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17 maggio 2016 2 17 /05 /maggio /2016 16:33
Chi sa sopportare il suo caratteristico odore e sa come eliminarlo e consumarlo, ha un grande alleato!

Chi sa sopportare il suo caratteristico odore e sa come eliminarlo e consumarlo, ha un grande alleato!

Fin dall’antichità, l’aglio è considerato uno dei condimenti migliori da usare in gastronomia in seguito al suo sapore particolare, che permette di insaporire molte ricette. La fama dell’aglio, inoltre, si deve anche alle sue proprietà medicinali che aiutano il nostro organismo in molti modi.

Negli ultimi anni, le ricerche si sono concentrate sullo studio dei benefici dell’aglio e sono arrivate alla conclusione che questo alimento è più salutare e utile di quanto possiamo immaginare.

Perché l’aglio è buono per la nostra salute?

L’aglio è molto economico ed è quindi facile averne sempre un po’ in cucina. Vale la pena conoscerne tutte le proprietà salutari così che possiate usarlo non solo come condimento, ma ad includerlo più spesso nella vostra dieta.

L’aglio crudo ha proprietà antisettiche, antimicotiche, antibatteriche e depurative, grazie ad un suo componente conosciuto come allicina, che agisce contro migliaia di virus e batteri. L’aglio, inoltre, è un antiossidante, fortifica il sistema immunitario e migliora le nostre funzioni cardiovascolari. Volete conoscere meglio i benefici dell’aglio crudo?

Antibiotico naturale

L’aglio è uno degli antibiotici naturali più potenti che esistano al mondo. È stato dimostrato che è altamente efficace contro molti microorganismi e, inoltre, ha proprietà antiparassitarie utili contro parassiti come la tenia (verme solitario). Stando a una ricerca della Wright State University, le proprietà antibiotiche dell’aglio sono tanto potenti quanto quelle della penicillina.

Migliora la circolazione

L’aglio aiuta a ridurre il colesterolo ed evita che aderisca alle pareti delle arterie. In questo modo, l’aglio migliora la circolazione e previene le ostruzioni delle arterie o l’arteriosclerosi, una delle principali cause d’infarti e ictus. L’aglio, inoltre, purifica il sangue e riduce l’ipertensione.

Reni e vescica

Mangiare dell’aglio crudo tutti i giorni aiuta a prevenire e a curare la maggior parte dei problemi dei reni e della vescica.

Anticancerogeno

Diversi studi concordano sul fatto che l’aglio abbia proprietà anticancerogene in grado di fermare la formazione di potenti carcinogeni come le nitrosammine, che possono formarsi durante il processo di digestione di alcuni alimenti. Questi studi, inoltre, hanno scoperto che consumare dell’aglio crudo ogni giorno dimezza il rischio di cancro allo stomaco e riduce di due terzi il rischio di cancro del colon-retto.

Fortifica il sistema immunitario

L’aglio, grazie alle sue proprietà antivirali e antibatteriche, fortifica il sistema immunitario e aumenta le difese del nostro corpo. Così, l’aglio previene molte infezioni respiratorie, come i raffreddori e l’influenza.

Pelle in salute

L’aglio e le sue proprietà antiossidanti aiutano a riparare i tessuti della pelle, il che ci aiuta a mantenerci giovani. Una maschera di bellezza all’aglio è l’ideale per rendere la pelle più morbida, per stimolare la rigenerazione cellulare e per prevenire l’invecchiamento precoce.

Ricco di vitamine

L’aglio è un alimento ricco di vitamine A, B1, B2 e C. Per questo motivo, l’aglio è ottimo per combattere l’anemia, controllare l’obesità, depurare il fegato, migliorare il sistema nervoso e stimolare la digestione.

Come usare l’aglio per trarne il massimo dei benefici

Come abbiamo accennato prima, l’ideale sarebbe consumare l’aglio crudo per approfittare al 100% di tutti i suoi benefici. Anche se siamo abituati a cuocere l’aglio, dobbiamo ricordare che così facendo esso perde fino al 90% delle sue proprietà. Un’alternativa è assumerlo tramite compresse, estratti o come passata, il che aiuta a preservare gran parte delle sue proprietà benefiche.

Tuttavia, gli esperti consigliano il consumo di aglio crudo, poiché è il modo più efficace di approfittare di tutti i suoi benefici e, inoltre, è molto più economico. A molti non piace usare l’aglio a crudo perché rende l’alito pesante e non è facile poi sbarazzarsene. Ciononostante, esistono diversi rimedi fatti in casa per combattere l’alito pesante e non dover smettere di usare l’aglio. Per esempio, potete masticare delle foglie di prezzemolo, menta fresca o sedano, che sono in grado di neutralizzare l’odore grazie all’alto contenuto di clorofilla. Dopo aver masticato queste foglie, l’ideale sarebbe concludere la pulizia della bocca con una soluzione di acqua e qualche goccia di limone.

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22 marzo 2016 2 22 /03 /marzo /2016 20:03
Un vero fenomeno naturale: Un concentrato di benefici per l'umanità a costo irrisorio!

Un vero fenomeno naturale: Un concentrato di benefici per l'umanità a costo irrisorio!

Quella dei lupini, nome scientifico Lupinus albus, è una pianta annuale che può raggiungere un’altezza di 1,5 metri appartenente alla famiglia delle Fabaceae.

Si seminano in autunno, da ottobre a novembre e giungono a maturazione generalmente a luglio.

I lupini crescono in modo spontaneo nelle zone incolte lungo le coste del mediterraneo ed hanno la particolarità di crescere e prosperare anche in terreni acidi.

Le prime coltivazioni di questo interessante legume si fanno risalire fino a 4.000 anni fa ed anche greci e romani lo conoscevano tanto che se ne trova menzione in alcune opere di Orazio e di Ippocrate.

Come è successo per il kamut anche i lupini sono stati riscoperti e rivalutati, questo grazie ai recenti studi che ne hanno confermato le buone proprietàsalutari ed i benefici per l’organismo.

Composizione Chimica

I lupini sono composti per il 10% circa da acqua, da carboidrati, il 36% da proteine, il 3,2% da ceneri ed il 9,5 % da grassi.

Questi i minerali presenti: calcio, fosforo, potassio, zinco, manganese, rame, sodio, selenio, magnesio e ferro.

Queste le vitamine: vitamina A, vitamine B1, B2, B3, B5, B6 e vitamina C.

Gli aminoacidi sono l’acido glutammico e l’acido aspartico, arginina, alanina, cistina, glicina, fenilalanina, leucina, lisina, isoleucina, metionina, prolina, treonina, tirosina, valina, triptofano, istidina e serina.

Proprietà e Benefici dei Lupini

  • Energetici: i lupini rappresentano soprattutto un alimento in grado di fornire un grande apporto energetico all’organismo, si pensi che le proteine presenti nei lupini corrispondono a 38 grammi ogni 100 di prodotto, quantità paragonabile a quella della carne e superiore a quella delle uova. Ecco quindi che questi legumi diventano un’ ottima alternativa alle proteine di origine animale.
  • Digeribili: oltre ad avere buone proprietà nutrizionali risultano avere un’ottima digeribilità ed un apporto praticamente pari a zero per quanto riguarda il colesterolo.
  • Ipertensione: recenti studi hanno confermato le loro proprietà benefiche nei confronti del cuore. Il consumo abituale di lupini previene l’ipertensione , grazie alle proprietà di una sostanza chiamata tocoferolo, sono stati registrati benefici nella prevenzione del diabete tipo 2 e del tumore al colon.
  • Abbassano il colesterolo: sono una buona fonte di fibra alimentare che impedisce l’assorbimento dei grassi a livello intestinale con una conseguente riduzione dei livelli di colesterolo nel sangue.
  • Stitichezza: sempre grazie al buon contenuto di fibra alimentare i lupini aumentano la motilità intestinale normalizzando il processo digestivo. Sono quindi utili per prevenire la stitichezza, la nausea ed il vomito.
  • Malattie cardiovascolari: l’arginina presente in questi legumi ha effettibenefici sulle pareti interne dei vasi sanguigni contribuendo in modo positivo alla funzione endoteliale. La disfunzione endoteliale infatti è una delle prima cause delle malattie cardiovascolari che possono portare a sviluppare aterosclerosi, ipertensione, infarto ed ictus.
  • Omega 3: tra i benefici apportati da questi legumi dobbiamo ricordare anche quelli apportati da un buon apporto di fibra e dalla presenza degli acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6, indispensabili per la nostra salute e non sintetizzabili dal nostro organismo.
  • Sistema Immunitario: i lupini contengono una buona quantità di zinco, questo minerale aiuta il sistema immunitario e stimola il recupero in caso di infezioni.
  • Fanno bene ai muscoli: la buona percentuale di magnesio presente nei lupinipromuove la salute muscolare, cuore compreso. Il magnesio infatti regola l’attività delle cellule nervose che controllano i movimenti nei muscoli.
  • Salute delle ossa: grazie al buon contenuto di magnesio che garantisce l’assorbimento di calcio da parte delle ossa ne assicura anche il mantenimento della densità.

Altri Usi dei Lupini

Il lupino ricopre un ruolo interessante anche nell’alimentazione dei celiaci in quanto questo legume non contiene glutine e può quindi essere utilizzato da chi ha problemi di intolleranza.

Attualmente la farina prodotta con i lupini viene già utilizzata per produrre pane, biscotti e pasta, mentre, in tempi antichi il lupino veniva impiegato dalla medicina per curare la scabbia e l’eczema.

Probabilmente in un futuro molto prossimo i lupini si potranno utilizzare per la preparazione di prodotti sostitutivi di latte, yogurt e gelati, un po’ come avviene già oggi per la soia ed il riso i cui derivati vengono utilizzati dagli individui allergici al latte ed ai suoi derivati.

Lupini e Calorie

100 grammi di lupini hanno una resa calorica pari a 371 calorie.

Controindicazioni

I lupini potrebbero scatenare reazioni allergiche negli individui allergici alle arachidi. In questo caso si sconsiglia di consumarli.

Curiosità Lupini

Uno studio condotto all’istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano ha scoperto le proprietà di una proteina vegetale, la conglutina gamma, che è presente in buona quantità nei lupini e che pare avere gli stessi effetti dell’insulina.

Non tutti sanno che gli antichi romani li utilizzavano al posto della carne, soprattutto nei lunghi spostamenti fatti a piedi dagli eserciti del tempo.

La varietà più antica di lupini è quella bianca a cui fecero poi seguito quella blu e quella gialla negli anni ’30.

Ecco alcune varietà di lupino: lupino selvatico, lupino delle sabbie, lupino spagnolo, lupino giallo, lupino irsuto e lupino di Gredos.

Vista l’alta percentuale di proteine si consiglia di consumarli in momenti di particolare spossatezza e debolezza muscolare tenendo conto che, a differenza della carne, non aumentano i livelli di colesterolo.

In passato venivano coltivati in quanto, oltre ad essere impiegati per l’alimentazione umana, contribuivano a rendere migliore il suolo in cui venivano piantati.

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7 settembre 2015 1 07 /09 /settembre /2015 19:04
Tutto quello che non sappiamo sul latte di soia. Benefici e pregi per la nostra salute.

Tutto quello che non sappiamo sul latte di soia. Benefici e pregi per la nostra salute.

Il latte di soia è un alimento consigliato in tutti quei casi in cui vi è la necessità di ridurre l’apporto di colesterolo, essendone questo alimento del tutto privo. Inoltre, il latte di soia trova posto nell'alimentazione delle persone che sono intolleranti allattosio (zucchero contenuto nel latte) e alle proteine del latte vaccino. Però, bisogna fare una precisazione: se il latte di soia viene assunto perché si è intolleranti agli effetti del lattosio questi disturbi scompariranno in quanto la soia non ne contiene; se invece si è intolleranti alle proteine del latte allora bisogna fare attenzione perché si può esserlo anche a quelle della soia. Sarà compito dell’allergologo stabilire se siete allergici o meno a queste proteine. È un alimento indicato anche per la dieta dei diabetici in quanto aiuta a regolare il livello di zuccheri nel sangue. Però dobbiamo prestare attenzione all’etichetta: non deve esserci lo zucchero tra gli ingredienti, altrimenti ne vanifichiamo gli effetti benefici, anzi rischiamo addirittura di avere l’effetto contrario. Moltebevande a base di soia che si trovano in commercio sono addizionate di zucchero per mascherarne il sapore che spesso può essere sgradito a molti. Se volete mascherare il sapore, qualora non fosse gradito, potete aggiungere del cacao amaro oppure del caffè. Il latte di soia è un ottimo alleato contro la steatosi epatica (accumulo di grasso al fegato) in quanto è stato dimostrato che alcune proteine contenute in esso contrastano l’accumulo di grasso negli epatociti. Per la presenza di isoflavoni (molecole ad azione estrogeno-simili) la soia, nelle sua varie forme alimentari, trova posto nella cura di disturbi legati alla menopausa come le vampate di calore. Quali sono gli svantaggi del latte di soia? Il latte di soia è carente di calcio, minerale che spesso viene aggiunto alle preparazioni commerciali. Inoltre poiché contiene elevate quantità di acido fitico anche l’assorbimento degli altri minerali presenti può essere compromesso. Ciò accade perché l’acido fitico agisce da chelante sequestrando importanti minerali (calcio, magnesio, manganese, zinco, ferro ecc), evitando il loro assorbimento intestinale. Altro tasto dolente sono le vitamine: la vitamina D e la vitamina B12. La vitamina D è essenziale per il corretto sviluppo dello scheletro in quanto favorisce il riassorbimento di calcio a livello renale evitandone l’escrezione. La vitamina B12 è fondamentale per il corretto funzionamento del comparto neurologico. Gli alimenti che contengono questa vitamina sono di origine animale (carne, uova, latticini) mentre quelli vegetali ne sono privi o contengono la pseudo vitamina B12 che è inattiva. Pertanto, coloro che seguono un regime alimentare vegano farebbero bene ad assumere integratori di questa vitamina. La soia è controindicata nei pazienti affetti da patologie renali in quanto, come molti alimenti di origine vegetale è ricca di ossalati, che tendono ad aggregarsi e precipitare portando alla formazione dei calcoli renali. Inoltre è controindicata in tutte quelle donne che soffrono di infezioni fungine da candida, in quanto la soia modifica il pH fisiologico delle zone intime favorendo il suo sviluppo. Non è indicata per chi ha carenze di iodio, infatti ciò interferisce con lafunzionalità della tiroide, in quanto la soia può aumentare il rischio di sviluppare ipotiroidismo se non vi è un adeguato apporto di iodio nella dieta. Mentre per tutti coloro che seguono una terapia ormonale sostitutiva a base di levotiroxina (Eutirox® o Tirosint®) bisogna prestare molta attenzione perché la soia limita fortemente l’assorbimento rendendo questo farmaco inefficace. Tuttavia, questo non è un problema legato solo all’assunzione di soia ma lo stesso effetto si ha con alimenti ricchi di fibre (alimenti integrali, legumi, frutta, verdura), integratori a base di calcio e ferro, preparazioni per combattere ilreflusso gastroesofageo che contengono sali di alluminio e magnesio. Inoltre bisogna prestare attenzione all'assunzione di grosse quantità di isoflavoni perché, anche se non scientificamente dimostrato, non è errato presumere che queste sostanze possano avere interferenza con l’apparato sessuale femminile ed essere responsabili di molti casi di infertilità e di particolari forme di cancro.

«Mio figlio è allergico al latte di mucca, posso dare il latte di soia?». Questa è una domanda sovente tra le mamme che si trovano a svezzare il proprio bambino e si accorgono che il piccolo ha un’allergia alle proteine del latte. Mai fare scelte azzardate soprattutto quando si parla di alimentazione dei bambini; per questo il nostro consiglio è quello chiedere sempre il parere di un medico specialista in allergologia e disturbi alimentari connessi. Il fabbisogno giornaliero di vitamine e minerali nei bambini è maggiore rispetto all'individuo adulto. Il latte di soia non è un alimento completoda un punto di vista nutrizionale per essere sostituito con facilità al latte vaccino nei bambini; la mancanza di calcio e di vitamina D, infatti, non soddisfano le richieste di un bambino che è in fase di crescita. Inoltre, anchel’assenza di colesterolo è un altro fattore per il quale il latte di soia trova difficilmente posto nell'alimentazione dei bambini: il colesterolo è fondamentale per la formazione del cervello e dei vari annessi cerebrali e una carenza potrebbe comportare ritardi nell'apprendimento. I fitoestrogeni (isoflavoni) contenuti nel latte di soia porterebbero addirittura a pubertà precoce nelle bambine e disordini sessuali nei maschietti: ciò è valido in particolar modo per un consumo reiterato nel tempo. Basti pensare che la dose massima giornaliera consigliata per una donna in età adulta è di 55 mg di isoflavoni: un bicchiere (150 mL) di latte di soia ne contiene già 50 mg; se siamo abili con la matematica capiamo benissimo che in proporzione un bambino ne assume una quantità enorme. Un’altra controindicazione del latte di soia in età pediatrica è connesso con il corretto sviluppo della tiroide; infatti come visto precedentemente esso interferisce con il corretto metabolismo dello iodio influenzando la sintesi degli ormoni tiroidei. Il latte di soia inoltre, può diventare a sua volta un allergizzante e avere un’azione chelate dei principali minerali necessari allo sviluppo corretto di organi ed apparati e dunque creare seri problemi all'alimentazione del vostro bambino.

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7 settembre 2015 1 07 /09 /settembre /2015 13:09
Incredibile presa di posizione della Comunità Europea contro i nostri migliori prodotti alimentari famosi nel mondo.

Incredibile presa di posizione della Comunità Europea contro i nostri migliori prodotti alimentari famosi nel mondo.

L’Italia dovrà adeguarsi alla normativa dei Paesi comunitari e revocare il divieto sulla produzione di formaggi senza latte. Il diktat dell’Ue è giunto nelle scorse ore, tramite una diffida che impone, ancora una volta, un ridimensionamento della qualità dei prodotti alimentari comunitari.

Secondo la Commissione europea l’attuale normativa italiana che disciplina la produzione di prodotti caseari è troppo restrittiva. Bruxelles ci rimprovera di ostacolare “la libera circolazione delle merci”, a causa del divieto di utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostituito, nella lavorazione di formaggi e yogurt. La prima reazione ufficiale è giunta da Coldiretti, attraverso una nota diramata nella giornata di ieri.

“Siamo di fronte all’ultimo diktat di un’Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari” ha dichiarato Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti. Secondo il numero uno dell’associazione “l’autenticità e la qualità delle materie prime adoperate” ha garantito alla filiera dell’industria casearia italiana primati internazionali, confermati dalla crescita del 9% delle esportazioni di formaggi e latticini nel primo trimestre del 2015.

L’associazione dei coltivatori diretti italiani denuncia, inoltre, “le alchimie negli ingredienti che hanno snaturato gli alimenti”. Tra gli esempi più noti la possibilità di manipolare la gradazione dei vini grazie all’aggiunta di zucchero, l’utilizzo dei cosiddetti wine-kit, una sorta di vini in polvere da diluire nell’acqua e, ancora, la possibilità di produrre cioccolata senza cacao, grazie all’utilizzo di surrogati di varia natura. La strada indicata dalle lobby che legiferano in ambito comunitario appare sempre più chiara: formaggi senza latte, olio senza olive, vino senza uva, cioccolato senza cacao, Europa senza europei.

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22 luglio 2015 3 22 /07 /luglio /2015 19:59
tutto quello che non sappiamo sull'olio d'oliva nostro patrimonio agroalimentare.

tutto quello che non sappiamo sull'olio d'oliva nostro patrimonio agroalimentare.

L'olio l’extravergine d'oliva farmaco naturale contro il diabete. A stabilirlo è uno studio dell'Università Sapienza di Roma, pubblicato su 'Nutrition & Diabetes', che ha messo in evidenza gli effetti di un particolare olio extra vergine d’oliva (proveniente dalla zona collinare della provincia di Viterbo) nella prevenzione e nella cura della patologia. Dalla ricerca emerge infatti che l’extra vergine di oliva (una dose di 10 grammi al giorno) si comporta come un antidiabetico orale con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L’assunzione di olio extra vergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine.

La ricerca è stata presentata questa mattina, alla presenza del rettore Eugenio Gaudio, nella sala multimediale del rettorato di Ateneo, da Francesco Violi, coordinatore dello studio.

"I risultati di questo lavoro hanno dimostrato che l’olio extra vergine di oliva riduce la glicemia ed aumenta l’insulinemia nei pazienti sani - sottolineano gli autori - aprendo interessanti prospettive sul suo uso nei pazienti con diabete, in cui la glicemia post-prandiale può essere molto elevata e potenzialmente dannosa per il sistema cardio-circolatorio. Negli studi finora pubblicati non era stato mai individuato il meccanismo attraverso cui l’olio interferisce con il metabolismo del glucosio". Nella ricerca condotta al Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma è stato analizzato il profilo glucidico e lipidico di 25 soggetti sani randomizzati, sperimentando, con una metodologia 'cross-over', la somministrazione di una dose di 10 grammi di olio d’oliva in un pasto con tipico cibo mediterraneo.

I ricercatori hanno verificato gli effetti della somministrazione del nutriente sia rispetto a un pranzo nel quale non era presente l’extravergine (I studio), sia rispetto all'uso dell’olio di semi (II studio). Prima del pasto (ore 13.00) e 2 ore dopo (ore 15.00) sono stati studiati il profilo glucidico dei soggetti (glucosio, insulinemia, ed incretine) e il profilo lipidico (colesterolemia, triglicerididemia e HDL colesterolo).

I risultati della ricerca mostrano che 2 ore dopo il pranzo, i soggetti che assumevano l’olio d’oliva avevano valori significativamente più bassi di glicemia (in media 20 milligrammi in percentuale) e livelli più alti di insulinemia. Inoltre era evidenziato un aumento significativo delle incretine e una riduzione significativa del colesterolo serico. Anche in confronto all’olio di semi, il cibo mediterraneo aggiunto di olio di oliva migliorava la glicemia e il colesterolo post-prandiale nella stessa misura osservata nel primo studio.

"La sperimentazione è stata successivamente effettuata su un campione di diabetici e già i primi risultati sono incoraggianti - osservano gli esperti - Una terza fase di studio prevede la messa a punto di una terapia ottenuta a partire dall’olio extravergine che potrà offrire ai pazienti con diabete farmaci alternativi assolutamente naturali e senza effetti collaterali". "Mentre questi dati sono utili per capire il meccanismo attraverso cui l’olio di oliva previene il diabete - spiega Violi - la riduzione della glicemia e del colesterolo post-prandiale apre nuove strade sull'uso di questo condimento nella dieta per prevenire le complicanze cardiovascolari dell’arteriosclerosi. Studi recenti, infatti, hanno dimostrato che i picchi post-prandiali di glucosio e colesterolo sono potenzialmente dannosi nei pazienti a rischio di complicanze aterosclerotiche; ridurne, pertanto, l’entità potrebbe apportare benefici".

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20 luglio 2015 1 20 /07 /luglio /2015 18:55
due funghi patogeni minacciano la banana,  il frutto più conosciuto e consumato al mondo.

due funghi patogeni minacciano la banana, il frutto più conosciuto e consumato al mondo.

La banana rappresenta il quarto frutto più diffuso, apprezzato e commercializzato al mondo. The Economist ha definito la banana addirittura il frutto più prezioso in assoluto. Che cosa succederebbe se scomparisse? Proprio dalle pagine del noto settimanale britannico (clicca qui per leggere l'articolo) viene lanciato l'allarme relativo alla grande moria della Cavendish, la varietà di banana che rappresenta il 95% del mercato mondiale. Il tanto amato frutto esotico è minacciato da due funghi patogeni,Mycosphaerella fijiensis e Fusarium oxysporum, responsabili rispettivamente della patologia Sigatoka Nera e di una variante della malattia di Panama.

Queste malattie stanno uccidendo i banani e devastando le piantagioni nelle principali aree di coltivazione del mondo. La rapida e incalzante diffusione delle patologie dipende da diversi fattori. Uno di questi è la vulnerabilità della pianta ai due funghi. La Cavendish è una varietà poliploide, quindi sterile e priva di semi. Se da un lato questo aspetto rende il frutto più apprezzato dai consumatori, dall'altro non aiuta la pianta a evolvere meccanismi di difesa. La pianta può infatti riprodursi solo per talea: una porzione del banano, per esempio un ramo, viene piantata nel terreno ed è in grado di rigenerare le parti mancati, dando vita a un nuovo individuo identico alla pianta madre. Tutte le piantagioni, non presentando alcuna variante, sono così ugualmente suscettibili alle malattie. Non solo. In questo modo, non è escluso che porzioni infette di pianta, trasportate da un Paese a un altro per dare vita a nuove piantagioni, originino coltivazioni già contaminate in partenza.

Aggravano la situazione altri due aspetti. Da un lato, i funghi si riproducono attraverso spore che, trasportate dal vento, viaggiano per grandi distanze e contaminano piantagioni in diverse aree del Pianeta. Dall'altro, le foglie di banano, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, vengono usate come imballaggio per il trasporto delle banane stesse e sono veicolo di infezione.

Attualmente, per combattere l'epidemia vengono usati alcuni fungicidi ad ampio spettro, che tuttavia sono nocivi, molto costosi e ad alto impatto ambientale. Una strategia difensiva che presto dovrà essere cambiata perché i funghi stanno sviluppando una resistenza a queste sostanze. L'utilizzo delle biotecnologie, e quindi la creazione di piante geneticamente modificate (OGM) in grado resistere ai patogeni, sarebbe la soluzione più rapida, ma potrebbe andare incontro a problemi di tipo normativo, etico, oltre che ambientale.

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29 giugno 2015 1 29 /06 /giugno /2015 15:50
L'orgoglio nazionale del parmigiano e sotto tiro del diktat europeo che vuole imporci formaggi senza latte!!

L'orgoglio nazionale del parmigiano e sotto tiro del diktat europeo che vuole imporci formaggi senza latte!!

L’Italia dovrà adeguarsi alla normativa dei Paesi comunitari e revocare il divieto sulla produzione di formaggi senza latte. Il diktat dell’Ue è giunto nelle scorse ore, tramite una diffida che impone, ancora una volta, un ridimensionamento della qualità dei prodotti alimentari comunitari.

Secondo la Commissione europea l’attuale normativa italiana che disciplina la produzione di prodotti caseari è troppo restrittiva. Bruxelles ci rimprovera di ostacolare “la libera circolazione delle merci”, a causa del divieto di utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostituito, nella lavorazione di formaggi e yogurt. La prima reazione ufficiale è giunta da Coldiretti, attraverso una nota diramata nella giornata di ieri.

“Siamo di fronte all’ultimo diktat di un’Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari” ha dichiarato Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti. Secondo il numero uno dell’associazione “l’autenticità e la qualità delle materie prime adoperate” ha garantito alla filiera dell’industria casearia italiana primati internazionali, confermati dalla crescita del 9% delle esportazioni di formaggi e latticini nel primo trimestre del 2015.

L’associazione dei coltivatori diretti italiani denuncia, inoltre, “le alchimie negli ingredienti che hanno snaturato gli alimenti”. Tra gli esempi più noti la possibilità di manipolare la gradazione dei vini grazie all’aggiunta di zucchero, l’utilizzo dei cosiddetti wine-kit, una sorta di vini in polvere da diluire nell’acqua e, ancora, la possibilità di produrre cioccolata senza cacao, grazie all’utilizzo di surrogati di varia natura. La strada indicata dalle lobby che legiferano in ambito comunitario appare sempre più chiara: formaggi senza latte, olio senza olive, vino senza uva, cioccolato senza cacao, Europa senza europei.

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11 settembre 2014 4 11 /09 /settembre /2014 11:31

 

 

 

 

 

Il pane è un alimento assolutamente fondamentale a tavola: a pranzo, a cena e spesso anche a merenda!
E’ assolutamente impensabile, immaginare una vita senza pane: ciabatta, filoncino,michetta, arabo o qualunque altro che sia!
Per tutti, anche per coloro che sono a dieta, benché, indubbiamente  non ne possano fare un uso sconsiderato, il pane non deve proprio mancare in tavola: unica regola è quello che il pane sia fresco e croccante!
E’ impagabile difatti il profumo e il sapore delpane fresco, ed è decisamente preferibile così, piuttosto che duro e posso!
Con i frenetici giorni d’oggi, però capita sovente di recarsi una sola volta a settimana a fare laspesa e si deve quindi approfittare per acquistare tutto l’occorrente fino alla spesa successiva, compresa un’abbondante scorta di pane: è quindi d’obbligo, imparare a conservare il pane nel modo corretto, cosicché il giorno successivo all’acquisto risulti ancora fresco e morbido.
Vediamo quindi, come fare a conservare il pane, nel modo giusto?
Ecco allora 3 semplici metodi, per avere il pane fragrante ogni giorno:

  • avvolgere il pane in un panno leggermente umido, che contribuirà a mantenerne la freschezza fino al giorno successivo. E’ fondamentale però, utilizzare un panno, che non sia colorato, onde evitare di colorare la panella in questione;
  • è possibile quindi porre il pane avanzato, in un contenitore o un recipiente sottovuoto, impedendo il contatto con l’aria, mantenendo così il pane, come appena comprato ancora per qualche giorno;
  • è possibile poi, porre il pane, in un sacchetto di tela, onde mantenere la freschezza e la fragranza del pane, almeno per un paio di giorni;
  • conservare il pane, utilizzando dei comodi sacchetti di plastica, ben chiusi con un laccetto, in modo da non far entrare l’aria, ponendoli in frigorifero o in congelatore a seconda di quando si ritiene di consumarlo;
  • qualora si ritiene di doverlo invece indubbiamente congelare, è possibile avvolgere il pane nella classica carta forno, sigillandolo definitivamente con la carta di alluminio.

Non resta che valutare che valutare il metodo giusto per ogni famiglia.

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30 maggio 2013 4 30 /05 /maggio /2013 11:43

 

Totò il principe della risata Il frumento duro rappresenta una delle fonti primarie di calorie e proteine per gran parte dell’umanità ma i cambiamenti climatici nella regione mediterranea, area di elezione della specie, pongono problemi per la sua coltivazione, spingendola sempre più a Nord. La produzione della pasta, uno dei componenti fondamentali della dieta italiana, inserita dall’Unesco nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità, rischierebbe così di dipendere sempre più dalle importazioni, con gravi ricadute anche per la nostra economia. 


Per fare il punto sullo stato della ricerca e sulle sfide per assicurare una produzione ottimale di frumento, si terrà dal 27 al 30 maggio prossimi - nella sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), piazzale Aldo Moro 7, Roma - il convegno ‘Genetics and Breedings of Durum Wheat’, organizzato dall’Accademia nazionale delle scienze (detta dei XL) con il Dipartimento di scienze bio-agroalimentari (Disba) del Cnr, Enea, Cra e Cimmyt, Icarda, Fao.
“Il cambiamento climatico sta rendendo l’area del Mediterraneo, dove la specie si è evoluta ed è stata coltivata per 10 mila anni, sempre più inospitale per la coltivazione del frumento che, spinto sempre più a Nord, sperimenterà agenti patogeni e condizioni ambientali differenti”, spiega Domenico Pignone, dell’Istituto di genetica vegetale del Cnr di Bari. “Nel contempo, la gamma di prodotti che si ricavano dal suo raccolto si amplia e il consumo si estende a nuove regioni”.

Secondo Coldiretti, la produzione italiana di frumento duro è di 4,2 tonnellate e, nonostante un incremento del 12% del raccolto destinato alla pasta (2012), l’Italia resta dipendente dall’estero per circa il 40 per cento del proprio fabbisogno. “L’Italia, un po’ come è avvenuto con laseta, da paese produttore potrebbe diventare totalmente importatore, con pesanti ricadute economiche”, prosegue Pignone. “È necessario mettere a frutto strategie di miglioramento genetico tali da permettere lo sviluppo di un prodotto di qualità, in grado di dare produzioni sostenibili nell’ambito dei nuovi scenari”.

“Il frumento duro, coltivato su più di 500 milioni di ettari in tutto il mondo, è la base della dieta e del reddito agricolo in Europa, America e Australia, ma le malattie e gli stress ambientali continuano a limitare e a degradare la qualità del raccolto”, spiega Emilia Chiancone, presidente dell’Accademia nazionale delle scienze. “Questi ostacoli richiedono continua attenzione da parte della comunità scientifica”. 

Al convegno sono previsti circa 60 relazioni e 130 poster da parte di studiosi e ricercatori. Il programma scientifico (allegato) include ricerche sull’origine e l’evoluzione della specie, le risorse genetiche alla base delle vecchie varietà e delle specie selvatiche, il miglioramento genetico per una produzione sostenibile, le resistenze e tolleranze ad agenti patogeni, insetti e avversità ambientali e sui recenti avanzamenti della genomica.
“I prodotti a base di frumento che mangiamo oggi”, spiega ancora Domenico Pignone, “sono frutto del miglioramento genetico cui il cereale è stato sottoposto, prima in maniera non scientifica dagli agricoltori, poi in modo più rigoroso. Ma ciò ha portato alla perdita di alcuni geni e delle associate caratteristiche che oggi la ricerca ritiene importante recuperare, grazie alle tecnologie avanzate della biologia e dell’informatica, per fronteggiare le sfide alimentari del futuro”.

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29 aprile 2013 1 29 /04 /aprile /2013 11:24
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semi di chia

I semi di chia sono ricavati da una specie vegetale denominata Salvia hispanica, molto diffusa ed utilizzata in Centro e Sud America, ma ancora scarsamente conosciuta in Europa e in Italia. I semi di chia presentano proprietà nutrizionali degne di essere conosciute. A stupire è soprattutto illoro contenuto di calcio e la presenza particolarmente bilanciata all'interno di essi di acidi grassi essenziali omega3 e omega6.

La chia o salvia hispanica cresce spontaneamente in Messico ed in Bolivia e laraccolta dei suoi semi è spesso riservata a realtà coinvolte nei circuiti del commercio equo e solidale. Le proprietà benefiche dei semi di chia erano già note alle civiltà precolombiane dell'America Centrale e Meridionale. Essi, insieme al mais, ai fagioli e all'amaranto erano alla base dell'alimentazione di popolazioni come quella azteca. L'introduzione in Europa della chia avvenne tramite i conquistadores, ma essa, nonostante potesse crescere facilmente sotto il sole spagnolo, fu presto dimenticata, a favore dialtri alimenti scoperti nelle Americhe.I semi di chia sono stati ammessi sul mercato UE e come ingrediente alimentare nel mese diottobre 2009.

salvia hispanica

Proprietà e benefici

Il contenuto di calcio rende i semi di chia una delle fonti vegetali principali di tale minerale, insieme ai semi di sesamo. I semi di chia presentano un contenuto di calcio pari a 600 milligrammi per ogni porzione da 100 grammi. Esso è considerato di 5 volte superiore a quello del latte. Contengono acidi grassi essenziali omega3 per il 20% del loro peso, una caratteristica che li rende affini ai semi di lino e all'olio di lino, altre importantissime fonti vegetali degli stessi. 100 grammi di semi di chia presentano circa 20 grammi di omega3, una proprietà che li rende la fonte vegetale più ricca di questi acidi grassi essenziali.

Anche il loro apporto di vitamina C, ferro e potassio è sorprendente. Essi presentano un contenuto di vitamina C (5,4 milligrammi ogni 100 grammi) di 7 volte superiore rispetto a quello delle arance, un contenuto di potassio (809,15 milligrammi ogni 100 grammi) doppio rispetto alle banane e una presenza di ferro (9,9 milligrammi ogni 100 grammi) tripla rispetto agli spinaci. Non bisogna inoltre sottovalutare la presenza di altri minerali come il selenio, lo zinco ed il magnesio,oltre che il loro contenuto vitaminico che prevede vitamina A, E e B6 oltre alla già citata vitamina C ed a niacina, riboflavina e tiamina.

I semi di chia sono naturalmente ricchi di aminoacidi necessari per la formazione delle proteine da parte dell'organismo, tra cui possiamo trovare metionina, cisteina e lisina (è esclusa la taurina) e di antiossidanti, presenti all'interno di essi in quantità 4 volte superiore rispetto ai mirtilli.

I semi di chia sono ritenuti in grado di svolgere un'azione di controllo del livello degli zuccheri nel sangue, contribuendo ad arginare l'aumento di peso. Sono inoltre considerati benefici a livello dell'apparato cardiovascolare per quanto riguarda la prevenzione delle malattie ad esso legate. Il loro contenuto di aminoacidi, di vitamine e di sali minerali contribuisce a regalare all'organismo un ottimo livello di energia.

Coloro che soffrono di pressione alta potrebbero trovare giovamento aggiungendo i semi di chia alla loro alimentazione, poiché essi sono considerati in grado di contribuire alla regolazione della pressione sanguigna.

I semi di chia sono adatti a coloro che desiderano perdere peso, poiché sono in grado di fornire nutrienti essenziali ed energia senza che l'organismo richieda di assumere grandi quantità di alimenti in sovrappiù.

Le proprietà dei semi di chia non finiscono qui. La loro assunzione è utile in quei soggetti che necessitano di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo nel sangue, possibilmente giungendo ad un loro abbassamento. Questi semi non contengono assolutamente glutine e la loro assunzione è quindi possibile anche a coloro che soffrono di celiachia o di intolleranza ad esso.

Per quanto riguarda il loro contenuto calorico, i semi di chia apportano 70 calorie ogni 15 grammi di prodotto, quantità corrispondente a circa un cucchiaio di prodotto, che apporta nel contempo circa 3 grammi di proteine e 7 grammi di carboidrati, oltre agli acidi grassi ed ai sali minerali già elencati. I semi di chia non contengono colesterolo né zuccheri semplici.

Come utilizzarli e conservarli

I semi di chia sono molto piccoli, croccanti e dal sapore piuttosto neutro e per nulla sgradevole. Possono essere aggiunti al muesli della colazione o accompagnati a cereali e altri semi, come i semi di zucca o di girasole, per uno snack salutare e nutriente nel corso della giornata. A differenza dei semi di lino, i semi di chia non irrancidiscono e possono essere conservati anche per anni in dispensa all'interno di un contenitore ben chiuso.

I semi di chia possono essere assunti crudi nella dose di uno o due cucchiai al giorno come integratore alimentare naturale, oppure possono essere utilizzati come condimento per numerosi piatti tra cui insalate, pasta, risotti, orzo, miglio, quinoa, legumi ed altri cereali a piacere. Possono inoltre essere utilizzati come ingredienti da aggiungere a frullati di frutta e/o verdura oppure come elemento decorativo, ma nutriente, su crostini e tartine sui quali siano state spalmati paté di olive o salsine preparate con ortaggi freschi come pomodori, carote o peperoni.

E' ottimo anche l'abbinamento con i sapori dolci; ad esempio i semi di chia possono essere aggiunti a macedonie o essere utilizzati come guarnizione per biscotti plum-cake e torte, preferibilmente a cottura ultimata. I semi di chia possono inoltre essere aggiunti alla frutta cotta – ideale l'abbinamento con mele o pere – oppure nell'ultimazione di zuppe, minestre e vellutate di verdura, ortaggi o funghi.

Esiste un utilizzo dei semi di chia ritenuto particolarmente benefico per la pulizia dell'intestino e per favorire il suo funzionamento. Lasciati in ammollo in acqua a temperatura ambiente, i semi di chia, in grado di assorbire acqua in quantità molto superiore al loro peso, sprigionano un gel benefico che può essere assunto come tale al mattino, preferibilmente a stomaco vuoto. Il gel di semi di chia, così come il gel di semi di lino, ottenuto secondo il medesimo procedimento, può essere utilizzato come sostituto delle uova nella preparazione di torte e biscotti. All'estero vengono inoltre utilizzati per la preparazione di infusi e di cioccolatini dolcificati con la stevia.Infine, possono essere impiegati tra gli ingredienti per la preparazione casalinga del pane integrale.

Dove trovarli

I semi di chia non sono ancora molto diffusi in Italia, ma con un po' di fortuna potranno essere reperiti nelle erboristerie, nelle botteghe del commercio equo e solidale o nei negozi di prodotti biologici e naturali, presso i quali potrebbe esservi la possibilità di ordinarli. Altrimenti i semi di chia possono essere acquistati online. I semi di chia vengono distribuiti in Europa e venduti anche in Italia da parte di Chia Seed Europe. Vi sono diversi negozi online che prevedono la vendita di semi di chia, ma non tutti effettuano spedizioni in Italia. Tra i negozi online che ne prevedono la spedizione nel nostro Paese e che presentano i prezzi migliori abbiamo individuato

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