"Gente di mare, che se ne va" diceva una famosa canzone italiana. Sembra un termine poetico ma quando si parla del Senegal la definizione assume un significato sociale: parliamo di pescatori e di emigrazione, due aspetti strettamente collegati.
La pesca è uno dei principali mezzi di sussistenza delle famiglie senegalesi e una componente fondamentale del sistema economico locale, spiega Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del WWF Italia. I cambiamenti climatici hanno reso la terra dell'interno arida e incoltivabile, costringendo di fatto i contadini ad abbandonare le coltivazioni e stabilirsi sulla costa dove, per sopravvivere, si ritrovano prima o poi a fare i pescatori.
Cosa c'entra l'Italia in tutto ciò? Il primo aspetto da tenere in considerazione è come il nostro paese sfrutta le risorse delle acque senegalesi per ricostituire gli stock, quando il pesce nostrano è finito e non se ne pesca più, e siamo quindi costretti a rifornirci in altri mari. Spesso il pesce che troviamo sulle nostre tavole non è pescato nel Mediterraneo ma viene dai paesi delle coste africane.
Il secondo aspetto è l'immigrazione verso l'Europa, a seguito di una situazione economica e sociale del paese che non consente ai giovani di trovare lavoro facilmente (spesso nelle famiglie numerose solo un componente su dieci ha un lavoro), spingendoli ad andarsene a cercare fortuna lungo le rotte che portano a Nord. I giovani pescatori senegalesi emigrati clandestinamente provano a stabilirsi in Italia e cambiare lavoro (e vita) e se hanno fortuna a volte riescono anche, ma nella maggior parte dei casi vengono rispediti nella loro patria con grande vergogna una volta tornati. Per loro è il fallimento e la delusione delle speranze di amici e familiari.
E cosa fanno? Si rimettono a pescare, spesso illegalmente, per provare ad accumulare nuovamente il denaro che gli permetterà di riprovare a scappare dal Senegal e cancellare l'onta subita, mettendo in atto una giostra di andate e ritorni che sembra non finire mai.
Mara Pace, giornalista e fotografa collaboratrice del magazine Terre di Mezzo, ha scritto in un bellissimo pezzocosa vuol dire oggi “incontrare” il Senegal e vivere da vicino le difficoltà, la disperazione e la speranza, raccontando l'esperienza di alcuni giovani pescatori e l'anima stessa del paese. La sua frase "L'oceano divora la terra, gli uomini svuotano l'oceano, le acque inghiottono gli uomini. Il mare, qui, non è solo fonte di cibo. È anche la via per raggiungere altri continenti." riassume perfettamente le contraddizioni del rapporto tra l'uomo e il mare.
Il WWF Italia da qualche anno sta portando avanti in collaborazione con il WWF WAMER in Senegal il progetto di promozione delle aree marine protette e di sviluppo del territorio attraverso il turismo responsabile "Gente di mare, gente dal mare"; il duplice obiettivo è di creare lavoro per i ragazzi senegalesi in un settore diverso rispetto alla pesca, e allo stesso tempo permettere la conservazione degli ecosistemi marini della costa nella zona del delta del Sinè-Saloum.
Grazie al contributo organizzativo del tour operator Planet Viaggi, vengono organizzati dei viaggi responsabili e chi partecipa troverà estremamente piacevole li fatto che a raccontare la storia e le curiosità dei luoghi siano proprio le persone che lì ci vivono e che nel corso degli anni si sono professionalizzati come guide turistiche e oggi possono, se vogliono, trasferire la loro esperienza anche in altri ambiti lavorativi.
Un viaggio della biodiversità in Senegal è un doppio regalo. Per il turista la scoperta di una realtà unica che accoglie con lo spirito di condivisione tipico degli abitanti e la potente energia trasmessa dalla musica del luogo. Per gli abitanti del posto, che grazie al turismo riescono a sopravvivere onestamente senza dover abbandonare le famiglie (mantenute grazie ai loro guadagni) e non sono costretti ad abbandonare la terra delle loro radici, la terra che amano.
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