Per acquistare oggi un tappeto orientale, come bene rifugio e spendere oculatamente il proprio denaro esistono ancora degli esemplari che per caratteristiche e contenuti offrono ancora note artistiche e artigianali ammirevoli e riflettono ancora la cultura tribale di queste popolazioni.
Malgrado la massificazione della produzione di tappeti abbia svilito un'arte millenaria della sua essenza riducendola a mera copertura di pavimenti sconnessi e magagne analoghe. Copiatissimo il tappeto non sfugge a questa contaminazione a scopo di lucro.
Tuttavia esistono ancora delle isole di autenticità che malgrado siano limitate, mantengono inalterato il loro fascino nel tempo, e malgrado tutto queste produzioni sono rimaste più o meno inalterate nei secoli e anche le popolazioni nomadi che ne sono artefici di questi miracoli, resistono ancora grazie alle tradizioni che si tramandano da padre in figlio.
Parliamo di piccole produzioni caucasiche e armene come gli Schirwan, Baku, Daghestan, Erevan e Kazak e altre lavorazioni limitrofe. Ma primeggia su tutte la produzione ormai ridotta al lumicino, dei tappeti Bukara o Bokara dell'area del Turkmenistan, oggi sotto l'influenza dell'unione sovietica e chiamati anche erroneamente Bokara russi.
Prodotti da sempre dalle tribù dell'Uzbekistan chiamati con i loro nomi col toponimo Bukara, i Tekkè, Sarik, Salor, Ersari e Yomut che presentano variazioni sul tema decorativo ottagonale a zampa di elefante denominato "Gul". E' il disegno più imitato al mondo e il termine Bukara oggi
è associato a manifatture pakistane, cinesi, indiane, che riportano tutte il disegno citato, ma di qualità assolutamente discutibile.
L'unico originale inalterato nel tempo è il gul del bukara turkmeno annodato dalle popolazioni Tekkè nell'Asia centrale nell'area compresa tra il mar Caspio e i monti Altaj, ove in una tomba di un notabile venne scoperto nel 1949 da archeologi russi, il più antico tappeto oggi conosciuto chiamato Pazyryk ibernato in una lastra di ghiaccio per 25 secoli! Il padre appunto dei Bukara odierni.
Ritengo quindi che il Bukara tekkè e suoi simili sia ancora oggi un tappeto appetibile sotto tutti gli aspetti, anche come bene rifugio, fin quando si riesce ad accaparrarsene uno perché la produzione scema sempre di più e gestita ormai da un monopolio che si accaparra tutti i manufatti e li immette sul mercato col contagocce. I Tèkkè usano le loro lane seriche e lucenti ancora colorate con tinte vegetali e i loro tappeti cono caratterizzati da lunghe frange. I telai sono orizzontali al suolo e smontabili per essere trasportati, essendo popolazioni nomadi.