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21 agosto 2015 5 21 /08 /agosto /2015 10:17
Da una pietra antichissima i suoi effetti terapeutici accertati nel corso dei millenni

Da una pietra antichissima i suoi effetti terapeutici accertati nel corso dei millenni

Dopo tutto i nostri antenati da innumerevoli generazioni, a scopo terapeutico hanno impiegato erbe, sorgenti d’acqua e pietre senza possedere alcuna nozione scientifica di farmacologia, biochimica, strutture atomiche e molecolari. Del resto molte scoperte intuitive del passato, anche di un passato lontanissimo, hanno consentito di arrivare agli immensi progressi della medicina contemporanea.

Così anche questo minerale, la Shungite, formatosi miliardi d’anni fa, è conosciuto dalle popolazioni autoctone della regione del lago Onega (la parte russa della Carelia) da svariati millenni.

Una presenza importante nella storia del passato Russo
Ricerche archeologiche hanno rilevato infatti in questa regione siti umani numerosi e antichissimi i cui abitanti avevano occupato zone lasciate libere dal ritiro dei ghiacciai dell’ultima glaciazione (9000 circa a.C.) e le tribù nomadi di cacciatori-raccoglitori si sono a poco a poco installate in Carelia.

Le cronache russe del XVII e XVIII secolo attestano che già a quell’epoca la Shungite era utilizzata a scopi terapeutici.

La prima citazione ufficiale e scritta dei poteri terapeutici della Shungite risale all’epoca della fine del regno dello zar Ivan il Terribile e di suo figlio Fèdor che vede la fine della dinastia Rurik. La Shungite, non ancora conosciuta con questo nome, era considerata un’ardesia locale, rinomata soprattutto per una sorgente di acqua purissima che zampillava da questa roccia nera.

Boris Godounov (reggente e cognato di Fèdor) si fa eleggere zar nel 1598 e per evitare che venga messa in discussione la legittimità della sua ascesa al trono (perché non è che uno zar eletto) cerca di indebolire l’influenza dei Romanov, manda quindi in esilio Fèdor Nikititch Romanov il solo Rurikide ancora in vita, sua moglie Xènia Romanova e il loro giovane figlio Michele obbligandoli a prendere i voti monastici. Fèdor è mandato in Polonia dove prende il monastico di Filarete. Xenia diventata monaca con il nome di Marfa è rinchiusa a Tolvuya, un eremo a nord del lago Onega dove rischia la morte per gli stenti e il clima rigido.


Alla morte di Boris Godunov (nel 1605) il suo regime carcerario viene allentato e gli abitanti del luogo mossi a pietà la salvano curandola con l’acqua della sorgente dalle proprietà miracolose (la sorgente della Shungite). Una volta riacquistata la salute, Marfa/Xenia ritrova il figlio Michele dal quale è stata separata per molti anni e ritorna con lui a Mosca dove Michele pone fine a otto anni di lotte politiche e si fa eleggere zar nel 1613 al posto dei precedenti usurpatori.

Michele I è il primo zar della dinastia dei Romanov che avrebbe regnato in Russia per quasi 300 anni fino alla rivoluzione di febbraio 1917. Il racconto dell’avvenuta guarigione tramite la Shungite è giunto a noi perché la morte di Xenia/Marfa avrebbe provocato importanti cambiamenti nella storia della Russia. A ricordo della guarigione della nobile Xenia la sorgente fu chiamata primavera della principessa. Essa tuttavia fu ben presto dimenticata e l’acqua miracolosa ritornò al suo anonimato, come occasione di sollievo e guarigione utilizzata dagli abitanti dei villaggi vicini.

Bisogna attendere il regno di Pietro il Grande perché ricompaia la Shungite nelle cronache. Dice la leggenda che, nel 1714, in un’officina per la lavorazione del rame fondata dallo zar vicino al lago Onega, gli operai avvelenati e gravemente intossicati dal contatto con il metallo si sarebbero curati con l’acqua viva di una sorgente vicina e sarebbero guariti in soli tre giorni. Pietro I ordinò che venissero effettuate delle indagini sulla fonte le cui acque scorrevano su un deposito di Shungite e gli studi dimostrarono le straordinarie proprietà di quell’acqua nella cura di malattie come lo scorbuto, patologie epatiche a altre affezioni.

Dopo un soggiorno termale a Spa in Belgio, su un suggerimento del medico Robert Areskin, suo amico e consigliere, lo zar ordinò la costruzione della prima spa russa a Konchezero sulle rive di un laghetto vicino al lago Onega. Fu così creato lo stabilimento termale detto “Acque Marziali”. Tre palazzi in legno furono costruiti per lo zar, la sua famiglia e la sua corte (poi distrutti da un incendio nel 1780), e abitazioni e alberghi per i pazienti e il personale. Fra il 1720 e il 1721 lo zar fece costruire la chiesa apostolica Pietro il Grande.

In quegli anni viene pubblicato l’articolo intitolato “Inchiesta sugli effetti reali delle Acque Marziali di Konchezero” che indica nove riferimenti alle patologie curabili con le acque di quella sorgente.

Negli anni Venti del XVIII secolo, Pietro I si reca varie volte con la sua famiglia a curarsi con le Acque Marziali. Dopo aver sperimentato le proprietà antisettiche possedute dall’acqua che entrava in contatto con quella pietra nera ed essersi reso conto che procurava una grande vitalità a chi la beveva, Pietro il Grande ordinò con apposito decreto che ognuno dei suoi soldati portasse un frammento di Shungite (questo nome apparirà più tardi, mentre a quell’epoca era ancora chiamata pietra d’ardesia) nel proprio zaino e nella borraccia per avere un’acqua sempre pura e disinfettata evitando così la dissenteria, molto frequente fra le armate dell’epoca.

Origine della Shungite

Per rintracciare l’origine della Shungite dobbiamo risalire lontano nel tempo. Il nostro sistema solare si è formato all’incirca 4,6 miliardi di anni fa. La terra si è originata in quell’epoca lontana per un processo di accrezione (cattura della materia da parte di un astro per effetto della forza gravitazionale) di gas, polveri stellari e per lo scontro d asteroidi provenienti dalla nebulosa protoplanetaria. La Terra in origine era una palla di lava allo stato liquido in attività vulcanica per le numerose collisioni fra blocchi di materia di diversa grandezza e soggetta a complessi movimenti interni di contrazione e riorganizzazione dei suoi componenti.

In seguito il nostro pianeta si raffredda e circa trecento milioni di anni dopo la sua formazione la su superficie è ricoperta da protocontinenti e oceani. È la Terra Primitiva.

Tra i 3,8 e i 3,5 miliardi di anni fa abbiamo la formazione di una crosta terrestre e la costruzione delle prime catene montuose. È durante quest’epoca che nell’oceano compaiono le prime forme di vita allo stadio molecolare. Questi primi elementi “portatori di vita” sono proteine (aminoacidi), le molecole più elementari che si possono immaginare. Dopo le proteine si formano i batteri costituiti da membrane e privi di “nucleo”, che definiamo “cellule procariote”. Esseri unicellulari che possiedono già la caratteristica essenziale della vita: una catena di DNA.

Questi primi “mattoni della vita” sono i ciano batteri (detti anche alghe blu) e gli stromatoliti (struttura di roccia calcarea). Gli stromatoliti scoperti al Polo Nord e Pilbara, nell’Australia occidentale, costituiscono indiscutibilmente la prima traccia di esistenza di vita batterica e risalgono a 3,5 miliardi di anni fa.


Le ere geologiche sono classificate cronologicamente al fine di datare e meglio comprendere la vicenda storica della terra. L’era precambriana è la più lunga di questo calendario geologico e costituisce l’89% delle ere terrestri. Tale era comprende gli eoni, Archeano, Adeano e Proterozoico. Noi siamo attualmente nel quarto eone, chiamato Fanerozoico, che ha visto la nascita della vita macroscopica.

La Shungite si è costituita da organismi viventi all’inizio dell’eone Proterozoico, da circa 2 a 2,2 miliardi di anni fa. Resti di organismi procarioti unicellulari di questo periodo si sono accumulati, mescolati a fanghi e limo fino a costituire strati di sedimenti. Secondo i geologi russi tali sedimenti si sono stratificati su una vasta area del cratone della Carelia (formatosi nell’eone Archeano) caratterizzata da una fenditura vulcanica continentale e un ambiente lagunare ricco d’acqua salmastra quindi satura di minerali e Sali.

La Shungite e le proprietà dei fullereni

Fino a poco tempo fa si riteneva che il carbonio si presentasse solo in due modalità allotropiche. Si intende per allotropia la capacità di un corpo composto da un solo tipo di atomi (corpo semplice) di esistere sotto forme molecolari o cristalline differenti: il carbonio amorfo e il carbonio cristallizzato (quest’ultimo comprendente tre forme naturali conosciute: il diamante, la grafite e la lonsdaleite). Tali sostanze differiscono per la loro struttura atomica.

Per esempio nel diamante ogni atomo di carbonio è posto al centro di un tetraedro i cui vertici sono i quattro atomi più vicini. Questa particolare struttura atomica determina le proprietà del diamante tra cui quella di essere il minerale più duro conosciuto. Nella grafite invece, gli atomi di carbonio formano un anello esagonale la cui ripetizione crea una griglia solida e stabile come quella di un alveare. Queste lamelle sono disposte le une sulle altre in strati debolmente legati fra loro. Tale struttura spiega le peculiari proprietà della grafite: la sua scarsa solidità e la facilità con la quale si frammenta in piccole esfoliazioni.

Il Nobel per la fisica 2010 ha premiato i ricercatori che per primi sono riusciti a “sfogliare” la grafite fino a ottenere uno strato di un solo atomo di spessore; questa griglia molto solida di atomi è chiamata grafene.

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7 gennaio 2015 3 07 /01 /gennaio /2015 17:21

Il campione di roccia arrivato dal mantello terrestre che contiene più di 30.000 diamanti

I diamanti sono belli, rari, ma anche enigmatici. Si conoscono a grandi linee le reazioni chimiche che, all’interno della Terra, portano alla loro formazione, ma molti aspetti sono ancora un mistero. E misterioso è il campione di roccia e diamanti studiato da un ricercatore dellaUniversity of Tennessee (Usa).

MIGLIAIA DI DIAMANTI. La roccia in questione ha le dimensioni di una palla da golf e contiene più di 30.000 diamanti. Sgombriamo subito il campo da equivoci: i diamanti sono minuscoli (più piccoli di un millimetro) e dunque sono inutilizzabili per creare anelli, ciondoli o altri gioielli. Ma il ritrovamento, in una miniera di diamanti a Udachnaya, in Siberia (Russia), ha un valore scientifico notevole. Vi spieghiamo perché..

DOVE "NASCONO" I DIAMANTI. I geologi hanno da tempo scoperto che i diamanti si formano all’interno della Terra a una profondità non inferiore ai 150 km, dove le pressioni e le temperature sono tali da comprimere il carbonio così da formare i diamanti. Questi vengono in seguito portati in superficie da particolari esplosioni vulcaniche. Durante il loro viaggio verso l’alto, le rocce che contengono i diamanti solitamente si sbriciolano. È per questo che i diamanti si trovano da soli. La roccia trovata in Siberia è una delle pochissime con i diamanti ancora incastonati al suo interno.

DIAMANTI PREMATURI. « È un campione meraviglioso, perché conserva più di 30.000 diamanti, di forma ottaedrica, con dimensioni che vanno dai 10 ai 700 micron (un milionesimo di metro). È rarissimo che i diamanti diano vita a nuclei di tale grandezza con dimensioni dei singoli cristalli così omogenee. È come se questi piccoli diamanti non avessero avuto il tempo per fondersi in cristalli più grandi», ha spiegato Taylor.

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