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13 luglio 2016 3 13 /07 /luglio /2016 15:34
Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!
Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!

Le moracee bianche o nere maturano spontaneamente in questo periodo in tutta Italia!

Il gelso è una pianta appartenente alla famiglia delle Moraceae, diffusa in tutto il mondo i cui frutti, chiamati more di gelso, godono di innumerevoli proprietà benefiche. Utilizzati da tempo immemore per l’allevamento del baco da seta, che va ghiotto delle sue foglie, esportati in Europa intorno al 1500 d.C. e largamente diffusi sino all’affermarsi delle fibre sintetiche.

Mentre a corteccia della radice viene impiegata per il suo efficace effetto lassativo e ha proprietà tenifughe, fungendo da coadiuvante nell’allontanamento del verme solitario dall’ intestino, il succo viene adoperato per fare gargarismi in presenza di mal di gola, infezioni respiratorie e tosse, oltre ad essere considerato una bevanda particolarmente dissetante. Le more di gelso sono un prezioso scrigno ricco di antiossidanti, contrastando i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare, grazie agli antociani sono antitumorali, rappresentano un valido aiuto naturale contro l’anemia per il loro alto contenuto di ferro.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/GELSI-300x263.jpg

Ma le loro proprietà non sono finite: fluidificano il sangue, apportando benefici alla circolazione sanguigna e prevenendo le malattie cardiovascolari; rafforzano il sistema immunitario, proteggono la retina dagli effetti nocivi dei raggi UVA tramite la zeaxantina.

Ricche di fibre, facilitano la digestione, evitano la formazione di gas intestinali, combattono la stitichezza, regolano i livelli di colesterolo cattivo in eccesso, Inoltre hanno proprietà ipoglicemizzanti, combattono l’ipertensione e donano un senso di sazietà.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/07/GELSI-3-300x199.jpg

Ottimi integratori naturali di sali minerali, le more sono un frutto perfetto per la stagione estiva, ideali per chi pratica sport e per chi ha bisogno di reintegrare i liquidi persi col sudore. In ambito cosmetico, la polpa viene impiegata contro le pelli secche, mentre il succo lo si usa in lozioni idratanti. Come consumare le more di gelso? Perfette da sole, fresche, o come complemento acidulo per le macedonie. Essendo estremamente versatili, si prestano alla preparazione di gustose marmellate da utilizzare d’inverno, mentre essiccate, possono essere aggiunte al muesli per la colazione, nello yogurt, come tocco speciale per biscotti e torte o per donare un tocco di originalità alle insalate.

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18 aprile 2016 1 18 /04 /aprile /2016 12:33
Una delizia della natura!

Una delizia della natura!

Coltivare l’erba cipollina è facile e se dovessi consigliare a un principiante che vuolecoltivare aromatiche quale scegliere gli consiglierei di coltivare l’erba cipollina.

Questa aromatica è utile in cucina, ornamentale quando fiorisce e di sviluppo contenuto sta bene anche in vaso quindi è dotata di numerose virtù.

Prima di spiegare come coltivare l’erba cipollina voglio fare un po’ di ordine e iniziare col narrare delle sue origini.

Origini misteriose per questa pianta dal sapore di cipolla

Non si conosce l’esatta origine dell’erba cipollina.

Si crede sia originaria dell’Asia centrale, ancora oggi cresce spontanea in molte zone d’Europa, in Siberia e in tutto il Nord America.

In Italia è raro trovarla in natura la si può trovare nelle Alpi e negli Appennini settentrionali.

Coltivare l’erba cipollina era già in auge presso gli antichi Cinesi che l’impiegavano sia in medicina che in cucina.

In Cina si sono trovati reperti datati 3000 anni a.C.

Si sa dallo storico romano Plinio che i Romani apprezzavano l’erba cipollina e la conoscevano così come i Greci antichi che gustavano le sue aromatiche foglie.

Tuttavia non si sa se preferivano coltivare l’erba cipollina oppure avvalersi della sua forma selvatica.

Notizie più precise sul coltivare le aromatiche con particolare riferimento alcoltivare l’erba cipollina si hanno da 1500 in poi.

Infatti è nel Medioevo che si hanno notizie più certe sulla coltivazione di questa aromatica.

Coltivare l’erba cipollina era pratica diffusa negli orti dei conventi dove veniva usata come bordura per scacciare gli insetti dalle altre colture.

Inoltre era spesso usata nei piatti a causa del suo sapore intenso che assomiglia a quello della cipolla.

Per lungo tempo si è creduto che coltivare l’erba cipollina e poi appenderne alcuni mazzi intorno alla casa avrebbe tenuto lontane le forze maligne.

Oggi questa aromatica è coltivata a livello mondiale in tutte le regioni fresche e umide, molto usata in Cina, nell’America del Nord e nell’Europa del Nord dove è molto popolare.

Coltivare l’erba cipollina è possibile anche in Italia ma la sua coltivazione non è così comune come lo è nei paesi del Nord Europa.

Descrizione di questa aromatica perenne

L’erba cipollina appartiene al genere Allium e il suo nome scientifico gli fu dato da Carl von Linnè, biologo svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica, a metà del 1700.

Venne chiamata Allium schoenoprasum unendo due parole greche schoinos, che significa canne intrecciate o corde fatte di giunco, con riferimento alle sue foglie cave e sottili, mentre prasòn significa porro per la somiglianza che questa aromatica ha con i porri.

Per quanto riguarda il suo aspetto l’erba cipollina si presenta come una pianta perenne che forma cespi molto fitti, alti circa una trentina di cm.

Le sue foglie che formano la sua bellezza sono fitte, sottili, cilindriche, cave e di un bel colore glauco che risalta in speciale modo se vuoi coltivare l’erba cipollina in vaso.

Coltivare l’erba cipollina significa anche godere della sua fioritura infatti questa aromatica fiorisce da fine maggio a tutto giugno con infiorescenze a forma di ombrelle composte da piccoli fiori color malva, più raramente bianco rosati.

Anche se la fioritura di questa aromatica è una fioritura che si può senza dubbio indicare come ornamentale, se vuoi coltivare l’erba cipollinaper impiegare le sue foglie in cucina è meglio togliere i suoi fiori perché la fioritura debilita la pianta.

I suoi fiori vengono impollinati dagli insetti e si trasformano in frutti di colore nero che si presentano come delle capsule con forma leggermente triangolare.

Coltivazione, moltiplicazione e potatura

Coltivare l’erba cipollina come ho già detto è proprio semplice.

Se ancora non ti sei munita di un cespo di questa pianta aromatica corri ai ripari e appena arriva la primavera acquista per pochi euro una piantina di erba cipollina.

Se poi hai la fortuna di conoscere qualche appassionato orticoltore fatti dare una piccola parte del cespo della sua erba cipollina.

Inizierai così a coltivare l’erba cipollina senza spendere perché basta una piccola porzione di cespo con le radici per moltiplicarla.

E’ pianta versatile e di non molto ingombro, la puoi mettere dove meglio credi basta che la posizione sia assolata almeno per mezza giornata e lei crescerà rigogliosa.

Il terreno che preferisce è quello fertile e morbido, leggermente umido ma non bagnato.

L’erba cipollina non ama la terra eccessivamente secca e se coltivare le aromatiche significa spesso scarseggiare con l’acqua questo non vale se vuoicoltivare l’erba cipollina al meglio.

Se durante i periodi caldi dell’estate la annaffierai te ne sarà grata e rimarrà rigogliosa e verde.

Se ogni anno arricchisci con del concime organico o compost ben maturo il terreno attorno ai cespi, questi durano diversi anni prima che sia necessario dividerli.

Se invece vuoi coltivare l’erba cipollina in più esemplari allora puoi dividere il cespo ogni 3-4 anni, dividendolo in mazzetti di almeno 20 o 30 foglie, così facendo si genererà un altro cespo identico alla pianta madre.

Se invece vuoi piantarne i semi è possibile farlo ma tieni presente che le piante non saranno uguali alla pianta madre, ci potrà essere variabilità sia per la taglia che per il colore dei fiori.

Se vuoi coltivare l’erba cipollina nell’orto sappi che non si incrocia con nessuna varietà di cipolla.

Prendi spesso le sue aromatiche foglie, questa “potatura” indurrà la pianta ad emetterne di nuove che saranno dolci e tenere.

All’inizio della primavera non dimenticare, se vuoi coltivare l’erba cipollina e vuoi che resti sana, di procedere a un’accurata rimonda degli steli vecchi e secchi per eliminarli e bruciarli perché spesso vi si annidano parassiti.

Fai questa operazione quando le gelate forti sono passate ma la pianta ancora non ha emesso le nuove foglie.

Coltivare l’erba cipollina come una pianta ornamentale

Se vuoi coltivare l’erba cipollina come pianta d’ornamento puoi impiegarla come bordura bassa, unendo i cespi che faranno una gran bella figura nell’orto con le loro foglie sottili di un verde glauco e con la loro fioritura appariscente.

Distanziali di circa 30 cm l’uno dall’altro e se il terreno è pesante mettili su una leggera baulatura perché questa pianta teme i ristagni d’acqua.

L’erba cipollina non solo delimita al meglio le parcelle dell’orto ma con il suo odore pungente tiene lontani gli afidi e altri parassiti.

Una mia amica ha fatto di più: ha iniziato a coltivare l’erba cipollina in giardino come bordura bassa circondando così la sua aiuola ricca di rose.

Dice che è da tre anni che gli afidi sono fuggiti dai boccioli delle sue rose con le quali ogni anno banchettavano allegramente e così ha risolto senza insetticidi un problema non da poco.

Quest’anno anch’io mi sono ripromessa dicoltivare l’erba cipollina in siffatta maniera ti saprò dire a fine stagione com’è andato l’esperimento.

Se poi hai la passione dei fiori secchi le sue infiorescenze fatte seccare sono molto ornamentali e non si direbbe che appartengano a questa semplice aromatica.

Coltivare l’erba cipollina in vaso

Coltivare l’erba cipollina in vaso ti da il vantaggio di avere non solo le sue piccanti foglioline dal sapore simile alla cipolla sempre fresche e a portata di mano ma anche una piantina ornamentale che non sfigurerà sul tuo terrazzo dove hai deciso di coltivare le aromatiche.

Se coltivare l’erba cipollina nell’orto è semplice altrettanto facile è coltivare l’erba cipollina in vaso.

Una delle poche accortezze è quella di rinvasarla ogni anno in un vaso di circa 8-10 cm di diametro rispetto al precedente oppure di prendere già un vaso capiente e di rinvasarla ogni due, tre anni.

Terreno fertile, sole e annaffiature abbondanti nel periodo caldo, curando molto bene il drenaggio del vaso, sono la ricetta che farà crescere sempre bella e rigogliosa la tua erba cipollina.

Se nella tua zona il clima d’inverno è freddo la sua parte aerea muore però non temere di averla perduta non dovrai da capo iniziare a coltivare l’erba cipollinaacquistandone un nuovo esemplare.

Infatti vedrai che in primavera, quando le giornate divengono tiepide e tutto spunta, spunteranno anche i teneri germogli della tua rinata erba cipollina.

Non ti resterà che mondarla dal secco, facendo attenzione a non danneggiare i fragili germogli, concimare con del compost ben maturo o mettere del concime organico e innaffiarla bene.

Inizierai così la nuova stagione con la tua vecchia pianta e se deciderai di rinvasarla questo sarà il momento migliore per farlo.

Coltivare l’erba cipollina in vaso dà tante soddisfazioni.

La sua fioritura è molto ornamentale e attira api e bombi che corrono ad impollinarla ed è bello vedere con quanto impegno passano da un fiore all’altro per impollinarlo, uno spettacolo naturale che è raro poter ammirare sul terrazzo.

Le sue varietà belle e rare

Non si direbbe ma anche l’erba cipollina ha le sue varietà tenacemente ricercate dai veri amatori di erbe aromatiche che dopo aver sperimentato come coltivare l’erba cipollina più nota desiderano coltivarla declinandola nelle sue varietà che sono belle e rare.

Inseguo da anni l’erba cipollina gigante della Siberia (Allium ledebourianum) che cresce sulle montuose pendici della Siberia e della Mongolia.

Più grande della specie tipo, molto ornamentale, con foglie dal gusto più deciso dell’erba cipollina nostrana l’ho vista in alcune foto e me ne sono innamorata..una vera meraviglia che spero prima o poi possa arricchire la mia collezione di aromatiche.

Alcune varietà sono più abbordabili e coltivare l’erba cipollina della varietà a fiori bianchi non è più difficile che coltivare la specie tipo.

Se vuoi coltivare un’erba cipollina che fiorisce con fiori di un rosa carico ed è più grande della specie tipo prendi la varietà “Florescate” ornamentale e dotata di foglie con il tipico profumo e sapore dell’erba cipollina.

Se vuoi coltivare un’erba cipollina che emette moltissimi fiori ed è sterile cioè non fa semi prendi la varietà “Profusion”.

Molto decorativa con la sua quantità di fiori di un bel colore violetto puoi prendere oltre che le sue aromatiche foglie anche i boccioli che risultano decorativi e commestibili.

Insomma non esiste un solo tipo di erba cipollina ma molte varietà che però la grande distribuzione si guarda bene dal farci conoscere visto che vuole l’appiattimento e l’uniformità.

Invece occorre fare esattamente il contrario quindi inizia pure a coltivare l’erba cipollina tipo e se, come a molti succede, ti sei affezionato a questa aromatica così ornamentale e generosa non esitare a ricercare le sue “sorelle” più rare.

Quando le avrai finalmente in tuo possesso avrai la soddisfazione di coltivare l’erba cipollina in diverse varietà e conoscerai il sottile piacere di possedere piante belle e rare.

Le sue proprietà

Dal sapore gradevolmente intenso che ricorda quello della cipolla ma ben più morbido, l’erba cipollina è un eccellente aromatizzante di numerose pietanze.

Nelle sue foglie è presente una buona quantità di vitamine, in particolare le vitamine A e C, ancora di più sono presenti sali minerali come calcio, potassio, ferro e fosforo.

Fra le sue proprietà principali troviamo quella antisettica, battericida e antiossidante così utile per depurare l’organismo e rallentare l’invecchiamento cellulare.

Le sue qualità diuretiche e stimolanti ne fanno un’ottima erba officinale che viene usata in tisane e decotti tuttavia per le dosi occorre rivolgersi a un medico o a un erborista.

Inoltre le sue foglie per uso esterno sono cicatrizzanti cioè accelerano la guarigione delle ferite e impediscono che si infettino per le loro proprietà battericide.

L’erba cipollina è anche un vermifugo per le sue qualità disinfettanti e aiuta ad eliminare i vermi intestinali.

Anche solo per queste sue tante qualità organolettiche vale la pena coltivare l’erba cipollina.

Se vuoi ammirare le mie piante di erba cipollina insieme alle altre aromatiche che coltivo nel mio orto guarda questo video post dove non solo te le mostrerò ma ti indicherò tanti utili consigli per coltivarle al meglio.

Clicca qui sotto questo link per scoprire di più.

Aromatiche: svelati tutti i loro segreti

L’erba cipollina in cucina

I suoi pregi non finiscono qui perché questa erba generosa ti fornirà le sue fresche foglie anche per aromatizzare molti piatti.

E’ importante raccogliere le foglie fresche perché seccate perdono molto del loro profumo e delle loro qualità.

Ecco perché è importante coltivare l’erba cipollina nel proprio orto o sul proprio balcone.

Se poi vuoi usufruire delle sue fresche foglioline anche nel periodo invernale pianta due o tre piccoli ciuffi in vasetti che verranno ritirati, durante la brutta stagione, in un luogo luminoso e fresco, il davanzale di una finestra andrà benissimo.

In questo modo potrai coltivare l’erba cipollina anche durante i bui periodi dell’inverno.

Quando devi cogliere le sue aromatiche foglie prendi un ciuffetto fra le dita e tagliale, lasciando la parte inferiore più vicina al terreno che spesso risulta molto sporca.

Lavale e puliscile con cura e poi tagliuzzale ancora con le forbici a questo punto sono pronte per essere impiegate.

Con questa aromatica puoi cospargere dopo la cottura carni, pesce, uova, verdure è ottima anche per dare sapore all’insalata.

C’è un’altra pianta che è così ricca di qualità officinali da meritarsi il titolo di pianta -medicina è anche questa possiede un forte profumo.

Sto parlando dell’aglio utile non solo in cucina ma soprattutto per la nostra salute e anche per la bellezza.

Se vuoi scoprire a 360° questa bulbosa apprezzata sin dalla più remota antichità clicca qui sotto questo banner

Conclusioni

Molto ci sarebbe ancora da dire sul coltivare l’erba cipollina un’aromatica contenuta che sta bene anche in vaso e che è preferita da chi non ama il sapore troppo forte della cipolla che quindi la sostituisce a quest’ultima.

Insuperabile nell’insaporire le insalate a crudo sta bene anche con il pesce al quale dona sapore, inoltre i suoi fiori in boccio possono guarnire un piatto elegante di pesce o di carne.

Naturalmente più le foglioline sono fresche, appena colte, più sono intatte le loro tante qualità e più sprigionano profumo e sapore.

Per questi motivi ti sprono, se già non l’hai fatto, a coltivare l’erba cipollina questa piantina rustica, ornamentale e così utile in cucina per le sue aromatiche foglie.

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Published by l'alchimista.overblog.it - in Salute e cura del corpo fauna e flora
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5 novembre 2014 3 05 /11 /novembre /2014 10:34

Potrà sembrare assurdo, ma piante ed esseri umani si somigliano più di quanto potessimo immaginare. Diversi studi eseguiti nel corso degli ultimi anni hanno dimostrato che le piante possiedono una serie di caratteristiche sorprendenti e che, per certi aspetti, alcuni loro comportamenti sono simili ai nostri. Straordinario articolo apparso su Nexus.


Le piante sono capaci di percepire il pericolo e di sapere esattamente cosa “fare” per evitare i predatori.

Non molto tempo fa, un gruppo di scienziati ha scoperto che esse sono in grado di ascoltare, di vedere, annusare e di possedere la capacità di apprendere, ricordare, e comunicare.

Inoltre, non solo a loro non piace il frastuono prodotto dalle attività umane, ma fatto ancor più sorprendente, le piante sono anche in grado di fare musica e di cantare!

Insomma, i ricercatori hanno scoperto che la biologia umana e quella vegetale sono molto più vicine di quanto non si sia mai compreso e l’analisi di queste somiglianze potrebbe avere ricadute benefiche nello studio delle basi biologiche di malattie come il cancro.

 

L’altruismo delle piante
In un esperimento condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Colorado, si è dimostrato che le piante, tra le numerose caratteristiche, sono anche anche altruiste.

Gli studiosi hanno esaminato dei semi di mais fecondato, ognuno dei quali conteneva due “fratelli” (un embrione e un pò di tessuto cellulare noto come “endosperma”, che alimenta l’embrione durante la sua crescita).

Nello studio sono state messe a confronto la crescita e il comportamento di embrioni e di endosperma di semi che condividono gli stessi genitori, e il comportamento di embrioni e di endosperma che avevano la stessa madre, ma padri geneticamente differenti.

“I risultati hanno indicato che il gruppo di embrioni con gli stessi genitori presentavano una maggiore quantità di endosperma, rispetto agli embrioni con la stessa madre, ma con un padre diverso”, spiega la professoressa Pamela Diggle del dipartimento di biologia evolutiva.

“Abbiamo scoperto che l’endosperma del gruppo di embrioni che non condivide lo stesso sembra essere meno cooperativo, presentandosi in quantità minore rispetto all’altro gruppo”. A quanto pare, l’endosperma è più propenso a sacrificarsi per gli individui di una stessa famiglia.

“Una delle leggi fondamentali della natura è che se per essere altruisti, bisogna rinunciare ai vostri parenti più stretti. L’altruismo si evolve solo se il benefattore è un parente stretto del beneficiario. Quando l’endosperma dà tutto il suo cibo per l’embrione e poi muore, esprime la più alta forma di altruismo”, conclude la Diggle.

Un esperimento simile fu pubblicato già due anni fa sull’American Journal of Botany, riportato in un resoconto del blog Biosproject: Earth. Guillermo Murphy e Susan Dudley hanno scoperto che la pianta Impatiens pallida, conosciuta con il nome comune di gamba di vetro, vegetale erbaceo delle foreste orientali del Nord America, riconosce i suoi simili e modifica il suo comportamento in relazione al grado di parentela delle piante che gli crescono accanto.

Dudley e Murphy hanno selezionato semi di Impatiens pallida e li hanno piantati in vasi diversi, ognuno dei quali poteva accogliere semi delle piante della stessa famiglia o di piante geneticamente lontane, in seguito hanno manipolato la radiazione luminosa e la sua intensità per vedere se la strategia per catturare più luce dipendesse dal grado di parentela degli individui vicini.

I ricercatori hanno constatato differenti risposte da parte dell’Impatiens a seconda che la pianta era cresciuta con i parenti o con piante estranee. Per la precisione i due biologi hanno scoperto che le piante “consanguinee” che si venivano a trovare insieme nei vasi, modificavano la loro morfologia modellando la crescita dei rami in modo da non fare ombra alle piante vicine.

Il rumore ha un effetto negativo sulle piante
Un numero crescente di ricerche dimostrano che gli uccelli e gli altri animali modificare il proprio comportamento in risposta al frastuono prodotto dalle attività umane, come il rumore del traffico o quello prodotto dalle fabbriche. Ma, a quanto pare, il fenomeno non riguarda soltanto gli animali.

Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B. nello scorso marzo del 2012 ha dimostrato che il rumore prodotto dall’uomo può avere effetti a catena anche sulle piante.

A soffrirne di più, secondo quanto spiegato da Clinton Francis del National Science Foundation (NSF) National Evolutionary Synthesis Center, sarebbero gli alberi, con conseguenze che potrebbero durare per decenni, anche dopo che la fonte del rumore sia scomparsa.

In ricerche precedenti, Francis e colleghi hanno scoperto che alcuni animali impollinatori aumentano il numero di visite alle piante posizionate vicino a siti particolarmente numerosi, mentre disertano le altre. Perchè. Potrebbe essere un effetto del frastuono?

Per scoprirlo, i ricercatori hanno condotto una serie di osservazioni tra il 2007 e il 2010 nel Bureau of Wildlife Management Area Land Rattlesnake Canyon nel nord-ovest del New Mexico.

La regione è sede di migliaia di pozzi di gas naturale, su molti dei quali sono montati dei compressori rumorosi per l’estrazione del gas e il trasporto attraverso i gasdotti. Il ruggito dei compressori è prodotto senza sosta, notte e giorno per tutto l’anno.

Uno dei vantaggi del sito è che permette ai ricercatori di studiare l’effetto del rumore sulla fauna e sulla flora selvatica senza i fattori di condizionamento di altre zone rumorose, quali le città o le strade, dove l’inquinamento atmosferico, fotoelettrico e chimico può alterare i risultati delle osservazioni.

Il team ha scoperto che alcune specie di uccelli, in particolare il colibrì, visitavano i siti rumorosi fino a cinque volte più frequentemente rispetto ai luoghi silenziosi.

Pare che il colibrì scelga luoghi rumorosi per proteggere i suoi piccoli dai predatori, spaventati dal frastuono martellante. Frequentando più spesso queste piante, tende ad aumentare anche l’impollinazione, traducendosi in una maggiore produzione di sementi.

Per alcune piante potrebbe sembrare una buona notizia, ma per altre si tratta di un effetto negativo. In una seconda serie di osservazioni presso lo stesso sito, i ricercatori hanno cercato di capire quale effetto possa avere il rumore sui semi prodotti dagli alberi, prendendo a campione il Piñon, un pino molto diffuso nella zona.

Si è scoperto che i tra i numerosi animali che si nutrono dei pinoli del pino, tra cui scoiattoli, uccelli, conigli e altri roditori, solo due specie hanno preferito mangiare i semi degli alberi posizionati vicino alle fonti di rumore: i topi e l’Aphelocoma californica, conosciuta anche come Ghiandaia americana.

I pinoli divorati dai topi non sopravvivono al passaggio attraverso l’intestino dell’animale, spiega Francis Clinton, sfavorendo la riproduzione della pianta. La Ghiandaia, invece, raccolgono centinaia di migliaia di semi, per poi nasconderli nel terreno e mangiarli nel corso dell’anno.

In questo modo, i semi non riescono a germogliare e quindi lo svantaggio per queste piante è particolarmente evidente. I ricercatori, infatti, hanno valutato che la presenza di pini era quattro volte superiore nelle aree silenziose, rispetto a quelle vicine alle fonti di rumore.

“La crescita del Piñon è molto lenta, per questo il cambiamento è passato inosservato per anni. Meno alberi di questa specie significa meno habitat disponibile per le centinaia di specie che dipendono dalla loro sopravvivenza”, conclude amaro Francis.

 

Un fenomeno straordinario: il Canto Delle Piante
Uno dei fenomeni più affascinanti delle piante, e forse il più sorprendente, è la loro capacità di cantare e comporre musica! E l’ascolto delle loro composizioni e davvero rilassante.

Alcuni ricercatori della Federazione di Damanhur, una comunità etico-spirituale situata a Vidracco in Piemonte, sin dal 1975 stanno compiendo una serie di osservazioni sulle piante, al fine di comprendere le loro capacità uniche.

Grazie all’ausilio di alcuni dispositivi che hanno creato per registrare la reattività delle piante nel loro ambiente naturale, i ricercatori hanno scoperto che le piante sono in grado di apprendere e di comunicare tra loro.

Applicando un semplice principio della fisica, i ricercatori hanno utilizzato una variante del ponte di Wheatstone, un circuito elettrico utilizzato per misurare la resistenza elettrica tra i due poli di un circuito a ponte.

Il dispositivo è stato utilizzato per misurare le differenze elettriche tra le foglie e le radici della pianta. Tali misure, poi, vengono tradotte in una serie di effetti, tra cui musica, accensione di luci, movimento e molti altri. Come tengono a precisare i ricercatori, le piante non corrono alcun pericolo, in quanto si utilizzano correnti di intensità molto bassa.

Secondo i ricercatori di Damanhur, ogni creatura vivente, animale o vegetale, produce una variazione di potenziale elettrico, a seconda delle emozioni che sperimenta.

Pare che le piante registrino le variazioni più significative quando avvertono l’avvicinarsi della persona che si prende cura di loro, quando vengono bagnate, quando gli si parla e durante la diffusione di musica. La reazione fisiologica della pianta viene poi espressa attraverso le apparecchiature elettroniche ideati dai ricercatori.

L’applicazione più suggestiva è stata quella di tradurre tali variazioni in note musicali. Gli esperimenti hanno dimostrato che le piante sembrano apprezzare molto di imparare ad utilizzare scale musicali e anche di produrre musica per conto proprio, grazie all’utilizzo di un sintetizzatore.

Anche se non esistono altre ricerche scientifiche condotte su questo argomento, non si può negare che l’ascolto di questa musica “vegetale” sia una gioia per l’anima.

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31 agosto 2014 7 31 /08 /agosto /2014 19:01
   

  Chissà cosa pensò il quokka quando, in un lontano mattino del 1658, fu avvistato per la prima volta dal marinaio olandese Samuel Volckertzoon. Questo, comunque, possiamo solo immaginarlo. Di Samuel sappiamo invece che lo scambiò per «un gatto selvatico». Questione di fantasia, o di eccesso di gin, dal momento che la creaturina ha il classico musetto di uno scoiattolo o di un piccolo canguro o, a voler essere più prosaici, di un topo ben pasciuto. Non a caso, appena l’anno dopo, il più accorto, o forse solo più sobrio, Willem de Vlamingh chiamò Rottnest, ovvero «nido di ratti» in olandese, una delle isole a sud-ovest dell’Australia in cui il quokka tuttora vive, si direbbe così beatamente da essere definito l’animale più felice del mondo. 
A guardarlo, infatti, sembra abbia stampato sull’adorabile musetto un perenne sorriso.

Del resto cosa gli manca? Non certo il cibo, pascendosi di foglie, steli e cortecce di un’ampia varietà di piante che trova in abbondanza sulle sue isole. Col suo vaporoso pelo e le piccole soffici orecchie arrotondate, poi, è talmente lovely che nessuno gli farebbe mai del male, almeno non consapevolmente. Non costituisce inoltre nessuna minaccia per il genere umano ed è anzi talmente socievole da apparire più che amichevole. I bambini di tutto il mondo vorrebbero averne uno a casa e i produttori pensano a lui come al protagonista di uno di quei cartoon natalizi strappalacrime; eppure il suo destino sembra segnato. I quokka che, pur non essendo con unico quokkino all’anno animali certo prolifici, vivevano fino a non molto tempo fa in gruppi assai numerosi, si sono infatti oggi drasticamente ridotti tanto da venir indicati come «vulnerabili» nella Lista rossa delle specie minacciate di estinzione.

 

 

shadow carousel

 Il quokka, l’animale più felice del mondo (a rischio estinzione)


Cosa è successo? Be’, già su quelle sue lontane isole, il quokka ha i suoi nemici, eh. Il grosso ratto che se ne va a zonzo saltellando allegro come un piccolo canguro ha bisogno, per vivere in sicurezza, di zone con una fitta copertura arborea dove trovare rifugio. Zone che sono sempre più rare per lo sviluppo dell’agricoltura. E anche quando, inseguito, trova dei piccoli alberi sui quali, nonostante la sua simpatica goffaggine, è in grado di arrampicarsi, be’, questo quasi mai lo salva da volpi, cani e gatti e dingo che lo giudicano pure loro delizioso... da mangiare. 
Ma la minaccia più grande viene proprio da chi più lo ama. Ovvero dagli uomini e i suoi cuccioli che, proprio spinti dalla sua carica di simpatia, sempre più numerosi visitano Rottnest e le altre isole dove vive e, proprio come allo zoo, hanno nel tempo modificato la sua originaria dieta, rimpinzandolo di un alimento di cui va ghiotto. Uno penserebbe chissà cosa e invece, da cuor contento qual è, il quokka trova irresistibile... il pane. Dai, uno si dice, e che c’è di più buono del pane? Invece è proprio il pane a metterne a repentaglio la salute. E a nulla valgono i divieti e le multe, anche pesanti, che le autorità comminano ai trasgressori. Bellezza bontà allegria: là dove il destino sembrava il più propizio ecco nascondersi una triste e impensabile fine. Del resto, i miti antichi ci mettono ben in guardia: perisce proprio chi sembra il più caro agli dei; e questo potrebbe essere il finale per il cartoon strappa-lacrime di Natale. Così il quokka scompare; ma intanto sorride felice. 

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9 ottobre 2013 3 09 /10 /ottobre /2013 10:42

Le piante sono capaci di percepire il pericolo e di sapere esattamente cosa “fare” per evitare i predatori.

Non molto tempo fa, un gruppo di scienziati ha scoperto che esse sono in grado di ascoltare, di vedere, annusare e di possedere la capacità di apprendere, ricordare, e comunicare.

Inoltre, non solo a loro non piace il frastuono prodotto dalle attività umane, ma fatto ancor più sorprendente, le piante sono anche in grado di fare musica e di cantare!

Insomma, i ricercatori hanno scoperto che la biologia umana e quella vegetale sono molto più vicine di quanto non si sia mai compreso e l’analisi di queste somiglianze potrebbe avere ricadute benefiche nello studio delle basi biologiche di malattie come il cancro.

 

L’altruismo delle piante

In un esperimento condotto da alcuni ricercatori dell’Università del Colorado, si è dimostrato che le piante, tra le numerose caratteristiche, sono anche anche altruiste.

Gli studiosi hanno esaminato dei semi di mais fecondato, ognuno dei quali conteneva due “fratelli” (un embrione e un pò di tessuto cellulare noto come “endosperma”, che alimenta l’embrione durante la sua crescita).

Nello studio sono state messe a confronto la crescita e il comportamento di embrioni e di endosperma di semi che condividono gli stessi genitori, e il comportamento di embrioni e di endosperma che avevano la stessa madre, ma padri geneticamente differenti.

“I risultati hanno indicato che il gruppo di embrioni con gli stessi genitori presentavano una maggiore quantità di endosperma, rispetto agli embrioni con la stessa madre, ma con un padre diverso”, spiega la professoressa Pamela Diggle del dipartimento di biologia evolutiva.

“Abbiamo scoperto che l’endosperma del gruppo di embrioni che non condivide lo stesso sembra essere meno cooperativo, presentandosi in quantità minore rispetto all’altro gruppo”. A quanto pare, l’endosperma è più propenso a sacrificarsi per gli individui di una stessa famiglia.

“Una delle leggi fondamentali della natura è che se per essere altruisti, bisogna rinunciare ai vostri parenti più stretti. L’altruismo si evolve solo se il benefattore è un parente stretto del beneficiario. Quando l’endosperma dà tutto il suo cibo per l’embrione e poi muore, esprime la più alta forma di altruismo”, conclude la Diggle.

Un esperimento simile fu pubblicato già due anni fa sull’American Journal of Botany, riportato in un resoconto del blog Biosproject: Earth. Guillermo Murphy e Susan Dudley hanno scoperto che la pianta Impatiens pallida, conosciuta con il nome comune di gamba di vetro, vegetale erbaceo delle foreste orientali del Nord America, riconosce i suoi simili e modifica il suo comportamento in relazione al grado di parentela delle piante che gli crescono accanto.

Dudley e Murphy hanno selezionato semi di Impatiens pallida e li hanno piantati in vasi diversi, ognuno dei quali poteva accogliere semi delle piante della stessa famiglia o di piante geneticamente lontane, in seguito hanno manipolato la radiazione luminosa e la sua intensità per vedere se la strategia per catturare più luce dipendesse dal grado di parentela degli individui vicini.

I ricercatori hanno constatato differenti risposte da parte dell’Impatiens a seconda che la pianta era cresciuta con i parenti o con piante estranee. Per la precisione i due biologi hanno scoperto che le piante “consanguinee” che si venivano a trovare insieme nei vasi, modificavano la loro morfologia modellando la crescita dei rami in modo da non fare ombra alle piante vicine.

 

E se il mare avesse una coscienza? Vita segreta del plancton

 

Il rumore ha un effetto negativo sulle piante

Un numero crescente di ricerche dimostrano che gli uccelli e gli altri animali modificare il proprio comportamento in risposta al frastuono prodotto dalle attività umane, come il rumore del traffico o quello prodotto dalle fabbriche. Ma, a quanto pare, il fenomeno non riguarda soltanto gli animali.

Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B. nello scorso marzo del 2012 ha dimostrato che il rumore prodotto dall’uomo può avere effetti a catena anche sulle piante.

A soffrirne di più, secondo quanto spiegato da Clinton Francis del National Science Foundation (NSF) National Evolutionary Synthesis Center, sarebbero gli alberi, con conseguenze che potrebbero durare per decenni, anche dopo che la fonte del rumore sia scomparsa.

In ricerche precedenti, Francis e colleghi hanno scoperto che alcuni animali impollinatori aumentano il numero di visite alle piante posizionate vicino a siti particolarmente numerosi, mentre disertano le altre. Perchè. Potrebbe essere un effetto del frastuono?

Per scoprirlo, i ricercatori hanno condotto una serie di osservazioni tra il 2007 e il 2010 nel Bureau of Wildlife Management Area Land Rattlesnake Canyon nel nord-ovest del New Mexico.

La regione è sede di migliaia di pozzi di gas naturale, su molti dei quali sono montati dei compressori rumorosi per l’estrazione del gas e il trasporto attraverso i gasdotti. Il ruggito dei compressori è prodotto senza sosta, notte e giorno per tutto l’anno.

Uno dei vantaggi del sito è che permette ai ricercatori di studiare l’effetto del rumore sulla fauna e sulla flora selvatica senza i fattori di condizionamento di altre zone rumorose, quali le città o le strade, dove l’inquinamento atmosferico, fotoelettrico e chimico può alterare i risultati delle osservazioni.

Il team ha scoperto che alcune specie di uccelli, in particolare il colibrì, visitavano i siti rumorosi fino a cinque volte più frequentemente rispetto ai luoghi silenziosi.

Pare che il colibrì scelga luoghi rumorosi per proteggere i suoi piccoli dai predatori, spaventati dal frastuono martellante. Frequentando più spesso queste piante, tende ad aumentare anche l’impollinazione, traducendosi in una maggiore produzione di sementi.

Per alcune piante potrebbe sembrare una buona notizia, ma per altre si tratta di un effetto negativo. In una seconda serie di osservazioni presso lo stesso sito, i ricercatori hanno cercato di capire quale effetto possa avere il rumore sui semi prodotti dagli alberi, prendendo a campione il Piñon, un pino molto diffuso nella zona.

Si è scoperto che i tra i numerosi animali che si nutrono dei pinoli del pino, tra cui scoiattoli, uccelli, conigli e altri roditori, solo due specie hanno preferito mangiare i semi degli alberi posizionati vicino alle fonti di rumore: i topi e l’Aphelocoma californica, conosciuta anche come Ghiandaia americana.

I pinoli divorati dai topi non sopravvivono al passaggio attraverso l’intestino dell’animale, spiega Francis Clinton, sfavorendo la riproduzione della pianta. La Ghiandaia, invece, raccolgono centinaia di migliaia di semi, per poi nasconderli nel terreno e mangiarli nel corso dell’anno.

In questo modo, i semi non riescono a germogliare e quindi lo svantaggio per queste piante è particolarmente evidente. I ricercatori, infatti, hanno valutato che la presenza di pini era quattro volte superiore nelle aree silenziose, rispetto a quelle vicine alle fonti di rumore.

“La crescita del Piñon è molto lenta, per questo il cambiamento è passato inosservato per anni. Meno alberi di questa specie significa meno habitat disponibile per le centinaia di specie che dipendono dalla loro sopravvivenza”, conclude amaro Francis.

 

Un fenomeno straordinario: il Canto Delle Piante

Uno dei fenomeni più affascinanti delle piante, e forse il più sorprendente, è la loro capacità di cantare e comporre musica! E l’ascolto delle loro composizioni e davvero rilassante.

Alcuni ricercatori della Federazione di Damanhur, una comunità etico-spirituale situata a Vidracco in Piemonte, sin dal 1975 stanno compiendo una serie di osservazioni sulle piante, al fine di comprendere le loro capacità uniche.

Grazie all’ausilio di alcuni dispositivi che hanno creato per registrare la reattività delle piante nel loro ambiente naturale, i ricercatori hanno scoperto che le piante sono in grado di apprendere e di comunicare tra loro.

Applicando un semplice principio della fisica, i ricercatori hanno utilizzato una variante del ponte di Wheatstone, un circuito elettrico utilizzato per misurare la resistenza elettrica tra i due poli di un circuito a ponte.

Il dispositivo è stato utilizzato per misurare le differenze elettriche tra le foglie e le radici della pianta. Tali misure, poi, vengono tradotte in una serie di effetti, tra cui musica, accensione di luci, movimento e molti altri. Come tengono a precisare i ricercatori, le piante non corrono alcun pericolo, in quanto si utilizzano correnti di intensità molto bassa.

Secondo i ricercatori di Damanhur, ogni creatura vivente, animale o vegetale, produce una variazione di potenziale elettrico, a seconda delle emozioni che sperimenta.

Pare che le piante registrino le variazioni più significative quando avvertono l’avvicinarsi della persona che si prende cura di loro, quando vengono bagnate, quando gli si parla e durante la diffusione di musica. La reazione fisiologica della pianta viene poi espressa attraverso le apparecchiature elettroniche ideati dai ricercatori.

L’applicazione più suggestiva è stata quella di tradurre tali variazioni in note musicali. Gli esperimenti hanno dimostrato che le piante sembrano apprezzare molto di imparare ad utilizzare scale musicali e anche di produrre musica per conto proprio, grazie all’utilizzo di un sintetizzatore.

Anche se non esistono altre ricerche scientifiche condotte su questo argomento, non si può negare che l’ascolto di questa musica “vegetale” sia una gioia per l’anima.

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19 settembre 2013 4 19 /09 /settembre /2013 11:41

 

 

 

 

 

2949656278_aa7043d6a0.jpgPer me l'autunno è la stagione più bella! Sicuramente è opinione generale che essa sia una stagione triste, uggiosa e chi ne ha più ne metta, ma se si analizza l'autunno sotto alcuni aspetti specifici risulta sicuramente la stagione più espressiva e romantica come è stata definita da i più illustri e grandi poeti, pittori e umanisti. 

 

La natura si esprime  con una esplosione di colori stupefacenti che neanche la primavera può superare . Il bosco è come una tavolozza di colori dove un ignoto e sublime artista esegue un quadro di mirabile bellezza componendo una metamorfosi definita "foliage" cioè di noince e toni di colore che cambiano di giorno in giorno. Basta osservare un viale alberato di qualsiasi città e di ogni tipo di  pianta o albero per notare che i colori di oggi non sono quelli di ieri e non saranno quelli di domani sino a quando l'inverno non cancellerà questo caleidoscopio di colori, imbiancando tutto.

 

L'autunno inoltre ci regala con generosità la frutta più appetitosa di tutto l'anno con la quale ci trasformiamo tutti in emuli di roditori e scoiattoli che sono gli unici che sanno apprezzare questi magnifici doni della natura e prima di cadere in letargo ne fatto una vasta incetta gonfiando le loro tane i noci, castagne, pinoli ecc.  Inoltre l'autunno di regala il rito tradizionale millenario della vendemmia che si svolge diversamente in ogni regione d'Italia che segue le sue antiche operazioni rurali.

 

L'autunno ed i suoi colori!  Esso è paragonabile ad un esperto di fuochi d'artificio che riesce ad imbastire uno spettacolo pirotecnico di incomparabile bellezza  e che cambia continuamente facendo assumere al paesaggio circostante un aspetto magico quasi di fiaba. Ho avuto l'occasione di confrontare alcune immagini che avevo scattato di un luogo alberato fatte in anni precedenti che mi aveva colpito per  la bellezza dei colori che la vegetazione esprimeva.

 

Bene, ne ho fatto un collage ed un calendario di cui aggiungo quelle fatte nello stesso luogo l'anno successivo per confrontare quali diversità tonali si sono succedute. Devo dire che il risultato è stupefacente! Madre Natura come un grande sarto ogni anno "veste" quel luogo di colori vintage sempre diversi. Riesco a capire i pittori impressionisti come Renoir, Degas, Touluse-Lautrec, Manet, ecc. che sono riusciti a cogliere ed interpretare l'anima dell'autunno ed ad appassionarmi alla loro arte sublime.

Viva l'Autunno!

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30 agosto 2013 5 30 /08 /agosto /2013 10:49

 

 

 

 

 

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La popolazione di elefanti di foresta africani sono crollati del 62% negli ultimi dieci anni, secondo un nuovo studio. La figura, che gli autori danno la colpa a bracconieri di avorio, si presenta come i politici discutere i modi per frenare il mercato dell'avorio alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche (CITES) riunioni in Thailandia minacciate di estinzione.

"Speriamo che questi numeri potranno aiutare a convincere i decisori che c'è un problema", dice biologo della fauna selvatica Fiona Maisels della Wildlife Conservation Society e dell'Università di Stirling, nel Regno Unito, primo autore della nuova carta.

Elefanti della foresta, che spesso vivono più vicino a popolazioni umane rispetto alle più grandi elefanti della savana, sono stati particolarmente colpiti dai bracconieri avorio. Dopo il calo nella popolazione di elefanti secolo scorso, un divieto internazionale 1989, avorio inizialmente portato a segni di una rinascita negli animali. Da allora, dai dati raccolti e le indagini intraprese nei singoli parchi suggerito che maggiore domanda di avorio in Cina ha portato ancora una volta un incremento nell'adozione stragi elefante. "Sapevamo che era male, ma il loro habitat è tutto sotto copertura forestale, così non si può semplicemente uscire e fare rilevazioni aeree come è possibile per gli elefanti della savana", dice Maisels.

Per avere un quadro più completo, Maisels e un team di più di 60 ricercatori provenienti da tutto il mondo ha contribuito a coordinare ed assemblare i dati provenienti da 80 studi individuali adottate dal 2002 al 2011 in locali centrali africani che sono noti per essere gli habitat primari per elefanti di foresta. Alcuni siti sono stati nelle aree protette ufficialmente; altri erano in punti che gli ambientalisti vorrebbero vedere tutelati in futuro. In ognuno dei luoghi, che si estendeva Camerun, Gabon, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, e la Repubblica del Congo, biologi addestrati intervistati terra per sterco di elefante, un indicatore della popolazione di elefanti nella zona. "Questa è la prima volta che siamo riusciti a fare un confronto di tutti questi siti in modo molto coordinato", dice Maisels.

Quando la squadra scricchiolava i numeri, ha trovato che solo durante l'arco di 10 anni trattato nelle nuove indagini, la popolazione di elefanti è diminuito del 62% e la superficie abitata da elefanti sono diminuite del 30% . Aree prive di protezioni, più vicini alle strade, e nei paesi con alti livelli di corruzione avuto il maggior elefante declino della popolazione, i ricercatori hanno riferito oggi in PLoS ONE .

"Credo che questi numeri sono entrambi molto precisi o anche un po 'conservatore", dice il biologo Richard Ruggiero, il capo del Vicino Oriente, Asia meridionale e Africa Branch presso la Divisione di Conservation International di Arlington, in Virginia del Wildlife Service Pesce e Stati Uniti, che non è stato coinvolto nel nuovo lavoro. Perché molte delle indagini ha avuto luogo in aree protette, dice, potrebbero sovrastimare popolazioni di elefanti-elefanti spesso fuggire nelle zone protette per sfuggire vicina bracconaggio.

"Queste indagini sono buone come possono essere," aggiunge Ruggiero. "Sono certamente molto oggettiva e molto rigoroso." Le stime sulla popolazione assoluta di elefanti in un dato momento devono essere prese con un grano di sale, dice, ma le tendenze globali visto in anni di campionamento stesse zone in modo standardizzato sono generalmente più accurato.

I nuovi numeri non sono sorprendenti per gli ambientalisti che lavorano nella zona, sia Ruggiero e Maisels dicono, ma sono necessari per convincere gli altri dei problemi e di fornire un punto di partenza per vedere l'effetto dei futuri sforzi di conservazione. "Quando sei a terra e si sa cosa cercare, non hai bisogno di un sondaggio per vedere cosa sta succedendo", dice Ruggiero. "Ma se non si può mettere un obiettivo più o meno metriche su di esso, non hai intenzione di ottenere questo di fronte alle persone che hanno bisogno di vederlo."

La sfida ora, Maisels dice, è per i paesi rappresentati alla riunione CITES, che dura fino al 14 marzo, per mettere insieme nuove politiche per frenare il commercio di avorio. La chiave, pensa, sarà quello di fermare il commercio all'interno della Cina, riducendo la domanda di avorio e il prezzo. Precedenti programmi volti a questo aspetto del mercato sono stati più successo di quelli specificamente l'obiettivo di fermare la caccia di frodo, dice.

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21 agosto 2013 3 21 /08 /agosto /2013 10:21

 

 

 

 

 

È come il caso di quella persona che va all'anagrafe e si trova con il nome di un altro. Solo che questa volta la «carta d'identità fasulla» è durata per circa un secolo e lui, il povero olinguito, si è trovato sino al giorno di Ferragosto 2013 a essere classificato da un'altra parte nell'albero della vita. Ci sono voluti i ricercatori del Museo di storia naturale di Washington, guidati da Kristofer Helgen di Smithsonian Institution, che hanno pubblicato lo studio sulla rivista specializzata Zookeys a restituire all'olinguito la dignità di specie e a farlo diventare l'ultimo membro della famiglia dei Procyonidae, quella che annovera gli orsetti lavatori. E a diventare il primo carnivoro da 35 anni «scoperto» sul continente americano.

Olinguito, il nuovo carnivoro americanoOlinguito, il nuovo carnivoro americano    Olinguito, il nuovo carnivoro americano    Olinguito, il nuovo carnivoro americano    Olinguito, il nuovo carnivoro americano    Olinguito, il nuovo carnivoro americano

DAL SUDAMERICA - L'olinguito, originario delle Ande, è un animaletto lungo 35 centimetri, di circa 900 grammi di peso, con una testa che lo fa assomigliare a un orso di peluche con grandi occhi e un corpo simile a un gattone con il pelo folto bruno-rossiccio. Vive nelle foreste tropicali di Ecuador e Colombia, dove le popolazioni locali lo chiamano neblina, che in spagnolo significa foschia, perché lo si intravvede a fatica nella foschia che avvolge perennemente gli alberi delle foreste di montagna tra i 1.600 e i 3 mila metri d'altezza. E da cui deriva il suo nuovo nome scientifico: Bassaricyon neblina.

L'olinguito, che finora era stata confuso con il suo cugino più grande, l'olingo, mangia un po' di tutto, anche la frutta, è attivo di notte e si riproduce facendo nascere un solo piccolo per volta. I suoi resti si trovavano al museo di Washington da un secolo, ma solo ora uno studio più accurato ha permesso di classificarlo nel modo giusto, facendolo diventare la prima nuova specie di carnivoro americana da 35 anni a questa parte. Lo studio è durato ben dieci anni, in cui gli scienziati hanno analizzato il 95% dei resti di olingo conservati nei musei di tutto il mondo e quelli negli zoo, controllando il loro Dna. Solo allora si sono convinti - verificando inoltre che i denti e il cranio erano più piccoli, e che la pelliccia era più densa con peli più lunghi - che una parte dei resti doveva appartenere a un'altra specie, che è stata battezzata olinguito.

«La scoperta dell'olinguito dimostra che il mondo non è ancora completamente esplorato e contiene ancora dei segreti», ha commentato Kristofer Helgen. «Se animali importanti come i carnivori possono essere ancora scoperti, quali altre sorprese ci attendono? Descrivere e classificare le specie è la prima tappa per comprendere tutta la ricchezza e la diversità della vita sul nostro pianeta». Tutti gli olinguito del mondo ringraziano per il loro ritrovato status. E sperano però che ora li si lasci in pace, visto che il 42% del loro habitat è già stato distrutto per fare spazio a zone coltivate e aree urbane.

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11 maggio 2013 6 11 /05 /maggio /2013 10:53

 

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Dalla testimonianza di una guida turistica inglese.

 

L’ippopotamo che ha cercato di uccidermi non era un estraneo, ci siamo incontrati più volte. Avevo ventisette anni, con le mie barche prendevo i turisti per un tour lungo il fiume Zambesi vicino alle Cascate Victoria.

Ho lavorato in questo tratto di fiume per anni. Il burbero vecchio ippopotamo di due tonnellate, poco convinto aveva portato a termine l’occasionale attacco. Avevo imparato a evitarlo.

 
Gli ippopotami sono territoriali, sapevo, dove probabilmente si trovava in un dato momento, quel giorno avevo preso i clienti in barca insieme a tre guide apprendiste, Mike, Ben ed Evans. Eravamo verso la fine del viaggio, la luce si stava ammorbidendo, stavamo procedendo in tranquillità. Il fragoroso rumore alle mie spalle mi colse di sorpresa. Mi voltai appena in tempo per vedere Evans scaraventato in aria fuori dalla sua barca. I suoi due clienti erano ancora sulla barca, sollevata fuori dall’acqua sul dorso dell’enorme ippopotamo. C’era un gruppo di scogli nelle vicinanze, ho urlato a Mike e Ben di andare tutti lì, al sicuro.


Ho invertito la rotta della mia barca e remato con intensità verso Evans. L’ho raggiunto, mentre stavo afferrando la sua mano tesa, sono stato inghiottito nel buio, senza avvertire nessun senso di pericolo imminente, la sensazione era come se fossi improvvisamente diventato cieco e sordo.
Ero consapevole che le mie gambe erano immerse nell’acqua ma la mia metà superiore era quasiall’asciutto. Mi sembrava di essere intrappolato in qualcosa di viscido, in un terribile odore di zolfo, di uova marce, e una tremenda pressione contro il mio petto.

 
Le mie braccia erano intrappolate, sono riuscito a liberare una mano e sentire con il palmo, il muso dell’ippopotamo attraverso le sue nerborute setole. Fu solo allora che mi resi conto di essere sott’acqua, intrappolato fino alla vita nella sua bocca. Ho ondeggiato più forte che potevo, sono riuscito a scappare nei pochi secondi in cui ha aperto le sue mascelle. Ho nuotato verso Evans ma l’ippopotamo mi ha colpito trascinandomi nuovamentesott’acqua. 

 

Non avevo mai sentito parlare di un ippopotamo che potesse attaccare ripetutamente come questo, chiaramente mi voleva morto. Era semplicemente impazzito, mi lanciò in aria per catturarmi nuovamente stringendomi come il cane con una bambola. Siamo finiti sotto, guardavo la superficie attraverso dieci metri d’acqua, mi chiedevo chi tra noi due era in grado di trattenere il respiro più a lungo.  Ho visto il sangue fuoriuscire dal mio corpo, mi ha sopraffatto un senso di rassegnazione. Non ho idea di quanto tempo sono stato sotto, il tempo passa molto lentamente quando si è nella bocca di un ippopotamo.

Salvato da Mike

 
Tornati in superficie, l’ippopotamo è sobbalzato mollando la mia presa. Mike è riuscito a porgermi la pagaia e mettermi in sicurezza nel suo kayak. Ero un disastro. Il mio braccio sinistro era maciullato, zuppo di sangue che usciva anche dalle ferite nel petto. Mike quando ha esaminato la mia schiena ha visto il mio polmone attraverso una tremenda ferita, per mia fortuna conosceva i rudimenti del primo soccorso, è stato in grado di tamponare le ferite nel mio petto con involucri di plastica che certamente hanno impedito ai miei polmoni di collassare, salvandomi la vita.


Casualmente nelle vicinanze era presente un gruppo di medici in esercitazione d’emergenza, con il loro aiuto ho raggiunto l’ospedale. Il chirurgo mi ha avvertito che probabilmente avrebbe dovutoamputarmi le braccia e la parte inferiore della gamba. Alla fine, ho perso solo il mio braccio sinistro, sono riusciti a ricucire il resto.

Evans ha pagato con la vita il suo desiderio di diventare una guida turistica.

 
Paul Templer, ha ricordato Evans. Il corpo di Evans dopo due giorni è stato trovato lungo il fiume. L’ippopotamo dopo aver colpito e rovesciato la sua barca è andato a nascondersi; infruttuosi sono stati i tentativi per trovarlo e ucciderlo. Sono convinto, però, di averlo incontrato un’altra volta: dopo due anni mentre guidavo una spedizione lungo il fiume Zambesi, vicino al punto dove avevamo subito l’attacco, un enorme ippopotamo è emerso fuori dall’acqua, vicino alla mia canoa. Ho urlato così forte che quelli che erano con me mi hanno detto che non avevano mai sentito niente di simile.

 
L’ippopotamo s’immerse di nuovo sott’acqua e non fu mai più visto. Scommetto i miei risparmi di una vita che era lo stesso ippopotamo, determinato ad avere l’ultima parola.


 

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23 aprile 2013 2 23 /04 /aprile /2013 11:04

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Si tratta di un fatto di cronaca non-recente, in Italia lasciato vagare solitario nell’etere del nulla. Eppure è una storia di cui si deve parlare, una storia che mi ha fatto nuovamente provare quell’entusiasmo di quando si guarda una partita e si sa esattamente per chi tifare, perché si sa con precisione atomica chi è il buono e chi è il cattivo…

Non vi farò qui tutta la storia di quella che a livello mondiale è conosciuta come la “The Christines at war”, La Guerra delle Due Cristine che, al pari della Guerra delle Due Rose, sta mettendo in ginocchio l’Inghilterra e buona parte dell’Europa. La storia intera potete andare a cercarvela da voi. Ne vale la pena. Io voglio narrarvi qui solo un piccolo episodio, una battaglia vinta…

Si tratta della Battaglia dei limoni… sì dei limoni, quei frutti gialli succosi, di cui l’Italia è il primo produttore mondiale in termini di qualità…

Le parti in causa sono, oltre l’inflazione argentina che a seconda delle agenzie di rating che forniscono i valori varia dal 30% (J.P.Morgan, Citibank e Societè Generale) al 9 % (Governo Repubblica Argentina), due signore, due Cristine appunto. La prima madame è la segretaria del Fondo Monetario Internazionale nonché ufficiale della Legion d’Onore, Christine Madeleine Odette Lagarde, per gli intimi Christine Lagarde, “comare secca” per gli altri, avvocato e politico francese, esponente del UMP; l’altra la señora Presidenta Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, anche lei avvocato e politico, esponente del Fronte per la Vittoria.

Immaginatevi la scena. Siamo nello splendido palcoscenico della East Coast degli Usa. Un sole inclemente batteva solitario le strade deserte di Hadleyville… scusate questo è Mezzogiorno di fuoco, ma credo la tensione fosse la stessa. Dov’eravamo? Ah… nello splendido palcoscenico della East Coast degli Stati Uniti d’America. Facendo affidamento ai dati forniti dalla J.P. Morgan e compagnia bella, la segretaria Christine detta “comare secca”, nel disperato tentativo di rendersi simpatica esordisce con un: “Per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c’è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l’Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale”. Una minaccia. Sì, una minaccia, come nella migliore tradizione della diplomazia mondiale.

Neanche a farlo apposta la presidentessa Cristina Elisabet Fernández de Kirchner si trovava lo stesso giorno a New York, per portare avanti la causa dell’Indipendenza del Sud America. Con lanonchalance di chi è ben consapevole che sono tango, milonga e rumba a tener vivo lo spirito di una Nazione e non le fesserie che ci perorano i politici risponde: “L’Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori”.

Per dirla con i miei amati western: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto!” Non si trattava infatti, anche in questo caso, di un contenzioso… Per un pugno di dollari?

Ma cosa c’entreranno direte voi i limoni… un attimo di pazienza, please!

Quando l’Argentina nel 2004 si rimbocca le maniche per rialzarsi dalla crisi nella quale era precipitata, numerosi paesi del mondo stipulano con questo Paese Grande e ricco di ogni ben di Dio contratti per la fornitura dei prodotti i più svariati. La Cina stipula contratti per l’approvvigionamento di soia (assorbendo il 92 % della produzione del Paese), 10 milioni di bovini per soddisfare la richiesta di carne del mercato nazionale; il Giappone firma un contratto per l’acquisto di 20 milioni di ettolitri di acqua al mese per i prossimi 50 anni.

Così si arriva finalmente ai limoni.

La Germania in quel periodo aveva inviato fior di agronomi in Argentina e questi si accorgono subito della qualità dei limoni di questo paese, secondi solo a quelli italiani che però costano ben il 212% in più! Nel 2009 i limoni argentini entrano nel mercato internazionale e la Coca Cola, che conta il limone come componente di 22 su 30 delle sue bibite, firma un contratto della durata di 25 anni.

Un anno dopo, nel 2010, quando USA e Unione Europea aggrediscono le economie Sudamericane che sembrano dimostrare con i loro successi l’esistenza di un sistema economico e politico valido ed in grado di sollevare una nazione dalla bancarotta, il governo inglese di David Cameron scopre, guarda caso, che i limoni argentini non rispettano i parametri sanitari internazionali. Qui ci sarebbe da sindacare ma andiamo avanti. L’Inghilterra si rifà all’Unione Europea, della quale non è parte, e Van Rompuy chiede una forte penalizzazione per l’Argentina che porta alla chiusura immeditata di tutte le esportazioni di limoni da questo paese.

L’Argentina trema. I danni calcolati sono immensi.

Ma la fantasia latina non ha limiti e le belle donne sono spesso anche intelligenti. Così la señoraCristina Fernandez in persona, la Presidenta, scrive di suo pugno una lettera di fuoco alla Coca Cola dove, facendo leva sulla denuncia dell’Unione Europea, chiede che vengano ritirate immediatamente le 22 bibite che contengono limoni argentini: “Perché prive dei dispositivi di salvaguardia sanitaria previsti dalle convenzioni europee vigenti, visto che l’Europa sostiene che i nostri limoni non vanno bene, si deduce che non possono andare bene neppure bibite composte con i nostri limoni”. Per la multinazionale di Atlanta si tratta di uno scherzetto di circa 25 miliardi di euro. La Coca Cola sceglie seduta stante da che parte stare… indovinate un po’? La segretaria del Fondo Monetario Internazionale se la passa male.

1-0 per l’Argentina. A voler ben vedere:

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