L'arazzo è una forma di arte tessile che sta a metà strada tra arte antica e artigianato moderno. Ma come si arreda un ambiente con un arazzo riprodotto e a buon mercato? Quale metodo seguire? Quale esemplare scegliere? Di seguito tutte le spiegazioni per avvicinarsi all'arte arazziera.
Tecnicamente l'arazzo, a differenza del tappeto, è un manufatto la cui di trama è realizzata ad ago, quindi l'ordito non si vede, ma viene tessuto su un telaio anch'esso. La sua destinazione è il rivestimento di pareti.
Solitamente di grande formato, rappresenta disegni allegorici o figurati molto dettagliati.
Anticamente il nome arazzo deriva dalle città francese di Arras e Aubusson dove nel medioevo, venivano prodotti i migliori esemplari e anche nelle fiandre principalmente a Bruxelles vi era all'epoca una fiorente attività di arazzeria, poi perfezionatasi in Francia.
In lingua russa l'arazzo si dice Gobelin è il nome della famiglia, poi passato alla fabbrica omonima, il cui capostipite Gilles Gobbelen, arrivò in Francia sotto la reggenza di re Francois della I^ dinastia a Reims e come valente tintore di pellicceria, costruì una fabbrica di tinture che si perfezionò sotto il re Luigi XIV e chiamata Fabbrica Reale, dove venivano fabbricati grandiosi arazzi per le decorazioni dei palazzi reali, oppure donati a case regnanti d'Europa e del mondo. Grandi artisti si sono avvicendati nella realizzazione dei disegni preparatori, ed il risultato finale veniva affidato poi all'abilità dell'artigiano per l'esecuzione.
Ancora oggi questa arte che ha rappresentato l'orgoglio di Francia continua a esistere, tramandata da tutti i governi succedutisi. Anche qui come nel tappeto e cresciuta parallelamente una produzione fatta a macchina, ad imitazione dei grandi capolavori che sono nei musei mondiali, oppure nei palazzi dei governi come anche da noi ammiriamo degli esemplari alle spalle dei nostri governanti in TV.
In Cina nella regione Xinjiang, si è sviluppata da non molto, una produzione di arazzi di tutte le misure che imita fedelmente quella originale, esportata nei mercati occidentali con discreto successo a costi abbordabili per il basso costo della mano d'opera di cucitrici locali.
Quella autentica è praticamente introvabile, qualche esemplare che ogni tanto compare in un asta internazionale, spunta costi inavvicinabili. La produzione residua è dichiarata ormai patrimonio culturale dall'Unesco.