Durante le belle stagioni, primavera e inizio estate, assistiamo ad una proliferazione di api che sciamano in lungo e in largo cercando fiori da cui suggere il nettare. In genere sono insetti pacifici, ma imprevedibili e se disturbati anche inavvertitamente possono reagire pungendo il malcapitato. Questa è una piccola guida per intervenire immediatamente in caso di puntura, con un rimedio naturale ma efficace.
Se per una malaugurata circostanza veniamo punti da un'ape , cerchiamo in primo luogo di restare calmi perché l'agitazione può acuire il dolore della parte colpita e l'espansione delle tossine contenute nel pungiglione.
Cerchiamo con calma con una pinzetta di estrarre l'aculeo conficcato nella pelle, che incomincerà a gonfiarsi provocando rossore, un dolore acuto ed un prurito incontrollabile. Bisogna resistere ad esso perché grattandosi si rompe la piccola sacca del veleno con conseguenze ancora maggiori.
Tuttavia esiste un rimedio naturale molto efficace da utilizzare dopo aver estratto il pungiglione per intero, cercando di non farlo rompere per non lasciare frammenti pericolosi nell'epidermide colpita.
Prendere uno spicchio d'aglio e sbucciarlo con cura, tagliarlo a metà e con una parte morbida tagliata, strofinarla dolcemente sul gonfiore.
Esso miracolosamente tenderà a ridursi e il dolore lentamente sparirà. Ripetere l'operazione con l'altra metà rimasta dello spicchio d'aglio, dopo circa mezzora dalla prima volta, e sulla parte dolorante rimarrà solo il puntino del foro dell'entrata dell'aculeo. L'azione astringente del succo d'aglio e i suoi enzimi risultano determinanti per risoluzione.
Dopo, tenere sulla parte interessata, un cubetto di ghiaccio e poi un impacco con ammoniaca. Infine lavate con acqua ossigenata la parte e applicate una pomata antistaminica. Dopo alcuni giorni non vi sarà più traccia della puntura perché la piccola bolla contenente il liquido tossico è stato asciugato completamente dall'azione dell'aglio.
Bisogna ricordare che l'ape dopo aver punto, generalmente muore perché il essendo un imenottero, il suo aculeo è legato all'apparato intestinale che viene lacerato nello strappo di uscita, mentre le vespe e i calabroni no, quindi se il pungiglione rimane è stata una vespa, altrimenti un altro insetto, ma la procedura rimane la stessa.
Questo è un rimedio della nonna ma sempre valido!