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15 aprile 2015 3 15 /04 /aprile /2015 17:16
Questo insetto stà distruggendo i nostri ulivi!

Si chiama Xylella fastidiosa e il Nome Già dadi Molto Sulla PERICOLOSITA of this batterio Che sta colpendo gli ulivi del Salento. La Situazione Oggi è un preoccupante. L'epidemia Si e diffusa in buona Parte della provincia di Lecce e sta Arrivando Nella provincia di Brindisi, Continuando una tariffa registrare ONU Aumento dei Casi di alberi colpiti. This batterio ha ONU Vettore TRAMITE il Quale si Sposta velocemente. Si Tratta di ONU insetto, Chiamato volgarmente sputacchina vera , il Che non percorre Grandi distanze Ma che ha la Capacità di fare "l'autostoppista", muovendosi sul territorio ospitata su camion, rimorchi e Altri Veicoli.
Gli ulivi Attaccati Dalla Xylella fastidiosa , portano al disseccamento della chioma, DIVENTANO improduttivi e, gradualmente, muoiono. Al Momento non si DISPONE Di Una cura e l'albero DEVE Essere per forza Rimosso, venuto Si Può leggere nda Recenti provvedimenti Europei Che impongono Proprio l'immediato Abbattimento delle Piante colpite. Il danno, per Gli ulivicoltori, ë enorme.
Da dove arriva la Xylella? Si Tratta di ONU batterio non presente in Europa. Dall'analisi del DNA e Stato classificato all'interno della sub specie pauca, nota in Sudamerica. Tuttavia i ceppi sudamericani Sono Simili ma non Identici una Quella Che in this Momento sta colpendo il Nostro Paese. Un anno fa, però, i Ricercatori Sono riusciti a trovare lo Stesso Identico batterio in Costa Rica. This Nazione E un'esportatrice di piante ornamentali in Europa e la zona in cui E cominciata l'epidemia, Vicino A Gallipoli, E UN Importanti comprensorio di vivai con piante ornamentali. Si presume, Di conseguenza, il Che ci SIA Una forte movimentazione di this Materiale a Rischio. A cio si aggiunge il Che, Durante l'ottobre del 2014, il servizio fito-sanitario Olandese ha intercettato Una partita di piante ornamentali di caffè provenienti dal Costa Rica Che erano infette. Si Tratta assolo di Indizi su cui Stanno lavorando i Ricercatori e Che Donano ONU contorno quasi "poliziesco" una vicenda this.
Per completezza di cronaca, va ricordato il Che era Stata Avanzata Un'altra ipotesi per Spiegare la Presenza della Xylella fastidiosa in Quel Particolare territorio . Durante convegno Onu dall'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, Tenuto Nel 2010 Venne utilizzata proprio la Xylella. Qualcuno ipotizza Una Relazione Tra Quel convegno e l'infestazione successiva. Tuttavia, si trattava di ONU batterio Geneticamente Molto Diverso da Quello che ha scatenato l'attuale Emergenza e presente Nel Nord America. L'Istituto ha rilasciato ONU comunicato stampa proprio per placare le voci su Una possibile fuoriuscita del batterio Dai Laboratori.

Cosa PUÒ tariffa La ricerca per bloccare this epidemia? L'Organismo era Già conosciuto e la Malattia Che generi VENIVA descritta Già 130 anni fa. In tutto this tempo non si ê riusciti a trovare Una cura. Tuttavia E utópico Pensare Che ONU Semplice Abbattimento Possa comportare la scomparsa del ceppo infettivo dall'Europa.
In this Momento, l'unica cosa da Fare e sforzarsi per contenere la Diffusione e tariffa sì Che la Xylella non risalga verso nord con delle Azioni di contenimento . Un rapporto dell'EFSA (European Food Safety Authority) Uscito a gennaio Opzioni prezzo di Acquisto Che ci Siano dei Rischi Dalla Diffusione e Dalla movimentazione della legna. Il fogliame, invece, va Necessariamente Distrutto. Si potrebbe Colpire l'insetto Vettore TRAMITE l'utilizzo di fito-Farmaci poichè, da Quel che risulta al Momento, Non C'è Alcuna traccia di insetti antagonisti Che Passano contenerlo biologicamente. La Sputacchina, infatti, non parassita un e. E Completamente innocua e non ha Alcuna 'colpa' se non Quella di Essere Una portatrice sana della Xylella. Anche per via di citare in giudizio this Caratteristiche Non è mai Stata studiata approfonditamente ma, alla luce dell'emergenza, ë inspiegabile venire A DISTANZA di Un anno e mezzo dal Momento in cui has been Indicata venire il Vettore, non ci SIA Stata Una chiamata Europea per finanziare ONU Progetto di Ricerca.

Gli ulivi non ricrescono in fretta, anzi. Per Gli agricoltori della zona non si Tratta di ONU Danno, si Tratta Di Una catastrofe, aggravata that per il Momento la Portata di this tragedia fito-sanitaria non has been Ancora COMPRESA dal grande Pubblico.
QUESTO E quanto emerge dall'intervista a Donato Boscia, agronomo dell ' Istituto per la Protezione delle Piante del Sostenibile CNR , parte dell'equipe di Esperti Che sta lottando in this Momento Contro la Xylella fastidiosa .

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21 novembre 2014 5 21 /11 /novembre /2014 09:49

Nelle terre oltreatlantico, "scoperte" da Cristoforo Colombo molte genti trovarono fortuna e tanta terra per mantenersi liberi. Accadde poi che la cura personale della terra, da cui trarre sostegno alimentare, venne considerato disdicevole se si avevano i "mezzi" per comprare schiavi a cui affidare la cura della terra e dei raccolti per conto del "padrone".

 

Credo che questo abbandono della cura personale del cibo per sostenere il proprio corpo sia l'errore fondamentale a cui si legano tutti gli altri errori che danno, variegata errata, forma alle società moderne disaggregate e disaggreganti. Sembra una maledizione del cielo quella che colpisce le società che si strutturano nel gioco-giogo antico fra padroni e schiavi. Invece, non ha nessun bisogno di intervenire il celato cielo; gli abitanti della terra sembrano non riconoscere in quel gioco-giogo antico la grande madre di tutti i mondi economici più sofisticati che nel tempo che scorre inesorabile si possano immaginare.

Andiamo per ordine. Se voi possedeste un orto e da quel pezzettino di terra, poniamo il caso e per esempio, provenissero l'aglio, le cipolle, le carote, le patate, i pomodori, le zucchine, le melanzane, i fagioli, i piselli, l'uva, le pesche, le mele, le pere e quanta e altra frutta e verdura vi potesse permettere l'ampiezza del vostro terreno unita alla vostra capacità di prendervi cura dei frutti che quella terra potrebbe darvi, senza chiedervi nessuna ricompensa. (Eh si perché alla Terra è sconosciuto il vostro mondo economico.)

Questo cibo, vegetariano in questo nostro esempio, sarebbe "toccato" dalla Terra, dagli insetti (api per esempio), dall'acqua piovana e/o da quella proveniente dal vostro rubinetto o dall'eventuale ruscello vicino che si spera limpido, dal vento, dal sole, da qualche animaletto curioso o semplicemente affamato. Questo sarebbe il miglior cibo che potreste immaginare per sostenere il vostro corpo; semplicemente perché è stato "toccato" solo dalla natura e da voi. Sarebbe anche il miglior cibo che voi potreste immaginare di mettere su una tavola, attorno alla quale si trovasse riunita la vostra famigliola, per il pranzo o per la cena.

La chiave dell'aggettivo "migliore" che accompagna il termine "cibo" si trova nel verbo "toccare". Se voi "toccate" il vostro cibo e vostra moglie (per esempio se fosse anche la madre dei vostri bambini) "toccasse" quel cibo per cucinarlo contribuirebbe, con il suo "tocco" ad armonizzare quel cibo destinato a sostenere i vostri organismi in costante trasformazione. È notorio che il corpo si "ricambia continuamente". Basterebbe vedere i vostri figli crescere, per rendervi conto di questo costante ricambio dei "mattoni" che costituiscono il vostro corpo-casa.

Nell'immagine bucolica che abbiamo appena rappresentato, il padre e la madre, quando toccano il cibo o per curarlo o raccoglierlo dal campo o per cucinarlo, lo "impregnano" di sé. Sono i vostri pensieri, le vostre preoccupazioni, le vostre speranze, le vostre gioie, le vostre rabbie, il vostro tremendo odio, le vostre delusioni, le eventuali vostre malattie che "entrano" nel cibo che "toccate". Non ci credete? Allora spiegatemi cosa è un feromone. Questo termine proviene dal latino fero(r)mone: che porta (fero) una sostanza eccitante (dal greco Hormon: che eccita). Il termine, quindi, indica una sostanza chimica emessa da un animale capace di influenzare lo sviluppo o la riproduzione di altri individui della stessa specie.

Fatevi raccontare qualcosa dai cercatori (non asessuati) di feromoni umani. A proposito, mentre cercate informazioni, non fatevi abbindolare da chi vi offre feromoni umani capaci di far cadere ai vostri piedi la preda, maschio o femmina, che vi piacerebbe cacciare.

Ho accennato al feromone, per rafforzare quel verbo "toccare" che, prima, ho posto alla base del rapporto, "personale", che si instaura con il cibo, non solo per rendere visibile che la biochimica umana ancora nasconde informazioni - stabilite voi se per fortuna o no - ai cercatori di brevetti biochimici.

Se dunque "toccare il cibo" significa informarlo di se; provate a immaginare quanto si siano trovati incastrati coloro che, pensando di esseri diventati padroni di anime e di corpi, hanno ingerito cibo coltivato, raccolto e cucinato dai loro schiavi.

Provate a immaginare che questo sia stato il vero motivo per cui la schiavitù, nel cosiddetto nuovo mondo, ha cercato strade diverse; preferendo le menti ai corpi.

Cucinare, mentre si è nervosi o "arrabbiati", dà informazioni "destabilizzanti" al cibo; lo sanno bene i cuochi dei ristoranti, lo sanno bene le madri, quando si vedono il cibo, malinformato, assaggiato e rifiutato.

Provate a immaginare quanto possiate disinteressarvi del fatto che, i pomodori che avete, per esempio, acquistati, portati a casa e che cucinerete per voi e per i vostri bambini, siano stati raccolti, sempre per esempio, da africani sfruttati, schiavizzati e meno che sottopagati; che quindi quei pomodori siano stati "impregnati" dalla sofferenza, dalla delusione, dalla rabbia per lo sfruttamento schiavista subito.

Provate pure a disinteressarvene; tanto ci penseranno quei pomodori, quelle carote, quelle patate, quelle cipolle, quelle ulive, che diverranno un micidiale olio, quell'uva, che diverrà un micidiale vino, a ricordarselo per voi.

E non illudetevi che queste "informazioni" riguardino solo il cibo. Sapeste quanto sono "tragicamente informati" i vestiti, le scarpe, la tecnologia, provenienti da paesi dove anche i bambini diventano "vuoti a perdere" di una società schiava del mondo economico di turno. Ecco perché l'uomo è si ciò che pensa e ciò che fa, ma è anche ciò che mangia, è anche ciò che lo veste, è anche ciò che lo rende tecnologicamente opulento, non evoluto.

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19 agosto 2013 1 19 /08 /agosto /2013 10:27

Fitopatologo

 

Questa estate è finalmente arrivata, anche se in ritardo nonostante il cambiamento climatico, che un po' ancora stentiamo a credere come un fatto reale. Il clima è cambiato davvero, e non serviva l'inverno prolungato fino a maggio per capirlo. Decretando, così come definitiva, la frase: "non ci sono più le mezze stagioni" senza alcuna ironia. In un periodo di grandi cambiamenti, uno dei tanti che sta accadendo proprio sotto il nostro naso, è la perdità di varietà di piante coltivate e non. A farne le spese sono per primi i nostri agricoltori e poi noi con l'impoverimento del menù dei nostri piatti. Stanno scomparendo infatti, molte specie di piante, più del 15% della flora è a rischio estinzione e nei campi coltivati, si è passati da 6000 varietà di specie coltivate alle circa 200 di oggi. 


Le ragioni sono diverse, una di queste il cambiamento climatico che seleziona sempre di più le varietà di piante che possiamo coltivare. Dunque le strade percorse oggi dalla ricerca, per modificare questo destino, sono da una parte, salvaguardare la biodiversità e dall'altra, scoprire nuove soluzioni. 

Un progetto che va nella direzione della salvaguardia della biodiversità e che vede una collaborazione internazionale tra l'Università di Pavia e il Kew garden di Londra, per raccogliere i semi delle piante "progenitori" di quelle coltivate, ovvero tutte quelle piante selvatiche presenti in natura da cui gli agricoltori nei millenni hanno selezionato le varietà coltivate oggi. Sono dette Crop Wild Relatives, ovvero gli antenati delle piante addomesticate. Una volta individuate verrano conservate nelle Banche dei semi, speciali magazzini a temperature controllate che possono coservare i semi mantenendoli attivi. L'obiettivo è quello di salvaguardare il patrimonio genetico di piante selvatiche che ancora conservano un patrimonio genetico intatto, e potrebbero diventare donatrici di "geni" per il miglioramento delle coltivazioni e il mantenimento degli ecosistemi agricoli sostenibili. 

Il Parco della Vena del gesso romagnola è stato individuato come uno dei siti per la raccolta di piante ancestrali, proprio perchè sono zone che mantengono una condizione semi-naturale, un buon equilibrio tra presenza dell'uomo e della natura. Si parla di orzo, melo, avena tutte selvatiche presenti nel territorio individuato per questa speciale ricerca di piante ancestrali. Sempre alla ricerca delle soluzioni per fermare la perdità di biodiversità, un altra linea della ricerca scientifica svolta nelle università e non solo, sono le così dette new crop, ovvero tutte quelle piante selvatiche commestibili che non abbiamo addomesticato e che invece presentano delle grandi potenzialità per le coltivazioni del futuro, rispondere al fabbisogno di cibo e rispondere meglio ai cambiamenti climatici. In Italia ad esempio, sono 880 le specie di piante commestibili, circa il 22% della flora, un patrimonio da cui potranno nascere le nuove coltivazioni di cui ci ciberemo in un futuro con meno acqua e meno risorse disponibili.

Quando saremo in giro per le nostre vacanze, raccoglieremo o incontreremo molte di queste erbe selvatiche di cui parlo nel libro Cucinare le erbe selvatiche edito per Ponte alle Grazie. E se dicessi qualche nome di pianta, sono sicuro che si accenderebbe un GPS mentale che fa rinvenire il ricordo dei luoghi in cui siamo stati in vacanza, in fondo noi nel nostro profondo siamo ancora un po' cacciatori e raccoglitori. Abbiamo stampato nel cervello una mappa dei gusti e degli odori che ci collega ai luoghi delle vacanze alla pianta che abbiamo raccolto e assaggiato. Finocchio selvatico, finocchio marino, ci ricordano i margini delle spiaggie e delle scogliere, delle strade del nostro lungo mare, sferzato dal vento ricco di salsedine. Mirto, il gusto della macchia mediterranea, dei momenti di relax dopo cene eccezionali di fine estate. More, il gusto della sorpresa lungo i sentieri di montagna assolati, una pausa dolce prima di riprendere il cammino. Portulaca, sul cemento caldo dell'estate nella città in cui siamo ancora ancorati ad attendere, forse in partenza prima di caricare la macchina. Borragine, fresca e sorprendente nei prati spontanea solo dove andiamo in vacanza acquistata in vivaio invece dove abbiamo la nostra residenza. Cipollaccio o lampascione, dal sapore di terra un buon inizio per gli antipasti locali di un altra regione della nostra villeggiatura. E si potrebbe continuare ancora e ancora, tanti ricordi legati a piante selvatiche protagoniste della nostra estate dei gusti e dei sapori. Siamo anche noi alla ricerca di cibo e di piante commestibili, anche quando non lo abbiamo programmato, senza essere parte di un equipe di ricerca, ma semplici esploratori e ospiti del mondo.

Andare in giro questa estate a raccogliere oppure semplicemente osservare la natura in quei luoghi dove andremo in vacanza, che magari conservano ancora un po' di natura ci farà scoprire gusti nuovi o ritrovarne di vecchi e imparare che la natura è una infinita risorsa di cibo, basta sapere dove cercare e soprattutto nei modi giusti con rispetto.

Davide Ciccarese - laureato in Agraria, ha svolto parte dei suoi studi universitari in Francia presso l'Istituto nazionale di ricerche agricole (INRA) specializzandosi sui temi dell'agricoltura periurbana. Si occupa della realizzazione di fattorie didattiche, orti urbani e sviluppo delle aziende agricole. Collabora con Il Fatto Quotidiano e, dal 2008, al progetto Cuccagna per i temi relativi ad ambiente e alimentazione. Ha realizzato workshop su orticoltura e piante spontanee. E' Presidente dell'associazione Nostrale, progetto nato per promuovere il consumo consapevole e la realizzazione di progetti di sviluppo agricolo sostenibile, e membro del coordinamento del Forum Agricoltura Sociale Lombardia. 

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25 gennaio 2013 5 25 /01 /gennaio /2013 12:07

Da tempo immemorabile, gli uomini hanno usato le piante da frutto e per il trattamento di malattie. Gli egiziani invocato l'effetto curativo della natura , e guaritori dell'antichità tesoro di tutte le conoscenze che sarà in onda.Ippocrate, nato intorno all'anno 460. C., è uno dei medici più famosi del tempo. Da Lui viene il Corpus ippocratico , un lavoro in cui i suoi discepoli riuniti osservazioni empiriche della applicazione terapeutica di piante diverse .

Ippocrate fatto numerosi viaggi per completare la loro formazione. In un sentito parlare di un metodo di guarigione, che è pratica corrente in India : l' ayurveda , un compendio di terapie naturali con migliaia di anni . Da allora, gli indiani si basano sui benefici di casa rimedi a base di erbe medicinali. "Circa il 60% della popolazione utilizza regolarmente", dice Rakesh Tuli, Direttore del botanico istituto nazionale di ricerca, Lucknow (Uttar Pradesh). In Africa e Sud America , anche la medicina naturale è ancora praticata. In alcuni paesi, fino a quattro quinti della popolazione è convinta del potere di guarigione della medicina naturale , più di ogni altro.

Oggi, circa 35.000 piante medicinali sono utilizzati in tutto il mondo . Questa cifra è così alta è perché, in primo luogo, che in alcune regioni i farmaci prodotti da aziende farmaceutiche sono costosi. Inoltre, poiché soprattutto nei paesi sviluppati, l'individuo ha di solito più speranza in droghe vegetali nell'industria chimica."Molte persone in tutto il mondo hanno usato rimedi vegetali della medicina tradizionale ", dice Rakesh Tuli. Per secoli, guaritori, druidi e scienziati accumulato una preziosa esperienza e preziosa la uso terapeutico delle piante . Questo accumulo di conoscenze ha portato allo sviluppo della scienza medica in classica Europa , che è venuto dopo che la medicina medievale monastica. L'antica arte medica sopravvive nel nome botanico per molte specie. Il nome dei rimedi viene anche dal greco: phytopharmaka , il termine phyton("piante"), e il pharmakon ("droga").

Piante medicinali: Echinacea

Le aspettative di medicina alternativa

La fiducia nella fitomedicina si basa sulle sue radici storiche e la pratica antica. Molti credono che l' uso continuato di una ricetta è la migliore prova che è appropriato ed efficace per il trattamento di una malattia.Nella vita reale, devi sempre rispondere a queste aspettative? "La fiducia in erboristeria è grande", afferma Theodor Dingermann, professore di biologia farmaceutica in Germania. 

"A volte anche eccessiva". Un semplice esempio sarà sufficiente: se per alleviare il mal di testaprendere acido acetilsalicilico (ASA), è irrilevante che la pillola si chiama "aspirina" o "Alka Seltzer", perché l'unico agente attivo è una compressa contenente aspirina e può essere dosata con precisione, generalmente 500 milligrammi.

Il caso è erbe medicinali molto diverse. Alcuni prodotti sono indicati come farmaci e integratori alimentari. Ma vi è una differenza fondamentale nella struttura: nei rimedi vegetali non agisce una singola molecola, ma una miscela di molti. Così, in cui l'estratto di erba di San Giovanni o hyppericum (usata contro la depressione) si contano centinaia di sostanze che galleggiano nel compound, alcuni dei quali sconosciuti. Inoltre, la concentrazione di agenti attivi varia da prodotto a prodotto, a seconda del metodo di fabbricazione e l'origine della materia prima.

Proprietà e usi delle piante

L'efficacia di questa soluzione non è dalla pianta stessa, ma una miscela di sostanze estratte da esso. Quindi non è grave generalizzare affermazioni del tipo " ginkgo è utile per alleviare il morbo di Alzheimer"o" il hyppericum è un antidoto alla depressione ", in quanto la sua efficacia dipende dal dosaggio. "La concentrazione delle sostanze di una pianta medicinale è il fattore più importante da prendere in vigore ", sottolinea Roberto Della Loggia, preside della Facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi di Trieste, Italia.

Il teorico sistematico fitoterapia la salute scienza non si è seduto fino al XVI secolo. I medici Paracelso riformatore, discarica nella conoscenza di alchimia, alcool sostanze distillati puri contenuti in piante medicinali .In linea di principio, le società attuali fitofarmaci dal modo identico, fabbricato con metodi moderni spremitura prodotti concentrati di piante, tra cui estratti, tinture e oli, essenze anche noto. Nella seconda metà del XX secolo, il progresso spettacolare dell'industria chimica nel campo della salute ha portato l'introduzione del test chiamato gold standard ("oro"), il cui scopo è quello di valutare l'efficacia dei farmaci. Da allora preso in considerazione solo i risultati del cosiddetto "doppio cieco", randomizzato, controllato con placebo, a gruppi paralleli.

In questo studio, sia per il medico e il paziente che riceve il rimedio sconosciuto attivo o con placebo che sostanza innocua . La distribuzione delle persone in gruppi paralleli a caso viene anche eseguita al fine di assicurare la massima oggettività. Il "doppio cieco" può valutare l'efficacia di una sostanza chimica isolata.

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24 settembre 2012 1 24 /09 /settembre /2012 11:17

Olivo.Nel mese di settembre, con riferimento al Nord Italia, la maggior parte delle varietà di olivo si trova nella fase di "accrescimento del frutto".
Lavori.In questo periodo due sono i tipi di intervento da eseguire negli oliveti: mantenere una certa disponibilità d’acqua alla pianta nel caso in cui la stagione decorra senza piogge e provvedere alla raccolta delle olive da tavola da consumare verdi e delle varietà precoci di olive da olio.
Irrigazione.L'impegno dell'olivicoltore, durante questo periodo, deve essere rivolto prima di tutto a evitare che le sue piante vadano incontro a una scarsa disponibilità di acqua; questo vale per le olive da tavola, la cui raccolta – soprattutto per quelle da consumare verdi – è imminente e un'insufficienza di acqua può impedire alle drupe di raggiungere una dimensione elevata, carattere importantissimo per fare apprezzare il prodotto; ma vale anche per le olive da olio poiché questo periodo è della massima importanza per l'accumulo dell'olio all'interno dei frutti, e un'insufficiente disponibilità di acqua limita l'attività nutrizionale dell'albero e si ripercuote negativamente sulla resa in olio finale. Pertanto, chi dispone di acqua ne faccia un uso adeguato; chi non ne dispone, se ha il terreno inerbito, non risparmi i passaggi con il trinciaerba, in modo da tenere a freno i consumi da parte delle erbe del prato.
Avversità.A settembre molte varietà di olive da tavola sono pronte per la raccolta, mentre le olive delle varietà da olio sono ancora in fase di ingrossamento o inizio invaiatura (passaggio dal colore verde al colore nero della maturazione. In ambedue i casi le olive sono fortemente appetite dalla mosca delle olive, che durante questo periodo aumenta la sua attività. Questo insetto è in grado di provocare gravi danni economici dovuti alla perdita di produzione quantitativa e qualitativa.

La lotta alla mosca può essere fatta nei confronti degli adulti in maniera preventiva, utilizzando delle miscele di esche proteiche avvelenate, oppure nei confronti delle larve con interventi curativi; in quest'ultimo caso, per individuare il momento più opportuno in cui intervenire è importante: verificare l'andamento delle catture; effettuare il campionamento e osservare se ci sono punture fertili, cioè con uova vitali e/o larve penetrate all'interno; calcolare la soglia di intervento. Per la mosca la "soglia di intervento", cioè la percentuale di olive attaccate tale da giustificare il trattamento chimico, è pari a zero se si tratta di varietà da mensa in quanto le olive che presentano punture di mosca sono subito deprezzate sul mercato, mentre per le varietà da olio la soglia è del 10%. Considerato che le larve si sviluppano all'interno della drupa, gli interventi vanno effettuati utilizzando principi attivi ad azione citotropica, cioè che penetrano all'interno delle olive e raggiungono le larve; generalmente i primi stadi di sviluppo delle larve sono i più vulnerabili. I prodotti che si possono utilizzare sono il fosmet-17,7 (non classificato), attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta, o il dimetoato-19 (irritante), attenendovi sempre alle indicazioni riportate in etichetta. Quest'ultimo può dare tossicità sulle varietà Coratina, Bosana, Canino, Itrana, Frantoio, Vernina, Marsella e Simona, soprattutto se non è ben distribuito e se sulle olive si crea il gocciolamento.
Generalmente, se si supera la soglia di intervento, un primo trattamento si effettua a settembre e un secondo si effettua a ottobre se si verifica una ripresa dell'infestazione, facendo attenzione al tempo che manca per la raccolta delle olive e all'intervallo di sicurezza (i giorni che devono trascorrere dall'ultimo trattamento alla raccolta) del prodotto utilizzato.

E- Avversità dell'olivo. Olive danneggiate dalla mosca delle olive (nel particolare, adulto, millimetri 5)
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25 ottobre 2011 2 25 /10 /ottobre /2011 19:38

Come Diventare Fitopatologo

Il Fitopatologo è praticamente il medico delle piante. Egli si occupa di tutte le patologie vegetali per le quali si è laureato in scienze agrarie e si occupa di tutto ciò che riguarda la biologia delle piante, la loro prevenzione dalle malattie, nonché la cura del mondo vegetale e  delle sue alterazioni dovute al clima, all'inquinamento, al parassitismo, ecc.

 

 Il Fitopatologo è in grado di praticare la fitoiatria, la tecnica riproduttiva nell'economia agraria delle piante rispetto al loro ambiente naturale, favorendo l'attecchimento di esemplari che neutralizzano il parassitismo preservando le specie virtuose nutrizionali. Favorisce l'entomologia positiva per l'ambiente autoctono, sperimentando anche nuove tecniche in rapporto all'humus per la coltivazione naturale di piante utili alla nutrizione umana. 

 

Egli è utilissimo in quelle zone protette dalla FAO per sviluppare colture adatte a limitare la fame e a combattere gli agenti patogeni che nuocciono alle coltivazioni nutrizionali, come grano, mais, cereali, ecc. Di fondamentale sostentamento per le popolazioni locali, che combattono l'avanzare della desertificazione. Inoltre il fitopatologo collabora anche con i tecnici specializzati alla ricerca di fonti d'acqua consigliando i luoghi da perforare in funzione degli arbusti o piante tipiche indicative di zone ove il sottosuolo è probabilmente adatto alla ricerca di una vena d'acqua.

 

La sua conoscenza della fisiologia vegetale gli permette di eliminare le carenze e le alterazioni dei terreninonché le sue cause, come l'inoculazione e la penetrazione di funghi parassiti, batteri, virus, ecc. Usando sostanze chimiche in grado di eliminare gli effetti di queste anomalie, ripristinando la virtuosità del terreno alla produttività di piante da nutrimento. Sa come proteggere infine le piante dagli sbalzi di temperature tipici dei climi intemperanti.

 

 

 

 

 

 

 


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2 luglio 2011 6 02 /07 /luglio /2011 13:59

 

Mela annurca

 

Con un poco di impegno possiamo trasformare un piccolo giardino in un frutteto, che nel giro di qualche anno comincerà a regalarci molte soddisfazioni, con la frutta che raccoglieremo. Questa è una piccola guida per riuscirci senza problemi. In misura ridotta lo si può realizzare anche sul balcone.

La premessa è il fazzoletto di terra che abbiamo a disposizione, cercare di farlo rendere al massimo, perché a metterci solo erba diventa prato, bello da vedere, ma fine a se stesso e per mantenerlo si spreca lo stesso tempo ed energia come con le piante, per il continuo taglio di erba, che ogni 15 giorni ricresce.

Trasformandolo in frutteto invece si godranno i frutti del proprio lavoro.

Per piantare un virgulto acquistato non è importante il tipo di frutto scelto perché tutti, in genere, hanno allegato un cartellino con la sua descrizione e le regole per metterlo a dimora, quindi la prima cosa da fare è scavare una buca della profondità descritta e inserirlo nel terreno avendo l'attenzione di inserire anche una piccola pertica legata ad esso, in modo che possa crescere dritto.

Ogni alberello comprato è munito alla base da un impacco di elementi nutrienti alla radice, già predisposto per la semina dal vivaista. Se si decide di metterne diversi, con la promiscuità si assicura la impollinazione di ciascuno di loro. Alternateli ad una certa distanza di almeno 10 metri l'uno dall'altro, poi sarà la natura a fare il resto.

Essendo giovani, vanno rivestiti con una protezione di plastica o gomma, così non soffriranno nei periodici tagli dell'erba del giardino col rasaerba intorno a essi per la fragilità della corteccia, e anche dalle intemperie.

Durante il periodo invernale dove solitamente nevica, le piante vanno a riposo, sarà quindi opportuno coprirle, se ancora piccole, con un telo plastificato abbastanza rigido in modo da proteggerle dal gelo e dalle eventuali nevicate abbondanti che potrebbero farle seccare.

Alla base si può mettere una protezione di segatura spessa a protezione delle radici ancora fragili, oppure della cenere di rami bruciati o da forno che risulta ottima per tale scopo, in quanto anche nutritiva.

Per quanto riguarda il frutteto sul balcone, si possono mettere alberelli da frutto nani esistenti in commercio, compatibilmente allo spazio a disposizione. Inoltre in commercio esistono molte pubblicazione sull'argomento ricche di consigli ed a prezzi irrisori.

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Published by giuseppe esposito lalchimista - in Agricoltura
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29 giugno 2011 3 29 /06 /giugno /2011 23:07

Avere un balcone da ammirare, pieno di fiori, creando un angolo colorato nel proprio spazio di casa di cui tutti possano godere, non è difficile. Questa è una piccola guida per realizzarlo con poca spesa.

Tutti gli appartamenti odierni hanno generalmente un balcone, piccolo o grande che sia.

Vi si può creare un angolo colorato con una serie di piantine floreali di vario genere, come gerani, azalee, ortensie, camelie ecc. che sono piante dal costo irrisorio e facilissime da coltivare e da curare.

Mettere sempre un po' di terra alla base quando si travasano, ovunque sia l'esposizione.

Se non si dispone di molto spazio, lo si può comunque sfruttare al meglio con appositi porta vasi da attaccare all'esterno della ringhiera del balcone. Si possono trovare presso tutti i vivaisti.

Scegliere piantine ancora verdi con parecchi boccioli in modo da creare un gruppo a caduta di fiori variopinti da esterno, dall'effetto armonioso e decorativo, come i gerani di varie tonalità.

Altra soluzione è quella di mettere dei vasi a parete contenenti ciclamini, gelsomini o fiori di vetro.

Si possono aggiungere altri vasi più grandi, preferibilmente in ceramica, più adatta ai fiori, nei quali inserire piante rampicanti in modo da creare un connubio con rose rosse, immancabili in un giardino anche pensile, gardenie, margherite e camelie ed altri fiori.

Una volta finito il lavoro l'impegno non è certo terminato perché, se vogliamo mantenere una bella fioritura, hanno bisogno di cure continue e manutenzioni costanti.

Ricordarsi di innaffiarli quotidianamente, il consiglio di chi li vende è un giorno sì e uno no, ma è bene regolarsi in base alle condizioni climatiche e alla esposizione solare cui sono sottoposti e comunque sempre dopo il tramonto, infatti l'acqua data di sera non sarà fatta evaporare dai raggi solari. Le piantine vanno sarchiate eliminando rametti secchi e foglie cadute. Rinnovare il concime periodicamente almeno ogni due settimane, in modo da fornire ulteriore linfa a quelle in crescita.

Legare con delle cannette le piante di rose o ortensie che essendo troppo rigogliose rischiano di piegarsi troppo, fino a spezzarsi.

Balcone fiorito in quotaliberty
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Published by giuseppe esposito lalchimista - in Agricoltura
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28 giugno 2011 2 28 /06 /giugno /2011 22:38

 

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Basta munirsi di qualsiasi manuale di orticoltura. In commercio ne esistono di eccellenti a prezzi irrisori lo stesso vale per le sementi o piantine da crescita reperibili in qualsiasi vivaio.

Inoltre oggi quasi tutti gli appartamenti oggi dispongono di un balcone, che può essere un luogo adatto per creare il nostro piccolo orto biologico, con una serie di vantaggi che, a mio parere, non dovrebbe mancare in nessuna casa, come si faceva una volta.

 Questa vuole essere una piccola guida per avere in casa un piccolo polmone verde. Da qualche tempo crearsi un piccolo orto sul balcone di casa sta quasi diventando una moda, ma è anche una risposta personale al caro vita e anche una risposta ai prezzi sempre più onerosi di frutta e verdura.

 

 Un altro vantaggio è quello che l'orto domestico è meno bersagliato da parassiti e insetti, che uno in giardino.

Ma è vero che sarebbe poco estetico un orto al posto di piante e fiori? Semplice il rimedio, basta riservare la parte esterna del balcone a gerani, petunie e altre piante da fiori e riservare quello rimanente all'orto.

 

Comunque ritengo che anche diverse verdure hanno delle infiorescenze decorative, come zucchine, zucche, fragole ecc. e anche queste possono essere messe esternamente. Si può anche fare una coltivazione ibrida, all'occasione, con fantasia.

 

I migliori contenitori da orto sono i vasi di terracotta, che offrono una serie di vantaggi rispetto alla plastica, mantengono la traspirazione e danno ossigeno al terriccio, cosa importante per coltivare insalate oppure fragole, ribes ecc. inoltre si possono anche spostare facilmente, se si scelgono quelle più leggere.

 

Quelli più adatti a coltivare piante aromatiche come menta e timo, e per razionalizzare lo spazio limitato di un balcone sono quelli rettangolari o quadrati, perché si possono disporre in fila e creare meno ingombro, inoltre vi si possono aggiungere, alla base, piantine perenni come salvia e rosmarino, che durano anni.

 

È bene ricordarsi che pomodori e zucchine hanno bisogno un certo spessore di terra per svilupparsi bene in altezza, altrimenti rimangono striminzite o peggio seccano, è consigliabile dunque scegliere contenitori che abbiano almeno 50 cm di profondità.

 

 Comunque tutto va rapportato alla grandezza del balcone di cui si dispone: per quelli grandi si possono scegliere anche contenitori lunghi un metro e più, con cui ci si può sbizzarrire in coltivazioni varie.

 

Possiamo persino mettere delle cassette di legno che troviamo dal fruttivendolo, poi si praticano dei buchetti sul fondo, si colmano di terra e si seminano le piante, aggiungendo anche un po' di sabbia per evitare il trattenimento dell'acqua. Soluzione pratica ed economica.

Innaffiare sempre di sera dopo il tramonto, è sicuramente meglio. 

La presente opinione è presente anche sul mio blog lalchimista.over-blog.it

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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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