Mentre percorreva la via della seta a Marco Polo apparvero, nelle steppe dell'Asia centrale, delle strane tende circolari, erano le famose Yurte dei nomadi Uiguri. Egli fu accolto benevolmente dai suoi abitanti e ospitato in una di esse, ove annotò e poi descrisse tutto ciò che vi si trovava all'interno, persino i tessuti e tappeti che considerò elementi importanti per queste popolazioni.
Le manifatture create da questi nomadi destinate al pavimento, erano tutte a pelo alto, tappeti fatti con le lane dei loro armenti, dietro solitamente cucivano una striscia di feltro per renderli più robusti e isolati da terra, perché usati come giacigli. Marco Polo rimase colpito dalle loro forme multicolori, come venivano lavorati e la grande considerazione che avevano dai loro tessitori, soprattutto per i kilim che rivestivano la parte interna delle yurte a protezione del freddo ed intemperie.
Pochi manufatti potevano essere usati spesso e poi trasportati ovunque, come le loro yurte che venivano smontate e caricate sui cammelli o asini e scarrozzate per tutta la steppa, il cui territorio era vastissimo come tutta la Mongolia. I pastori nomadi erano soliti cambiare i pascoli delle loro greggi spostandosi spesso. In tal modo disponevano di lane sempre pregiate onde creare i loro tessuti-tappeti e capi di vestiario geniali per esecuzione.
Essi disponevano di telai mobili rudimentali che montavano paralleli al pavimento di terra e accovacciati eseguivano i loro manufatti d'istinto o ad invenzione momentanea magari dovuta ad esperienze provate. Se il tappeto o Kilim non era terminato, lo riprendevano alla prossima tappa. Le donne erano abilissime tessitrici e filatrici di lana provenienti da ovini autoctoni ed eseguiti su arcolai inventati. Gli uomini erano depositari dei segreti di colorazioni dei filati con arbusti, radici e succhi d'erba, nonché di una variegata scelta di insetti tintori che si trasmettevano di generazione in generazione a memoria d'uomo, senza mai nulla di scritto. Ecco perché ogni loro esemplare è unico al mondo.
All'interno la yurta era rivestita di tappeti e kilim feltrati per difenderla dagli agenti atmosferici formando una sorta di muro protettivo, rinforzato con stecche di salice e altri legni l'ingresso a sud per motivi anche semantico-religiosi .
I loro tappeti semplici, ma stupendi per invenzioni, originali come il famoso "gul" di turkmena memoria, i Kotan, gli Usbeki, Khiva, Kashgar, Samarcanda, Shirwan, sono alcuni dei principali tipi di esemplari di straordinaria bellezza, conosciuti dai tempi di Gengis Khan a Tamerlano sino ai zar russi.
I tappeti degli Iuguri sono sempre stati ricercatissimi dai collezionisti più esperti di un'arte ormai sparita con la progressiva "cinesizzazione" dei loro territori.
L'etnia Iugura è stata ridotta a una sparuta minoranza e anche la loro arte è andata via via rarefacendosi con l'avanzare della Cina che travolge e sradica tutto al suo passaggio, come nel Tibet. Ma la loro arte, cultura e la proverbiale ospitalità del passato continua a vivere nelle trame dei loro kilim e tappeti che sono sopravvissuti come vere opere d'arte e quindi presenti nei maggiori musei del mondo.
/http%3A%2F%2Ffarm4.static.flickr.com%2F3242%2F3105399878_fe315e0d40.jpg)