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29 marzo 2016 2 29 /03 /marzo /2016 10:25
la storia di un veicolo che ha cambiato il modo di muoversi.

la storia di un veicolo che ha cambiato il modo di muoversi.

Fondata a Genova nel 1884 da Rinaldo Piaggio, all’epoca ventenne, la società Piaggio si dedicò all’inizio alla costruzione di arredamenti navali. In seguito l’attività dell’azienda venne estese anche alla costruzione di carrozze e vagoni ferroviari, motori, tram e carrozzerie speciali per autocarri. Intanto, con la prima guerra mondiale, la Piaggio fece il suo ingresso nel settore aeronautico, nel quale opererà per diversi decenni. Negli anni appena precedenti la seconda guerra mondiale, e anche durante il conflitto, Piaggio è stato uno dei maggiori produttori italiani di aerei e proprio per questo gli stabilimenti di Genova, Finale Ligure e Pontedera, diventano bersaglio delle forze alleate ed escono distrutti dalla II guerra mondiale.

I figli di Rinaldo Piaggio, Enrico e Armando, nell’immediato dopoguerra curarono il nuovo avvio della produzione industriale. Enrico, ebbe il compito di ricostruire il grande stabilimento di Pontedera, anche recuperando parte dei macchinari che intanto erano stati trasferiti a Biella. Enrico, dal canto suo, puntò ad una totale riconversione industriale, puntando sulla mobilità individuale di un Paese che usciva dalla guerra. Avrebbe realizzato la sua intuizione, creando allo stesso tempo un veicolo destinato a grandissima celebrità, grazie allo straordinario lavoro progettuale di Corradino D’Ascanio (1891-1981), ingegnere aeronautico e geniale inventore. La Vespa nasce così dalla volontà di Enrico Piaggio di creare un prodotto a basso costo e di largo consumo, idea già elaborata negli ultimi anni di guerra. E fu nello stabilimento di Biella che venne realizzato un “motorscooter” sul modello delle piccole motociclette per paracadutisti. Il prototipo, siglatoMP 5, venne battezzato “Paperino” per la sua strana forma: ma non piacque ad Enrico, che incaricò Corradino D’Ascanio di rivedere il progetto. Il progettista aeronautico non amava però. Secondo lui era scomoda, ingombrante, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura; e inoltre, a causa della catena di trasmissione, sporcava. E dunque cerò di rimediare a tutti questi inconvenienti, riuscendovi proprio grazie alla sua esperienza aeronautica.

Per eliminare la catena immaginò un mezzo con scocca portante, a presa diretta; per rendere la guida più agevole pensò di posizionare il cambio sul manubrio; per facilitare la sostituzione delle ruote escogitò non una forcella ma un braccio di supporto simile appunto ai carrelli degli aerei. E infine ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore, di impedirgli di sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento: decenni prima della diffusione degli studi ergonomici, la posizione di guida di Vespa era pensata per stare comodamente e sicuramente seduti, anziché pericolosamente in bilico su una motocicletta a ruote alte. Una vera e propria rivoluzione, dunque. Si trattava di un mezzo pratico e maneggevole, oltre che divertente e adatto a tutti. Persino alle donne.

Dal nuovo progetto di D’Ascanio nacque un mezzo che con il “Paperino” non aveva più nulla a che vedere: una soluzione assolutamente originale e rivoluzionaria rispetto a tutti gli altri esempi di locomozione motorizzata a due ruote. Con l’aiuto di Mario D’Este, disegnatore, a Corradino D’Ascanio bastarono pochi giorni per mettere a punto la sua idea e preparare il primo progetto della Vespa, prodotto a Pontedera nell’aprile del 1946. Il nome del veicolo fu pensato dallo stesso Enrico Piaggio che davanti al prototipo MP 6, dalla parte centrale molto ampia per accogliere il guidatore e dalla “vita” stretta, esclamò: «Sembra una vespa!». E il resto, come tutti ben sappiamo, è storia. Con una veicolo che ha segnato un’epoca ed è diventato uno dei simboli dell’Italia nel mondo.

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1 dicembre 2015 2 01 /12 /dicembre /2015 11:18
Ma ora anche le bici saranno tassate? leggete la proposta di un Parlamentare

Ma ora anche le bici saranno tassate? leggete la proposta di un Parlamentare

La bicicletta come il motorino? La bici tax proposta dal PD è un’eventualità che agli amanti delle due ruote non è proprio piaciuta. Marco Filippi ha presentato l’emendamento di modifica al Codice della Strada lo scorso 25 novembre e l’hastag #labicinonsitocca è ancora trend topic su tutti i social network. Il senatore di Livorno non ha parlato di bollo e targa, ma il riferimento è apparso piuttosto evidente.

Per Filippi è necessaria una definizione dei veicoli con una tariffa idonea per la bicicletta e per tutti quei veicoli a pedali adibiti al trasporto pubblico e privato, con successiva identificazione degli stessi presso il sistema informativo del Dipartimento per i trasporti. La terminologia utilizzata da Filippi “idonea tariffa” è un richiamo al bollo, mentre “identificazione” si può associare appunto alla targa.

Se il Codice della Strada venisse davvero modificato, ci sarebbero una serie di complicazioni a livello burocratico, ma non solo, la mobilità sostenibile inizia a diffondersi timidamente nel nostro paese e con un provvedimento di questo tipo i cittadini potrebbero lasciare definitivamente la bicicletta in garage. Mentre in Francia c’è un incentivo di 0,20 cent per chi va a lavoro in bicicletta, qui si propone la bici tax. Non ci resta che attendere che le scuole guida si attrezzino per il rilascio del patentino per guidare il triciclo a pedali.

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16 novembre 2015 1 16 /11 /novembre /2015 20:06
l'automobile che vola è una realtà ecco il prototipo di AeroMobil :http://www.aeromobil.com/#s-video

l'automobile che vola è una realtà ecco il prototipo di AeroMobil :http://www.aeromobil.com/#s-video

AeroMobil. Bella macchina volante. Splendidamente Integrato. Trasforma in Secondi da un'automobile un aeroplano delle Nazioni Unite. Ti da la libertà di Muoversi. L'AeroMobil e Una macchina volante che fa Perfettamente l'uso delle Infrastrutture esistenti Creati per le Automobili e Aerei, e apre le porte al vero e proprio Viaggio Porta a Porta. Come una macchina Adatta a Qualsiasi spazio di parcheggio utilizza standard di benzina normale, e PUÒ Essere utilizzato nel Traffico stradale venire Qualsiasi altra macchina. Come un aereo Che PUÒ utilizzare Qualsiasi aeroporto del mondo, ma PUÒ also decollare e atterrare con Qualsiasi striscia di erba o di superficie pavimentata Lungo solista poche centinaia di metri. L'attuale prototipo di auto volante AeroMobil 3.0 includono SIGNIFICATIVI miglioramenti e Aggiornamenti al precedente pre -prototipo AeroMobil 2.5. E 'Ormai ultimato ed e Stato in Regolare Programma di dimostrare di volo in Condizioni di volo reali da ottobre 2014. I' AeroMobil 3.0 E prevalentemente costruita in Materiale composito avanzato. Che comprende la scocca STESSA, ali, e le ruote. Esso Contiene InOLTRE Tutte le Principali Caratteristiche Che possono Essere incorporati nel prodotto finale, venire for example apparati avionici, pilota automatico e di un Sistema di Distribuzione paracadute avanzato. AeroMobil 3.0 loro esecuzione also Una serie di Altre Tecnologie Avanzate, venire for example angolo un variabile di attacco delle ali Che riduce notevolmente i Requisiti di decollo, e la sospensione robusta Che le consente di decollo e atterrare Anche a Terreni relativamente ruvida. Guardate il video: http://www.aeromobil.com/#s-video





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15 settembre 2015 2 15 /09 /settembre /2015 09:56
Perchè bisognerebbe abolire le auto e servirsi del trasporto pubblico.

Perchè bisognerebbe abolire le auto e servirsi del trasporto pubblico.

Nella pratica sono un utente del trasporto pubblico, nel pensiero un abolizionista dell’automobile. Non penso ad un’abolizione per divieto, con tutte le proteste liberali di contorno. Concedo la libertà di produrle, distribuirle, comprarle. Penso ad un’abolizione per effetto. Pedonalizzo tutte le aree metropolitane. Trasformo le strade provinciali e tangenziali in piste ciclabili. Lascio circolare le auto solo su strade dedicate al raggiungimento dei caselli autostradali e sulle autostrade. Promuovo campagne di sensibilizzazione contro il mezzo privato e a favore del mezzo pubblico Un abolizionismo conciliante e pedagogico, almeno in principio, affinché la maggioranza abbia il tempo di comprendere che le automobili sono un prodotto inutile e dannoso.

Le auto inibiscono a tante persone la possibilità di camminare per spostarsi, con cattive conseguenze sulla loro salute. Inquinano l’aria e il traffico che generano per le vie della città produce un fastidioso rumore di fondo; ci siamo abituati, ma sappiamo quanto è liberatorio il momento in cui smettiamo di sentirlo. In auto perdiamo molto tempo in code, ingorghi e nella ricerca di un parcheggio. Le auto rendono volgari e aggressivi gli automobilisti, che insultano e imprecano contro i loro simili, in modi impensabili per due passanti in reciproco intralcio. L’auto illude l’automobilista di avere uno status di superiorità. L’auto fa credere agli uomini di saper guidare meglio delle donne. Le auto terrorizzano gli anziani e i bambini, sono un pericolo costante per gli animali domestici e per i colombi. Fin da piccoli veniamo allertati a non farci schiacciare, investire dalle auto, a stare attenti ad attraversare la strada. Ogni anno, le auto uccidono migliaia di pedoni, ciclisti, altri automobilisti e ne feriscono centinaia di migliaia; tutto questo è accettato con inconsapevole serenità e distrazione. Le automobili ci inducono a cementificare ed asfaltare territori; a fare guerre per il petrolio; ad avere rapporti neocoloniali con i paesi produttori per avere il controllo delle fonti energetiche, delle rotte di rifornimento, al fine, tra le altre cose, di poter disporre di molto carburante ad un costo accessibile.

Ma le auto sono il motore l’economia, creano ricchezza, e danno tanta libertà individuale. Questo è meno vero che in passato. Il mercato dell’automobile è saturo e la produzione si diversifica. Torino è sopravvissuta al ridimensionamento della Fiat. Poco male, se saremo un po’ più poveri, ma vivi e più sani. Molta ricchezza possiamo risparmiarla spendendo meno soldi per rimediare ai danni prodotti dalle auto, i danni ambientali e le tante persone da curare a seguito degli incidenti stradali. Altra ricchezza possiamo investirla e guadagnarla nella produzione di mezzi pubblici: più treni, più pullman, meglio tram e filobus, più metrò, anche più aerei, perché la gente possa attendere un tempo davvero minimo alle fermate e nelle stazioni; per collegare tra loro le città e i villaggi più sperduti. Le vie del trasporto pubblico, potrebbero essere percorse anche dai corrieri privati addetti alla consegna di merci a domicilio. E poi tante scarpe e tante biciclette, libere di circolare in sicurezza. Infine, qualcosa di nuovo e di meglio, ci inventeremo.

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1 luglio 2015 3 01 /07 /luglio /2015 19:46
Le macchine del futuro dialogheranno tra loro: E' la nuova tecnologia dei trasporti

Le macchine del futuro dialogheranno tra loro: E' la nuova tecnologia dei trasporti

Nel prossimo futuro le comunicazioni tra veicoli rivoluzioneranno il nostro modo di viaggiare, in particolare la sicurezza attiva e passiva dei trasporti. Per questo al Politecnico di Milano si studiano sensori per rilevare le effettive condizioni di marcia dei veicoli nonché le condizioni di aderenza tra pneumatici e manto stradale e sistemi che permettono ai veicoli di scambiarsi automaticamente informazioni sullo stato della strada e sulle condizioni viabilistiche.

Nel corso della sua storia, il veicolo automobilistico si è evoluto e oggi è dotato di una serie di sensori che sono ormai diventati standard: il sistema ABS e i dispositivi di controllo di trazione e stabilità "stimano" le condizioni e lo stato della vettura e una centralina elettronica agisce sui freni o sul motore per eseguire le missioni desiderate.

In alcuni momenti, inoltre, i veicoli "interagiscono" col mondo esterno: ricevono informazioni sul traffico via radio, interpretano la segnaletica stradale, ricevono indicazioni dal navigatore satellitare, vengono rilevati dal telepass… esempi di comunicazione con l'infrastruttura che però non è né continua né in tempo reale e quindi non contribuisce alla sicurezza del veicolo.

La novità che il Politecnico vuole introdurre è quella di utilizzare il nostro veicolo come sensore per le altre vetture. Si stanno progettando, ad esempio, sensori in grado di rilevare il più rapidamente possibile certe condizioni stradali (condizioni di bagnato, presenza di olio o di umidità) che influiscono sulla dinamica di marcia. Se il guidatore potesse conoscerle in anticipo da un veicolo davanti a lui, infatti, sarebbe in grado di gestire al meglio l'inserimento in curva o la massima velocità ed evitare quindi l'incidente.

Per realizzare questi sensori è necessario frammentare la rete in sotto-reti dove ogni singolo nodo (veicolo) funge da server della rete nella fase di definizione della rete stessa e nella fase di ricezione, mentre funge da client nella fase di trasmissione.

La soluzione ottimale a cui si punta è l'interazione tre le reti mobili e quelle fisse: mentre la rete tra veicoli permetterà un rapido aggiornamento delle condizioni di marcia dei veicoli (quali condizioni di aderenza, ostacoli sulla strada...) interfacciandosi direttamente con i sistemi di sicurezza attiva del veicolo (al limite pre-tensionando le cinture di sicurezza o mandando in pressione l'olio dell'impianto frenante per una frenata più incisiva), la rete fissa permetterà di trasferire informazioni quali traffico, tunnel impraticabili, incidenti e condizioni di scarsa visibilità a più elevata distanza, permettendo ai navigatori di prossima generazione di modificare in tempo reale il percorso impostato.

La ricerca portata avanti dal Politecnico di Milano, ed in particolare dal Dipartimento di Meccanica, in collaborazione con importanti partner industriali sta oggi affrontando una serie di problemi cruciali per il successo di tali tecnologie di prossima generazione, quali: l'alimentazione wireless dei sensori utilizzati (mediante approcci basati sul recupero di energia direttamente dalle vibrazioni), la rilevazione in tempo reale delle effettive condizioni di marcia e di aderenza tra pneumatico e manto stradale, la validazione del dato sfruttando la ridondanza dei sensori a bordo veicolo (esattamente come avviene oggi per gli algoritmi utilizzati nell'estrazione dei dati utili da immagini ecografiche), lo sviluppo di logiche di controllo che sfruttino appieno le maggiori informazioni disponibili, la trasmissione radio dello stesso, la sicurezza della trasmissione di dati sensibili per la sicurezza stradale nonché la gestione della topologia della rete.

Ognuno di questi problemi rappresenta una sfida tecnologica. Basti pensare ai sensori utilizzati per la misura delle condizioni di aderenza tra pneumatico e strada: per cogliere le variazioni locali di grip è necessario posizionare i sensori all'interno del pneumatico ma, essendo questo rotante, non è possibile utilizzare cavi né per alimentare i sensori né per trasmettere il segnale acquisito. Il sensore deve quindi auto-alimentarsi ed essere in grado di trasmettere il dato acquisito alla vettura che poi, eventualmente, lo ritrasmetterà alle vetture adiacenti e/o alla rete fissa.

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8 aprile 2013 1 08 /04 /aprile /2013 09:58

 

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http://www.ideeviaggi.it/come-arrivare-dall-aeroporto-di-valencia-al-centro-170358.html

incollare nel browser..

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22 novembre 2012 4 22 /11 /novembre /2012 11:49
HOST
HOST

La mobilità sostenibile per le nostre città? È possibile. Grazie a un nuovo concetto di veicolo multifunzione realizzato dall'Università la Sapienza. E intanto Milano si attrezza con car sharing e bici condivise. E tu? Che cosa ne pensi? (Alessandro Bolla, 27 dicembre 2008)

L’auto del futuro? A basso impatto ambientale, dai consumi irrisori e soprattutto... trasformista: a seconda delle esigenze saprà vestirsi da taxi collettivo, da furgoncino dell’idraulico o da camioncino per la raccolta del pattume. Non stiamo parlando di un veicolo uscito da un cartone animato della serie “I pronipoti”, ma di un originale prototipo presentato all'ultima edizione del Motorshow di Bologna. 
LA CARROZZERIA NON FA L'AUTO Si chiama HOST (Human Oriented Sustainable Transport) ed è il risultato di uno studio finanziato con 3 milioni di euro dall’Unione Europea, al quale hanno collaborato l’Università la Sapienza di Roma e alcune aziende del settore automobilistico. Host altro non è che un automezzo ibrido elettrico-benzina dotato di un telaio al quale possono essere applicate, con pochi colpi di chiave inglese, diversi tipi di carrozzerie, a seconda dell’esigenza. Ecco quindi che lo strano mezzo può essere utilizzato di giorno come taxi collettivo o per la consegna della posta, e di notte per la raccolta dell’immondizia. Host è davvero rivoluzionario: 4 ruote sterzanti di 360 gradi consentono manovre in spazi ridottissimi e parcheggi impossibili, mentre i 4 motori elettrici, applicati uno per ruota e ricaricati da un piccolo motore termico, permettono percorrenze lunghissime con consumi contenuti. Ma il vero punto di forza di Host è la possibilità di farlo lavorare praticamente 24 ore su 24, evitando tutti i costi legati alla necessità di avere più veicoli con diverse funzioni. 
MENO AUTO PER TUTTI In attesa del debutto di questo "car sharing estremo", alcune grandi città, come Milano, investono cifre consistenti per promuovere una più tradizionale condivisione dei mezzi di trasporto: ATM, l’azienda milanese del trasporto pubblico, ha infatti lanciato qualche mese fa Guidami, un servizio di car sharing che consente a milanesi e non di affittare l’auto per periodi di tempo più o meno lunghi (anche solo poche ore) senza dover sostenere tutti i costi legati all’acquisto di una vettura. Nella metropoli lombarda da pochi giorni è attivo anche Bike me, un sistema di affitto e condivisione di biciclette che dovrebbe aiutare anche i meneghini più pigri a lasciare a casa l’auto a favore di più ecologiche pedalate. E tu? Rinunceresti alla tua auto personale per una in condivisione.

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3 agosto 2012 5 03 /08 /agosto /2012 18:18

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Era un pò di tempo che pensavo di comprarmi una city bike da città per svagarmi e fare un po di esercizio fisico che non fa mai male. Avevo espresso questo pensiero in casa e nella circostanza del mio compleanno i miei figli mi hanno regalato quella che vende il Corriere della Sera, una Taurus classica realizzata espressamente per il quotidiano di cui sono un accanito lettore.

Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dal graditissimo dono, abito a Varese città abbastanza pianeggiante con non molte piste ciclabili, ma abbastanza per chi come me gira solo in città. La bici in questione è quella che viene pubblicizzata spesso sull'ultima pagina del Corriere della Sera e dicevo spesso a me stesso che mi sarebbe piaciuto provarla.

Quindi il dono è capitato a proposito. La Taurus è una citi bike senza fronzoli, semplice e classica come il suo marchio che le fabbrica dal 1908. Questa proposta dal giornale, è veramente l'incarnazione di una perfetta bici da passeggio, come la cercavo. Sobria e elegante col telaio in alluminio, colore blu diplomatico da gentleman, con un cambio a 7 velocità Shimano, ottimi freni in alluminio, ruote a raggi da 28" ,pedali gommati antiscivolo, lucchetto antifurto, portaoggetti con borsa, dotata di parafanghi, carter e portapacchi in acciaio ed un ottimo impianto luce a led.

In strada è perfetta, scorre silenziosa con una pedalata morbida senza vibrazioni ed anche in qualche salita il cambio manovrato, si adegua subito alla nuova percorrenza. Devo dire che è proprio la citi bike che cercavo. Un grande grazie ai miei ragazzi per la lungimiranza del regalo, ma un plauso va alla direzione del Corriere della Sera che come sempre riconosce i gusti dei suoi lettori. Mi risulta che viene venduta anche ad un prezzo molto accessibile per una bici della sua categoria.
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14 luglio 2012 6 14 /07 /luglio /2012 20:26

 

Sembrerebbe di si secondo un articolo molto interessate dell'Espresso che ha svolto un sondaggio tra le lavoratrici del volante di automezzi pesanti.

Sono più di duemila le lavoratrici nel settore dell'autotrasporto, un numero basso rispetto agli uomini ma in crescita. 'Dobbiamo dimostrare qualcosa in più per guadagnare la fiducia dei colleghi, ma se si lavora seriamente poi si viene trattate come i maschi'

(11 luglio 2012)

Orari massacranti, con la sveglia che suona quando la notte non ha ancora lasciato spazio al giorno. E poi chilometri da macinare, merci da consegnare in tempo, servizi non sempre ottimali e le difficoltà di un settore colpito dalla crisi, con circa 7mila imprese attive nell'autotrasporto che hanno chiuso i battenti negli ultimi due anni. Quella del camionista è una vita dura, e per farla serve impegno e una forte passione. Qualità che sono sempre più anche femminili. 

Nonostante tutti i luoghi comuni che descrivono l'attività dell'autotrasporto come non adatta alle donne, l'"ondata rosa" che ha invaso strade e autostrade italiane non accenna a fermarsi. Secondo i dati della Camera di Commercio di Monza e Brianza sarebbero oltre 2mila, il 3 per cento del totale, le donne alla guida dei tir che girano per il paese. 

Le donne che si mettono alla guida costituiscono un universo variegato, con storie, idee ed opinioni diverse anche sul loro stesso lavoro. Un osservatorio privilegiato sul loro mondo è il "Buona Strada Lady Truck Driver Team", un gruppo "per chi ha guidato, per chi lo sta facendo e per chi sogna di farlo". Uno zoccolo duro di circa 120 autiste, alle quali si aggiungono amici e simpatizzanti, che si riuniscono in un blog nel quale si scambiano impressioni sulla vita e sul proprio mestiere. Ma il team non si limita all'impegno online: i membri infatti organizzano raduni e attività di beneficenza, come un calendario e la mostra fotografica "Donne e camion", e svolgono un'opera di sensibilizzazione sulle problematiche professionali, sicurezza stradale in primis. 

«Verso le donne all'inizio c'è quella diffidenza che suscitano sempre le situazioni nuove e inusuali - spiega Gisella Corradini, 45enne modenese, autotrasportatrice dal 1994 e portavoce del team - noi dobbiamo sempre dimostrare qualcosa in più degli altri per guadagnare la fiducia di colleghi e magazzinieri. Ma se si lavora seriamente poi si viene trattate come gli uomini». Senza nessuna particolare preoccupazione per la sicurezza personale: «Sul camion non si è più insicure che in altri lavori. Certo, c'è il problema delle rapine e per strada puoi incontrare qualche svitato, ma questo può succedere anche in ditta». Mani ben fisse sul volante, quindi, anche se il pensiero spesso corre a casa: «Ho una figlia di 24 anni, e sicuramente con i ritmi di questo lavoro si rischia di perdere alcuni momenti importanti. Bisogna impegnarsi per valorizzare al massimo il tempo a disposizione, e io credo di esserci riuscita».  

Compromessi con la vita privata che ha ben presenti anche la 31enne Marianna Dal Degan, un'autista con un sogno nel cassetto: sfondare nel mondo dello spettacolo. Il suo camion, sul quale trasporta scarti della lavorazione dell'acciaio, è inconfondibile, con una grande foto dei suoi occhi verdi sul davanti ed altre due sue immagini ai lati, e l'ha resa una piccola celebrità sulle strade del Veneto e del nord Italia. «Ho iniziato a guidare otto anni fa, dopo essere stata responsabile di reparto in una fabbrica - racconta - i primi tempi sono stati duri, ma poi con l'aumentare delle donne al volante le cose sono migliorate». Anche se un tarlo nel cervello è rimasto: «Questo non è un lavoro femminile, sono la prima a dirlo. Sto bene sul camion, ma devo ammettere che talvolta mi sento fuori posto e non mi vedo a fare questo mestiere molto a lungo». E così si divide tra le consegne, con sveglia alle 3.30 del mattino, i casting, i corsi di portamento e di look e una passione speciale, la danza del ventre: «Faccio spettacoli di danza orientale, la fotomodella e anche la presentatrice ai concerti. Non mi fermo mai». Una determinazione premiata da un recente successo, l'ingresso tra le 30 finaliste di "Miss Patata 2012", concorso di bellezza organizzato da una nota marca di patatine. 

Altre volte si è spinte a salire sul camion dalla voglia di viaggiare e vedere posti sempre nuovi, una passione di famiglia: «Mio padre faceva il marinaio - dice Patrizia Crivello, 43enne palermitana di origine ma ora trasferitasi vicino a Milano - e io ho seguito un po' le sue orme, anche se ho preferito muovermi via terra. Non è un lavoro semplice, ma quando ti appassiona non ti accorgi più dei problemi». Autista da 10 anni, con un marito che svolge lo stesso lavoro («anche se all'inizio non voleva che facessi questo mestiere»), la Crivello ha sempre trasportato prodotti alimentari in tutta Italia, fino allo scorso marzo, quando la ditta per cui lavorava ha chiuso e lei è rimasta senza lavoro.
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    23 aprile 2012 1 23 /04 /aprile /2012 13:54
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