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9 luglio 2016 6 09 /07 /luglio /2016 10:37
Ecco la nuova idea realizzata di fattoria galleggiante.Sarà il futuro degli allevamenti?

Ecco la nuova idea realizzata di fattoria galleggiante.Sarà il futuro degli allevamenti?

E' cominciata a Rotterdam, in Olanda, la costruzione della prima fattoria galleggiante "animal friendly". A lavori ultimati, entro fine anno, ospiterà 40 mucche che potranno produrre circa 1200 litri di latte al giorno. La produzione sarà circolare: comprenderà cicli di sostanze nutritive, acqua ed energia. Il progetto, spiegano gli ideatori al Guardian, sarà un esempio da seguire e da riprodurre in scala per nutrire le città in un mondo sempre più urbanizzato e popolato, in particolare nei centri densamente abitati che gravitano intorno ai delta fluviali.

Un progetto da 2 milioni e mezzo di euro

La fattoria è frutto della collaborazione di tre soggetti: Courage, l'istituto di agricoltura olandese, la Uit Je Eigen Stad che gestisce fattorie urbane a Rotterdam, e Beladon, specializzata in strutture galleggianti. Progetto da 2 milioni e mezzo di euro, la "floating farm" sarà autosufficiente: genererà ogni giorno prodotti necessari per automantenersi. L'urina delle vacche sarà purificata e usata per coltivare erba medica e altro foraggio, mentre il letame sarà utilizzato come concime o trasportato a fattorie vicine che ne avranno bisogno. Anche l'acqua piovana verrà raccolta e filtrata per abbeverare gli animali.

La struttura sarà alimentata da energie verdi

L'energia necessaria per il funzionamento verrà prodotta attraverso l'uso di pannelli solari e turbine. La sua collocazione nel porto di Rotterdam, in centro, ridurrà al minimo le distanze per i trasporti. Inoltre la fattoria ospiterà anche un laboratorio hi-tech dove si condurranno ricerche sulla produzione di cibo e sul trattamento di rifiuti e acqua. La produzione per i consumatori - cittadini o negozi - non si limiterà al latte, ma questo sarà trasformato anche in burro, yogurt e formaggio. La fattoria poi avrà uno scopo didattico e sarà aperta a tour e scolaresche. L'inaugurazione è prevista per gennaio 2017.

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16 aprile 2015 4 16 /04 /aprile /2015 17:23
Come scodinzola il vostro cane?

a cura di Chiara Albicocco e Federico Pedrocchi

Occhio alla coda! Se il cane scodinzola un Vostro Destra oa Sinistra, vuol Lanciare Segnali Profondamente diversificazione. Dal movimento della coda, infatti, si capiscono le Loro Intenzioni.
Se il cane incontra ONU conspecifico e muove la coda prevalentemente verso Destra (RISPETTO A Lo chi osserva), le Intenzioni Non Sono buone ... L'atteggiamento Nei Confronti dell'altro Cane e aggressivo e difensivo. L'ansia e il battito cardiaco aumentano. Se la coda si muove invece verso Sinistra, le attitudini verso l'altro Sono Amichevoli e rilassate.
This e La scoperta del team di di Ricerca di Giorgio Vallortigara, etologo e neuroscienziato del CIMEC, Centro Interdipartimentale Mente Cervello dell'Università di Trento. Lo Studio e Stato Appena Pubblicato Sulla rivista Current Biology.
Secondo i Ricercatori this Comportamento dei cani andrebbe a Sostegno dell'ipotesi per la Quale ESISTE UN legame Tra asimmetria cerebrale e Comportamento sociale.
" L'asimmetria PUÒ Avere Una valenza comunicativa: una Seconda Che avvenga maggiormente verso Destra o verso Sinistra PUÒ Rappresentare un'attitudine benevola o malevola di canna delle Nazioni Unite verso canna altro ONU "Spiega Vallortigara. " Non il cane che stia intenzionalmente Comunicando con ONU Suo conspecifico TRAMITE la coda. Forse Quel che Accade E Che i Segnali di scodinzolio veduti Nel campo visivo sinistro (Elaborati dall'emisfero Destro) Sono notati maggiormente e Capire Fanno subito all'osservatore l ' Attitudine Amichevole del conspecifico ".

ABBIAMO intervistato Giorgio Vallortigara , coordinatore dello studio. Il professore e Stato recentemente protagonista di Una lectio magistralis al Festiva della scienza di Genova Sulla Percezione della bellezza NEGLI animali. ABBIAMO Iniziato Così la Nostra conversazione ...

Lo Studio
La scoperta è ben Fatta! Nel Corso di Studio Uno Sulle Modalità di Interazione dei due emisferi cerebrali Nei Casi di Controllo di ONU organo non pari, venuto invece for example le mani Che Sono dovuta e situati in maniera simmetrica RISPETTO all'Asse verticale. Infatti, un Contare qui Non è la coda in sé, ma l'organo Che ne coordina il movimento, il cervello, la cui asimmetria Funzionale e Strutturale E ben nota. Lo studio di tutto italiano ( Vedere o sinistro Tail destro Asymmetric scodinzolante produce diversi risposte emotive nei cani ) e Stato Condotto da ONU gruppo di Ricercatori guidati dal professor Giorgio Vallortigara del CIMEC (Marcello Siniscalchi, Rita Lusito e Angelo Quaranta dell'Università di Bari ).
This Ricerca fa Seguito ad Uno studio di precedente dello Stesso gruppo di Scienziati Che AVEVA dimostrato venire Gli Stimoli Positivi (per Esempio, la vista del padrone), associati ad Una maggior attivazione dell'emisfero sinistro, provocano movimento ONU della coda dal centro verso Destra e ritorno. Viceversa, Stimoli Nuovi e potenzialmente stressanti (venire canna ONU sconosciuto in arrivo con atteggiamento aggressivo) Sono Elaborati dall'emisfero Destro e quindi lo scodinzolio si dirige verso Sinistra. Infatti, i nervi provenienti da, e Diretti verso, ONU lato del Corpo Sono collegati all'emisfero cerebrale opposto, o controlaterale. Vieni risultato Località vicine, Ciascun Emisfero Controlla in Prevalenza Il Lato opposto Corpo. Del
Fin qui, L'Informazione Dalla coda era arrivata Direttamente all'occhio dello Scienziato, Che Dalle Sequenze motorie era osservate riuscito a lo Ricostruire Stato emotivo del cane. Restava però Ancora da epoca Scoprire Quanto se also i cani percepivano racconto asimmetria di movimento nia Loro conspecifici e se Fosse per Loro informativa.
Nello studio di Pubblicato Biology su Current, Sono stato osservate Le reazioni di 43 cani di razze diverse di Fronte ad immagini di conspecifici o di Loro siluette scodinzolanti verso Destra, Sinistra o verso senza coda. Essi Hanno reagito in modo significativamente Diverso Nelle tre Situazioni, dimostrando di utilizzare il movimento della coda dell'altro venire indizio Silla SUA Attitudine pacifica e Amichevole Nel primo Caso, ostile e aggressiva Nel Secondo Caso.


Clicca per ingrandire!

GUARDA IL VIDEO!

Nel Caso di Filmati in cui era assente Qualsiasi movimento della coda, La reazione has been Piuttosto nervosa, Come se il cane percepisse paura in Un compagno immobile. Applicazioni Le Possibili ricadute Pratiche possono riguardare la Pratica veterinaria, in termini di ONU Più Efficace Approccio Agli Animali (per Esempio Durante le visite medico-veterinarie) e al miglioramento delle Pratiche di addestramento, sfruttando le asimmetrie percettive Destra / Sinistra per favorire comportamenti Amichevoli o di evitamento.

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6 febbraio 2015 5 06 /02 /febbraio /2015 10:48
specializzato in ricerche di tracce ematiche e dna di resti umani

specializzato in ricerche di tracce ematiche e dna di resti umani

Si chiama Orso, è un pastore tedesco e da quattro anni aiuta la Polizia di Stato a risolvere casi complessi. Grazie al suo fiuto, Orso è capace - sotto la guida del suo "papà", l'ispettore Paolo Lunardi - di individuare tracce ematiche su scala molecolare e resti umani in contesti difficili.

La sua abilità è frutto di un particolare addestramento e dell'esperienza maturata sul campo anno dopo anno, oltre che di un buon pedigree e di predisposizione naturale. I cani formati per questo genere di compito, così come quelli che rilevano tracce di esplosivo, di denaro o di stupefacenti, vengono preselezionati attraverso test specifici (volti a verificare le loro attitudini) e valutazione del patrimonio genetico. La razza non è dunque l'elemento chiave nella scelta di uno "sniffer dog" (cane poliziotto), anche se le più comunemente utilizzate sono quelle da caccia, oltre ai pastori tedeschi.

Quando non presta servizio, Orso è un cane socievole: ama giocare, stare in mezzo alle persone ed essere accarezzato. Nel momento in cui viene portato sul luogo da esaminare e riceve uno specifico “comando” che attiva la sua ricerca, però, non alza più la testa dal suolo fino al termine dell’operazione. In caso di rilevamento, attira l’attenzione dell’ispettore abbaiando e grattando con le zampe il punto in cui ha sentito la traccia. Ogni volta che Orso porta a termine una missione positivamente, riceve una ricompensa. La più gradita, nel suo caso, è una palla di gomma.

Recentemente è riuscito a far ritrovare i resti di un corpo umano murato da parecchi mesi grazie a qualche molecola trasudata dalle componenti cementizie.

Non è una sorpresa che la tecnologia non sia ancora riuscita a eguagliare in termini di sensibilità e versatilità le prestazioni del naso di un cane. Non esiste infatti alcuna apparecchiatura tecnica seppur avanzata (per esempio gli sniffatori elettronici) in grado di discriminare le molecole dell’odore nel modo in cui ci riesce un cane, afferma Lunardi. Si pensi che, mentre l’universo visivo dell’uomo (e ricordiamo che la vista è uno dei nostri sensi più importanti) è composto da soli tre colori primari, quello olfattivo del cane conta ben 50 odori primari!

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21 dicembre 2014 7 21 /12 /dicembre /2014 20:27

migaloo1

Ci sono cani dediti alla ricerca di persone disperse, altri a scovare tartufi, altri ancora a scovare droga e sostanze esplosive e poi ce ne sono stati alcuni addestrati per rilevare tumori all’interno delle persone: ora sta arrivando il cane archeologo. 
Migaloo, un meticcio labrador femmina che ha tre anni di vita, è riuscito a trovare ossa di uno scheletro vecchio di 600 anni che si trovava a 2 metri di profondità. 


Migaloo è addestrato dall’australiano Gary Jackson. L’intento del suo padrone è di farne un modello di cani in grado di cercare luoghi sacri degli aborigeni australiani. Per addestrarlo utilizza ossa vecchie di 250 anni che gli sono state prestate dal South Australian Museum.

Sei mesi di lavoro per un risultato straordinario
«Il fiuto di Migaloo è davvero formidabile – spiega Jackson – ma ci sono voluti sei mesi per ottenere gli attuali risultati. Ma ora il cane è in grado di scoprire ossa sepolte nel 100% delle ricerche». Il cane è in grado di scovare non solo ossa di uomini, ma anche di animali, come il koala, il quoll (un carnivoro marsupiale), il cane e altri. E per ritrovare il luogo sacro degli aborigeni ci ha messo circa un minuto. «Al cane non avevamo dato alcun indizio, è stato Migaloo che annusando l’aria si è posizionato sul luogo delle ossa indicandoci con precisione la posizione» racconta il padrone/addestratore/archeologo.

Eccezione o caratteristica comune?
Certo è che risulta alquanto misterioso capire cosa ci sia ancora da annusare in ossa vecchie di 600 anni rimaste per tutto questo tempo sepolti sotto metri di terra. Ma la dote di Migaloo è unica o è posseduta da molti cani e deve essere solo esaltata con l’allenamento? Questo è un altro quesito senza risposta che forse potrà averla tentando di addestrare altri cani come Migaloo e verificarne i risultati.

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17 settembre 2013 2 17 /09 /settembre /2013 18:29


 

 

 

 

 

 

Lab, un labrador che abbaia contro la babysitter e fa scoprire ai genitori del bimbo da lei curato gli abusi che subiva. E’ successo a Charleston, in South Carolina. Finn ha solo sette mesi. Ma per la sua babysitter, Alexis Khan, 22 anni, non

 

 

era un bimbo di cui prendersi cura: imprecazioni, schiaffi e grida erano all’ordine del giorno. Ma tutto questo i genitori di Finn non lo avrebbero mai saputo, se non fosse stato per Lab, il loro cane labrador, legatissimo e protettivo nei confronti del bambino.

Lab, docile con tutti, ha iniziato ad abbaiare furiosamente ogni volta che Alexis andava in casa della famiglia Jordan, a Charleston, in South Carolina. Una volta ha persino tentato di aggredirla. E questo ha insospettito la madre di Finn, Hope.

Così un giorno, prima di uscire di casa e lasciare il bambino alla tata, Hope e Benjamin Jordan hanno lasciato un iPhone acceso per registrare i rumori nel salotto di casa: imprecazioni e schiaffi da Alexis, e il pianto e le grida di dolore del piccolo Finn.

“Non posso credere di aver consegnato il mio bambino a un mostro così, ha raccontato alla stampa Benjamin Jordan. Se non fosse stato per il nostro cane e per l’istinto di mia moglie, sarebbe potuto capitare anche di peggio: la babysitter avrebbe potuto uccidere il nostro Finn”.

Alexis Khan ha confessato le violenze. L’accusa ha chiesto per lei una pena da uno a tre anni di carcere, e il suo nome è stato inserito in un registro di persone che hanno commesso abusi su minori: non potrà mai più lavorare con dei bambini.

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5 settembre 2013 4 05 /09 /settembre /2013 11:08
Un esemplare dei cavalli del Bisbino (Cusa)
Un esemplare dei cavalli del Bisbino (Cusa)

 

 Lanzo d'Intelvi, 1 settembre 2013 - Visti i protagonisti il lungometraggio non poteva che chiamarsi così: «Nitriti di libertà», ovvero il debutto sul grande schermo dei cavalli del Bisbino, la cui storia è diventata un film girato negli ultimi dodici mesi da Gianni Volontario. Il regista ticinese ha filmato i cavalli durante l’inverno, nei lunghi mesi di permanenza a Pian delle Noci, nella grande area verde messa a disposizione dalla Comunità montana Lario Intelvese, per poi seguirli durante il periodo della transumanza, nella tarda primavera, fino all’arrivo a Orimento e all’Alpe Misurina, dove gli avelignesi trascorrono l’estate spostandosi sulle pendici del Monte Generoso.


Un racconto per immagini dove protagonista è il branco di cavalli, comparso per la prima volta nell’inverno del 2008 quando, diviso in due gruppi guidati dalle femmine anziane del branco, La Biona e la Mula, scese dalle pendici del Bisbino fino a raggiungere i villaggi di Sagno, in Svizzera, e di Rovenna in Italia. A spingerli ad avvicinarsi così tanto all’uomo era stata una nevicata straordinaria, che aveva depositato oltre un metro di neve sui pascoli in quota, togliendo loro ogni possibilità di sopravvivenza. Fu allora che qualche contadino si ricordò della leggenda dei cavalli della montagna, quel branco selvaggio che qualche escursionista aveva segnalato anni prima raggiungendo la vetta del Bisbino, che si diceva appartenesse a un contadino che si era messo in testa di allevare così i suoi avelignesi.

Fu solo quando quei misteriosi cavalli, affamati, iniziarono a devastare orti e coltivazioni, seminando il panico nei paesi della montagna, che qualcuno iniziò ad appassionarsi davvero alla loro storia. Bastarono poche ricerche per risalire al proprietario dei cavalli, Roberto Della Torre, che possedeva un ampio podere all’alpe di Boecc, sulla cima del Bisbino. Alla sua morte nessuno si occupò più dei cavalli che, tornati allo stato brado, riuscirono chissà come a sopravvivere alla dura vita in quota.

«Una storia bellissima che meritava di essere racchiusa in un film documentario come il nostro – spiega l’autore, Gianni Volontario – i protagonisti sono i cavalli del Bisbino, noi ci siamo limitati a filmarli e a raccontare, per chi ancora non la conoscesse, la loro vicenda. Oggi, grazie ai volontari che vigilano su di loro, pur rispettando la loro riconquistata libertà, sono amati da tutti. In passato non sempre è andata così».

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8 giugno 2013 6 08 /06 /giugno /2013 18:06

 

 

 

 

 

 

MONTAGNANA (Pistoia) — Da quando è morto il suo padrone, poco più di un anno fa, Toldo, gatto bianco e grigio di tre anni, ogni giorno si reca sulla sua tomba. Porta con sé foglie, stecchi e rametti, bicchieri di plastica o fazzoletti di carta e li lascia, come piccoli doni, sulla lapide di Renzo Iozzelli, morto il 22 settembre del 2011, a 71 anni. Renzo era molto legato a Toldo, lo aveva preso in una colonia felina quando aveva tre mesi.

 

Se non ci fossero tanti testimoni che quotidianamente notano il felino aggirarsi tra le tombe, spesso seduto sulla lapide di Renzo, parrebbe una storia uscita dall’immaginazione di Walt Disney. Invece è tutto vero. Lo racconta la vedova di Iozzelli, la signora Ada, e lo confermano in molti fra quelli che notano da mesi questo gattino aggirarsi intorno al cimitero, più volte al giorno. «Anche oggi — ci racconta la signora Ada — sono andata al camposanto e Toldo mi è venuto dietro. Per strada una persona che conosco mi ha detto che stamani, di buon’ora, il gatto era già stato lì».

 

Quello di Toldo a Montagnana, piccolo paese in collina, poco fuori Pistoia, è davvero un caso singolare. Così particolare da attirare l’attenzione dei media. «Mi hanno telefonato per venire a fare delle riprese e intervistarmi per la trasmissione televisiva La vita in diretta — ci spiega Ada — ma ho detto che non me la sento». Tutto è iniziato il giorno stesso del funerale di Renzo Iozzelli: anche Toldo seguì il feretro fino al camposanto, ma la cosa non destò particolare stupore. Dal giorno successivo, però, ecco il primo segnale che stava accadendo qualcosa di insolito. «Andammo al cimitero con mia figlia e trovammo sulla tomba un rametto di acacia. Io pensai subito che fosse stato il gatto, ma mia figlia era convinta che lo dicessi solo per lo stato emotivo in cui mi trovavo in quei momenti». E non è tutto. La sera, fu il genero a recarsi al cimitero, e trovò Toldo proprio lì, a fare la «guardia» al suo padrone. «Da allora la storia è continuata. In paese lo sanno tutti. L’hanno visto tante persone — conferma la vedova — Non viene solo con me, va spessissimo da solo. Mah, non so che dire. Mio marito era molto affettuoso con lui. Renzo amava gli animali. È quasi come se Toldo volesse essergli riconoscente. È un gatto speciale, non si può che volergli bene».


 

 

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7 giugno 2013 5 07 /06 /giugno /2013 09:11

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Che gli animali abbiano molti modi di comunicare tra loro è risaputo. Lo fanno con gli atteggiamenti, con l'olfatto, con il suono, con segnali acustici oppure visivi. Sia che vivano da soli, sia in gruppi organizzati, si scambiano informazioni, necessarie per la loro stessa sopravvivenza, che vanno dalla difesa del territorio a quella dai predatori, dalla ricerca di un compagno per la riproduzione all'allevamento dei piccoli. L'uomo ha studiato il linguaggio animale, chi ha un cane o un gatto prova a "parlare" con loro, qualche studioso ci riesce. E c'è anche chi costruisce speciali apparecchi per comunicare con gli animali domestici.

 

Uno di questi è Con Slobodchikoff, professore emerito di scienze biologiche alla Northern Arizona University, che per trent'anni ha dedicato la sua vita al linguaggio animale tanto da fondare (nel 1993) la "Animal Communications", una società  -  di cui è presidente e amministratore delegato  -  che si occupa solo di questo. Specializzato nello studio di cani e gatti (ha insegnato all'università corsi di "dog training") negli ultimi tempi ha focalizzato i suoi studi su un animale in particolare: il "prairie dog", che a dispetto del nome non è un cane delle praterie ma un roditore (una specie di marmotta) molto diffuso tra Stati Uniti, Canada e Messico.

 

"Tra loro usano il più sofisticato linguaggio animale mai codificato", ha raccontato il professor Slobodchikoff al magazine The Atlantic, "hanno fonemi simili alle parole, li combinano tra loro, usano quello che potremmo definire un chiacchiericcio sociale". Grazie a tutto ciò i cani della prateria riescono a distinguere i diversi predatori che arrivano nelle vicinanze delle loro tane (coyote, cani o anche esseri umani) e sembrano aver sviluppato degli "allarmi" con cui riescono a definire non solo la specie del predatore, ma anche la grandezza e il colore. Che Slobodchikoff ha dimostrato (c'è anche un video) grazie alla tecnologia moderna e all'uso di elaborate analisi statistiche. 

 

"Personalmente penso che balene, delfini e scimmie abbiano un linguaggio molto sofisticato, ma ancora non abbiamo trovato il modo di codificarlo. Con i cani della prateria è stato invece possibile. Mi ci sono imbattuto quasi per caso, studiando il loro sistema sociale, sistema molto complesso. Usano "chiamate d'allarme" quando vedono un predatore, e queste sono state per me una sorta di Stele di Rosetta, nel senso che potrei decodificare quali informazioni sono contenute in questi allarmi". 

 

Al contrario di balene e delfini, che vivendo in acqua usano un linguaggio molto difficile da intercettare, o dalle scimmie che cambiano troppo spesso luogo, i cani della prateria vivono in colonie che non si muovono e "giorno dopo giorno possono essere studiati". Il professore racconta come stiano in vere e proprie città, con circa cento abitanti l'una, come vengano identificati e classificati (uno ad uno), nutriti con semi di girasole ("ne sono ghiotti"), come ogni suono da loro emesso, ogni comportamento venga registrato e studiato. "Un mio collega che insegna "computer science" ed io usiamo tecniche di intelligenza artificiale, per creare un archivio di tutte le "chiamate" che fanno, che poi vengono elaborate dal computer e ci vengono restituite in lingua inglese. Possiamo capire il loro linguaggio e anche dire noi qualcosa a loro, sempre attraverso una rielaborazione del computer".

 

Il vero sogno del professor Slobodchikoff è quello di creare, grazie alla sofisticata tecnologia dei giorni nostri, degli apparecchi sempre più perfezionati, che permettano di arrivare a conoscere anche il linguaggio degli animali domestici. "Abbiamo la tecnologia per costruire apparecchi grandi come un telefono cellulare, nel giro di una decina di anni penso che saremo in grado di "parlare" veramente con i nostri cani e i nostri gatti".

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9 maggio 2013 4 09 /05 /maggio /2013 10:51

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Il gatto è uno dei pochi animali che è riuscito a superare il percorso di addomesticamento rimanendo sostanzialmente fedele alla sua natura di cacciatore selvaggio e solitario anche quando adattato a fare l’ospite coccolato nelle nostre case.

 

Lo stile di vita moderno può causare stress ai gatti

 

Questa situazione paradossale può diventare una fonte notevole di stress per il gatto e di problemi per i proprietari se non si tiene conto delle esigenze etologiche dell’animale.

 

Lo stile di vita moderno non risponde, infatti, sempre e completamente alle necessità più elementari del gatto. Ad esempio, vive con noi in case o piccoli appartamenti, il più della volte senza poter uscire liberamente all’esterno e spesso condividendo lo spazio con persone, gatti o altri animali domestici.

 

lI gatto deve veder soddisfatti, invece, alcuni suoi bisogni molto specifici per sentirsi a suo agio in un ambiente.

 

Di cosa ha bisogno un gatto

 

  • Privacy: ogni gatto ha bisogno di spazi i cui potersi isolare e stare tranquillo e questo può essere un problema se la casa è molto affollata o se sono presenti altri gatti o altri animali.
  • Organizzazione territoriale: il gatto organizza l’ambiente in cui vive e lo suddivide in zone chiamate “campi territoriali”. Ciascuno di questi campi corrisponde spesso ad un’attività diversa (alimentazione, eliminazione, gioco, riposo, ecc.) ed è collegato agli altri da percorsi “invisibili”, i sentieri, che il gatto traccia con la deposizione di feromoni facciali e marcature. Ciò significa che obbligare il gatto a svolgere più attività nel medesimo spazio o alterare i sentieri olfattivi può confondere l’animale e creargli stress.
  • Cura e attenzioni adatte: il fatto che il gatto sia indipendente e bisognoso di momenti di privacy non significa che lo si possa abbandonare a se stesso. Il gatto ha bisogno di cure e alimentazione adeguate, stimoli ambientali costanti e le giuste attenzioni da parte dei proprietari.
  • Stabilità: il gatto è un abitudinario, qualunque novità nell’ambiente o nello stile di vita deve essere introdotta solo se necessario, e sempre con molta gradualità, per non creare stress e alterazioni comportamentali nell’animale.

 

Tutte le situazioni che impediscono anche temporaneamente di soddisfare una o più di queste necessità, possono causarestress nel gatto, con tutte le conseguenze che ne derivano. L’uso di Feliway può essere un’ottima strategia preventiva.

 

Curiosità

 

Una ricerca patrocinata dal Feline Advisory Bureau (FAB) ha rilevato che più della metà (54%) dei proprietari di gatti in Inghilterra è convinta che il proprio animale provi emozioni simili a quelle umane. Un terzo sostiene che il gatto sia un ascoltatore migliore del proprio partner e oltre il 40% arriva a firmare le cartoline d’auguri di famiglia anche col suo nome. Quest’umanizzazione del gatto non si traduce affatto in un maggior livello di salute e benessere. Fonte: How Modern Life is Affecting Our Cats' Health.

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6 aprile 2013 6 06 /04 /aprile /2013 11:01

IMG_0004-copia-1.JPGIl gatto non fa la pipì nella cassettina, si fa le unghie sul divano oppure non ascolta quando cercate di farlo scendere dal tavolo? Forse sbagliate metodo. Qualche consiglio su come rapportarsi al gatto, quando fa qualcosa che non dovrebbe fare .


Certo è difficile addomesticare un gatto a “obbedire” pedissequamente ai nostri ordini (a meno che non si prenda un gatto-robot). Tuttavia a differenza di quello che si potrebbe pensare ci sono alcune cose che si possono insegnare al nostro gatto, soprattutto se si inizia da quando è piccolino usando un certo metodo, non certo quello delle botte o delle urla. Ma quello della comunicazione e dell’affettività come fa mamma gatta. 
Anche se a prima vista, o conoscendoli poco, i gatti possono sembrare un po’ “freddi”, chi li conosce meglio sa che sanno essere molto teneri e affettuosi e richiedono in cambio la stessa “moneta”. E parlare con loro con il tono giusto al momento giusto può essere molto utile. E' fondamentale costruire con il gatto un buon rapporto, in questo modo sarà più facile farsi ascoltare quando è necessario.

Dare la zampa è un comportamento che non compare nel repertorio delle richieste sociali dei gatti, come invece il miagolio o lo sfregamento del corpo sulle gambe dei proprietari. Ovviamente questi comportamenti sono facili da condizionare, mentre dare la zampa è molto più difficile. Ma non impossibile!

 

Forzare un comportamento naturale
Il gatto tende la zampa per prendere un oggetto davanti a lui o per colpire un proprio simile. Possiamo quindi stimolare il movimento con un oggetto attaccato ad una corda, ad esempio un topino o una piuma. Portiamo il gioco all’altezza del naso del gatto, a dieci o quindici centimetri di distanza. Il gatto tenderà a toccare l’oggetto con la zampa; in quel momento bisogna dire la parola “zampa” e ricompensarlo con un premio in cibo particolarmente appetibile.

Repetita iuvant
Ripetere la sequenza seguita dalla ricompensa per almeno 20 volte. È un gioco semplice ma molto lento. La ricompensa aumenta la probabilità di risposta, la sua intensità e frequenza. Mentre col cane bastano poche ripetizioni, il gatto è un po’ più “tenace”; non è una questione di intelligenza ma di motivazione! Il gatto obbedirà per interesse, per piacere, in previsione di ottenere una ricompensa. Non obbedirà mai per forza o per costrizione!

Attenzione a non esagerare
Usando le ricompense in cibo, bisogna ridurre la quantità di cibo durante il pasto in modo da evitare di far ingrassare l’animale. Nel momento in cui il gatto ha perfettamente acquisito il comando “zampa” e risponde in maniera sistematica alla vostra richiesta, è importante non dargli la ricompensa ogni volta, bensì in maniera intermittente, per esempio una ricompensa ogni due, tre o quattro esercizi, per fare in modo che il gatto non possa stabilire quando la riceverà esattamente, dato che a volte compare dopo ogni esercizio e a volte invece dopo aver obbedito per 4 volte consecutive al comando “zampa”.

Calma e sedute brevi
Per ottenere dei risultati è importante svolgere gli esercizi in un ambiente calmo e rilassato, senza distrazioni: non quando ci sono ospiti, bambini, temporali o altre situazioni che possono distrarre o preoccupare il gatto. È importante inoltre fare brevi sedute di addestramento: qualche minuto alla volta anche più volte al giorno.

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