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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 09:44

 

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Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1593, figlia d'arte, il padre Orazio, noto pittore, la avviò alla pittura sin da bambina e lei dimostrò una vera predisposizione per l'arte pittorica solitamente destinata agli uomini. Grande ammiratrice del Caravaggio, che influenzò la sua pittura, ne seguì le orme, ma personalizzò la propria con colori accesi.

Artemisia incominciò a dipingere a 17 anni, aiutata dal padre deciso a far conoscere le grandi e precoci capacità artistiche della figlia, ma qualcosa di traumatico cambiò momentaneamente il suo percorso artistico.

 

Venne stuprata dal pittore Agostino Tassi, amico e collaboratore del padre che era ospite presso di loro, e che aveva promesso un matrimonio riparatore, ma il padre Orazio lo denunciò perché già sposato.

Artemisia affrontò il processo con coraggio diventando, per le donne di allora, una femminista "antelitteram". Il pittore venne condannato a diversi anni di carcere, ma la carriera artistica di Artemisia fu purtroppo irrimediabilmente compromessa per lo scalpore che aveva avuto la vicenda.

 

A seguito di ciò Artemisia fu costretta a emigrare a Firenze, essendosi nel frattempo sposata con un borghese. A Firenze venne accettata dall'Accademia delle arti e del disegno ove perfezionò le sue già mirabili doti artistiche.

Ma le sue grandi capacità le fecero conoscere generosi mecenati come Cosimo de'Medici e personaggi come Galileo Galilei. Ebbe tra i suoi estimatori "un certo" Michelangelo Buonarroti che affidò ad Artemisia dei lavori per cui dipinse una tela raffigurante una giovane donna nuda con in mano una bussola che chiamò "Allegoria dell'Inclinazione".

 

La figura dell'immagine dipinta rappresentava se stessa. In molti suoi quadri appaiono figure femminili con le sue fattezze di donna giovane e avvenente.Ma il quadro più significativo fu "Giuditta che decapita Oloferne" per il quale il noto storico e critico d'arte Roberto Longhi ha magnificato la statura artistica dell'artista attribuendogli l'aggettivo di pittrice "sanguinaria" per la crudezza della rappresentazione della decapitazione che definisce "un macello brutale ed efferato".

 

La sua pittura è caratterizzata dai giochi di luce e ombre, con particolare risalto a scene cruente con un realismo di forte tensione. Esalta mirabilmente i particolari come pieghe di stoffe, drappeggi, abiti, ecc.

La sua fama travalicò i confini e la porterà per molte corti europee dove troverà molte commesse, da Londra alla corte di Carlo I appassionato collezionista, poi Venezia, Bologna e Napoli sua seconda patria dove dipinse per Don Antonio Ruffo, suo committente e dove mori nel 1653.

 

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Published by giuseppe esposito lalchimista - in Pittura e Scultura
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