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28 settembre 2013 6 28 /09 /settembre /2013 10:07
arte,misteri,Leonardo

La Gioconda, il celeberrimo dipinto di Leonardo conservato al Louvre, e sulla destra il busto di Francesco Laurana che raffigura Isabella d'Aragona. Immagini Corbis


Nella storia dell'arte è il "padre" di tutti gli enigmi: chi è Monna Lisa, la donna ritratta da Leonardo da Vinci nel celebre dipinto conservato al Louvre? Si tratta della moglie del mercante di seta fiorentino Francesco Del Giocondo, come spesso si è letto, oppure di un'altra persona? 

La studiosa tedesca Maike Vogt-Luerssen, che da dieci anni studia la materia, lo scorso 19 aprile a Palazzo Medici Riccardi di Firenze, durante una conferenza, ha documentato una serie di rivelazioni in grado di rimettere in discussione l'esatta identificazione della misteriosa donna. Secondo la storica tedesca la donna dipinta nel veneratissimo quadro sarebbe Isabella d'Aragona, duchessa di Milano, figlia di Alfonso II e di Ippolita Maria Sforza. 

Non solo: sempre secondo Maike Vogt-Luerssen, Leonardo da Vinci sarebbe stato il secondo marito di Isabella, da questa unione sarebbero stati generati ben cinque figli e due di questi, Antonio e Maria, riposerebbero insieme alla madre nelle arche degli Aragonesi custodite nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, insieme alle spoglie mortali dello stesso Leonardo da Vinci, riunite nel 1519 dopo che erano state disperse in 3 diversi luoghi (la suddetta chiesa napoletana, la chiesa 
di San Nicola a Bari e la chiesa di Vaprio d'Adda).

Le rivelazioni della studiosa sono state fornite col supporto di una serie di fonti storiche coeve - del XV e XVI secolo - e preludono al ricorso dell'antropologia per la fase finale di quella che potrebbe presto diventare la "ricerca del secolo", grazie alla quale potrebbero essere ricomposti, in toto o in parte, i resti di Leonardo da Vinci. 

Il linguaggio del simboli

Ma perché solo adesso ci si spinge così avanti nel tentativo di soluzione dell'enigma? E in che modo le fonti sono state utili per giungere fino a questo punto?  Secondo la storica tedesca, infatti, "alla domanda 'Chi è Mona Lisa?' si sarebbe potuto rispondere già secoli fa, se solo il linguaggio del Medioevo e del Rinascimento, il simbolismo, non fosse stato dimenticato già nel XVII secolo. Ora dobbiamo riapprendere questo modo d'espressione usato dai nostri avi per migliaia di anni nella storia". Ecco quindi emergere il "mestiere" dello storico, capace di leggere(e interpretare, possibilmente senza far dire ciò che non vogliono...)  non solo i documenti scritti ma anche i simboli contenuti nei dipinti. Per una corretta identificazione di uomini, donne e bambini raffigurati nei dipinti rinascimentali e per una esatta datazione di tali opere, è necessario possedere competenze in storia del Medioevo e del Rinascimento; conoscere le tradizioni e i costumi di queste epoche storiche nonché La storia dell'abbigliamento (cosa era di moda, in quale periodo e dove); conoscere le grandi dinastie del XV e XVI secolo e tutti i loro componenti, raccogliendo descrizioni dei vari membri delle grandi dinastie da quante più fonti storiche primarie e secondarie possibile; infine saper trovare e leggere gli stemmi, i simboli e i colori specifici (definiti anche emblemi o insegne) di queste grandi dinastie.

Perché non è Lisa Gherardini

Ottenuta questa alfabetizzazione di base, lo storico può lanciarsi, per esempio, nell'impresa di una corretta identificazione  di un ritratto, proprio come quello di Monna Lisa. Prima di tutto la studiosa tedesca mette in dubbio l'identificazione fino a ora nota: quella riferita a Lisa Gherardini, moglie di Francesco Del Giocondo. Nelle Vite di Vasari si legge infatti che " "Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie; e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto. la quale opera oggi è appresso il Re Francesco di Francia, in Fontanableo". 

Secondo la studiosa tedesca però la descrizione vasariana è "priva di qualsiasi riferimento ai suoi capelli, al vestito o allo sfondo del ritratto, con il volto della "Monna Lisa" esposta al Louvre, non troverete alcuna somiglianza se non uno splendido sorriso, caratteristico in realtà della maggior parte dei volti femminili ritratti da Leonardo. La Monna Lisa del Louvre è priva di sopracciglia, di ciglia e di rosee narici, oltre al fatto che Leonardo non sembra avere prestato molta attenzione alla cavità della gola". 

Insomma non è Lisa Gherardini anche perché nessuna donna, nel XVI secolo, una volta maritata perdeva il nome da ragazza. Quindi non sarebbe mai diventata Lisa Del Giocondo. Una donna che si chiamava così - e rammentata in documento scoperto solo nel gennaio 2008 - è esistita davvero, ma era la terza figlia di Bartolomeo del Giocondo, sorella più giovane di Francesco del Giocondo e moglie di Piero Francesco del Giocondo. E quindi neanche lei poteva essere Monna Lisa. 

La nuova identificazione

Ed eccoci alla nuova (e almeno sulla carta rivoluzionaria) identificazione. Leonardo da Vinci, uno dei principali pittori di corte degli Sforza per almeno 17 anni dal 1482 al 1499, conosceva bene simboli e colori specifici di queste potenti dinastie. Essendo stato pittore di corte degli Sforza per così tanti anni, Maike Vogt-Luerssen suppone che la signora rappresentata al Louvre sia un membro della dinastia milanese e che possa essere facilmente identificata quale membro degli Sforza sulla base dell'abito che indossa e attraverso i simboli che ne decorano la parte superiore o attraverso il colletto (vedi il dettaglio a destra). 

Secondo una fonte storica scritta, la donna del ritratto indossa un abito tipico della seconda fase del periodo di lutto di un anno delle Duchesse degli Sforza di Milano: " ... un abito di colore verde scuro con due maniche di velluto nero e un velo sul capo che la copriva fin sotto gli occhi, con l'abituale acconciatura sotto a questo". Grazie a questi indizi e alla presenza dei simboli degli Sforza sull'abito indossato dalla donna ritratta, secondo la studiosa questa non può che essere Isabella d'Aragona, che tra il 1489 e il 1494 indossò il lutto per la perdita della madre Ippolita.

Per quanto concerne i figli, la studiosa tedesca afferma "di essere in possesso di un documento scritto contemporaneo, in cui Francesco da Melzo (uno dei presunti figli, ndr) chiama Leonardo da Vinci padre: 'e mio quanto optimo Padre...'". Ce n'è abbastanza per mettersi a tavolino e provare a riscrivere la storia. 

I resti di Leonardo

Infine le ossa di Leonardo da Vinci: per la Vogt-Leuerssen oggi "siamo talmente distanti dalla realtà relativa alla Monna Lisa di Leonardo, che non basta più supportare una teoria con fonti storiche scritte e pittoriche. È necessario ricorrere anche all'antropologia. Grazie agli strumenti di questa disciplina, oggi siamo in grado di risalire al volto di Isabella d'Aragona, sepolta nella Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Possiamo confrontare il suo DNA mitocondriale con quello dei figli Antonio e Maria, sepolti accanto alla madre, e risalire anche ai loro volti. Bisognava cercare qui anche Leonardo da Vinci ma ciò non è avvenuto". 

La studiosa infatti è certa che il genio di Vinci  non è mai stato sepolto in Francia: "È molto probabile le sue spoglie siano state portate in nella chiesa di San Domenico Maggiore nell'agosto 1519, dove potrebbero essere sepolti anche il figlio più vecchio che Isabella ha avuto col primo marito, Francesco II Maria". Ma per continuare la ricerca occorre un'operazione di riesumazione e di studi paleopatologici e antropologici. Gli atenei di Bolzano e di Firenze sono già stati allertati e prima o poi le arche (soprattutto quelle mai "violate")  potrebbe essere riaperte per dare la possibilità a Maike Vogt-Leuerssen di scrivere l'ultimo capitolo di questa storia.
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19 giugno 2012 2 19 /06 /giugno /2012 21:29

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Le pitture più antiche del mondo della grotta scoperte in Spagna, hanno costituito alcuni punti fermi preistorici e sono stati confermati da nuove prove risalenti ad essere più di 40,800 anni, anche se vi è un dibattito sulla questione se l'arte è stata in realtà composta da uomini di Neanderthal, che si ritiene dagli evoluzionisti per essere parente più prossimo dell'uomo moderno.

"Questo è attualmente l'arte più antica d'Europa datata di almeno 4.000 anni", ha dichiarato Alistair Pike, archeologo dell'Università di Bristol nel Regno Unito, che è l'autore principale dello studio National Geographic  riportato.

In Francia le pitture rupestri secondo l'archeologo Chauvet, dice che hanno almeno 37.000 anni, e si ritiene siano state le precedenti pitture rupestri più antiche conosciute, ma leincisioni delle grotte marine della costa della Cantabria in El Castillo, nel nord della Spagna, li avrebbe creati un nostro antenato, da almeno qualche migliaio di anni prima.

Un altro aspetto significativo di questa scoperta, secondo il team di Pike, è che aggiunge ulteriori prove alla teoria che i Neanderthal, che si ritiene di aver eseguito il dipinto, non erano una specie separata dalla razza umana. Gli umanoidi antichi sono ritenuti dagli evoluzionisti di aver vissuto in Europa fino a circa 30.000 a 40.000 anni fa, prima che venissero sostituiti dagli esseri umani moderni.

Il suo team universitario ha utilizzato nuovi metodi di datazione, che si basano sui tassi di decadimento noti in giacimenti di uranio e di calcio che si erano formate sopra la vernice.Tuttavia, alcuni hanno contestato la possibilità che i dipinti in realtà siano venuti dal Neanderthal.

 

"Sono una delle persone più interessate che sono in attesa di evidenze oggettive di pittura fatta da Neanderthal così come Homo sapiens", ha detto Michel Lorblanchet, un esperto di grotta e professore emerito presso l'Università di Tolosa in Francia. "Ma ad oggi un dipinto circa 40.000 anni fa non prova che è stata fatta da uomini di Neanderthal", ha aggiunto.

il prof. Pike ha ammesso che le conclusioni sono molto solide, ma non possono essere fatte sulla base di queste scoperte, e ha rilevato che alcuni si sono chiesti se gli uomini di Neanderthal possedevano la capacità di creare qualcosa di simile alle pitture rupestri.

"La calcite potrebbe essersi formata molte migliaia di anni dopo che l'arte sia stata dipinta", ha detto Pike. "Ma sono d'accordo che avremo bisogno di più dipinti da analizzare per dimostrare in modo conclusivo che questi sono stati fatti da uomini di Neanderthal, e stiamo attualmente campionando più incisioni dell'arte rupestre per confermare la mia teoria e penso che nei prossimi anni troveremo sicuramente la conferma che prova questo, senza ombra di dubbio".


 

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26 aprile 2012 4 26 /04 /aprile /2012 12:33
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16 ottobre 2011 7 16 /10 /ottobre /2011 19:49

 

 

 

 

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Probabilmente Sofonisba Anguissola è la prima donna pittrice rinascimentale in Europa.  Primogenita di 7 figli di cui 6 sorelle e un fratellodi una nobile famiglia di Cremona e tutte con la fiammella per l'arte. Ma essa si distinse per il suo innato talento artistico che la portò a ffrequentare l'atelier del pittore Bernardino Campi, ove evidenziò la particolare inclinazione alla ritrattistica di cui si sentiva molto portata. Perfezionatasi alla scuola di quel maestro frequentò la vita artistica delle corti europee per via del padre Amilcare, amministratore della città di Mantova per conto dei sovrani spagnoli, così fù chiamata dai signori di allora che volevano conoscere il fenomeno della pittura femminile del tempo, da sempre potere indiscusso degli uomini.

 

Citata anche da Vasari, suo padre interpellò allora il genio del grande Michelangelo facendogli pervenire alcuni disegni della figlia Sofonisba. Il Buonarroti rimase colpito del talento della giovane che la raccomandò prima a Cosimo dei Medici di Firenze, ove esegui diversi ritratti dei Medici e quando il re Filippo di Spagna sposò Isabella de Medici che amava molto l'arte, Sofonisba venne a sua volta chiamata presso la corte di Filippo II di Spagna come dama di corte della Regina Isabella, di cui ne diventò la ritrattista ufficiale, sino alla sua morte avvenuta nel 1568.

 

Sposò il nobile siciliano Fabrizio Moncada nel 1573 e si trasferì a Paternò nel palazzo dei Moncada. Alla morte di questi, perito in un incidente marittimo, Sofonisba si fermò a Livorno dove conobbe e sposò il nobile genovese Orazio Lomellini a Pisa nel 1579.  Si stabilirono a Genova ove il suo lavoro ebbe un grande fermento tanto che le fece visita il grande Rubens il quale avendo ammirato i suoi ritratti dei reali spagnoli, di cui ne copiò uno,volle conoscerla. Nel frattempo la sua fama di geniale artista cresceva sempre di più tanto che il fiammingo Van Dyck che aveva preso il suo posto alla corte spagnola, attratto dalla sua genialità, la volle conoscere personalmente presso la corte del vicerè di Sicilia e diventò persino un suo allievo, riuscendo a farle persino un ritratto dal vivo.  

 

 

 

La grande artista mori a Palermo il 16 novembre 1625. Le sue opere sono sparse attualmente nei maggiori musei del mondo.

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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 09:44

 

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Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1593, figlia d'arte, il padre Orazio, noto pittore, la avviò alla pittura sin da bambina e lei dimostrò una vera predisposizione per l'arte pittorica solitamente destinata agli uomini. Grande ammiratrice del Caravaggio, che influenzò la sua pittura, ne seguì le orme, ma personalizzò la propria con colori accesi.

Artemisia incominciò a dipingere a 17 anni, aiutata dal padre deciso a far conoscere le grandi e precoci capacità artistiche della figlia, ma qualcosa di traumatico cambiò momentaneamente il suo percorso artistico.

 

Venne stuprata dal pittore Agostino Tassi, amico e collaboratore del padre che era ospite presso di loro, e che aveva promesso un matrimonio riparatore, ma il padre Orazio lo denunciò perché già sposato.

Artemisia affrontò il processo con coraggio diventando, per le donne di allora, una femminista "antelitteram". Il pittore venne condannato a diversi anni di carcere, ma la carriera artistica di Artemisia fu purtroppo irrimediabilmente compromessa per lo scalpore che aveva avuto la vicenda.

 

A seguito di ciò Artemisia fu costretta a emigrare a Firenze, essendosi nel frattempo sposata con un borghese. A Firenze venne accettata dall'Accademia delle arti e del disegno ove perfezionò le sue già mirabili doti artistiche.

Ma le sue grandi capacità le fecero conoscere generosi mecenati come Cosimo de'Medici e personaggi come Galileo Galilei. Ebbe tra i suoi estimatori "un certo" Michelangelo Buonarroti che affidò ad Artemisia dei lavori per cui dipinse una tela raffigurante una giovane donna nuda con in mano una bussola che chiamò "Allegoria dell'Inclinazione".

 

La figura dell'immagine dipinta rappresentava se stessa. In molti suoi quadri appaiono figure femminili con le sue fattezze di donna giovane e avvenente.Ma il quadro più significativo fu "Giuditta che decapita Oloferne" per il quale il noto storico e critico d'arte Roberto Longhi ha magnificato la statura artistica dell'artista attribuendogli l'aggettivo di pittrice "sanguinaria" per la crudezza della rappresentazione della decapitazione che definisce "un macello brutale ed efferato".

 

La sua pittura è caratterizzata dai giochi di luce e ombre, con particolare risalto a scene cruente con un realismo di forte tensione. Esalta mirabilmente i particolari come pieghe di stoffe, drappeggi, abiti, ecc.

La sua fama travalicò i confini e la porterà per molte corti europee dove troverà molte commesse, da Londra alla corte di Carlo I appassionato collezionista, poi Venezia, Bologna e Napoli sua seconda patria dove dipinse per Don Antonio Ruffo, suo committente e dove mori nel 1653.

 

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12 agosto 2011 5 12 /08 /agosto /2011 09:24

532862758_01ed7bdd61.jpgSembra che questo termine fosse dispregiativo nei confronti di una scuola di pittura verista nata a Firenze nel 1885, termine usato da un giornalista rimasto anonimo, che aveva così definito i pittori aderenti a questo movimento antiaccademico.

Questo gruppo di pittori si riunisce presso il caffè Michelangelo di Firenze nel 1856 e forma questo movimento per rinnovare i canoni della pittura classica. Vogliono opporsi al tradizionale romanticismo e neoclassicismo nell'arte della pittura, affermando che l’immagine del vero non è altro che un contrasto di macchie di colore, da qui il termine.

Molti di questi artisti erano impegnati politicamente e provenienti dalle esperienze di guerra per l'unità d'Italia, quindi avvertivano forte la necessità di cambiamento delle esperienze artistiche europee.

Essi negavano la forma intesa sino allora, ma asserivano che il vero era riconducibile col mezzo di macchie di colori chiari e scuri. Era nata una scuola di luce-colore e i loro dipinti non sono altro che composizioni di macchie.

Da questa scuola nasce in seguito il movimento impressionistico francese.

I macchiaioli più rappresentativi sono Domenico Morelli, Silvestro Lega, Saverio Altamura, Giovanni Fattori ecc. Essi rappresentano la più alta espressione della pittura italiana dell'800, affiancati dai pittori del realismo lombardo e della scuola napoletana di Posillipo.

Il critico Adriano Cecioni diceva che tale pittura rendeva le impressioni che riceveva dal vero esprimendole con macchie di colori chiaro-scuri. Anche Diego Martelli noto critico d'arte dell'epoca parla dell'arte figurativa toscana di come stesse "internazionalizzandosi". I macchiaioli oggi sono ormai considerati gli iniziatori della pittura moderna italiana.

La scuola della "macchia" toscana per intensità e tecnica pittorica ha rappresentato una vera rivoluzione nel panorama artistico mondiale dando un’impronta a tutto ciò che segue dopo. I grandi impressionisti francesi sono anch'essi figli dei macchiaioli toscani perché la loro pittura non è altro che una derivazione della scuola toscana, anche se ha assunto una importanza ben più vasta.

La tecnica chiamata "dello specchio nero" utilizzando uno specchio annerito col fumo, essi ottenevano i contrasti che trasferivano sulla tela, creando dei capolavori ammirevoli. La corrente diede origine a quella dei postmacchiaioli

nata nel 1880 sino al 1930 circa con evidenti riferimenti alla pittura di macchia.

Il loro purismo paesaggistico della maremma toscana come quello di Giovanni Fattori è assolutamente sublime. Egli elimina totalmente la linea e il punto geometrico perché non sono, per lui, esistenti realmente usando solo vere e proprie macchie di colore.

BucolicaEdward Hopper - Milano, Palazzo Reale

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5 agosto 2011 5 05 /08 /agosto /2011 14:45

Come è noto l'Italia è piena di bellezze artistico-culturali possedendo circa il 70% dei siti archeologici mondiali, ma quello che fece più scalpore nel 1972, fu sicuramente il ritrovamento di due capolavori dell'arte ellenica rinvenuti per caso da un sub nel mare Ionio: I bronzi di Riace, definiti la più grande scoperta archeologica del XX° secolo. Questa è una piccola guida per la loro conoscenza.

Come spesso succede le più grandi scoperte o invenzioni avvengono per caso come per i Bronzi di Riace. Un appassionato sub vide affiorare una mano dal fondale marino a circa 300 metri dalla costa ionica nei pressi di Riace, località marina in provincia di Reggio Calabria. Cosi furono ritrovati due eccezionali capolavori di statue in bronzo raffiguranti due guerrieri di incredibile bellezza.

La loro fattura esecutiva è stata fatta risalire al maestro Agelada di Argo, maestro anche del celeberrimo scultore Mirone di Lidia esaminando la comparazione con famoso tempio di Olimpia realizzato da Alcamene di Lemno della stessa scuola bronzistica e notevole somomiglianza con la statua di Atlante. La statua A si chiamerebbe Tideo e quella B incarnerebbe Anfiarao eroi della mitica spedizione dei Sette a Tebe.

Si sono fatte molte ipotesi sulla loro datazione storica e sinora gli studiosi concordano sul V° secolo a. C. ma poco ancora si sa sulla provenienza e sulla destinazione dei due capolavori dell'arte greca, probabilmente inabissatisi con la nave che li trasportava in Italia, a seguito di un fortunale.

Ciò fa pensare che il mare Ionio è ancora ricco di vestigia greco-romane per il continuo ritrovamento di reperti archeologici custoditi, come i Bronzi, presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, ove si possono ammirare, vasellame, anfore, elmi, scudi, armi, ecc.

In buona parte essi sono stati restituiti dal mare Ionio, di cui è ricca la sezione di archeologia subacquea e si stà provvedendo alla sistemazione definitiva della grande quantità di reperti.

L'interesse suscitato dai Bronzi presso gli studiosi di tutto il mondo fece enorme scalpore, molti di essi si sono interessati al loro restauro e conservazione. Attualmente le due statue sono custodite, momentaneamente presso la sede Regionale del Consiglio della Calabria, in attesa dell'adeguamento della sala del Museo, per riaccoglierle.

In loro onore sono stati perfino emessi dei francobolli dallo stato Italiano.

Riace Bronzes
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16 luglio 2011 6 16 /07 /luglio /2011 15:18

Entrambe sono due correnti pittoriche che hanno cambiato il corso della storia della pittura, incidendo profondamente su di essa e anche per quelle nate dopo, come l'astrattismo, il futurismo ecc. che non possono prescindere da esse perché basilari.

Le differenze tra le due correnti sono complementari ma profonde, entrambe però impongono il rispetto della realtà.

L'impresssionismo è la rappresentazione della realtà esteriore, essa esalta gli effetti della luce, evidenzia i colori è rende gradevole allo sguardo tutto il mondo esterno che impressiona la mente, come la pittura di Corot, Renoir, Monet, Degas ecc.

L'espressionimo, al contrario, rifiuta il concetto della bellezza esteriore tesa ad esaltare il piacere visivo, ma penetra nel profondo dell'animo umano, esaltando il concetto espressivo dei soggetti o delle sensazioni rilevate dal mondo esterno. Nasce nel 1905 in Francia con la corrente" Fauves", "Le Belve" e in Germania con il gruppo "Die Brucke". La sua forza è il colore vivo.

L'impressionismo nasce nella metà dell'800, esso è un inno al bello, esalta la volontà di vivere, la piacevolezza della natura in tutte le sue forme. Praticamente è l'ottimismo dell'arte e dell'estetica borghese e paesaggistica. Il termine fu coniato dal critico d'arte Louis Leroy.

Di contro l'espressionismo è l'esaltazione della drammaticità, la denuncia del conformismo, dell'ipocrisia, del falso perbenismo della società, esse sono perfettamente rappresentate nelle tele di Van Gogh, Gauguin, Braque ecc. sottolineate dalle pennellate vigorose in alcuni casi, persino violente, a evidenziare il tormento interiore dei suoi geniali interpreti.

Inoltre l'espressionismo si presta molto all'eclettismo dei suoi seguaci, alcuni dei quali provenienti dalla scuola impressionista come Henri Matisse che la abiurò, per dedicarsi ad una ricerca della pittura di "movimento" come egli la chiamava, dando vita alle forme più istintive di cui divenne fedele interprete.

Ma la pittura sicuramente più espressionista di tutte è quella di Eduard Munch, definito il pittore dell'angoscia, dalla quale traspare tutto il pessimismo della vita che aveva il suo interprete, e il suo quadro conosciutissimo come "Il grido" esprime tutta la tragicità dell'esistenza umana che traspare anche dai colori usati dall'artista.

Recentemente il quadro è stato anche oggetto di furto dal museo di Oslo, ma poi ritrovato.

Concludendo si può dire che entrambe le espressioni pittoriche hanno prodotto grandi interpreti

ed hanno influenzato la musica, il costume, la letteratura, il teatro, l'architettura ecc.

Monet sui NebrodiEl Grito de Munch (Version Yosi)
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7 luglio 2011 4 07 /07 /luglio /2011 22:30

Le tele di Kandinskj, genio dell'astrattismo, sono sparite dal mercato internazionale da tempo, preda di collezionisti e musei, quando qualcuna appare in qualche asta internazionale, solo la sua base richiesta è da capogiro, quindi non rimane altro per i suoi estimatori accontentarsi di una riproduzione ben fatta. Questa è una piccola guida per sapere come e dove trovare sue riproduzioni fedeli di buona qualità.

La ricerca di riproduzioni fedeli delle opere di Kandinskj deve essere rivolta a gallerie d'arte e case editrici che pubblicano cataloghi di sue riproduzioni, sia sulla stampa che sul web ed è sicuramente su quest'ultimo che possiamo trovare tutto ciò che esiste in commercio di riproduzioni su carta e su tela ecc. dell'arte astratta del celebre maestro Wassily Kandinskj.

Infatti il sito Posteridea propone 102 soggetti del celebre artista, stampate su vari supporti, carta lucida, semilucida, opaca, su tela ecc. a seconda della tipologia del soggetto scelto. Assicura la consegna in pochi giorni lavorativi a domicilio a mezzo corriere, pagamento on line.

La ALLPOSTERS.it è il negozio di stampe più grande del mondo è vende online quasi tutte le riproduzioni di Kandinskj, conta 353 opere proposte sia su carta che su tela, a prezzi modici, il catalogo è visibile in rete. Inoltre è possibile incorniciare il soggetto scelto facendo un piccolo preventivo con la cornice adattabile, con varie possibilità. Consegna domiciliare gratuita.

Ancora la ditta bimago.it è capace di realizzare quadri ad olio riproducendo fedelmente le opere di Kandinskj imitando persino le cornici originali, inoltre riproduce su carta, tela, o plexiglass, tutte le sue composizioni pittoriche ed è possibile ordinare tutto on line. Vendono e consegnano in tutta Europa nel giro di pochi giorni. Le esecuzioni sono accurate e puntuali.

Da non sottovalutare l'azienda copia-di-arte.com che propone poster di Kandinskj, tele ad olio, stampe su carta riprodotte fedelmente con consegna in 24 ore. Vasto catalogo in rete con la descrizione accurata di come riescono ad ottenere mirabili riproduzioni di tutte le sue opere. Il loro sistema di vendita online è collaudata da anni di esperienza.

Il sistema commerciale di riproduzioni di Kandinskj proposto dal web è sicuramente vasto e per illustrarlo tutto non bastano poche pagine, ma chi ama la sua fantasiosa è geniale pittura ha solo l'imbarazzo della scelta, se optare per una tela ad olio o su carta.

I prezzi proposti vanno da pochi euro a qualche centinaio, per opere ad olio fedelissime.

Vassily KandinskyWassily Kandinsky - Phalanx 1. Ausstellung - LACMA
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7 luglio 2011 4 07 /07 /luglio /2011 15:55

L'archeologia ha mai rinvenuto tappeti dipinti sui muri? Sembrerebbe di sì. Sappiamo che le prime grandi civiltà si sono sviluppate in Mesopotamia tra i fiumi Tigri e Eufrate intorno al 4000-3000 a.C. Almeno così ci hanno insegnato a scuola, ma a volte la realtà supera la fantasia, come vedremo.

Negli anni 30 in Turchia, sotto una collina a circa 320 km da Ankara, fu scoperta una città antichissima le cui origini risalirebbero al 7200 a.C. e per molti anni fu ritenuta l'agglomerato urbano più antico al mondo. La sua concezione architettonica è unica nel suo genere.

Non esistevano strade e i suoi abitanti si spostavano a mezzo di rudimentali scale a pioli, camminando sui tetti. Ogni casetta era scavata nella roccia oppure fatta di mattoni di fango e paglia; internamente aveva una botola dalla quale essi spostavano agevolmente. Una città di circa 6.000 abitanti di cui non si conosce la provenienza o il gruppo etnico.

Nel 1957 l'archeologo inglese James Mellaart approfondì alcuni scavi a Catal Huyuk in posti ancora murati e portò alla luce delle pareti affrescate con disegni di tappeti Kilim, decorati con disegni zoomorfi simboleggianti la fertilità, in uso nel Neolitico.

I locali rinvenuti con gli affreschi di tappeti erano luoghi di svolgimento di riti tribali e i tappeti disegnati erano a grandezza naturale, riportanti anche disegni di animali e figure umanoidi a significare il controllo dell'uomo sulla natura.

La scoperta rilancia fortemente il cosiddetto Kilim, cioè un manufatto povero e così arcaico, mai tenuto in gran considerazione da chi si occupa di tappeti annodati e snobbato da collezionisti e amatori per la sua poca consistenza. Infatti non si sono mai rinvenuti suoi frammenti antichi.

Ciò non toglie che la scoperta di questi disegni così ancestrali sia molto importante ai fini della riabilitazione storica che fecero poi gli studiosi grazie al vasellame rinvenuto, tra l'altro contenente residui di specie vegetali, come del frumento, all'orzo, alcuni legumi, nonché residui di filamenti rudimentali che essi attribuirono a tessuti piatti come i Kilim.

kilim rug #3
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