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27 agosto 2013 2 27 /08 /agosto /2013 09:57

99204389_b1f20728ac.jpgChi vuole passare un periodo di vacanze al mare diverse dal solito allora deve recarsi alle isole Tremiti. Sono veramente un viaggio nella biodiversità, praticamente le nostre Maldive a pochi passi da casa. L'arcipelago delle Tremiti è facilmente raggiungibile per le molteplici possibilità offerte dai mezzi di trasporto istituiti dalle Regioni limitrofe, sia via mare che in volo a mezzo elicottero.

Le Tremiti sono 5 isole tutte diverse tra loro con specifiche caratteristiche morfologiche singole che rappresentano quanto di meglio la natura può offrire anche perché, stranamente, non fanno parte del turismo di massa  e quindi offrono delle qualità naturali straordinarie ed ancora incontaminate, come i suoi fondali adattissimi a chi ama lo snorkeling . Inoltre la loro conformazione rocciosa permette di godere di cale e calette marine veramente suggestive, nonché di grotte naturali che meritano sicuramente di essere visitate e fotografate perché veri spettacoli della natura per le loro conformazioni calcareree.

La sorprendente diversità delle Tremiti è caratterizzata dall'aria pura che si respira e per la straordinaria vegetazione che  sussiste sulle varie isole, traforeste di pini e lecci che ne fanno dei veri polmoni verdi. Sull'isola di S.Nicola è possibile visitare siti archeologici ed edifici di grande interesse storico-artistici   per gli appassionati del settore. Le coste delle varie isole sono adatte ad ogni tipo di turismo balneare perché comprendono ottime spiagge sabbiose anche per i bambini a burroni mozzafiato a strapiombo sul mare. 

E' possibile anche esercitare il birdwatching per le numerose varietà di uccelli che vi nidificano sulle coste. Esiste in loco un servizio di trasporto turistico esercitato dalla marineria locale che permette la visita organizzata e guidata per ogni isola.  Lo sviluppo delle attività turistiche alle Tremiti ha permesso di insediare varie e ottime strutture ricettive come Hotel, villaggi, residence, ecc.  Sicuramente in tutto l'arcipelago è possibile usufruire di tutte le comodità per una vera vacanza sia di relax che di "movimento". 

Per l'eventuale spostamento singolo tra le varie isole è possibile noleggiare un gommone a motore, oppure una barca. Si può anche partecipare ad escursioni organizzate localmente dalle varie strutture turistiche. E' consigliabile inoltre, dotarsi di un abbigliamento comodo, creme abbronzanti e soprattutto alle Tremiti sono utilissime scarpette da tennis. Per ulteriori e dettagliate notizie basta collegarsi al sito  www.lecinqueisole.it

 

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12 luglio 2013 5 12 /07 /luglio /2013 19:30

 

 

 

 

 

 

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La regione chiamata con termine greco-bizantino Anatolia (“terra di levante”) nell’antichità fu considerata parte integrante dell’Europa: Erodoto1 fissa infatti il confine orientale dell’Europa sul fiume Fasi, nei pressi degli odierni porti georgiani di Poti e Batumi. Nel Medioevo Dante colloca “lo stremo d’Europa”2 vicino ai monti dell’Asia Minore, dai quali, dopo la distruzione di Troia, l’Aquila imperiale spiccò il volo verso l’Italia. Per la geografia moderna, la penisola anatolica è la propaggine più occidentale dell’Asia; tuttavia alcuni geografi la considerano più che altro la quarta penisola del Mediterraneo, data la sua posizione analoga a quella delle penisole iberica, italiana e greca.

Sotto il profilo etnico, il popolo turco stanziato nella penisola anatolica costituisce il risultato di una sintesi che ha coinvolto popoli di diversa origine. Fin dall’antichità, l’Anatolia è stata abitata da popolazioni di lingua indoeuropea: Ittiti, Frigi, Lidi, Lici, Panfili, Armeni, Celti ecc. Con l’arrivo dei Turchi Selgiuchidi e poi dei Turchi Ottomani, ebbe luogo una fusione dell’elemento autoctono con quello turanico, sicché oggi si ha in Turchia “un tipo medio, che va considerato più di fattezze europee che asiatiche”3. In altre parole, i Turchi dell’Anatolia “sono in maggioranza europidi purissimi, passati nel tempo all’uso di una lingua turca a opera dei loro conquistatori centro-asiatici”4.

La lingua ufficiale della Turchia, il turco ottomano (osmanli), come tutte le lingue turco-tatare appartiene al gruppo altaico. Si tratta perciò di una lingua non indoeuropea, così come non sono indoeuropee altre lingue parlate da secoli in Europa: le lingue turco-tatare della Russia, le lingue caucasiche, il basco, le lingue ugrofinniche (ungherese, finlandese, estone, careliano, lappone, mordvino, ceremisso, sirieno, votiaco ecc.).

La religione professata dalla quasi totalità del popolo turco è l’Islam, presente in Europa fin dall’VIII secolo d.C. La Turchia è musulmana così come lo sono state la Spagna, la Francia meridionale e la Sicilia; come lo sono alcune regioni della Russia, del Caucaso e dei Balcani; come lo è oggi una parte della popolazione dell’Europa, dove il numero complessivo dei musulmani supera ormai i dieci milioni di anime.

La dinastia che resse l’Impero ottomano fino alla sua caduta fu in sostanza una dinastia europea, nella quale il tasso di sangue turco diminuiva ad ogni generazione, poiché la validé (la madre del Sultano) era o greca, o slava o circassa o anche italiana. In un certo senso, si potrebbe dunque dire che i Sultani ottomani erano “più europei” che non i re ungheresi della dinastia di Arpád, turanici per parte di padre e di madre. Quanto alla classe dirigente ottomana, furono innumerevoli i visir, i funzionari politici e gli ufficiali dell’esercito appartenenti ai popoli balcanici. Gli stessi giannizzeri, l’élite militare dell’Impero, non erano d’origine turca.

Il pontefice Pio II, nella lettera da lui inviata nel 1469 a Mehmed il Conquistatore, riconobbe il Sultano come “imperatore dei Greci” de facto, in quanto successore dei basileis di Bisanzio e degli imperatori di Roma: “Fuerunt Itali rerum domini, nunc Turchorum inchoatur imperium”. Papa Enea Silvio Piccolomini proponeva quindi al Conquistatore di trasformare la situazione de facto in stato de jure, facendosi nominare da lui “imperatore dei Greci e dell’Oriente” mediante… “un pochino d’acqua (aquae pauxillum)”. Ma, mentre un altro principe “pagano”, il magiaro Vajk, si era fatto battezzare col nome di Stefano e aveva ricevuto da Papa Silvestro II la corona regale, Mehmed invece rimase Mehmed e trasmise ai suoi successori quell’autorità imperiale che, toccatagli per effetto dell’ordalia del maggio1453, era stata ben presto riconosciuta dall’Europa in maniera esplicita e ufficiale. Secondo la Repubblica di Venezia, infatti, Mehmed II era imperatore di Costantinopoli, cosicché gli spettavano di diritto tutti i territori dell’impero bizantino, comprese le vecchie colonie greche della Puglia (Brindisi, Taranto e Otranto). Per quanto riguarda Firenze, Lorenzo il Magnifico fece coniare una medaglia sulla quale, accanto all’immagine del Conquistatore, si poteva leggere: “Mahumet, Asie ac Trapesunzis Magneque Gretie Imperat(or)”; dove per Magna Gretia si doveva intendere Bisanzio col suo vasto retroterra europeo. Altre due medaglie, che parlavano anch’esse un linguaggio inequivocabile circa il carattere rivestito dall’imperium ottomano, furono fatte coniare nel 1481 da Ferrante d’Aragona; le iscrizioni qualificavano Mehmed II come “Asie etGretie imperator” e “Bizantii imperator”.

“Fatto come i Romani per reggere i popoli, secondo l’affermazione dell’antico poeta, [il Turco] ha governato vecchi popoli civili nel rispetto delle loro tradizioni e delle loro ambizioni millenarie”5. Così l’Impero ottomano, subentrando all’Impero Romano d’Oriente, fu “l’ultima ipostasi di Roma (…) la Roma musulmana dei Turchi”6, ovvero “un Impero romano turco-musulmano”7. La Turchia ottomana fu perciò una potenza europea, come venne d’altronde ufficialmente riconosciuto dagli stessi rappresentanti degli Stati europei nel congresso di Parigi del 1856, quando la Turchia era diventata “il grande malato d’Europa”.

Un secolo e mezzo più tardi lo Stato turco non è più il grande malato d’Europa, ma, al contrario, gode di uno stato di salute migliore di quello di molti Paesi europei. Tuttavia, pur essendo candidata dal 1999 all’ingresso nell’Unione Europea, la Turchia viene tenuta in quarantena a tempo indeterminato. La sua adesione all’Unione, fissata per il 2015, è tutt’altro che scontata.

La Turchia è Asia

Il primo insediamento di un popolo turco sul territorio anatolico ebbe luogo in seguito alla battaglia di Melashgert, avvenuta il 26 agosto 1071, nella quale le truppe comandate da Romano Diogene furono sbaragliate dai guerrieri selgiuchidi di Alp Arslan. Con questi primi invasori turchi erano arrivati in Anatolia anche i Turchi ottomani, ai quali fu inizialmente assegnata una marca di confine fra i territori selgiuchidi della Frigia e della Galazia e la provincia di Bitinia, ancora sotto controllo bizantino; l’indebolimento della potenza selgiuchide favorì la nascita dell’impero ottomano.

Ma già prima che Selgiuchidi e Ottomani giungessero in Anatolia, tra i secoli VI e IX diversi gruppi turchi si erano stanziati in Europa. I Cazari avevano fondato un impero che dalle rive nordoccidentali del Caspio si estendeva fino alla Crimea; i Bulgari avevano costituito due distinti khanati, nei bacini della Volga e del Danubio; gli Avari erano dilagati fino ad occidente del Tibisco; i Peceneghi avevano occupato le foci del Danubio; i Qipciaq e i Cumani si erano stabiliti a nord e a nordest del Mar Nero. Prima ancora, nel IV secolo, nei territori dell’Impero romano erano apparsi gli Unni, che sotto la guida di Attila (m. 453) sarebbero poi assurti a grande potenza creando un impero; essi erano i probabili discendenti di quegli Hsiung-nu che per qualche secolo avevano minacciato l’Impero cinese.

Selgiuchidi e Ottomani, antenati dei Turchi d’Anatolia e degli Azeri, costituiscono una delle tre parti in cui si divise, tra i secoli X e XII, la massa di tribù turche nota come gruppo oguzo. La seconda, costituita inizialmente da Uzi e Peceneghi, è rappresentata oggi dai Gagauzi (sparsi tra Ucraina, Repubblica di Moldavia, Romania e Bulgaria) nonché da varie comunità turche dei Balcani. La terza parte del gruppo oguzo è quella che, rimasta rimasta nei pressi dell’Aral, diede origine al popolo dei Turkmeni.

Premesso che  i vari sistemi di classificazione delle lingue e dei dialetti turchi proposti dai turcologi “sono tutti necessariamente artificiosi nel tentativo di raggruppare concrezioni linguistiche di età differente”8, è comunque possibile collocare il gruppo oguzo nel ramo occidentale della famiglia turca, al quale appartengono anche i gruppi bulgaro, kipciak e karluk.

Il gruppo bulgaro, che nell’Alto Medioevo comprendeva la lingua parlata dai Bulgari della Volga e della Kama, nonché la lingua cazara, è rappresentato attualmente dal ciuvascio, parlato sui territori di tre repubbliche autonome della Federazione Russa.

Il gruppo kipciak viene ripartito in tre sottogruppi, al primo dei quali appartenne la lingua di quei Cumani che, apparsi nell’Est europeo nel sec. XI, in parte si stanziarono in territorio ungherese; le lingue vive di questo sottogruppo sono parlate da circa cinque milioni di anime tra Lituania, Ucraina, Caucaso, Kirghizistan e Uzbekistan. Il secondo sottogruppo è costituito da Tatari e Baskiri. Fra le tre lingue del terzo sottogruppo, la più importante è quella kazaka, lingua ufficiale del Kazakhstan.

Il gruppo karluk comprende, oltre ad alcune lingue antiche e letterarie, due lingue parlate in vari territori dell’Asia centrale: l’usbeco (ufficiale in Uzbekistan) e l’uiguro moderno (ufficiale nella Regione Autonoma dello Hsinkiang).

Per quanto riguarda il ramo orientale della famiglia turca, esso comprende il gruppo uiguro-oguzo e quello kirghiso-kipciak. Nel primo gruppo rientrano, assieme ad altri idiomi, il tuvino, parlato nell’omonima repubblica della Federazione Russa, e lo jacuto, che corrisponde alle zone più settentrionali ed orientali dell’area turcofona (Repubblica Jacuta e isola di Sachalin). Nel secondo gruppo, la lingua più diffusa è il chirghiso, che è parlata in Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Hsinkiang, Afghanistan e Pakistan.

Fatta eccezione per la lingua parlata anticamente dai Bulgari, per lo jacuto e per il ciuvascio, le lingue turche antiche e moderne non differiscono molto tra loro, sicché risulta evidente il rapporto di affinità linguistica che lega i Turchi dell’Anatolia agli altri popoli turchi che vivono nel continente eurasiatico.

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29 maggio 2013 3 29 /05 /maggio /2013 09:21

 

 

 

 

 

 

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L’Ithaa Undersea Restaurant è stato il primo ristorante sottomarino costruito al Mondo. La struttura, di proprietà del gruppo Hilton, si trova a 5 metri sotto il livello del mare e fa parte del lussuoso Resort “Conrad Maldives Rangali Island” posizionato sull’atollo Alif Dhaal alle Maldive. Un vero posto da sogno.

Ithaa, il cui significato in lingua Dhivehi è “madreperla”, è un luogo unico nel suo genere che può ospitare 14 persone per volta, ma la vera particolarità sta nel soffitto trasparente ad arco che offre una vista panoramica a 180°. Questo, sott’acqua, vuol dire godere di una visuale insolita, meravigliosa, affascinante e poter ammirare ogni specie di pesce attraversa quel tratto di mare, squali compresi.

La cucina proposta in questo particolare ristorante è di tipo europea, anche se non mancano influenze asiatiche. Trattandosi di un luogo esclusivo, costose e prelibate portante fanno ovviamente parte del menù, pronte per essere ordinate.

Per accedere al Ithaa Undersea Restaurant è presente una scala a chiocciola in un padiglione di paglia situato alla fine di un molo.

Il ristorante è aperto per pranzo e cena tutti i giorni dalle 11:00 a mezzanotte ed è possibile prenotarlo anche per feste private, matrimoni, oppure per trascorrere una notte indimenticabile.

Naturalmente, come potete ben intuire, si tratta di un ristorante di lusso, così come lo è l’intero Resort Conrad Maldives Rangali Island. A fronte di questo e della strabiliante posizione, per poterci cenare o pranzare dovrete mettere in conto di spendere almeno 250 euro.

Vi state invece chiedendo quanto costa un soggiorno nel Resort? Beh, diciamo che basandoci su prezzi medi trovati in rete e riferiti al periodo in cui scriviamo questo articolo, si parte da circa 750 euro per notte, ma si parla di “ville” con tutti i comfort ed inserite in un contesto paradisiaco, quindi… una vacanza sicuramente da ricordare, in tutti i sensi! 

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29 maggio 2013 3 29 /05 /maggio /2013 08:48

 

 

 

 

 

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24 maggio 2013 5 24 /05 /maggio /2013 09:16

 

 

 

 

 

 

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19 aprile 2013 5 19 /04 /aprile /2013 08:47

 

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3 aprile 2013 3 03 /04 /aprile /2013 13:25

 

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29 marzo 2013 5 29 /03 /marzo /2013 13:55

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21 marzo 2013 4 21 /03 /marzo /2013 15:48

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19 marzo 2013 2 19 /03 /marzo /2013 09:32

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