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9 febbraio 2015 1 09 /02 /febbraio /2015 18:21
il gioco musicale di Mozart

Nel 1793 venne pubblicato, simultaneamente a Berlino e ad Amsterdam, un "Musikalisches Würfelspiel" ("Gioco di dadi musicale"), utilizzabile per comporre minuetti "senza la minima conoscenza della musica, tirando due dadi".
Il gioco ebbe subito un grandissimo successo: in pochi anni moltissime case editrici europee lo ristamparono, e vennero pubblicate versioni economiche e di lusso.
Il dettaglio più interessante è però rappresentato dall'autore di questo "divertimento": niente meno che Wolfgang Amadeus Mozart!
Tra la seconda metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento questo tipo di giochi musicali diventarono molto popolari in Europa, e oltre a Mozart anche altri compositori di grande rilevanza, come Carl Philip Emanuel Bach e Haydn ne furono attratti.
Il "Musikalisches Würfelspiel" mozartiano permetteva di comporre, in modo automatico, un minuetto strutturato secondo la forma tripartita in auge a quell'epoca: una prima parte, cioè il minuetto vero e proprio, una parte centrale detta "trio" perché originariamente era assegnata a tre strumenti solisti, e una terza parte che riproponeva il minuetto iniziale.
I minuetti e i trii dell'epoca erano costituiti tipicamente da 16 battute, e la loro struttura poteva basarsi su schemi abbastanza standard. Questa semplicità strutturale rappresentò per Mozart il requisito necessario per poter concepire l'idea di una composizione automatica.
Per comporre il minuetto, il gioco prevedeva l'utilizzo di una tabella con 11 righe e 16 colonne. In ognuna delle caselle risultanti era presente un numero da 1 a 176, che rimandava ad un libretto nel quale erano trascritte 176 battute composte da Mozart.
Le 16 colonne della tabella corrispondevano alle 16 battute del minuetto. Lanciando, per ciascuna delle 16 battute, due dadi e sottraendo 1 dal punteggio totale si otteneva un numero da 1 a 11. Consultando il libretto con il numero presente all'intersezione tra la colonna del numero di battuta e la riga determinata dal lancio dei dadi, si trovava la battuta mozartiana da utilizzare.
Seguendo questo procedimento il "giocatore" si ritrovava in mano un bel minuetto di 16 battute. E il trio da usare come parte centrale? Il procedimento era del tutto analogo, ma in questo caso la tabella da utilizzare aveva soltanto 6 righe, cosa che rendeva possibile utilizzare un solo dado.
Da notare che, lanciando due dadi, le 11 combinazioni possibili non hanno tutte la stessa probabilità: ad esempio il punteggio 7 è molto probabile, perché si ottiene con 6 diverse combinazioni, mentre il 2 o il 12 si ottengono con una sola combinazione. Alcuni minuetti, quindi, sono più probabili di altri, e non sappiamo se Mozart abbia tenuto conto di questo, ad esempio facendo corrispondere le battute "meglio riuscite" ai lanci di dadi più probabili.
La bravura di Mozart fu, in ogni caso, quella di scrivere battute che potessero adattarsi bene l'una con l'altra, cosa non banale anche in un contesto tonale come quello ovviamente scelto dal genio salisburghese.

Quanti possibili minuetti sono possibili con questo gioco? Per ognuna delle 16 battute del tema principale ci sono 11 battute possibili: quindi le combinazioni possibili sono in tutto 1116. Analogamente, il gioco consente la composizione di 616 trii. Poiché il minuetto come forma musicale tripartita è dato dalla combinazione di un minuetto e di un trio, abbiamo in tutto:
1116 x 616 = 129.629.238.163.050.258.624.287.932.416 diverse composizioni possibili, cioè circa 129 miliardi di miliardi di miliardi!

Leggendo queste righe vi è venuta la voglia di giocare anche voi al "Musikalisches Würfelspiel" e comporre piacevolissimi minuetti mettendo insieme le battute del grande Amadeus? Andate QUI e provate!

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2 ottobre 2014 4 02 /10 /ottobre /2014 12:51

Sono incapaci di distinguere la canzone Tanti auguri a te intonata a una festa dall’inno del proprio Paese, o da una sinfonia di Mozart. E per loro ascoltare un brano di musica classica può rivelarsi un’esperienza persino spiacevole. Sono le persone che soffrono di amusia, l’incapacità di comprendere ed eseguire la musica, ben diversa dall’essere stonati: tra gli amusici illustri il presidente Usa Ulysses Grant o Che Guevara che, si racconta, si lanciò in un tango mentre in sala si suonava un altro ballo.

 

LE CAUSE. Non è un problema di udito: gli amusici possono sentire i suoni, ma non sono in grado di distinguere una melodia dall’altra. Le amusie possono essere congenite, dovute a fattori genetici: uno studio ha stimato che possano colpire, a diversi gradi, fino al 4% della popolazione. In altri casi invece compaiono, assumendo diverse forme, in seguito a danni cerebrali al lobo frontale o temporale, oppure alla corteccia uditiva.

ABILITÀ SEPARATE. «L’amusia ci mostra che musica e linguaggio sono competenze diverse per il cervello» spiega Costanza Papagno, docente di Psicologia fisiologica all’Università di Milano-Bicocca. «La musica richiede, per essere capita, una specializzazione acustica superiore rispetto a quella necessaria per cogliere le intonazioni del linguaggio. È proprio questo tipo di percezione più fine che è persa negli amusici».

 

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30 luglio 2013 2 30 /07 /luglio /2013 11:03

5891716227_5468ef2bf1.jpgContesi da musei e collezionisti di tutto il mondo, prestati a musicisti in occasione di grandi concerti, i violini Stradivari, oltre che strumenti di indiscussa qualità, sono vere e proprie opere d'arte. Per la prima volta uno studio scientifico, condotto da un gruppo di ricercatori italiani, ha analizzato le decorazioni e i relativi materiali di un violino firmato Antonio Stradivari, contribuendo a far luce sulle "antiche ricette" utilizzate dal famoso liutaio di Cremona del XVII secolo. I risultati dell'indagine, effettuata con un insieme di tecniche del tutto non invasive tra il Laboratorio Arvedi dell'Università degli Studi di Pavia, il Centro Universitario per le Datazioni dell'Università di Milano-Bicocca e il Dipartimento di Fisica dell'Università Statale di Milano, sono stati pubblicati di recente su Applied Physics A.


L'oggetto analizzato è la tavola armonica  -  ovvero la parte superiore  -  di un violino Stradivari di abete rosso (Picea abies), presumibilmente proveniente dalle Alpi, con il bordo decorato da cerchi e losanghe bianche su 

uno sfondo nero.

Messo a disposizione dal proprietario inglese Charles Beare, tra i più noti esperti di violini al mondo, probabilmente faceva parte di una serie di strumenti decorati realizzati da Stradivari tra il 1677 e il 1722, di cui resta l'unico esemplare superstite. Un esame di dendrocronologia - tecnica di datazione del legno che si basa sullo spessore degli anelli di accrescimento degli alberi -  a cui lo hanno sottoposto i ricercatori italiani autori del nuovo studio lo colloca in un periodo storico compatibile con quest'ipotesi.

Dei più di mille Stradivari - soprattutto violini e viole, ma anche violoncelli, chitarre, archi e altri strumenti a corda  -  circa 650 sono sopravvissuti alle intemperie del tempo. Salvatore Accardo ne possiede ben due, ma sono davvero pochi i musicisti che possono permettersi uno di questi pezzi unici.

Analisi scientifiche interdisciplinari

"Gli studi scientifici effettuati in precedenza sui materiali degli strumenti Stradivari si sono focalizzati soprattutto sull'indagine delle vernici, mentre il tipo di legno utilizzato, di solito, è già noto", spiega Marco Malagodi, che ha guidato la ricerca.

Per studiarne le decorazioni, la tavola armonica è stata sottoposta a varie tecniche di indagine non invasive, che si basano sull'invio di onde elettromagnetiche sull'opera e consentono di eseguire misure sul manufatto integro.

I ricercatori hanno effettuato un'analisi visiva sia tramite un microscopio ottico che con uno strumento in grado di misurare la fluorescenza visibile indotta da radiazione UV, che produce una sorta di fotografia dell'oggetto evidenziando però dettagli inaccessibili a occhio nudo, per esempio la presenza o meno di vernici originali, di patine superficiali, di restauri pregressi. La fluorescenza a raggi X e la spettroscopia infrarossa sono invece servite a identificare gli elementi e i composti chimici presenti nelle decorazioni.

La copia contemporanea


Tuttavia, la scelta di ricorrere a una combinazione di tecniche completamente non invasive  -  obbligata quando si ha a che fare con oggetti di tale valore - comporta anche alcuni svantaggi: "non si può individuare in modo assoluto il tipo di materiale, anche perché l'indagine si limita alla superficie e non permette di accedere agli strati materici più profondi", spiega Malagodi.

Per questo le ipotesi avanzate tramite queste analisi sui materiali utilizzati e sulla natura dei leganti organici sono state poi messe alla prova sottoponendo alle stesse misure una copia della tavola armonica realizzata con materiali simili a quelli identificati sullo Stradivari originale in base alle informazioni ricavate dallo studio. Questo espediente ha consentito ai ricercatori di trarre le conclusioni.

Lo studio ha quindi coinvolto esperti di molte discipline diverse: oltre a chimici e fisici, anche storici e i liutai della Civica Scuola di Liuteria di Milano, che hanno realizzato la copia della tavola.

"Non è scontato riuscire a far parlare mondi così diversi, ma per noi l'aspetto storico-filologico è fondamentale", dice Malagodi, chimico del Laboratorio Arvedi, e aggiunge "Ad esempio, sapere dove si trovavano le botteghe artigiane è un'informazione molto utile per ipotizzare quali tipi di materiali fossero a disposizione dei liutai".

Avorio, inchiostro, ebano e colla

I risultati delle analisi, corroborate dalle indagini sulla copia, hanno mostrato che "l'approccio con cui Stradivari utilizzava i materiali è estremamente variegato. Segno di una grande ricchezza culturale e del legame con tecniche antiche", continua Malagodi.

I cerchi e le losanghe delle decorazioni bianche sono d'avorio; il materiale della decorazione nera è un misto di ebano macinato e colla animale, probabilmente coniglio, una sorta di "stucco"; mentre i filetti laterali - le strisce di legno che seguono il bordo di ogni violino  -  neri anch'essi, invece di essere in legno d'ebano secondo la tecnica di lavorazione allora più diffusa, sono tinti con inchiostro ferro gallico, lo stesso utilizzato per la scrittura. Secondo Malagodi, si tratta di "una procedura più elaborata, indice di tecnologia".

"Individuare il tipo di materiali utilizzati da Stradivari significa riscoprire antiche ricette per la realizzazione di strumenti decorati", continua lo studioso. "Non solo è utile per la conservazione e il restauro di questo tipo di strumenti, ma potrebbe anche essere fonte di ispirazione per la liuteria contemporanea".

Potrebbe anche rivelarsi un elemento ulteriore, insieme alle tradizionali tecniche di datazione, per valutare l'autenticità o meno di un falso.

Il suono delle decorazioni

Gli strumenti Stradivari, ancor più che per la manifattura pregiata, sono famosi per il loro suono vibrante, caldo e ricco di armonici, che tanti liutai hanno tentato di riprodurre senza successo. Tuttavia i segreti di questi magnifici strumenti del XVII secolo non sono stati ancora del tutto decifrati.

Di certo si tratta di un insieme di elementi non riconducibili a un unico fattore, se non forse, il talento di Stradivari, in grado di unire abilità e creatività nella tecnica di lavorazione a una scelta accurata dei materiali usati, dal legno - di tipo diverso nelle varie parti dello strumento - al dosaggio sapiente degli ingredienti delle vernici trasparenti di cui ricopriva le superfici. Sembra, inoltre, che anche il trascorrere del tempo abbia migliorato ulteriormente le prestazioni musicali degli Stradivari.

"Lo studio delle proprietà acustiche degli Stradivari sarà condotto su un binario parallelo: a breve intraprenderemo un'indagine per capire se e come le decorazioni, incastonate nella tavola armonica, influiscano sulla qualità del suono", dice Malagodi.

La ricerca sarà portata avanti tramite una collaborazione tra l'Università di Pavia e il Politecnico di Milano, presso un laboratorio multidisciplinare che, dal 14 settembre 2013, sarà attivo presso la Fondazione Antonio Stradivari Museo del Violino di Cremona.

"A quel punto potremo accedere ad altri Stradivari per capire la relazione tra il suono del violino e i materiali che lo compongono, decorazioni incluse", conclude Malagodi.

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3 maggio 2013 5 03 /05 /maggio /2013 17:22
I superpoteri di Mozart
Nel 2006 ricorreva il 250° anniversario dellla nascita di Wolfang Amadeus Mozart, il musicista più geniale e controverso della storia. Il suo paese natale, l'Austria, lo celebrò con centinaia di concerti, manifestazioni ed eventi.
Nel 2006 ricorrerà il 250esimo anniversario della nascita di Mozart. L'Austria festeggia il genio della musica con una vasta serie di manifestazioni: nuovi musei, appassionanti opere e concerti straordinari, festival e gala, messe, mostre speciali, letture e conferenze a Salisburgo, Vienna e dovunque ha lasciato la sua impronta immortale.
Nel 2006 ricorreva il 250esimo anniversario della nascita di Mozart. L'Austria festeggiò il genio della musica con una vasta serie di manifestazioni: nuovi musei, appassionanti opere e concerti straordinari, festival e gala, messe, mostre speciali, letture e conferenze a Salisburgo, Vienna e dovunque ha lasciato la sua impronta immortale.
Immaginatevi un cocktail tra il genio di Prince, i capricci di Michael Jackson e l'estro di Robbie Williams. Non stiamo descrivendo l'ultima pop star di successo, ma quello che sarebbe Wolfang Amadeus Mozart se fosse vissuto oggi. Parola di Herbert Brugger, del ufficio del turismo di Salisburgo, l'incantevole città austriaca che diede i natali al celebre compositore giusto 250 anni fa, il 27 gennaio 1756. 
Per festeggiare l'anniversario, in tutta l'Austria sono previste suntuose celebrazioni, festival, mostre ed eventi di ogni tipo per gli appassionati di musica e non solo per loro. 

Un genio, mille contraddizioni
Sarà anche l'occasione per riesaminare le contraddizioni e le diverse interpretazioni del suo genio. La sua breve vita, 35 anni soltanto, è stata infatti dipinta nei modi più diversi: bambino prodigio esibito come animale da circo nelle corti europee, ragazzaccio sboccato e probabilmente un po' folle, giovane uomo legato a culti esoterici e massonici. Una diffusa leggenda lo vuole persino vittima della gelosia del rivale Antonio Salieri; per gli amanti della musica classica, era divinamente ispirato; per alcuni psicologi moderni, invece, soffriva di una regressione psicologica all'infantilismo. 
Ma in questi ultimi anni, l'aspetto più controverso dell'eredità del genio di Salisburgo riguarda gli effetti salutari che la sua musica avrebbe su corpo e psiche. Mozart sarebbe un vero taumaturgo e la sua musica in grado di curare dall'acne all'Alzheimer, rendere i nascituri più intelligenti e migliorare le prestazioni degli studenti. 

Benefici effimeri 
Ma cosa c'è di vero e scientificamente provato in quello che comunemente viene definito "Effetto Mozart"? Alcuni studi neurochirurgici condotti a Chicago (USA) dimostrano che alcuni brani di Mozart sono in grado di ridurre la gravità e la frequenza degli attacchi epilettici; presso l'Università di Irvine, in California, invece, alcuni malati di Alzheimer sono riusciti meglio in alcuni test mentali dopo aver ascoltato 10 minuti di musica di Mozart. 
Ma la maggior parte del materiale che dimostra i super poteri della musica di Mozart è soltanto aneddotico o poco supportato da ricerche scientifiche: l'attore francese Gérard Depardieu dice che Mozart "lo ha aiutato" a guarire dalle balbuzie; Alfred Tomatis, un medico parigino, lo utilizza per curare la depressione e altri disturbi dell'umore. Persino il primo articolo scientifico che ha dato vita al cosiddetto "effetto Mozart", pubblicato nel 1993 sulla prestigiosa rivista Nature è stato oltremodo sopravalutato. 
La ricerca, condotta da Gordon Shaw e Frances Rauscher, dimostrava che gli studenti che avevano ascoltato il primo movimento della sonata in Re maggiore per due piani riuscivano meglio in alcuni test di intelligenza spaziale. Sebbene l'aumento delle abilità spaziali fosse soltanto temporaneo e l'esperimento non si riuscì a ripetere, la ricerca diede il via a una serie di nuovi test e tentativi. E alla vendita - soprattutto negli Stati Uniti - di molti CD di musica mozartiana che millantavano effetti prodigiosi sullo sviluppo dell'intelligenza di feti e bambini.
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26 marzo 2013 2 26 /03 /marzo /2013 11:00

 

4192901200_26a02c4b0e.jpgPerché un brano musicale può letteralmente far venire un brivido alla schiena? Perché contiene dissonanze che evocano la paura, in particolare dissonanze che condividono diverse caratteristiche con le vocalizzazioni di animali in difficoltà. La reazione, tuttavia, dipende però dal contesto in cui viene ascoltata la musica.

La scoperta è di Daniel Blumstein, del Dipartimento di ecologia e biologia evoluzionistica dell’Università della California a Los Angeles, che firma in proposito un articolo pubblicato sulla rivista “Biology Letters” insieme a Greg Bryant, docente di scienze della comunicazione all’UCLA e al compositore musicale Peter Kaye.

"I compositori hanno una conoscenza intuitiva di ciò che viene percepito come paura", ha osservato Bryant. "Ma in genere non sanno che stanno sfruttando la nostra predisposizione evolutiva ad agitarci e provare emozioni negative quando ascoltiamo certi suoni."


Questo studio è la naturale conclusione di una precedente ricerca di Blumstein, che aveva analizzato le colonne sonore di 102 film appartententi a quattro generi 
- avventura, drammatico, horror e guerra - rilevando che la tipica colonna sonora di ciascun genere ha  caratteristiche tecniche specifiche, destinate a sollecitare le emozioni corrispondenti. I film di genere drammatico, per esempio, prediligono bruschi cambiamenti nella frequenza, in su e in giù. I film dell’orrore hanno, oltre a un buon numero di grida femminili, molti suoni distorti.

Utilizzando dei sintetizzatori, i ricercatori hanno composto una serie di brani musicali originali sulla base di differenti parametri musicali, per poi proporli a un gruppo di volontari in differenti condizioni: “Abbiamo voluto vedere se era possibile aumentare o sopprimere i sentimenti di chi ascolta in base a ciò che sta succedendo in contemporanea alla musica", ha detto Blumstein.

Nella condizione di controllo, la musica era generica ed emotivamente neutra. In un'altra condizione la musica iniziava in modo normale, per poi scatenarsi all’improvviso in una distorsione, un po' come Jimi Hendrix a Woodstock.

Ai volontari veniva poi chiesto di attribuire un voto agli esempi in base a due fattori: quanto si erano sentiti  coinvolti dalla musica e se il sentimento suscitato era positivo (come felicità) o negativo (paura, tristezza). Ne è risultato che la musica caratterizzata da distorsioni era valutato come più emozionante, ma anche più carica di emozioni negative.

I ricercatori ritengono che ascoltare musica con una distorsione sia simile ad ascoltare le grida di animali in difficoltà, una condizione che ne distorce le voci forzando l’emissione rapida di una grande quantità di aria. "Questo studio aiuta a spiegare perché la distorsione del rock eccita le persone: tira fuori l'animale in noi", ha detto Bryant.

Tuttavia, l’effetto funziona solo se non ci sono altri segnali atrettanto potenti, come quelli visivi, che blocchino l’intrerpretazione del suono come segnale d’allarme. 

In un secondo esperimento, infatti, i ricercatori hanno abbinato le stesse composizioni musicali a 10 secondi di video clip progettati per essere ben poco suggestivi, mostrando per esempio delle persone che camminano o bevono un caffè. I ricercatori hanno presentato questi abbinamenti a un altro gruppo di volontari. Quando i soggetti hanno sentito i brani musicali distorti nel contesto di quei video, non hanno trovato eccitante la musica, e l’hanno valutata più negativamente.

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6 marzo 2012 2 06 /03 /marzo /2012 19:15

 


Tutti gli esperti dicono che per avvicinare i bambini propedeuticamente alla musica bisogna incominciare dalla tenera età e sensibilizzare la musicalità cominciando ad usarla come un gioco. Già nella gestazione la mamma può sollecitare il feto abituando il nascituro ad ascoltare musica, è stato scientificamente dimostrato che i nuovi nati saranno molto più predisposti verso l'apprendimento della musica.

 

Vi sono oggi diversi metodi didattici per avvicinare e stuzzicare la curiosità dei bimbi verso la musica. Essi vengono coinvoltididatticamente in una comunicazione semplice che riesce ad abbinare il gioco alla musica didattica. Sono per primo i genitori ad essere educati da questi corsi, e in che modo coinvolgere i propri figli ad acquisire unorecchio musicale sia che frequentino scuole materne che elementari.

 

Esistono delle musichemolto adatte ai bimbi chesviluppano le capacità di leggere e poi inventare i ritmi, coordinano il suono con i gesti, sviluppano poi l'autonomia ad eseguire sequenze ritmiche anche con strumenti. Altro elemento importante è che sviluppano l'abilità vocale,l'intonazione, le estensioni, la coordinazione gestuale in rapporto ai vari ritmi, battendo le mani e alternando le velocità seguendo canzoncine facili. Tutto ciò fa appassionare i bimbi a consociarsi e acquisire facilmente i primi rudimenti musicali.

 

Altro punto importante è sviluppare il loro ascolto a suoni, rumori, note di rumori del loro ambiente familiare, stimolando in tal modo il riconoscimento dinamico e melodico dei vari timbri di suoni. Collegare noti e orecchiali spartiti musicali al loro mondo fatto di animali, gnomi, fate, ecc. Come per esempio notissimecomposizioni di grandi musicisti a tema, come il Lago dei Cigni, La danza delle ore, L'uccello di fuoco, ecc.

 

Praticamente il primo approccio alla musica spetta ai genitori che devono avvicinare i loro bimbi al mondo della musica e dei suoni aiutando le loro latenti facoltà sensoriali a svilupparsi, contribuendo così al loro arricchimento culturale. Seguendo poi il corso propedeutico il bimbo sarà molto più avvantaggiato a proseguire il gioco iniziato in famiglia, aprendosi di più a percepire le sonorità che gli riusciranno sempre più riconoscibili e praticabili.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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27 ottobre 2011 4 27 /10 /ottobre /2011 15:30

 

Come Imparare Il Pianoforte

Per imparare a suonare il pianoforte se non si proviene da un liceo musicale, ma si è portati alla musica, si può frequentare il corso didattico strutturato in tre anni indetto dalla NAM, un ente di formazione musicale presso la Regione Lombardia che svolge un'attività di formazione professionale rivolta ai giovani che vogliono intraprendere la carriera di strumentista musicale. Essa è legalmente riconosciuta dalla Regione Lombardia e Provincia ai sensi dell'art.27 l.r.95/80.

 

Frequentando il corso base della Nuova Accademia Musicale con sede a Milano, in via Ponte Seveso, potrai accedere alla qualifica di "strumentista esecutore di musica moderna" secondo il loro piano di studio triennale al termine del quale ti verrà rilasciato l'attestato predetto. La NAM vanta di aver diplomato artisti di fama internazionale nel mondo della musica, come Elio e le storie tese e molti altri.

 

La Nam si avvale dell'insegnamento di valenti musicisti ed è finanziata dal Fondo Sociale Europeo per la divulgazione e l'insegnamento formativo per tecnici ed esperti di musica dotandoli di una preparazione di tutta eccellenza. Il corso base prevede di fornire allo studente, previa valutazione e attitudine, l'insegnamento basilare teorico-pratico dello strumento impostando la sua preparazione e le prime esperienze musicali.

 

Il corso prosegue verso il livello intermedio con le prime esperienze musicali su come suonare dal vivo oppure in uno studio di registrazione. Il programma didattico prosegue con la pratica Basso, con la ricerca e sviluppo del proprio suono e le relative tecniche strumentali per i vari stili. Poi l'insegnamento della Teoria e Solfeggio con la varie articolazioni, cantato, parlato ritmico, ecc. Inoltre la teoria musicale e la lettura della musica. Infine l'Armonia,cioè lo studio degli accordi, degli intervalli, composizioni di brani e melodie partecipando a serate dal vivo tenute nel corso dell'ultimo anno. Al termine del corso base potrai proseguire con quello di professionale "strumentista esecutore di musica moderna"

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24 agosto 2011 3 24 /08 /agosto /2011 08:33

4490650825_215ab92374.jpgWolfgang Amadeus Mozart nasce a Salisburgo il 27 gennaio 1756. Suo padre era musicista e compositore di corte. Egli già a quattro anni dimostrò una straordinaria predisposizione verso la musica e il padre lo indusse a studiare il cembalo, il violino e la composizione.

Quando il padre si rese conto di trovarsi di fronte a un genio che assimilava velocemente prima i codici musicali che quelli linguistici, lo indirizzò verso la composizione musicale che gli riusciva spontanea. Dalla madre apprese il gusto della farsa che si ritrova nelle sue opere.

Nel 1972 lo portò a Monaco quando si rese conto che malgrado la piccola età, era in grado di suonare in pubblico il cembalo ed il violino, egli si esibì davanti al principe Massimiliano e poi alla corte di Vienna dove suscitò grande ammirazione della imperatrice Maria Teresa d'Austria, cimentandosi anche in composizioni per pianoforte.

Nel 1963 il padre gli organizzò una esibizione nelle corti signorili principesche e reali d'Europa, con lusinghieri apprezzamenti sulle doti musicali del figlio. A sette anni a Parigi pubblica le prime composizioni, poi va a Londra a studiare canto. Lo seguì la sorella Nannerl che suonava il clavicembalo con maestria.

L'esperienza del piccolo Mozart si arricchisce sempre di più venendo a contatto di grandi musicisti e compositori della sua epoca e di ogni genere musicale che hli permetterà di spaziare sui temi più diversi. Sfrutta abilmente alcune composizioni altrui personalizzandole, come l'ouverture del flauto magico dove sono evidenti alcuni passi di Haendel, poi usa Cimarosa, Pergolesi, Scarlatti che sono più volte citati nelle sue opere per pianoforte.

La sua musica ha enormemente influito sugli operisti napoletani e italiani, compreso Rossini. Nella stessa Germania Mozart fu "plagiato" da musicisti del calibro di Beethoven, che utilizzò dieci temi mozartiani nella sua sinfonia pastorale.

Nel 1766 a Salisburgo molti musicisti erano convinti che la eccezionale musica composta non sia "farina del suo sacco" ma che sia il padre a scriverla. A seguito di ciò dovette sottoporsi a diversi esami per dimostrare che quello che scriveva era esclusivamente suo.

Dopo innumerevoli vicissitudini della sua vita travagliata e dopo aver composto oltre 800 opere perfezionando sempre di più il suo genio musicale in ogni settore, egli muore nel 1824 e sepolto come un comune mortale nel cimitero viennese di St.Marx.

Prima di morire aveva confidato alla moglie di essere stato avvelenato dal musicista italiano Antonio Salieri, ma ancora oggi non vi è alcuna certezza se ciò sia vero.

1 Busto de Wolfgang Amadeus Mozart, Providencia, Santiago de Chile | SPhotograph of the portrait Wolfang Amadeus Mozart (aged 14) in Verona
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14 agosto 2011 7 14 /08 /agosto /2011 23:07

3869931242_8f722a8e4c.jpgSiamo abituati a sentire suoni, motivi e canzoni che ci allietano la vita per un poco di tempo, poi improvvisamente spariscono e finiscono nell'oblio. Questo fenomeno non colpisce alcuni motivi o canzoni che rimangono indelebili nella nostra memoria come la canzone napoletana. Questa è una piccola guida per spiegare questo fenomeno.

Perché la canzone napoletana travalica l'espressione regionale, folkloristica e antropologica e diventa messaggio mondiale. Di lei hanno scritto note grandi poeti, scrittori eccellenti, e grandi pensatori, da D'annunzio a Benedetto Croce, da Salvatore Di Giacomo a Ernesto Murolo, da Raffaele Viviani a Eduardo Nicolardi, e chi più ne ha più ne metta.

Sono pagine scritte di vero lirismo con una passione che solo la "lingua" napoletana può dare. Sono poesie dialettali che vengono musicate da generazioni di grandi musicisti.

La canzone napoletana non può essere accostata a canti locali per quanto celebri sono sempre canti etnici come il blues o il soul, encomiabili sotto ogni aspetto. Ma la canzone napoletana ha dei connotati diversi, essa è cantata in tutto il mondo come "O sole mio" che rappresenta Napoli nel mondo.

Essa è stata cantata dai più grandi artisti di fama mondiale e ognuno di loro ha la sua versione strettamente personale che lo caratterizza di più come artista.

Non credo ci sia qualcuno che possa spiegare questo fenomeno culturale senza ricorrere a delle banalità. Quando concorrono elementi di eccellenza di vari settori si arriva alla sublimazione di quella che è vera arte.

Succede in tanti settori e succederà sempre. La genialità di Napoli, la gestualità, la generosità che contraddistingue la napoletanità nelle sue canzoni non può fermarsi a fenomeno locale, è patrimonio del mondo e chi possiede questi valori è destinato a sacrificarsi a favore della comunità mondiale, come un inventore o uno scienziato.

Bisogna ricordare che a Tokio in Giappone esiste il museo della canzone napoletana. Nel medioevo durante la dominazione degli Svevi sotto il re Manfredi nacque "Jesce sole" resa famosa dalle lavandaie dell'Arenella.

Nel 1600 Salvator Rosa compose la celebre "Michelemmà" che fu l'anticipazione della "tarantella" celebre ballata napoletana a coppie. Molte canzoni antiche avevano motivi ironici scritte da personaggi come Cimarosa, Paisiello, Pergolesi, ecc.

Molte pagine sono state scritte sulla canzone napoletana e la sua sublimazione e molte se ne scriveranno ancora. Le loro parole e note allieteranno ancora le orecchie di moltissime generazioni come quelle già passate, continueranno a far parte della vita di molti.

Massimo Ranieri Concert Taormina - Creative Commons by gnuckxNapoli ed il Vesuvio.

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