Uno dei presepi napoletani più belli con pezzi risalenti al XVIII° secolo è conservato nella sala ellittica della reggia di Caserta. Da sempre l'arte presepiale di Napoli è riconosciuta nel mondo. I suoi artigiani della via S.Gregorio Armeno sanno creare delle statuine di mirabile bellezza. Nel periodo natalizio è la via più affollata di Napoli.
Il primo presepio di Napoli menzionato in un documento ufficiale parla di quello della chiesa di S.Maria nel 1205. Nel 1340 la regina Sancia d'Aragona D'Angiò, regala alle clarisse un presepe per la loro nuova chiesa: Oggi è visibile la statua della Madonna superstite, nel museo di San Martino.
Nel 600 il presepe napoletano allargò la sua visione scenica, oltre alla grotta della natività che dominava, si aprì al mondo esterno in puro gusto barocco, fecero la loro comparsa rappresentazioni di vita corrente, con taverne, osterie, cesti di frutta, greggi, ecc.
Ma il secolo più luminoso del presepe napoletano fu il 700 sotto il regno di Carlo III di Borbone, la sua esplosione artistica e culturale del periodo, si notò con il cambiamento delle sembianze dei pastori e gli ordinativi di nuovi presepi che avvenivano dai ricchi e nobili.
Ed il presepe della Certosa di San Martino è sicuramente quello più rappresentativo da vedere per chi ama questo tipo di arte, oltre a molti altri ben conservati a Napoli e provincia.
Forse quello più celebre e acclamato presepe napoletano è quello chiamato"presepe Cuciniello" costruito tra il 1887 e 1989. Un altro celeberrimo esemplare è quello del Banco di Napoli, esposto periodicamente a Palazzo Reale.
Uno dei migliori scultori napoletani il Sannartino, molto abile a plasmare la terracotta, apri una vera e propria scuola di figure presepiali e molti altri scultori si cimentarono in essa.
Il popolo napoletano era solito attribuire ai personaggi del presepe un significato specifico e in ogni famiglia esso non era completo se mancava uno di questi. C'era Benito il dormiente, Cicci Bacco l'oste, Gennarino il fornaio, Pasquale l'acquafrescaio, ecc.
Come per i santi, erano considerati persone di famiglia, a dimostrazione della religiosità dei Napoletani che è diversa da ogni altra città. La venerazione che veniva profusa ai personaggi del presepe era ammirevole, i re Magi poi erano considerati dei veri eroi.
Nel periodo dell'epifania, alla rimozione dei pastori, essi venivano avvolti accuratamente nella bambagia e conservati in luogo sicuro, per il Natale successivo. Una devozione, a volte, persino maniacale.