Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
Sarà visibile da oggi fino al 20 maggio presso la Triennale di Milano la bicicletta leonardesca, più nota come Twist Bike Atlantic, frutto della collaborazione tra l'ideatore del progetto, l'ingegner Marco Antonelli, e Carlo Rottenbacher, ricercatore della facoltà di ingegneria dell'Università di Pavia, e la società Dobertec.
“L'idea è venuta molti anni fa all'ingegner Antonelli vedendo alcuni disegni di Leonardo conservati presso la Biblioteca Ambrosiana: si tratta della barca a pale descritta nel Codice Atlantico e risalente al 1487-89, che viene mossa, tramite un meccanismo, dal movimento delle gambe di una persona”, racconta Rottenbacher, spiegando le origini di un progetto così originale. “In quello stesso meccanismo, però, vedeva sempre una bicicletta e non una barca, ed è così che a sei anni fa si è rivolto a me per avere una consulenza scientifica sulle possibilità di realizzarne una: l'idea mi è sembrata innovativa e, anche se non possiamo aspettarci che rivoluzioni il modo di andare in bici, è sicuramente stimolante per un ricercatore come me”.
La Dobertec Twist Bike “Atlantic” esposta alla Triennale di Milano (Cortesia Dobertec)Il progetto ha quindi preso il via studiandone gli aspetti matematici e geometrici che hanno permesso di arrivare a un primo prototipo. Ma come funziona la bici leonardesca?
“L'aspetto peculiare è che i pedali hanno un moto rettilineo alternato invece che circolare, come nel caso delle biciclette tradizionali, mentre la posizione del guidatore è del tutto convenzionale”, spiega Rottenbacher. “Il cuore di tutto è ovviamente la trasmissione, che permette di disaccoppiare questo moto rettilineo in un moto circolare da trasmettere al pignone della ruota posteriore e che è frutto di un brevetto; in sintesi, possiamo dire che il problema è molto semplice dal punto di vista cinematico ma molto complesso da realizzare”.
L'altro aspetto innovativo riguarda la biomeccanica della pedalata, il cui studio ha richiesto un'intensa collaborazione con Roberto Bottinelli, Maria Rita Gualea e Daniele Zaccaria del Centro di ricerca interdipartimentale di biologia e medicina dello sport dell’Università di Pavia – Fondazione ”Salvatore Maugeri”.
“Rispetto alla bici tradizionale cambia l'erogazione della coppia: c'è una piccola discontinuità tra una pedalata e l'altra, con il vantaggio però di avere una coppia molto maggiore per un passo angolare di circa 160°, con piccole differenze a seconda delle regolazioni”, ha aggiunto Rottenbacher. “Con i colleghi medici abbiamo potuto verificare, rispetto a una bici tradizionale con lo stesso sviluppo metrico, un risparmio di ossigeno consumato di circa il 18 per cento, anche se la base statistica per ora non è amplissima”.
Sull'origine vinciana del progetto, infine, occorre fare un distinguo: la bici non è la realizzazione di un disegno tecnico di Leonardo, ma un progetto ideato ex novo a partire da una suggestione leonardesca, che però ha avuto dei riflessi inaspettati.
“Possiamo anticipare, anche se è ancora un po' prematuro dare la notizia, che alcuni studiosi di Leonardo hanno riconosciuto nella nostra realizzazione alcune affinità con gli studi vinciani, anche al di la delle nostre intenzioni”, ha concluso Rottenbacher. “Questo è servito a darci un po' di coraggio: è difficile accostarsi a un nome del genere di propria iniziativa”.