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28 ottobre 2012 7 28 /10 /ottobre /2012 09:00

 

 

 

 

 

Non solo di farfalle, non solo di francobolli e di locandine cinematografiche: i musei “accessori”, quelli che non rientrano nelle principali categorie artistiche e culturali, si sono arricchite di uno spazio espositivo davvero  particolare. Parliamo del Museo Fallologico Islandese di Húsavík, che presenta una collezione di 180 falli provenienti da tantissimi tipi di mammiferi marini e terrestri d'Islanda. Cetacei, orsi polari, foche, trichechi, cavalli, montoni, renne e altri mammiferi terrestri: in queste sale potrete trovare “peni” di tutte le forme e di tutte le specie. 

L'intento dei creatori è quello di rendere la fallologia, ora branca secondaria di alcune discipline quali storia, arte e psicologia, vera e propria materia scientifica. Ed i risultati, in termini di visitatori, sono eccezionali. Tutto nasce dall’intuizione di Sigurdur Hjartarson“L'idea della raccolta risale al 1974, quando ricevetti un pene di toro. Da bambino ero sempre stato mandato in campagna durante le vacanze estive, e avevo ricevuto una frusta fabbricata con un pene di toro. Nel 1974 vivevo nella cittadina di Akranes nella costa sud-occidentale , dove ero preside di scuola secondaria. Alcuni dei miei insegnanti erano soliti lavorare d'estate nella vicina stazione baleniera, e dopo quel primo esemplare essi cominciarono a portarmi peni di balene, probabilmente per prendermi in giro. Allora nacque l'idea di collezionare gradualmente un interessante campionario di più specie di mammiferi. La raccolta di questi organi proseguì lentamente agli inizi, e nel 1980 possedevo solamente 13 campioni, quattro di cetacei e nove di mammiferi marini. Nel 1990 possedevo già 34 esemplari e all'apertura del museo a Reykjavík nell'agosto del 1997 ero arrivato alla cifra di 62 oggetti. La reazione del pubblico è stata assai favorevole. Più di cento articoli sulla collezione sono stati pubblicati in 26 paesi in giro per il mondo. Il numero di visitatori è progressivamente aumentato, fino a superare le 11.000 entrate dell'estate del 2009”

Ma mancava ancora un pezzo alla collezione: il pene di un essere umano. Il più banale, ma ovviamente il più difficile da reperire. Il curatore adesso ha completato la collezione, grazie alla donazione un signore di 95 anni, Pall Arason, che aveva promesso, alla sua dipartita, il suo organo ad eterna memoria. 
Il Museo dei Falli - Cetacei, orsi polari, foche, cavalli, renne: in queste sale potrete trovare i membri maschili di tutte le forme e specie...

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16 aprile 2012 1 16 /04 /aprile /2012 19:25

 

 

 

 

 

 

 

Una coppia di turisti tedeschi che avevano programmato una escursione nella bellissima Val Venosta in Alto Adige e decidono come base la cittadina di Senales, da qui raggiungono la cima del monte Similaun a 3.599 di altitudine, tra il confine Italia - Austria. Il giorno 19 settembre del 1991 al rientro presso il rifugio Similaun dove avevano i bagagli, scoprono un cadavere che affiora dalla neve. Sapranno poi di aver fatto la più straordinaria scoperta archeologica di tutti tempi.

 

La eccezionale scoperta avvenuta per puro caso è dovuta a seguito di 5994744417_f78444e1a8.jpg

 

sconvolgimenti climaticiche stanno assottigliando sempre di più i ghiacciai perenni che mettono alla luce quanto hanno ricoperto per millenni, così è stato per la mummia del Similaun ribattezzato Otzi, che risale ad oltre 5000 anni fa e perfettamente integra. Insieme ad essa sono stati rinvenuti anche i resti dell'abbigliamento e alcuni oggetti d'uso.

 

In particolare spiccano i resti di un arco in legno di tasso,un'ascia con manico e lama in rame, resti di una gerla, una prugna, frammenti di carne affumicata, resti di brace, un pugnale di selce con manico di frassino, col fodero riccamente lavorato, un marsupio con i resti di pietre focaie, una rete per catturare uccelli, una faretra in pelle di cervo con diverse frecce, di cui alcune spezzate.

 

Inoltre il sito ha restituito, oltre all'equipaggiamento, ulteriori e interessantissimi reperti archeologici relativi all'abbigliamento di Otzi che getta una nuova conoscenza,a detta degli esperti, sugli abiti usati in quell'epoca che si ritenevano completamente diversi e cioè più primitivi. Sono venuti alla luce i resti di un berretto, di una veste a mantellina e di un mantello pesante, le calzature primitive. due gambali protettivi e una specie di indumento intimo.

 

Gli accurati esami a i quali è stato sottoposto Otzi hanno accertato il suo stile di vita, la posizione sociale, il motivo per cui morì, l'età, i dati morfologici, ecc. Ciò è stato possibile per lo stato diconservazione della mummia restituita dai ghiacci dopo oltre 5000 anni ancora integra. Le osservazione degli esperti lo fanno appartenere ad una tribù di pastori e cacciatori stanziali nella Val Venosta.

 

Per un caso eccezionale egli attraversava il crinale diretto verso la zona definita Otzal (da cui il nome) lasciando il gregge che custodiva, per scendere a valle presso il suo villaggio ove era evidentemente dedito insieme alla sua comunità, alla raccolta di cereali. Probabimente Otzi fu vittima di una disgrazia perché gli sono state riscontrate alcune costole fratturate nel fianco destro, quindi indebolito da questa disgrazia, sarà stato sorpreso dalla improvvisa tormenta di neve e quindi morto assiderato.

 

Comunque l'eccezionale ritrovamento archeologico dell'uomo dei ghiacci e tutto ciò che a saputo raccontare agli esperti dei vari settori, a seguito di accuratissimi esami cui è stato sottoposto, nonché tutti gli oggetti rinvenuti e le tecniche di lavorazione degli indumenti, e anche la presenza di tatuaggi sulla schiena probabilmente a scopo curativo, tutti questi elementi hanno contribuito enormemente alla ulteriore conoscenza storico-scientifica dei nostri antenati e delle comunità che esistevano sui nostri territori, all'età del Bronzo.

 

 

 

 

 

 



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11 ottobre 2011 2 11 /10 /ottobre /2011 16:18
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10 ottobre 2011 1 10 /10 /ottobre /2011 12:19

Come E Dove Visitare "Le Macchine Volanti" Di Leonardo.

Presso il museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, sono esposti tutti i modellini delle "macchine volanti" ideato dal genio di Leonardo da Vinci, ricostruiti in scala e logicamente soltanto esplicativi del concetto del volo che il Genio vi attribuiva, ma mai costruite realmente. Quindi sinora non esistevano prove concrete.

  1. Ma all'interno dell'aeroporto di Fiumicino, per il suo 50° compleanno, è stata allestita una mostra denominata "Il genio Leonardo" ma con una particolarità spettacolare. Tutte le "macchine volanti" ideate da Leonardo da Vinci sono state costruite in grandezza naturale sulla base dei suoi disegni rinvenuti. Usando stoffa, legno, metalli, ecc,. ingegneri e tecnici specializzati sono riusciti a dar vita a 22 modelli assolutamente geniali e funzionali.

  2. La mostra sarà aperta al pubblico all'interno del suddetto aeroporto presso il Terminal 1, sarà possibile vedere dal vivo le famose macchine volanti in funzione, come "L'ornitottero verticale", alto ben 12 metri, praticamente l'antenato del moderno elicottero come disegnato dal Genio e ritrovati nei famosi Codici.

  3. E' sicuramente la prima volta nella storia che viene presentata una mostra d'arte simile per concezione ed esecuzione viene fortemente volute dalla Fondazione Antthopos. Ma non è solo una mostra d'arte, ma uno spettacolo vero e proprio con le evoluzioni del deltaplano, l'ornitottero, e altre macchine del volo tutte a grandezza naturale e riprodotte fedelmente, come ricavate dai suoi codici. Nello spazio espositivo è visibile anche il suo famoso dipinto Luca conosciuto come il "ritratto di Acerenza" una delle ultime scoperte a Lui attribuito.

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3 ottobre 2011 1 03 /10 /ottobre /2011 17:54
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1 ottobre 2011 6 01 /10 /ottobre /2011 09:12

3863016824_9c9b06b0e5.jpgLa particolarità dell'area archeologica di Vulci e quella di possedere contestualmente i resti delle civiltà etrusca e romana. Infatti sono stati rinvenuti testimonianze concrete di ceramiche greche dipinte a figure rosse e nere e affreschi decorati come quelli mirabili  della tomba detta "Francois" unici della pittura etrusca tardo-classica.

 

Se vuoi visitare la città etrusca di Vulci nel Lazio, essa è situata tra i comuni di Montalto di Castro e Canino, presso la riva destra del fiume Fiora. Il Parco archeologico in località Pian di Voce, è aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle 18. Sono possibili visite guidate su prenotazione sul sito sottoindicato. Vulci era molto nota nel mondo antico già nell'VIII secolo a.C. per la produzione artigianale di oggetti di uso comune e del controllo del commercio marittimo.

 

Nel VI° secolo a.C. con l'avvento di popolazioni greche, esse rafforzarono la produzione di ceramiche, sculture, bronzi, ecc. che raggiunsero i mercati nascenti del mediterraneo. Poi incominciò il suo lento declino con l'ascensionismo romano e nel 280 a.C. Dovette soccombere a Roma cedendo parte dei suoi territori e la sua fascia costiera. Senza la sua autonomia, Vulci decadde rapidamente.

 

Tra i resti delle fasi romana e etrusca, sono da segnalare la cinta muraria, le porte di accesso alla città, il Tempio Grande, con basamento di blocchi di tufo circondato da file di colonne, l'accesso era posto con una scalinata disposta sul lato corto-frontale. Non è noto in nome di quale divinità esso fosse stato destinato. Di fronte i resti di un edificio termale chiamato Edificio in Laterizio con nicchie alle pareti per statue ed una basilica tardo romana. Proseguendo per il Decumano Massimo, si incontra la Domus Criptoportico del II e I secolo a.C. Tipica delle case a peristilio del mondo romano. Per visitare la vasta area di Vulci ci vorrebbe almeno una settimana per i tanti reperti archeologici emersi e le sue migliaia di tombe.

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12 settembre 2011 1 12 /09 /settembre /2011 15:35

Il museo Archeologico Nazionale della Sibaritide è collocato tra il parco archeologico dell'antica Sybaris, l'attuale Sibari, e la cittadina di Cassano Ionio (CS). È stato istituito negli anni '90 dall'architetto Wallach. Le aree di scavo sono aperte al pubblico praticamente tutti giorni dalle 8,30 alle 12,30 e dalle 14 alle 18.

Il museo archeologico nazionale della Sibaritide contiene i principali reperti d'epoca arcaica proveniente dai luoghi di culto del comprensorio, cioè terrecotte, rilievi, materiali metallici, monili, ecc. provenienti dagli scavi di Sibari e Francavilla Marittima.

Il sito di Francavilla è estremamente interessante perché è il più importante insediamento indigeno degli Enotri precoloniali, dalla ricca necropoli e dalla vita fiorente.

Durante gli scavi è stato rinvenuto un gran numero di oggetti di uso giornaliero, ornamenti indossati dai defunti e una coppa bronzea fenicia di mirabile bellezza risalente al 'VII° secolo a.C. testimone dei contatti commerciali di quelle genti.

Ma intorno al 730 a.C. la vita del villaggio ebbe una brusca interruzione con l'arrivo del Greci che fondarono Sibari, ma sottoposero a schiavitù la popolazione autoctona. Il Museo contiene moltissimi altri reperti collegati agli avvenimenti rinvenuti negli scavi.

Nella località Timpone della Motta sono ancora visibili i resti del tempio di Atena costruito dai Greci e della loro presenza nella zona. Nel museo potrai vedere conservati un ex voto del VII° secolo a.C. raffigurante una figura femminile con una veste riccamente ricamata con scene mitologiche, numerosi vasi Corinzi, bronzetti di guerrieri e fanciulle, una lamina bronzea del VI° secolo recante una dedica alla dea Atena come ex voto da parte di Kleombrotos, figlio di Dexilawos, eroe vincitore di Olimpia come indicato nel testo.

A partire dal 1969 sono stati aperti nuovi cantieri archeologici che, pur essendo cospicui, sono la minima parte della vasta area archeologica e i lavori sempre in corso, compatibilmente con i fondi a disposizione della Soprintendenza ai beni archeologici della Calabria, ma sicuramente ci riserveranno ancora molte sorprese dai siti definiti come il parco del cavallo, la casa bianca, il parco Tori e Stombi, ecc. che già hanno dato prova dei ritrovamenti citati.

Il parco del Cavallo fu il primo a essere esplorato nel 1932 con il rinvenimento del teatro romano del 50 d.C. due grandi terme e diversi resti di abitazioni.

Da quello dei Tori, quello che ricalca la storia dell'antica Sybaris, si evince che la popolazione autoctona era dedita alla lavorazione della ceramica.

Paestum
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27 agosto 2011 6 27 /08 /agosto /2011 08:14

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Uno dei presepi napoletani più belli con pezzi risalenti al XVIII° secolo è conservato nella sala ellittica della reggia di Caserta. Da sempre l'arte presepiale di Napoli è riconosciuta nel mondo. I suoi artigiani della via S.Gregorio Armeno sanno creare delle statuine di mirabile bellezza. Nel periodo natalizio è la via più affollata di Napoli.

 

Il primo presepio di Napoli menzionato in un documento ufficiale parla di quello della chiesa di S.Maria nel 1205. Nel 1340 la regina Sancia d'Aragona D'Angiò, regala alle clarisse un presepe per la loro nuova chiesa: Oggi è visibile la statua della Madonna superstite, nel museo di San Martino.

Nel 600 il presepe napoletano allargò la sua visione scenica, oltre alla grotta della natività che dominava, si aprì al mondo esterno in puro gusto barocco, fecero la loro comparsa rappresentazioni di vita corrente, con taverne, osterie, cesti di frutta, greggi, ecc.

 

Ma il secolo più luminoso del presepe napoletano fu il 700 sotto il regno di Carlo III di Borbone, la sua esplosione artistica e culturale del periodo, si notò con il cambiamento delle sembianze dei pastori e gli ordinativi di nuovi presepi che avvenivano dai ricchi e nobili.

Ed il presepe della Certosa di San Martino è sicuramente quello più rappresentativo da vedere per chi ama questo tipo di arte, oltre a molti altri ben conservati a Napoli e provincia.

 

Forse quello più celebre e acclamato presepe napoletano è quello chiamato"presepe Cuciniello" costruito tra il 1887 e 1989. Un altro celeberrimo esemplare è quello del Banco di Napoli, esposto periodicamente a Palazzo Reale.

Uno dei migliori scultori napoletani il Sannartino, molto abile a plasmare la terracotta, apri una vera e propria scuola di figure presepiali e molti altri scultori si cimentarono in essa.

 

Il popolo napoletano era solito attribuire ai personaggi del presepe un significato specifico e in ogni famiglia esso non era completo se mancava uno di questi. C'era Benito il dormiente, Cicci Bacco l'oste, Gennarino il fornaio, Pasquale l'acquafrescaio, ecc.

 

Come per i santi, erano considerati persone di famiglia, a dimostrazione della religiosità dei Napoletani che è diversa da ogni altra città. La venerazione che veniva profusa ai personaggi del presepe era ammirevole, i re Magi poi erano considerati dei veri eroi.

Nel periodo dell'epifania, alla rimozione dei pastori, essi venivano avvolti accuratamente nella bambagia e conservati in luogo sicuro, per il Natale successivo. Una devozione, a volte, persino maniacale.

 

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