La festa dell'Epifania è una delle massime solennità religiose cristiane da sempre rappresentata dall'arrivo dei Re Magi a Betlemme guidati da una cometa per rendere omaggio al bambin Gesù recando doni e regali come oro, incenso e mirra. Ma portarono anche tappeti? Sembrerebbe di si.
La tradizione indica il numero dei Magi in tre, Gasparre, Baldassarre e Melchiorre, ma nel vangelo dell'apostolo Matteo non è precisato il numero ma solo che furono guidati dalla stella cometa.
Secondo una cronaca del tempo essi sarebbero stati almeno dodici e più, di cui alcuni non raggiunsero mai la grotta perché impossibilitati ad orientarsi, si smarrirono, ma tra quelli giunti dal "Re dei Giudei" vi fu chi portò in dono alcuni tappeti e altri numerosi regali. Ecco perché in alcuni dipinti rinascimentali viene rappresentata la Madonna col Bambino con sotto i piedi un tappeto annodato.
Inoltre in un Vangelo apocrifo ove vengono citati i Magi, come quello armeno il cui popolo vanta essere stato tra i primi cristiani d'oriente e come si evince poi da raffigurazioni incise in alcune catacombe locali, essi furono molti di più e donarono diversi prodotti locali, pietre preziose, vari oggetti di vasellame e anche tappeti.
Possiamo ragionevolmente pensare anche oggi che i notabili di quel tempo partecipassero in molti a quell'evento prodigioso, provenendo da tutti gli angoli dell'Asia e da luoghi di manifatture di tappeti da tempi atavici.
Inoltre il tappeto annodato ha sempre simboleggiato regalità e referente rispetto e nel Vangelo si legge che i discepoli al Suo ingresso in Gerusalemme, non avendo tappeti perché poveri, "stesero i loro mantelli" .
Anche Marco Polo nel suo "Milione" accenna a tale evento e parlando del suo viaggio come ospite delle "yurte" dei nomadi, riferisce di tessuti colorati stesi a terra sui quali dormivano.
Pertanto è ragionevole pensare che ciò che dicono le cronache dell'epoca circa i tappeti portati al Nascituro, immortalati in rappresentazioni pittoriche e disegni lasciati nelle catacombe, ripresi poi da grandi artisti come Lorenzo Lotto che in tutti i suoi dipinti riprende tappeti orientali con disegni e iscrizioni cufiche, tipiche delle manifatture armene.
Comunque i "rumors" degli storici dell'epoca sembrano accreditare tale tesi che il "Re dei Re" fu destinatario di manufatti annodati a mano e non vi sono controindicazioni nelle scritture conosciute che smentiscono questa ipotesi, ma solo elementi di veridicità in tal senso, quindi è molto probabile che ciò sia esatto.