Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
14 dicembre 2018 5 14 /12 /dicembre /2018 13:08
come si diventa Grafologo
come si diventa Grafologo

Una delle figure professionali che sempre più spesso collabora sinergicamente con gli investigatori privati, per scoprire le verità, è il Grafologo.

Per scoprire quest’interessante e affascinante professione abbiamo intervistato una giovane ma esperta Grafologo Forense, Cristina Sartori che il prossimo 12 novembre parteciperà, in qualità di relatore, al seminario organizzato da StopSecret Magazine “Investigare oggi: nuove tecnologie e sinergie professionali”

Cos’e’ la grafologia e come si diventa grafologo?
La grafologia, dal greco graphos (scrittura) e logos (trattato), è la disciplina umanistica che si occupa di risalire alle caratteristiche di personalità di un individuo attraverso l’analisi della sua grafia.

Il presupposto su cui fonda questa affascinante disciplina è quello per cui ogni produzione grafica è una proiezione esatta, in forma simbolica, di se stessi, di ciò che si crede di essere, di ciò che si è davvero. La grafia è fra le espressioni più indicative della personalità e al pari della voce, del portamento, del modo di atteggiare il viso, di gesticolare o di vestirsi ci dà moltissime informazioni sullo scrivente.

La grafologia ci permette di fotografare l’individuo e di monitorarne i cambiamenti; come le impronte digitali sono identificative di un solo soggetto, non esistono infatti due individui identici sotto il profilo dattiloscopico, così anche la grafia è una produzione assolutamente personale e soggettiva che muta, a differenza delle prime che restano identiche a se stesse per tutta la vita, col mutare della personalità in quanto proiezione della stessa.

Per diventare grafologo occorre frequentare una delle scuole di grafologia riconosciute presenti sul territorio Italiano che normalmente hanno una durata triennale. Conseguita la qualifica di grafologo si può decidere se e in quale ambito specializzarsi.

Quali sono gli ambiti d’applicazione della grafologia?
La molteplicità d’informazioni che la grafologia può fornire ha fatto si che sempre più spesso e sempre con maggior credibilità venga utilizzata trasversalmente in molteplici ambiti professionali che hanno a che fare con “materiale umano”: senza soffermarmi su contesti applicativi più “di nicchia” giovani e affascinanti quali quello clinico e psicologico che necessitano di ben altri requisiti quali laurea in medicina o psicologia, penso all’ambito relazionale di coppia in cui ci rende preziose indicazioni in merito ai punti di forza e a quelli di debolezza di un rapporto ancor prima che questo si radichi profondamente ed in cui si è rivelato un ottimo mezzo di comprensione profonda delle dinamiche messe in atto da due soggetti soprattutto in merito a relazioni patologiche e all’ambito famigliare per cogliere i meccanismi profondi che innescano particolari sviluppi sovente disfunzionali.

Un altro settore di particolare rilevanza è quello delle risorse umane dove l’utilizzo della grafologia è finalizzato a fornire informazioni fondamentali in merito alla qualità della sagomatura di un soggetto rispetto ad una particolare posizione lavorativa; essa ci consente di individuare attitudini, potenzialità e riserve rispetto ad un dato incarico con il grosso vantaggio dell’assoluta imparzialità dovuta alla non necessità del grafologo di incontrare il candidato. Ad oggi il 6% delle aziende Italiane si appoggia ad un grafologo per velocizzare e ottimizzare i processi di inserimento aziendale collocando “l’uomo giusto al posto giusto” si dà migliorare produttività e redditività.

Di fondamentale importanza oggi l’ambito scolastico dove, con il riconoscimento della disgrafia quale DSA, l’intervento di rieducazione del gesto grafomotorio si pone come una grossa conquista utilissima nel recupero di una disfunzione che, non trattata, rallenta e complica i processi d’apprendimento in bambini perfetti sotto il profilo strettamente cognitivo e l’ambito prescolastico dove l’insegnamento dei requisiti minimi essenziali per la scrittura permetterebbe di ridurre drasticamente gli episodi di disgrafia.

Infine, ma non certo per importanza, l’ambito peritale giudiziario che appare sempre più scientifico grazie all’utilizzo di strumenti che permettono di indagare non tanto e non solo la grafia ma anche gli inchiostri, il tessuto cartaceo, l’ordine di posizionamento di due tratti che si intersecano. In quest’ambito  accanto all’applicazione grafologica più tradizionale utile per attribuire uno scritto ad una mano o al contrario disconoscerne la paternità si sta’ diffondendo, soprattutto nel settore investigativo con applicazione alle indagini difensive, l’utilizzo del ritratto di personalità per delineare le caratteristiche  uno scrivente si dà “delineare” uno spazio di ricerca nei casi, ad esempio, di molestie a mezzo anonimografia;  la grafologia ci restituisce una foto precisa del soggetto scrivente, un fermo immagine che non contempla l’aspetto esteriore bensì, per esempio, le modalità relazionali piuttosto che il grado di cultura o infine, cosa assai importante, il grado di pericolosità sociale e l’attitudine di un soggetto a “passare all’azione”.

Quali norme regolano la professione del grafologo?
Non disponendo di un Albo ma di associazioni di categoria (AGI – AGP) i gr
afologi sono oggi disciplinati dalla legge 4/2013 e devono, pertanto, citare l’appartenenza all’associazione in “ogni documento o rapporto scritto con il cliente”.

Nel punto 4 della normativa si fa esplicito riferimento alla competenza e alla specializzazione del professionista (garantite dalle associazioni di categoria) nonché alla buona fede e alla responsabilità che lo stesso si assume nello svolgimento della sua mansione “L’esercizio della professione e’ libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista”.

 

Condividi post

Repost0
8 dicembre 2018 6 08 /12 /dicembre /2018 19:59

Come Usare un Defibrillatore

2 Parti:PreparazioneUsare il DAE

La defibrillazione è una tecnica medica che prevede l'invio di una precisa scarica elettrica al cuore, per porre termine a un'aritmia o un arresto cardiaco mortale. Il defibrillatore semiautomatico (DAE) è un dispositivo capace di rilevare automaticamente il ritmo cardiaco della vittima e valutare se è necessaria una scarica.[1] Se sei testimone di un arresto cardiaco, puoi seguire queste semplici istruzioni per usare un DAE e salvare la vita alla vittima.

 

Parte1
Preparazione
  1. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 1
    1
    Verifica che sia in atto un arresto cardiaco. Se vedi una persona che sta vivendo una situazione di emergenza, devi accertarti che il suo cuore si sia fermato, prima di utilizzare un DAE. Controlla che la vittima non sia in grado di rispondere, di respirare e che non ci sia battito cardiaco; puoi usare il metodo ABC per questa verifica.[2] Se non senti il battito cardiaco o non noti segni di respirazione, devi iniziare la rianimazione cardiopolmonare.
    • Airway (vie respiratorie): accertati che siano pervie prima di controllare la respirazione. Per farlo, inclina la testa della persona all'indietro sollevandola per il mento;[3] se noti un oggetto che le ostruisce, rimuovilo.
    • Breathing (respirazione): chinati vicino alla vittima per ascoltare il rumore respiratorio; osserva se il petto si alza e si abbassa.[4]
    • Circulation (circolazione): trova il polso. I segnali di problemi circolatori sono alterazione del colore della pelle, sudorazione e livello di coscienza ridotto.[5]
     
  2. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 2
    2
    Cerca di svegliare la vittima. Se ti imbatti in una persona e non sai da quanto tempo è incosciente, devi assicurarti che sia veramente in difficoltà e non che stia solo dormendo. Cerca di svegliarla, scuotila, grida vicino al suo orecchio oppure batti le mani; se non mostra segni di ripresa, trova conferma dell'arresto cardiaco.
    • Non scuotere mai un bambino o un neonato, perché potresti causare gravi danni.[6]
     
  3. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 3
    3
    Chiama il 118. Non appena sei certo che l'individuo sta vivendo una situazione di emergenza medica, devi chiamare i soccorsi. Spiega all'operatore dove ti trovi e cosa sta succedendo; informalo che sei in possesso di un defibrillatore semiautomatico e che prevedi di usarlo.
    • Se c'è un altro testimone oltre a te, digli di chiamare il 118 mentre tu inizi a prestare soccorso alla vittima; dovrebbe anche recarsi a prendere il DAE. In questo modo, tutto si svolge più rapidamente e la tempestività è fondamentale nei casi di arresto cardiaco.[7]
     
  4. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 4
    4
    Inizia la rianimazione cardiopolmonare. Se non sei solo, dovresti cominciare la procedura mentre l'altra persona recupera il DAE; se invece sei solo, chiama il 118 e poi inizia la rianimazione.
    • Esegui 30 compressioni toraciche e 2 respirazioni artificiali; queste ultime non dovrebbero durare più di un secondo ciascuna; evita di iperventilare e fornisci solo l'aria sufficiente per far dilatare il torace della vittima.
    • Mantieni un ritmo di 100 compressioni al minuto senza andare mai oltre le 125. Dovresti applicare una pressione tale da far scendere lo sterno di 5 cm verso il basso e aspettare che torni alla sua posizione naturale con il minor numero possibile di interruzioni.
    • Se non sai da quanto tempo la vittima è incosciente, dovresti iniziare immediatamente la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare successivamente il defibrillatore semiautomatico.[8]
     
     
 

 

Parte2
Usare il DAE
  1. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 5
    1
    Accertati che la vittima sia asciutta. Prima di accendere e usare il defibrillatore, devi essere certo che la persona che vuoi aiutare non sia bagnata; in tal caso, devi provvedere ad asciugarla. Se c'è dell'acqua nelle immediate vicinanze, devi trasferire la vittima in un luogo asciutto.
    • L'acqua conduce l'elettricità; se il paziente è bagnato o c'è dell'acqua nei paraggi, potrebbe soffrire gravi traumi.[9]
     
  2. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 6
    2
    Accendi il DAE. Quando sei certo che non ci siano tracce di umidità, puoi azionare il dispositivo; una volta attivato, il defibrillatore fornisce le istruzioni per gestire la situazione. Probabilmente, comunica di collegare i cavi dei sensori alla macchina, che in genere devono essere agganciati sopra la luce lampeggiante che si trova nella parte superiore del dispositivo.
    • Lo strumento avvisa quindi di preparare la persona dopo aver inserito i cavi.[10]
     
  3. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 7
    3
    Prepara il petto. Per usare i sensori di un DAE, devi rimuovere alcuni oggetti dal corpo della vittima. Apri o taglia la sua camicia; se il petto è molto villoso, devi raderlo. Dovresti anche controllare dei segnali che ti fanno sospettare che la persona abbia subito un intervento chirurgico per l'impianto di un dispositivo cardiaco, ad esempio un pacemaker. Se noti dei gioielli o accessori di metallo, rimuovili, in quanto il metallo conduce l'elettricità.
    • La maggior parte dei kit dei defibrillatori semiautomatici è dotata di rasoio o forbici per tagliare i peli della persona.
    • Dovresti riuscire a notare la presenza di un pacemaker o di un altro impianto, semplicemente osservando il petto; in genere, questi pazienti indossano anche un braccialetto medico.
    • Se la vittima è una donna, devi toglierle il reggiseno con ferretto, perché potrebbe condurre l'energia elettrica, proprio come i gioielli.[11]
     
  4. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 8
    4
    Applica i sensori. Gli elettrodi del defibrillatore automatico sono in genere fissati a dei cerotti adesivi; lo strumento comunica di metterli in posizione. Devi verificare di disporli correttamente sul torace della vittima, affinché riceva tutta l'intensità della scarica elettrica di cui ha bisogno. Un elettrodo dovrebbe essere collocato sotto la clavicola, nell'angolo in alto a destra del petto nudo; l'altro deve essere fissato sotto il seno sinistro, sotto il cuore e leggermente verso il lato.
    • Verifica che non ci sia del tessuto o altri oggetti fra il sensore e la pelle; qualunque ostacolo potrebbe causare dei malfunzionamenti nel dispositivo.[12]
    • Se gli elettrodi non sono fissati correttamente, il DAE potrebbe mostrare ripetutamente il messaggio "controllare gli elettrodi".
    • Se trovi un dispositivo impiantato o un piercing, devi fissare i sensori ad almeno 2-3 cm da questi elementi.[13]
     
  5. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 9
    5
    Lascia che lo strumento analizzi i parametri vitali della vittima. Quando i sensori sono collocati nel modo giusto, devi fare in modo che tutte le persone si allontanino dalla vittima. In seguito, puoi premere il tasto analisi che si trova sul defibrillatore; questo permette di attivare lo strumento, che inizia a controllare il ritmo cardiaco.
    • Il DAE comunica successivamente se è necessario inviare una scarica elettrica o se devi continuare con la rianimazione cardiopolmonare; se non è necessaria alcuna scarica, significa che il cuore ha ripreso a battere o che segue un ritmo che non deve essere sottoposto a shock.
    • Se la scarica elettrica non è necessaria, continua la rianimazione cardiopolmonare fino all'arrivo dei soccorsi.[14]
     
  6. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 10
    6
    Invia una scarica elettrica alla persona, se necessario. Se il defibrillatore semiautomatico ha rilevato le condizioni ideali per uno shock elettrico, devi accertarti ancora una volta che le persone presenti si allontanino. In seguito, puoi premere il tasto shock che si trova sulla macchina; in questo modo, invii una scarica elettrica attraverso gli elettrodi, che dovrebbe aiutare il cuore a riprendere la sua attività.
    • Il DAE rilascia una sola scarica alla volta; non dura a lungo, ma aspettati che il corpo della persona si muova in maniera violenta.[15]
     
  7. Immagine titolata Use a Defibrillator Step 11
    7
    Continua a praticare la rianimazione cardiopolmonare. Quando hai inviato la scarica alla vittima, devi continuare la rianimazione per altri due minuti prima di controllare il ritmo cardiaco ancora una volta con il DAE. Continua a ripetere questa sequenza fino all'arrivo dei soccorsi.
    • Dovresti fermarti quando la vittima ricomincia a respirare da sola o torna cosciente.[16]
    • Il defibrillatore semiautomatico avvisa quando sono trascorsi due minuti e comunica il messaggio interrompere rianimazione.[17]
     
 

Consigli Se il DAE non analizza i parametri vitali e non invia la scarica alla vittima, è necessario che qualcuno continui a eseguire la rianimazione cardiopolmonare, per non provocare danni al cuore.[18]

  • Si raccomanda vivamente una formazione professionale. Puoi consultare il sito della Croce Rossa o della Protezione Civile per sapere quando vengono organizzati dei corsi nella tua zona; esistono dei corsi specifici per l'uso dei defibrillatori automatici che insegnano a tutti i partecipanti a utilizzare i modelli di base. Non c'è modo di fare pratica con un defibrillatore automatico vero; tuttavia, è possibile fare delle esercitazioni durante il corso.[19]
  • Non usare le salviettine imbevute di alcol per pulire il petto della vittima prima di attaccare i sensori

Condividi post

Repost0
6 dicembre 2018 4 06 /12 /dicembre /2018 19:54

La professioni che riguardano la sfera dell’alimentazione sono sempre più richieste e valorizzate. Ci sono diverse figure professionali che si occupano di vari aspetti di questo ambito medico. Una di queste è il Nutrizionista, cioè quel professionista che è in grado di elaborare e prescrivere diete e profili nutrizionali a singoli individui o addirittura a gruppi e comunità.

Cominciamo con il fare un po’ di chiarezza: chi è il Nutrizionista? Innanzitutto è bene sapere che in Italia possono accedere alla professione di Nutrizionista esclusivamente medici e biologi e questo è sufficiente a determinare la prima, importante differenza con le altre professioni legate al mondo dell’alimentazione. Il Nutrizionista, infatti, è l’unico professionista che in maniera autonoma può elaborare e prescrivere una dieta o un profilo nutrizionale a soggetti, sia sani che malati, ovviamente dopo un’accurata diagnosi che tenga conto di diversi fattori e che tenga conto anche di eventuali diagnosi effettuate da altri specialisti.

A differenza del Nutrizionista, il Tecnologo Alimentare può orientare alla scelta di alcuni prodotti alimentare senza però poter prescrivere diete; il Farmacista deve saper consigliare come utilizzare correttamente integratori alimentari e prodotti dietetici ma, anche in questo caso, non può prescrivere diete o regimi alimentari; il Dietista, infine, pur essendo esperto di alimentazione non può elaborare una dieta senza la prescrizione di un medico.

Cosa deve saper fare un Nutrizionista? E’ necessario che conosca le caratteristiche nutrizionali e salutistiche di ogni alimento, inoltre deve conoscere alla perfezione i bisogni nutritivi delle persone in base a differenti fattori e deve saperli accertare attraverso analisi specifiche come, ad esempio, l’analisi del metabolismo basale, del dispendio energetico e della composizione corporea e così via.

Come si diventa Nutrizionista? Per diventare Nutrizionista è necessario un percorso di studio in medicina o in scienza biologiche, che tuttavia non è sufficiente per accedere all’Albo della professione di Nutrizionista e per svolgere questo lavoro. Da qualche anno ci sono corsi di laurea magistrale in Scienze della nutrizione umana che, dopo il superamento dell’apposito esame di Stato, consentono l’iscrizione all’Albo e abilitano quindi ad operare come Nutrizionista. Solitamente questi corsi di laurea mettono a disposizione vari curricula di studi e vari indirizzi, bisogna quindi saper scegliere quello che fornisce le competenze più complete e quello più in linea con i propri interessi e con le proprie aspirazioni.

Un’altra strada da seguire per diventare Nutrizionista è quella di seguire, dopo la laurea magistrale, corsi e master sulle tematiche della nutrizione e dell’alimentazione; va però precisato che questi corsi e queste specializzazioni post laurea, anche se rilasciano un diploma, non sono sufficienti per diventare Nutrizionista e cominciare a svolgere la professione: bisogna tassativamente affrontare e superare l’apposito esame di Stato e iscriversi all’Albo professionale dei Nutrizionisti. Anche una volta iscritti all’Albo, comunque, sarà importante continuare a frequentare corsi di aggiornamento e master per approfondire alcuni aspetti di questa professione e mantenersi sempre aggiornati su un argomento così complesso e importante come quello della nutrizione umana.

Infine, è bene ricordare che un Nutrizionista può lavorare non solo come libero professionista presso il proprio studio, ma anche presso palestre, centri termali e aziende, sia private che pubbliche, come consulente o ricercatore.

Condividi post

Repost0
20 novembre 2016 7 20 /11 /novembre /2016 04:47
Qui i migliori consigli per una funzione primaria della vita: dormire bene!

Qui i migliori consigli per una funzione primaria della vita: dormire bene!

Dormire è un bisogno fisiologico primario, al quale non possiamo rinunciare, perché chi non dorme prima o poi si ammala e chi lo fa male, con letti e materassi inadeguati, molto probabilmente, andrà incontro a delle problematiche psico-fisiche.

Dormire bene è fondamentale, perché dormendo si recuperano le energie spese durante il giorno e spesso chi dorme male è predisposto alle più comuni malattie: depressione, stress, diminuzione della potenza sessuale, invecchiamento precoce, cardiopatie ed emicranie.

Durante il sonno si rilassano i muscoli, la colonna vertebrale, l'arco cervicale e tutti gli organi vitali del corpo umano e nelle varie fasi del sonno, si ha un'elevata produzione dell'ormone della crescita, vitale per la salute fisica, ed un aumento del flusso sanguigno verso il cervello, fondamentale per la salute mentale. Possiamo dire che chi dorme regolarmente, correttamente e per un numero di ore adeguate alle proprie esigenze fisiche è una persona sana sia fisicamente che mentalmente.

La durata del sonno non è uguale per tutti e non esiste un tempo ottimale, ogni individuo ha i suoi tempi.

L'importante è la qualità e non la quantità, ed il fabbisogno diminuisce con l'età:

  • Neonati: 15-20 h.
  • Bambini: 9-10 h.
  • Adulti: 6-8 h.
  • Anziani: 5-6 h.

Le Fasi del sonno sono:

  • Veglia
  • Sonno leggero
  • Sonno profondo
  • Sonno Effettivo
  • Sonno Rem

Durante il sonno il corpo umano rilascia dei liquidi, un materasso naturale ha una maggiore capacità di assorbimento e di evaporazione maggiore rispetto ad uno prodotto con materiali sintetici. Un materasso molto traspirante è l'ideale come termoregolatore del corpo, mantiene la giusta temperatura corporea sia in un ambiente molto caldo che molto freddo, su una superficie sana e asciutta. La base di appoggio ideale è una struttura rigida molto traspirante, che può essere formata da doghe in legno distanziate fisse o flessibili, la quale funge da sostegno per la spina dorsale, mentre il materasso accoglie le forme morbide del corpo.

Ogni persona si differenzia da un'altra, per età, altezza, peso e conformazione fisica, caratteristiche fisiologiche (allergie, artrosi e artriti ecc. ecc.), ognuno deve scegliere il materasso che più si adatta alle sue esigenze.

Il materasso ideale è quello che permette la migliore distensione del corpo, adattandosi alle forme del corpo senza comprimere nei punti più delicati, sostenendo la spina dorsale nella maniera più adeguata e naturale.

I Rivestimenti

Il rivestimento dei materassi è sfoderabile, per poter arieggiare l'interno del materasso. L'igiene è garantita anche dalla traspirazione continua attraverso i vari strati del materasso. Un letto in legno massello aumenta la traspirazione tra i vari elementi, dalle coperte alle lenzuola, dal materasso al letto, se tutti i materiali sono naturali e non contaminati da sostanze chimiche si crea nella camera da letto un habitat ideale e favorevole al miglior sonno.

Condividi post

Repost0
15 agosto 2016 1 15 /08 /agosto /2016 10:09
Pale eoliche sono brutte da vedere? Ecco la nuova idea per l'energia rinnovabile:L'Albero del Vento!

Pale eoliche sono brutte da vedere? Ecco la nuova idea per l'energia rinnovabile:L'Albero del Vento!

Imprenditori e ricercatori di ogni settore sono interessati allo sviluppo sostenibile, che con il tempo si trasforma in una priorità sempre più vitale per il pianeta e le sue risorse. Vengono creati così moltissimi prodotti innovativi ed elaborati progetti originali e avanguardisti. Uno di questi viene proposto da New Wind, una startup francese fondata daJèrôme Michaud-Larivière. Questa società ha realizzato un agile e simpatico sistema eolico che può essere inserito e impiantato in qualsiasi paesaggio, da quello cittadino a quello campestre. Il prototipo è stato impiantato nel comune Pleumeur-Bodou (Bretagna, nord-ovest della Francia). Uno è stato installato alla Cité des Télécoms a Lannion, sempre in Bretagna.

(L'Arbre à Vent - Credit foto: blog Microsoft / Claudio Colucci Design & J.F. Desroubaix)

Si chiama Arbre à Vent e ha la forma di un vero e proprio albero, con tanto di tronco e rami provvisti di foglie, che si comportano come tanti mini turbini. È alto otto metri, ha il busto in acciaio e cento foglie in plastica. I micro generatori garantiscono la produzione di energia per tutto l'anno, con una soglia di produzione ridotta e una velocità anche di 2m/s. Rispetto ai sistemi attuali che coprono 110-120 giorni, questo sistema assicura più di 320 giorni di energia.

Secondo l'ideatore con questo Albero eolico si potrebbe quasi mettere fine all'era dell'intermittenza. Il sistema funziona con tutti i tipi di vento, a 360 °, per cui sfrutta flussi d'aria anche minimi. La progettazione si ispira alla biomimetica e consente una perfetta integrazione in tutti i tipi di paesaggio, da quello rurale a quello naturale.

(L'Albero eolico artificiale in un contesto urbano - Credit Foto: consoGlobe)

È una tecnologia invisibile, nel senso che non vi sono cavi a vista poiché tutto è integrato nei rami e nei tronchi. Inoltre questa nuova tecnica, che punta sul funzionamento dell'asse verticale, elimina il rumore che veniva prodotto dalle turbine eoliche tradizionali.

L'Arbre à Vent sfrutta tutta l'energia cinetica grazie alla combinazione organica di microturbine. Sfruttando il movimento dell'aria è in grado anche di accumulare Watt. È stato costruito non solo per resistere alle tempeste (classe vento 3), ma anche per durare molto tempo, oltre i venticinque anni.

Il suo costo si aggira intorno ai 29.500 Euro e può produrre da 3500 kWh a 13.500 kWh in base al vento. La rete di connessione può essere realizzata sia attraverso un invertitore o direttamente, collegandolo al quadro principale degli edifici. L'Arbre à Vent ha un funzionamento tale per cui gli impianti operano tutti parallelamente al 100%, per cui la caduta di una foglia non compromette assolutamente le altre, garantendo in tal modo la produzione di energia. L'albero eolico non necessita di permessi per essere costruito e non si rischino perdite di linea.

(Arbre à Vent, chioma ravvicinata dell'albero artificale - Credit Foto: infotovoltaico)

L'artefice del progetto ha raccontato come è nata l'idea di questo Albero eolico, durante l'estate del 2011 in una giornata per altro senza vento. Fonte d'ispirazione sono state le foglie di un albero e la loro composizione organica. Osservandole, infatti, aveva avuto quasi l'impressione fossero mosse da una forza invisibile. Da lì è passato a immaginare come e quante foglie avrebbero potuto raccogliere energia. Il risultato della sua riflessione è stato l'Arbre à Vent.

Trovare investitori naturalment non è stato facile poiché inizialmente il progetto non era stato preso molto sul serio. Tuttavia, in seguito ha ricevuto tanto sostegno pubblico e finanziamenti. Ha commissionato a degli ingegneri la creazione di alcune foglie. Sebbene i primi risultati non fossero incoraggianti, la tenacia è stata premiata e il brevetto concretizzato L'azienda, avente sei dipendenti e diversi progetti molto avanzati nel campo dell'energia cinetica trasformata in energia elettrica, ha così ottenuto sempre più appoggio anche dall'innovativa azienda Young (JEI)

(L'Arbre a Vent potrebbe essere impiegato per ricaricare vetture elettriche - Credit foto: byreghs)

Per produrre energia elettrica dagli alberi fotovoltaici, che sfruttano la luce del sole (come l'eTree o lo Strawberry-trees), si è così è passati a quelli che sfruttano il vento, dalle raffiche alle minime brezze. L'Arbre à Vent dovrebbe contribuire a ridurre l'impatto ambientale, noto nelle turbine tradizionali, rispettando così il paesaggio. Il gruppo è speranzoso di mostrare le potenzialità dell'impianto che potrebbe al momento essere impiegato per illuminare i lampioni a LED e ricaricare i veicoli elettrici. Questo sistema potrebbe combinarsi con altri installazioni ecosostenibili (il fotovoltaico, il geotermico) contribuendo al sostentamento anche degli edifici. Michaud-Larivière intanto pensa a come poter sostituire le foglie di plastica con fibre naturali e creare radici ricoperte da moduli fotovoltaici, che possano anche generare energia geotermica.

Condividi post

Repost0
8 agosto 2016 1 08 /08 /agosto /2016 15:56
L'autorevole Journal of Personality and Social Psychology, ha pubblicato un recente studio in proposito!

L'autorevole Journal of Personality and Social Psychology, ha pubblicato un recente studio in proposito!

Buone notizie per le coppie che desiderano mantenere a lungo nel tempo una reciproca attrazione sessuale.

Un nuovo studio sul desiderio, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, condotto su un centinaio di coppie per tre settimane da scienziati americani e israeliani, ha evidenziato di quanto l’attrazione sessuale verso il partner dipenda molto dai comportamenti di quest’ultimo al di fuori della camera da letto.

Nello specifico la ricerca ha dimostrato che l’attrazione sessuale verso il proprio compagno aumenti all’aumentare della profondità di comprensione emotiva ricevuta dal proprio partner.
Nel corso dello studio si è evidenziato infatti che più il partner è a conoscenza riguardo i bisogni emotivi del compagno e quanto più dimostra un elevato livello di comprensione verso il proprio coniuge e più l’altro percepisce di quanto il partner stia “investendo” in maniera profonda e duratura nel rapporto.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/03/sesso-equinozio-300x177.jpg

Questo è un fattore molto importante in un rapporto di coppia perché segnala che l’altro è sinceramente e profondamente interessato al nostro benessere a lungo termine e da qui nasce la reattività sessuale nei confronti del partner” spiega la dr.ssa Ilaria Sarmiento, psicologa, psicoterapeuta e counsellor a Firenze (in Via Pier Capponi 41, sito internet www.ilariasarmiento.it).

Il desiderio e l’intimità sessuale vivono e si alimentano all’aumentare dell’intimità emotiva: più c’è feeling e comprensione al di fuori della camera da letto e più aumenta l’attrazione sessuale. Da qui la conferma di quanto l’intimità e la comprensione emotiva siano il modo migliore per tenere viva la fiamma del desiderio nel corso di tutta la vita“ ha aggiunto la Dott.ssa Ilaria Sarmiento.

Insomma i partner più sensibili e più reattivi gli uni agli altri anche al di fuori della camera da letto sono più in grado di mantenere un reciproco desiderio sessuale a lungo nel tempo.

Lo studio ha infine evidenziato che tali benefici sono validi per entrambi i sessi ma che le donne sono risultate più reattive e, rispetto agli uomini, all’aumentare del feeling emozionale registrano più benefici nell’attrazione sessuale verso il proprio partner.

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2016/08/psicologia-uno-studio-rivela-mantenere-lattrazione-sessuale-viva-nel-tempo/726387/#DTerCSJIdo6cI1lK.99

Condividi post

Repost0
30 luglio 2016 6 30 /07 /luglio /2016 09:31
Corfù lo spettacolo mozzafiato del mare come non avete mai visto!

Corfù lo spettacolo mozzafiato del mare come non avete mai visto!

Cosmopolita, vivace, dal sapore aristocratico e ricca di storia, l’isola di Corfù nel 2007 è stata inclusa dall’Unesco nei siti patrimonio dell’Umanità. La sua storia è ricca di vicissitudini e passaggi di mano, come gran parte delle isole greche.

Fondata nel 700 a.C. con il nome di Corcira, la capitale fu dapprima una colonia di Corinto, quindi a causa della sua posizione strategica passò di mano in mano, prima controllata dai romani, quindi dal IV dai bizantini e dopo il XI sec. dai normanni di Roberto Guiscard. Per un breve periodo in mano a Genova, fu in seguito degli angioini, che nel 1402 cedettero l’isola a Venezia. Le vicende contemporanee di Corfù sono altrettanto complesse. Passata in mano ai francesi dopo il Trattato di Campoformio, l’isola fu in seguito protettorato del Regno Unito, sino al 1864 con il passaggio alla Grecia.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/CORFU-1-1-300x139.jpg

Nel 1923 Mussolini occupò l’isola per un breve periodo, cercando di annetterla all’Italia, ma l’operazione riuscì soltanto nel 1941, e Corfù fu teatro di cruente battaglie tra tedeschi ed italiani. La riannessione alla Grecia risale al 1944 e le tracce delle antiche dominazioni sono oramai poche sull’isola, devastate dagli scontri della Seconda Guerra Mondiale. Cosa visitare a Corfù? Le spettacolari lunghe spiagge di sabbia, le incredibili baie dove fare snorkeling, immersioni e altri sport acquatici.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/CORFU-300x139.jpg

Fondali bassi e sabbiosi, spiagge con sabbia fine e dorata, spiagge più soggette al vento, gite in barca immersi in scenari suggestivi e in una ricca vegetazione, mare calmo… Corfù è tutto questo e molto altro. Tra le spiagge da non perdere: Aghios Georgios, Barbati, Aghios Gordis, Kassiopi, Kalami, Sidari. Da non perdere Pandokratoras, il monte più alto, il cui nome significa “onnipotente”, raggiungendo la sua cima magari in primavera, tra sentieri e tappeti di fiori odorosi.Da visitare Benitses, villaggio di pescatori, la laguna di Korissia, abitata dai trampolieri, il palazzo di Achilleion, a sud della città di Corfù, costruito per l’imperatrice Elisabetta d’Austria a metà 800’ con dipinti e statue dedicate ad Achille, eroe della guerra di Troia.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/CORFU-2-300x150.jpg

Ed ancora, Gouvia col suo porto turistico, Dasia e Ipsos, Sidari e Paleokastritsa. Immancabile la visita alla città di Corfù, un dedalo di stradine acciottolate, piazze pittoresche e caffè tradizionali. Tra le tante cose da visitare nella città: il Palazzo Reale, costruito a picco sul mare dai governatori inglesi nei primi anni dell’800’; la città vecchia col suo fascino tipicamente veneziano, in particolare nel quartiere della Spianada dove si può ammirare la più bella piazza della Grecia; il Museo Archeologico, il Museo bizantino o Andivouniotissa. Da non perdere la Fortezza Vecchia e la Fortezza Nuova, la Piazza del Municipio o San Giacomo, la Chiesa di Agios Spiridona

Condividi post

Repost0
20 luglio 2016 3 20 /07 /luglio /2016 15:35
Una esperienza magica e unica, un viaggio nella storia antica da rabbrividire!

Una esperienza magica e unica, un viaggio nella storia antica da rabbrividire!

Magia, mitologia, misteri, maledizioni. L’isola di Dino, la più grande delle due isole della Calabria, sorge di fronte a Praia a Mare, in provincia di Cosenza. Chi ammira la fascia costiera calabrese dalla sua vetta, tra le primule di Palinuro, le piante rare, il mirto ed i rapaci, viene colpito da bellezza e terrore. Sentimenti che si sposano bene con le due principali teorie riguardanti il nome dell’isola, di origine chiaramente magnogreco.
C’è chi dice che derivi dal tempio (aedina) costruito dai naviganti in onore a Venere, in virtù del meraviglioso effetto che suscitano le acque del Tirreno battendo sulle sue pareti. C’è chi, invece, pensa che provenga dalla parola greca dine, ovvero tempesta, bufera, per le frequenti mareggiate che storicamente hanno sempre insidiato i pescatori.
Un dolce ossimoro, che si rivive visitando due tra le sue principali grotte marine, la grotta del Leone e la grotta Azzurra. Quest’ultima teatro dell’ultimo record realizzato dal campione del mondo di apnea Simone Arrigoni, durante la scorsa edizione dei Giochi del Mare, che è riuscito ad attraversarla tra mille difficoltà con un mare proibitivo a causa della risacca e delle correnti.
L’isola di Dino è stata teatro di battaglie, assalti ed incursioni. Basta una veloce panoramica per comprendere quanto la sua posizione fosse strategica per monitorare le minacce dei pirati, così come dimostra la torre per gli avvistamenti, di origine normanna, costruita sul frontone.
Potrebbe essere il naturale set per un remake di “Cast Away”, la straordinaria pellicola in cui il naufrago Tom Hanks si ritrova a trascorrere quattro anni su un’isola deserta e, dopo la disperazione dei primi periodi ed il ricorrente pensiero di farla finita, riesce a sopravvivere ed a trovare il modo di tornare a casa. Solo uno, tra i mille pensieri suscitati dall’isola.
Negli anni 60 questo splendido sito di 50 ettari, con altitudine massima di 100 metri, venne notato dall’avvocato Gianni Agnelli che, immaginando di poterlo rendere una perla turistica internazionale, lo acquistò per 50 milioni di lire. Vennero costruiti un pontile di attracco con la parte alta, oltre che villette, boungalow e ristoranti. Negli anni l’isola di Dino passò a varie società e, nel frattempo, venne dichiarata “sito di interesse comunitario”.
Oggi l’amministrazione di questo splendido luogo è passata all’Isola di Dino Club di Matteo Cassiano, giovanissimo imprenditore praiese, animato da passione e amore per sua terra, che ne è diventato amministratore unico ed ha avviato, da zero, un percorso per la sua valorizzazione. “Il mio obiettivo è quello di dare nuova linfa all’isola di Dino e renderla uno dei vessilli della Calabria – afferma Matteo Cassiano – per la sua storia, per la sua bellezza, per ciò cha ha rappresentato e per le potenzialità ancora inespresse che la contraddistinguono. Ho avviato un percorso che, in primis, faccia conoscere questa realtà a tutti i calabresi, a quelli che vivono nella regione ed a chi risiede all’estero”. Il ventottenne calabrese ha un sogno molto ambizioso: “Credo si possano creare le condizioni, passo dopo passo, lavorando negli anni, per rendere l’isola di Dino un fiore all’occhiello del turismo mondiale. Il mio auspicio – conclude Cassiano – è di essere accompagnato in questo percorso da tutti i miei corregionali”.

Condividi post

Repost0
20 luglio 2016 3 20 /07 /luglio /2016 15:35

Magia, mitologia, misteri, maledizioni. L’isola di Dino, la più grande delle due isole della Calabria, sorge di fronte a Praia a Mare, in provincia di Cosenza. Chi ammira la fascia costiera calabrese dalla sua vetta, tra le primule di Palinuro, le piante rare, il mirto ed i rapaci, viene colpito da bellezza e terrore. Sentimenti che si sposano bene con le due principali teorie riguardanti il nome dell’isola, di origine chiaramente magnogreco.
C’è chi dice che derivi dal tempio (aedina) costruito dai naviganti in onore a Venere, in virtù del meraviglioso effetto che suscitano le acque del Tirreno battendo sulle sue pareti. C’è chi, invece, pensa che provenga dalla parola greca dine, ovvero tempesta, bufera, per le frequenti mareggiate che storicamente hanno sempre insidiato i pescatori.
Un dolce ossimoro, che si rivive visitando due tra le sue principali grotte marine, la grotta del Leone e la grotta Azzurra. Quest’ultima teatro dell’ultimo record realizzato dal campione del mondo di apnea Simone Arrigoni, durante la scorsa edizione dei Giochi del Mare, che è riuscito ad attraversarla tra mille difficoltà con un mare proibitivo a causa della risacca e delle correnti.
L’isola di Dino è stata teatro di battaglie, assalti ed incursioni. Basta una veloce panoramica per comprendere quanto la sua posizione fosse strategica per monitorare le minacce dei pirati, così come dimostra la torre per gli avvistamenti, di origine normanna, costruita sul frontone.
Potrebbe essere il naturale set per un remake di “Cast Away”, la straordinaria pellicola in cui il naufrago Tom Hanks si ritrova a trascorrere quattro anni su un’isola deserta e, dopo la disperazione dei primi periodi ed il ricorrente pensiero di farla finita, riesce a sopravvivere ed a trovare il modo di tornare a casa. Solo uno, tra i mille pensieri suscitati dall’isola.
Negli anni 60 questo splendido sito di 50 ettari, con altitudine massima di 100 metri, venne notato dall’avvocato Gianni Agnelli che, immaginando di poterlo rendere una perla turistica internazionale, lo acquistò per 50 milioni di lire. Vennero costruiti un pontile di attracco con la parte alta, oltre che villette, boungalow e ristoranti. Negli anni l’isola di Dino passò a varie società e, nel frattempo, venne dichiarata “sito di interesse comunitario”.
Oggi l’amministrazione di questo splendido luogo è passata all’Isola di Dino Club di Matteo Cassiano, giovanissimo imprenditore praiese, animato da passione e amore per sua terra, che ne è diventato amministratore unico ed ha avviato, da zero, un percorso per la sua valorizzazione. “Il mio obiettivo è quello di dare nuova linfa all’isola di Dino e renderla uno dei vessilli della Calabria – afferma Matteo Cassiano – per la sua storia, per la sua bellezza, per ciò cha ha rappresentato e per le potenzialità ancora inespresse che la contraddistinguono. Ho avviato un percorso che, in primis, faccia conoscere questa realtà a tutti i calabresi, a quelli che vivono nella regione ed a chi risiede all’estero”. Il ventottenne calabrese ha un sogno molto ambizioso: “Credo si possano creare le condizioni, passo dopo passo, lavorando negli anni, per rendere l’isola di Dino un fiore all’occhiello del turismo mondiale. Il mio auspicio – conclude Cassiano – è di essere accompagnato in questo percorso da tutti i miei corregionali”.

Condividi post

Repost0
13 luglio 2016 3 13 /07 /luglio /2016 15:34
Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!
Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!

Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!

Il gelso è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, diffusa in tutto il mondo i cui frutti, chiamati more di gelso, godono di innumerevoli proprietà benefiche. Utilizzati da tempo immemore per l’allevamento del baco da seta, che va ghiotto delle sue foglie, esportati in Europa intorno al 1500 d.C. e largamente diffusi sino all’affermarsi delle fibre sintetiche.

Mentre a corteccia della radice viene impiegata per il suo efficace effetto lassativo e ha proprietà tenifughe, fungendo da coadiuvante nell’allontanamento del verme solitario dall’ intestino, il succo viene adoperato per fare gargarismi in presenza di mal di gola, infezioni respiratorie e tosse, oltre ad essere considerato una bevanda particolarmente dissetante. Le more di gelso sono un prezioso scrigno ricco di antiossidanti, contrastando i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare, grazie agli antociani sono antitumorali, rappresentano un valido aiuto naturale contro l’anemia per il loro alto contenuto di ferro.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/GELSI-300x263.jpg

Ma le loro proprietà non sono finite: fluidificano il sangue, apportando benefici alla circolazione sanguigna e prevenendo le malattie cardiovascolari; rafforzano il sistema immunitario, proteggono la retina dagli effetti nocivi dei raggi UVA tramite la zeaxantina.

Ricche di fibre, facilitano la digestione, evitano la formazione di gas intestinali, combattono la stitichezza, regolano i livelli di colesterolo cattivo in eccesso, Inoltre hanno proprietà ipoglicemizzanti, combattono l’ipertensione e donano un senso di sazietà.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/GELSI-3-300x199.jpg

Ottimi integratori naturali di sali minerali, le more sono un frutto perfetto per la stagione estiva, ideali per chi pratica sport e per chi ha bisogno di reintegrare i liquidi persi col sudore. In ambito cosmetico, la polpa viene impiegata contro le pelli secche, mentre il succo lo si usa in lozioni idratanti. Come consumare le more di gelso? Perfette da sole, fresche, o come complemento acidulo per le macedonie. Essendo estremamente versatili, si prestano alla preparazione di gustose marmellate da utilizzare d’inverno, mentre essiccate, possono essere aggiunte al muesli per la colazione, nello yogurt, come tocco speciale per biscotti e torte o per donare un tocco di originalità alle insalate.

Condividi post

Repost0

Présentation

  • : Blog di lalchimista
  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
  • Contatti

Recherche

Liens