglia
  • Sonno leggero
  • Sonno profondo
  • Sonno Effettivo
  • Sonno Rem

Durante il sonno il corpo umano rilascia dei liquidi, un materasso naturale ha una maggiore capacità di assorbimento e di evaporazione maggiore rispetto ad uno prodotto con materiali sintetici. Un materasso molto traspirante è l'ideale come termoregolatore del corpo, mantiene la giusta temperatura corporea sia in un ambiente molto caldo che molto freddo, su una superficie sana e asciutta. La base di appoggio ideale è una struttura rigida molto traspirante, che può essere formata da doghe in legno distanziate fisse o flessibili, la quale funge da sostegno per la spina dorsale, mentre il materasso accoglie le forme morbide del corpo.

Ogni persona si differenzia da un'altra, per età, altezza, peso e conformazione fisica, caratteristiche fisiologiche (allergie, artrosi e artriti ecc. ecc.), ognuno deve scegliere il materasso che più si adatta alle sue esigenze.

Il materasso ideale è quello che permette la migliore distensione del corpo, adattandosi alle forme del corpo senza comprimere nei punti più delicati, sostenendo la spina dorsale nella maniera più adeguata e naturale.

I Rivestimenti

Il rivestimento dei materassi è sfoderabile, per poter arieggiare l'interno del materasso. L'igiene è garantita anche dalla traspirazione continua attraverso i vari strati del materasso. Un letto in legno massello aumenta la traspirazione tra i vari elementi, dalle coperte alle lenzuola, dal materasso al letto, se tutti i materiali sono naturali e non contaminati da sostanze chimiche si crea nella camera da letto un habitat ideale e favorevole al miglior sonno.

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15 agosto 2016 1 15 /08 /agosto /2016 10:09
Pale eoliche sono brutte da vedere? Ecco la nuova idea per l'energia rinnovabile:L'Albero del Vento!

Pale eoliche sono brutte da vedere? Ecco la nuova idea per l'energia rinnovabile:L'Albero del Vento!

Imprenditori e ricercatori di ogni settore sono interessati allo sviluppo sostenibile, che con il tempo si trasforma in una priorità sempre più vitale per il pianeta e le sue risorse. Vengono creati così moltissimi prodotti innovativi ed elaborati progetti originali e avanguardisti. Uno di questi viene proposto da New Wind, una startup francese fondata daJèrôme Michaud-Larivière. Questa società ha realizzato un agile e simpatico sistema eolico che può essere inserito e impiantato in qualsiasi paesaggio, da quello cittadino a quello campestre. Il prototipo è stato impiantato nel comune Pleumeur-Bodou (Bretagna, nord-ovest della Francia). Uno è stato installato alla Cité des Télécoms a Lannion, sempre in Bretagna.

(L'Arbre à Vent - Credit foto: blog Microsoft / Claudio Colucci Design & J.F. Desroubaix)

Si chiama Arbre à Vent e ha la forma di un vero e proprio albero, con tanto di tronco e rami provvisti di foglie, che si comportano come tanti mini turbini. È alto otto metri, ha il busto in acciaio e cento foglie in plastica. I micro generatori garantiscono la produzione di energia per tutto l'anno, con una soglia di produzione ridotta e una velocità anche di 2m/s. Rispetto ai sistemi attuali che coprono 110-120 giorni, questo sistema assicura più di 320 giorni di energia.

Secondo l'ideatore con questo Albero eolico si potrebbe quasi mettere fine all'era dell'intermittenza. Il sistema funziona con tutti i tipi di vento, a 360 °, per cui sfrutta flussi d'aria anche minimi. La progettazione si ispira alla biomimetica e consente una perfetta integrazione in tutti i tipi di paesaggio, da quello rurale a quello naturale.

(L'Albero eolico artificiale in un contesto urbano - Credit Foto: consoGlobe)

È una tecnologia invisibile, nel senso che non vi sono cavi a vista poiché tutto è integrato nei rami e nei tronchi. Inoltre questa nuova tecnica, che punta sul funzionamento dell'asse verticale, elimina il rumore che veniva prodotto dalle turbine eoliche tradizionali.

L'Arbre à Vent sfrutta tutta l'energia cinetica grazie alla combinazione organica di microturbine. Sfruttando il movimento dell'aria è in grado anche di accumulare Watt. È stato costruito non solo per resistere alle tempeste (classe vento 3), ma anche per durare molto tempo, oltre i venticinque anni.

Il suo costo si aggira intorno ai 29.500 Euro e può produrre da 3500 kWh a 13.500 kWh in base al vento. La rete di connessione può essere realizzata sia attraverso un invertitore o direttamente, collegandolo al quadro principale degli edifici. L'Arbre à Vent ha un funzionamento tale per cui gli impianti operano tutti parallelamente al 100%, per cui la caduta di una foglia non compromette assolutamente le altre, garantendo in tal modo la produzione di energia. L'albero eolico non necessita di permessi per essere costruito e non si rischino perdite di linea.

(Arbre à Vent, chioma ravvicinata dell'albero artificale - Credit Foto: infotovoltaico)

L'artefice del progetto ha raccontato come è nata l'idea di questo Albero eolico, durante l'estate del 2011 in una giornata per altro senza vento. Fonte d'ispirazione sono state le foglie di un albero e la loro composizione organica. Osservandole, infatti, aveva avuto quasi l'impressione fossero mosse da una forza invisibile. Da lì è passato a immaginare come e quante foglie avrebbero potuto raccogliere energia. Il risultato della sua riflessione è stato l'Arbre à Vent.

Trovare investitori naturalment non è stato facile poiché inizialmente il progetto non era stato preso molto sul serio. Tuttavia, in seguito ha ricevuto tanto sostegno pubblico e finanziamenti. Ha commissionato a degli ingegneri la creazione di alcune foglie. Sebbene i primi risultati non fossero incoraggianti, la tenacia è stata premiata e il brevetto concretizzato L'azienda, avente sei dipendenti e diversi progetti molto avanzati nel campo dell'energia cinetica trasformata in energia elettrica, ha così ottenuto sempre più appoggio anche dall'innovativa azienda Young (JEI)

(L'Arbre a Vent potrebbe essere impiegato per ricaricare vetture elettriche - Credit foto: byreghs)

Per produrre energia elettrica dagli alberi fotovoltaici, che sfruttano la luce del sole (come l'eTree o lo Strawberry-trees), si è così è passati a quelli che sfruttano il vento, dalle raffiche alle minime brezze. L'Arbre à Vent dovrebbe contribuire a ridurre l'impatto ambientale, noto nelle turbine tradizionali, rispettando così il paesaggio. Il gruppo è speranzoso di mostrare le potenzialità dell'impianto che potrebbe al momento essere impiegato per illuminare i lampioni a LED e ricaricare i veicoli elettrici. Questo sistema potrebbe combinarsi con altri installazioni ecosostenibili (il fotovoltaico, il geotermico) contribuendo al sostentamento anche degli edifici. Michaud-Larivière intanto pensa a come poter sostituire le foglie di plastica con fibre naturali e creare radici ricoperte da moduli fotovoltaici, che possano anche generare energia geotermica.

8 agosto 2016 1 08 /08 /agosto /2016 15:56
L'autorevole Journal of Personality and Social Psychology, ha pubblicato un recente studio in proposito!

L'autorevole Journal of Personality and Social Psychology, ha pubblicato un recente studio in proposito!

Buone notizie per le coppie che desiderano mantenere a lungo nel tempo una reciproca attrazione sessuale.

Un nuovo studio sul desiderio, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, condotto su un centinaio di coppie per tre settimane da scienziati americani e israeliani, ha evidenziato di quanto l’attrazione sessuale verso il partner dipenda molto dai comportamenti di quest’ultimo al di fuori della camera da letto.

Nello specifico la ricerca ha dimostrato che l’attrazione sessuale verso il proprio compagno aumenti all’aumentare della profondità di comprensione emotiva ricevuta dal proprio partner.
Nel corso dello studio si è evidenziato infatti che più il partner è a conoscenza riguardo i bisogni emotivi del compagno e quanto più dimostra un elevato livello di comprensione verso il proprio coniuge e più l’altro percepisce di quanto il partner stia “investendo” in maniera profonda e duratura nel rapporto.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/03/sesso-equinozio-300x177.jpg

Questo è un fattore molto importante in un rapporto di coppia perché segnala che l’altro è sinceramente e profondamente interessato al nostro benessere a lungo termine e da qui nasce la reattività sessuale nei confronti del partner” spiega la dr.ssa Ilaria Sarmiento, psicologa, psicoterapeuta e counsellor a Firenze (in Via Pier Capponi 41, sito internet www.ilariasarmiento.it).

Il desiderio e l’intimità sessuale vivono e si alimentano all’aumentare dell’intimità emotiva: più c’è feeling e comprensione al di fuori della camera da letto e più aumenta l’attrazione sessuale. Da qui la conferma di quanto l’intimità e la comprensione emotiva siano il modo migliore per tenere viva la fiamma del desiderio nel corso di tutta la vita“ ha aggiunto la Dott.ssa Ilaria Sarmiento.

Insomma i partner più sensibili e più reattivi gli uni agli altri anche al di fuori della camera da letto sono più in grado di mantenere un reciproco desiderio sessuale a lungo nel tempo.

Lo studio ha infine evidenziato che tali benefici sono validi per entrambi i sessi ma che le donne sono risultate più reattive e, rispetto agli uomini, all’aumentare del feeling emozionale registrano più benefici nell’attrazione sessuale verso il proprio partner.

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2016/08/psicologia-uno-studio-rivela-mantenere-lattrazione-sessuale-viva-nel-tempo/726387/#DTerCSJIdo6cI1lK.99

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30 luglio 2016 6 30 /07 /luglio /2016 09:31
Corfù lo spettacolo mozzafiato del mare come non avete mai visto!

Corfù lo spettacolo mozzafiato del mare come non avete mai visto!

Cosmopolita, vivace, dal sapore aristocratico e ricca di storia, l’isola di Corfù nel 2007 è stata inclusa dall’Unesco nei siti patrimonio dell’Umanità. La sua storia è ricca di vicissitudini e passaggi di mano, come gran parte delle isole greche.

Fondata nel 700 a.C. con il nome di Corcira, la capitale fu dapprima una colonia di Corinto, quindi a causa della sua posizione strategica passò di mano in mano, prima controllata dai romani, quindi dal IV dai bizantini e dopo il XI sec. dai normanni di Roberto Guiscard. Per un breve periodo in mano a Genova, fu in seguito degli angioini, che nel 1402 cedettero l’isola a Venezia. Le vicende contemporanee di Corfù sono altrettanto complesse. Passata in mano ai francesi dopo il Trattato di Campoformio, l’isola fu in seguito protettorato del Regno Unito, sino al 1864 con il passaggio alla Grecia.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/CORFU-1-1-300x139.jpg

Nel 1923 Mussolini occupò l’isola per un breve periodo, cercando di annetterla all’Italia, ma l’operazione riuscì soltanto nel 1941, e Corfù fu teatro di cruente battaglie tra tedeschi ed italiani. La riannessione alla Grecia risale al 1944 e le tracce delle antiche dominazioni sono oramai poche sull’isola, devastate dagli scontri della Seconda Guerra Mondiale. Cosa visitare a Corfù? Le spettacolari lunghe spiagge di sabbia, le incredibili baie dove fare snorkeling, immersioni e altri sport acquatici.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/CORFU-300x139.jpg

Fondali bassi e sabbiosi, spiagge con sabbia fine e dorata, spiagge più soggette al vento, gite in barca immersi in scenari suggestivi e in una ricca vegetazione, mare calmo… Corfù è tutto questo e molto altro. Tra le spiagge da non perdere: Aghios Georgios, Barbati, Aghios Gordis, Kassiopi, Kalami, Sidari. Da non perdere Pandokratoras, il monte più alto, il cui nome significa “onnipotente”, raggiungendo la sua cima magari in primavera, tra sentieri e tappeti di fiori odorosi.Da visitare Benitses, villaggio di pescatori, la laguna di Korissia, abitata dai trampolieri, il palazzo di Achilleion, a sud della città di Corfù, costruito per l’imperatrice Elisabetta d’Austria a metà 800’ con dipinti e statue dedicate ad Achille, eroe della guerra di Troia.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/CORFU-2-300x150.jpg

Ed ancora, Gouvia col suo porto turistico, Dasia e Ipsos, Sidari e Paleokastritsa. Immancabile la visita alla città di Corfù, un dedalo di stradine acciottolate, piazze pittoresche e caffè tradizionali. Tra le tante cose da visitare nella città: il Palazzo Reale, costruito a picco sul mare dai governatori inglesi nei primi anni dell’800’; la città vecchia col suo fascino tipicamente veneziano, in particolare nel quartiere della Spianada dove si può ammirare la più bella piazza della Grecia; il Museo Archeologico, il Museo bizantino o Andivouniotissa. Da non perdere la Fortezza Vecchia e la Fortezza Nuova, la Piazza del Municipio o San Giacomo, la Chiesa di Agios Spiridona

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20 luglio 2016 3 20 /07 /luglio /2016 15:35
Una esperienza magica e unica, un viaggio nella storia antica da rabbrividire!

Una esperienza magica e unica, un viaggio nella storia antica da rabbrividire!

Magia, mitologia, misteri, maledizioni. L’isola di Dino, la più grande delle due isole della Calabria, sorge di fronte a Praia a Mare, in provincia di Cosenza. Chi ammira la fascia costiera calabrese dalla sua vetta, tra le primule di Palinuro, le piante rare, il mirto ed i rapaci, viene colpito da bellezza e terrore. Sentimenti che si sposano bene con le due principali teorie riguardanti il nome dell’isola, di origine chiaramente magnogreco.
C’è chi dice che derivi dal tempio (aedina) costruito dai naviganti in onore a Venere, in virtù del meraviglioso effetto che suscitano le acque del Tirreno battendo sulle sue pareti. C’è chi, invece, pensa che provenga dalla parola greca dine, ovvero tempesta, bufera, per le frequenti mareggiate che storicamente hanno sempre insidiato i pescatori.
Un dolce ossimoro, che si rivive visitando due tra le sue principali grotte marine, la grotta del Leone e la grotta Azzurra. Quest’ultima teatro dell’ultimo record realizzato dal campione del mondo di apnea Simone Arrigoni, durante la scorsa edizione dei Giochi del Mare, che è riuscito ad attraversarla tra mille difficoltà con un mare proibitivo a causa della risacca e delle correnti.
L’isola di Dino è stata teatro di battaglie, assalti ed incursioni. Basta una veloce panoramica per comprendere quanto la sua posizione fosse strategica per monitorare le minacce dei pirati, così come dimostra la torre per gli avvistamenti, di origine normanna, costruita sul frontone.
Potrebbe essere il naturale set per un remake di “Cast Away”, la straordinaria pellicola in cui il naufrago Tom Hanks si ritrova a trascorrere quattro anni su un’isola deserta e, dopo la disperazione dei primi periodi ed il ricorrente pensiero di farla finita, riesce a sopravvivere ed a trovare il modo di tornare a casa. Solo uno, tra i mille pensieri suscitati dall’isola.
Negli anni 60 questo splendido sito di 50 ettari, con altitudine massima di 100 metri, venne notato dall’avvocato Gianni Agnelli che, immaginando di poterlo rendere una perla turistica internazionale, lo acquistò per 50 milioni di lire. Vennero costruiti un pontile di attracco con la parte alta, oltre che villette, boungalow e ristoranti. Negli anni l’isola di Dino passò a varie società e, nel frattempo, venne dichiarata “sito di interesse comunitario”.
Oggi l’amministrazione di questo splendido luogo è passata all’Isola di Dino Club di Matteo Cassiano, giovanissimo imprenditore praiese, animato da passione e amore per sua terra, che ne è diventato amministratore unico ed ha avviato, da zero, un percorso per la sua valorizzazione. “Il mio obiettivo è quello di dare nuova linfa all’isola di Dino e renderla uno dei vessilli della Calabria – afferma Matteo Cassiano – per la sua storia, per la sua bellezza, per ciò cha ha rappresentato e per le potenzialità ancora inespresse che la contraddistinguono. Ho avviato un percorso che, in primis, faccia conoscere questa realtà a tutti i calabresi, a quelli che vivono nella regione ed a chi risiede all’estero”. Il ventottenne calabrese ha un sogno molto ambizioso: “Credo si possano creare le condizioni, passo dopo passo, lavorando negli anni, per rendere l’isola di Dino un fiore all’occhiello del turismo mondiale. Il mio auspicio – conclude Cassiano – è di essere accompagnato in questo percorso da tutti i miei corregionali”.

Published by lalchimista - in Viaggiare scoperte
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20 luglio 2016 3 20 /07 /luglio /2016 15:35

Magia, mitologia, misteri, maledizioni. L’isola di Dino, la più grande delle due isole della Calabria, sorge di fronte a Praia a Mare, in provincia di Cosenza. Chi ammira la fascia costiera calabrese dalla sua vetta, tra le primule di Palinuro, le piante rare, il mirto ed i rapaci, viene colpito da bellezza e terrore. Sentimenti che si sposano bene con le due principali teorie riguardanti il nome dell’isola, di origine chiaramente magnogreco.
C’è chi dice che derivi dal tempio (aedina) costruito dai naviganti in onore a Venere, in virtù del meraviglioso effetto che suscitano le acque del Tirreno battendo sulle sue pareti. C’è chi, invece, pensa che provenga dalla parola greca dine, ovvero tempesta, bufera, per le frequenti mareggiate che storicamente hanno sempre insidiato i pescatori.
Un dolce ossimoro, che si rivive visitando due tra le sue principali grotte marine, la grotta del Leone e la grotta Azzurra. Quest’ultima teatro dell’ultimo record realizzato dal campione del mondo di apnea Simone Arrigoni, durante la scorsa edizione dei Giochi del Mare, che è riuscito ad attraversarla tra mille difficoltà con un mare proibitivo a causa della risacca e delle correnti.
L’isola di Dino è stata teatro di battaglie, assalti ed incursioni. Basta una veloce panoramica per comprendere quanto la sua posizione fosse strategica per monitorare le minacce dei pirati, così come dimostra la torre per gli avvistamenti, di origine normanna, costruita sul frontone.
Potrebbe essere il naturale set per un remake di “Cast Away”, la straordinaria pellicola in cui il naufrago Tom Hanks si ritrova a trascorrere quattro anni su un’isola deserta e, dopo la disperazione dei primi periodi ed il ricorrente pensiero di farla finita, riesce a sopravvivere ed a trovare il modo di tornare a casa. Solo uno, tra i mille pensieri suscitati dall’isola.
Negli anni 60 questo splendido sito di 50 ettari, con altitudine massima di 100 metri, venne notato dall’avvocato Gianni Agnelli che, immaginando di poterlo rendere una perla turistica internazionale, lo acquistò per 50 milioni di lire. Vennero costruiti un pontile di attracco con la parte alta, oltre che villette, boungalow e ristoranti. Negli anni l’isola di Dino passò a varie società e, nel frattempo, venne dichiarata “sito di interesse comunitario”.
Oggi l’amministrazione di questo splendido luogo è passata all’Isola di Dino Club di Matteo Cassiano, giovanissimo imprenditore praiese, animato da passione e amore per sua terra, che ne è diventato amministratore unico ed ha avviato, da zero, un percorso per la sua valorizzazione. “Il mio obiettivo è quello di dare nuova linfa all’isola di Dino e renderla uno dei vessilli della Calabria – afferma Matteo Cassiano – per la sua storia, per la sua bellezza, per ciò cha ha rappresentato e per le potenzialità ancora inespresse che la contraddistinguono. Ho avviato un percorso che, in primis, faccia conoscere questa realtà a tutti i calabresi, a quelli che vivono nella regione ed a chi risiede all’estero”. Il ventottenne calabrese ha un sogno molto ambizioso: “Credo si possano creare le condizioni, passo dopo passo, lavorando negli anni, per rendere l’isola di Dino un fiore all’occhiello del turismo mondiale. Il mio auspicio – conclude Cassiano – è di essere accompagnato in questo percorso da tutti i miei corregionali”.

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13 luglio 2016 3 13 /07 /luglio /2016 15:34
Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!
Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!

Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!

Il gelso è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, diffusa in tutto il mondo i cui frutti, chiamati more di gelso, godono di innumerevoli proprietà benefiche. Utilizzati da tempo immemore per l’allevamento del baco da seta, che va ghiotto delle sue foglie, esportati in Europa intorno al 1500 d.C. e largamente diffusi sino all’affermarsi delle fibre sintetiche.

Mentre a corteccia della radice viene impiegata per il suo efficace effetto lassativo e ha proprietà tenifughe, fungendo da coadiuvante nell’allontanamento del verme solitario dall’ intestino, il succo viene adoperato per fare gargarismi in presenza di mal di gola, infezioni respiratorie e tosse, oltre ad essere considerato una bevanda particolarmente dissetante. Le more di gelso sono un prezioso scrigno ricco di antiossidanti, contrastando i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare, grazie agli antociani sono antitumorali, rappresentano un valido aiuto naturale contro l’anemia per il loro alto contenuto di ferro.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/GELSI-300x263.jpg

Ma le loro proprietà non sono finite: fluidificano il sangue, apportando benefici alla circolazione sanguigna e prevenendo le malattie cardiovascolari; rafforzano il sistema immunitario, proteggono la retina dagli effetti nocivi dei raggi UVA tramite la zeaxantina.

Ricche di fibre, facilitano la digestione, evitano la formazione di gas intestinali, combattono la stitichezza, regolano i livelli di colesterolo cattivo in eccesso, Inoltre hanno proprietà ipoglicemizzanti, combattono l’ipertensione e donano un senso di sazietà.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/GELSI-3-300x199.jpg

Ottimi integratori naturali di sali minerali, le more sono un frutto perfetto per la stagione estiva, ideali per chi pratica sport e per chi ha bisogno di reintegrare i liquidi persi col sudore. In ambito cosmetico, la polpa viene impiegata contro le pelli secche, mentre il succo lo si usa in lozioni idratanti. Come consumare le more di gelso? Perfette da sole, fresche, o come complemento acidulo per le macedonie. Essendo estremamente versatili, si prestano alla preparazione di gustose marmellate da utilizzare d’inverno, mentre essiccate, possono essere aggiunte al muesli per la colazione, nello yogurt, come tocco speciale per biscotti e torte o per donare un tocco di originalità alle insalate.

9 luglio 2016 6 09 /07 /luglio /2016 10:37
Ecco la nuova idea realizzata di fattoria galleggiante.Sarà il futuro degli allevamenti?

Ecco la nuova idea realizzata di fattoria galleggiante.Sarà il futuro degli allevamenti?

E' cominciata a Rotterdam, in Olanda, la costruzione della prima fattoria galleggiante "animal friendly". A lavori ultimati, entro fine anno, ospiterà 40 mucche che potranno produrre circa 1200 litri di latte al giorno. La produzione sarà circolare: comprenderà cicli di sostanze nutritive, acqua ed energia. Il progetto, spiegano gli ideatori al Guardian, sarà un esempio da seguire e da riprodurre in scala per nutrire le città in un mondo sempre più urbanizzato e popolato, in particolare nei centri densamente abitati che gravitano intorno ai delta fluviali.

Un progetto da 2 milioni e mezzo di euro

La fattoria è frutto della collaborazione di tre soggetti: Courage, l'istituto di agricoltura olandese, la Uit Je Eigen Stad che gestisce fattorie urbane a Rotterdam, e Beladon, specializzata in strutture galleggianti. Progetto da 2 milioni e mezzo di euro, la "floating farm" sarà autosufficiente: genererà ogni giorno prodotti necessari per automantenersi. L'urina delle vacche sarà purificata e usata per coltivare erba medica e altro foraggio, mentre il letame sarà utilizzato come concime o trasportato a fattorie vicine che ne avranno bisogno. Anche l'acqua piovana verrà raccolta e filtrata per abbeverare gli animali.

La struttura sarà alimentata da energie verdi

L'energia necessaria per il funzionamento verrà prodotta attraverso l'uso di pannelli solari e turbine. La sua collocazione nel porto di Rotterdam, in centro, ridurrà al minimo le distanze per i trasporti. Inoltre la fattoria ospiterà anche un laboratorio hi-tech dove si condurranno ricerche sulla produzione di cibo e sul trattamento di rifiuti e acqua. La produzione per i consumatori - cittadini o negozi - non si limiterà al latte, ma questo sarà trasformato anche in burro, yogurt e formaggio. La fattoria poi avrà uno scopo didattico e sarà aperta a tour e scolaresche. L'inaugurazione è prevista per gennaio 2017.

23 giugno 2016 4 23 /06 /giugno /2016 08:09
Allarme per chi porta con se sempre il cellulare,emana radiazioni ma non tutti. Leggi quali

Allarme per chi porta con se sempre il cellulare,emana radiazioni ma non tutti. Leggi quali

A partire dagli anni ‘90, ossia da quando i cellulari hanno iniziato a diffondersi, sono stati pubblicati diversi studi riguardo il fatto che essi facciano o meno male per la salute di chi li utilizza. D’altronde stiamo parlando di antenne ‘portatili’ che portiamo sempre in tasca, nelle borse, teniamo alle orecchie anche per ore. Questione che non è certo sminuita con l’avvento degli smartphone. Anzi. Le ricerche che hanno confermato o smentito sia l’una che l’altra tesi sono state svolte solitamente da istituti secondari e piccoli campioni. A riprova che una risposta certa non vuole essere trovata. Del resto, si andrebbe control’interesse di molte multinazionali e di un settore che non conosce crisi come appunto quello degli smartphone. Ma una considerazione dell’Organizzazione mondiale della sanità può aiutare su questa quasi trentennale diatriba su smartphone e danni alla salute.

Smartphone che fanno più male alla salute, partiamo dal SAR

Come riporta Tecnoandroid, Il SAR, o tasso di assorbimento specifico, indica le radiazioni o la radiazione emessa da un telefono cellulare. Questo valore, espresso in W/kg, può quindi conoscere e determinare il possibile quoziente nocivo di un dispositivo. In assenza di studi o osservazioni convalidati dalla professione medica, il principio di precauzione può e deve quindi essere applicato. Diverse le argomentazioni che monopolizzano le discussioni, ma anche l’attenzione degli utenti stessi. E, spesso, queste sono seguite ad una serie di regole atte a limitare l’impatto delle radiazioni sul corpo, oltre ad un elenco pressoché esaustivo di tutti i terminali che questo rischio possono comportare.

Nel preparare questa selezione di “nocività”, sono stati segnalati gli smartphone più popolari nel primo trimestre del 2016 sulla base del loro grado di rischio. E, ovviamente, ha fomentato il d’allarme di utenti e di produttori. Il valore SAR, viene ribadito dall’Organizzazione Mondiale della sanità, si riferisce a quando un cellulare si trova vicino alla testa.

I 9 smartphone più nocivi per salute

Stabilito cosa sia il SAR, possiamo ora stabilire gli smartphone più popolari con il più alto indice di radiazione:

  1. Alcatel OneTouch Idol 3 (5,5 pollici) – 1.631;
  2. Alcatel OneTouch Idol 3 (4,7 pollici) – 1.277;
  3. Honor 7 – 1.23;
  4. Apple iPhone 5s – 0,979;
  5. IPhone di Apple 6 – 0972;
  6. Apple iPhone 6S – 0.87;
  7. Sony Xperia Z3 Compact – 0.862;
  8. Motorola E 4G – 0747;
  9. Motorola Moto G (3a generazione) – 0,687
Di contro, ecco i 10 smartphone che non fanno male alla salute:
  1. Samsung Galaxy S6 Edge+ – 0,216;
  2. Samsung Galaxy S7 Edge – 0,264;
  3. Samsung Galaxy A5 (2016) – 0,29;
  4. Samsung Galaxy S6 – 0,306;
  5. Huawei P8 Lite – 0,331;
  6. Wiko Lenny 2 – 0,334;
  7. Asus Zenfone 2 (ZE551ML) – 0,382;
  8. Archos 50 Diamond – 0,395;
  9. Samsung Galaxy S7 – 0,406;
  10. Samsung Galaxy Grand Prime – 0,6.
14 giugno 2016 2 14 /06 /giugno /2016 10:35
Mentre cammini ti ricarichi ance il cellulare! Prodigioso.

Mentre cammini ti ricarichi ance il cellulare! Prodigioso.

Quando si è in viaggio e la batteria dello smartphone è quasi esaurita, in un futuro non troppo lontano si potrà ricaricare la batteria inserendo la spina... in una scarpa. Non, non stiamo inventando nulla: una innovativa tecnologia di raccolta e distribuzione dell'energia sviluppata dagli ingegneri meccanici della University of Wisconsin-Madison potrebbe ridurre la dipendenza dalle batterie dei dispositivi mobili.

Noi essere umani produciamo energia, che tramite una nuova tecnologia puo' essere accumulata e riutilizzata ad esempio per ricaricare proprio il telefono cellulare. La scarpa in grado di fare questo è stata realizzata da Vibram, una azienda italiana che produce suole di gomma per calzature, in collaborazione con InStep NanoPower, azienda americana specializzata nello sviluppo di soluzioni basate sulle nanotecnologie nei settori delle energie rinnovabili, proprietaria del brevetto.

In un articolo pubblicato il 16 novembre 2015 nella rivista Scientific Reports (via wisc.edu), Tom Krupenkin, professore di ingegneria meccanica presso la UW-Madison, e J. Ashley Taylor, uno scienziato del Dipartimento di Ingegneria Meccanica della UW-Madison, descrivono una tecnologia che permette di catturare e immagazzinare l'energia creata dal movimento dell'uomo e utilizzarla per ricaricare la batteria di dispositivi elettronici portatili, come ad esempio lo smartwatch o il tablet.

Krupenkin e Taylor hanno cercato nei mesi scorsi di collaborare con aziende per realizzare calzature che sfruttano la loro tecnologia, e in particolare hanno collaborato con la startup InStep Nanopower per concretizzare il progetto 'Hero'.

La tecnologia è ideale per essere integrata in una scarpa, il miglior accessorio che l'uomo indossa utile per catturare l'energia prodotta quando è in movimento.

Progetto Hero per la scarpa che ricarica lo smartphone

"Camminare genera un sacco di energia", dice Krupenkin. "Le stime teoriche indicano che una persona camminando può produrre fino a 10 watt per scarpa, e che l'energia viene al momento sprecato sotto forma di calore. Un totale di 20 watt per persona non è una cosa da poco, soprattutto rispetto alla quantità di energia che serve per alimentare la maggior parte dei moderni dispositivi mobili".

La scarpa realizzata da Vibram e InStep NanoPower si compone di un sistema integrato di accumulo e trasformazione dell’energia prodotta dalla camminata dell'uomo, chiamato Hero, che va inserito nell’intersuola della calzatura e permette di generare fino a 3 Watt di potenza semplicemente tramite una camminata. In circa 8 ore di camminata, il dispositivo riesce ad accumulare 8 Wh di energia, quantità sufficiente per tenere in carica lo smartphone, tra gli altri device.

Sono svariati gli utilizzi che si possono fare della tecologia e di scarpe che ne fanno uso - potrebbero tornare utili ai militari, che trasportano pesanti batterie per alimentare le loro radio, unità GPS e visori notturni quando si trovano in missione. Oppure, questa tecnologia potrebbe fornire una fonte di energia per le persone che si trovano in aree remote e in via di sviluppo del mondo, dove non si dispone di adeguate reti elettriche.

Guardando piu' in grande, oltre al sistema di raccolta e distribuzione dell'energia, il sistema integrato potrebbe essere dotato anche di appositi sensori utili per tracciare l'attività della persona; a questa punto, tramite una semplice connessione bluetooth (niente di piu' o di meno di quanto possibile oggi con smartwatch e altri wereable) i dati raccolti potrebbero essere inviati allo smartphone, che tramite una applicazione potrebbe generare statistiche sull'attività fisica tracciata. Di sicuro i sensori posti nella scarpa sono piu' efficienti, in termini di precisione, rispetto ai sensori che si indossano al polso.

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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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