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4 giugno 2016 6 04 /06 /giugno /2016 19:27
Solitamente vengono buttate dopo l'uso, ma è un errore ed ecco perchè!

Solitamente vengono buttate dopo l'uso, ma è un errore ed ecco perchè!

La maggior parte delle persone sanno che bere il tè è estremamente utile per la nostra salute. Tuttavia poche persone sanno come fare a trarne beneficio a livello economico. Il segreto sta nel riutilizzo delle bustine di tè! Continua a leggere e rimarrai sorpreso dalla grande quantità di usi che puoi ricavare dalle bustine di tè usate, anche se la maggior parte delle persone, purtroppo, le considerano dei rifiuti.

Questo è l’uso più comune delle bustine del tè. Fissare un computer, leggere, guardare, quasi tutto quello che facciamo ogni giorno mette alla prova i nostri occhi. Il tè aiuta ad alleviare il rossore ed il gonfiore, e rinfresca gli occhi stanchi. Mettere le bustine di tè in acqua ghiacciata o semplicemente versare dell’acqua in un bicchiere con le bustine di tè e lasciare in frigorifero. Si consiglia di usarle al momento di coricarsi, mentre gli occhi riposano.

Prima di coricarti, metti a bagno i piedi per 15 minuti nel tè tiepido, preparato con bustine di tè usate, e asciugali con un panno pulito.

L’Acido Tannico, contenuto principalmente nel tè nero, ha la capacità di limitare il gonfiore causato dalla costrizione dei vasi sanguigni. Applicare sul trauma una bustina fresca o refrigerata di tè nero e lasciarla per 20 minuti. Per ottenere ottimi risultati si consiglia di ripetere più volte durante la giornata.

Le bustine di tè bagnate sono in grado di alleviare il dolore delle scottature. Se l’area del vostro corpo interessata dalla scottatura è grande, provare a fare un bagno freddo aggiungendo diverse bustine di tè nell’acqua.

La bustina del tè in grado di lenire il dolore da tagli di rasoio. Utilizzare una bustina di tè raffreddata per fermare l’emorragia, questo ridurrà i danni alla pelle attraverso le proprietà antiossidanti presenti nel tè.

Pulire il viso con bustina di tè verde utilizzata. Prima di strofinare una bustina di tè sulla pelle, lavare e risciacquare la pelle con un detergente ipoallergenico. Applicare la bustina di tè raffreddato sulla pelle e lasciare riposare per 10-15 minuti. Il tè Rooibos è una delle migliori opzioni per il trattamento dell’acne. Il tè Rooibos, noto anche con il nome di redbush o tè rosso africano, è un infuso ricavato dalle foglie dell’omonima pianta, appartenente alla famiglia delle leguminose. Questa specie vegetale cresce soltanto nella regione del Cederberg. I primi a preparare la bevanda e godere dei suoi benefici sono stati proprio i nativi del luogo.

Con le proprietà presenti nel tè si accelera il processo di guarigione delle piaghe dolorose in bocca. Mordere leggermente mordere una bustina di tè imbevuta d’acqua.

L’alitosi solitamente è dovuta a una serie di motivazioni come una cattiva alimentazione, fumare, problemi di secchezza della bocca o altre condizioni mediche. L’alitosi è causata principalmente da batteri che si annidano sul retro della lingua o tra i denti. Sia il tè verde che quello nero sono in grado di arrestare la crescita dei batteri. Fare degli sciacqui con un tè “forte”, riduce l’odore sgradevole dalla bocca. Preparare una tazza di tè utilizzando 2 o più bustine di tè già utilizzato. Lasciare che raggiunga la temperatura ambiente e la temperatura necessaria per l’utilizzo. Per un migliore risultato fare gli sciacqui ogni giorno dopo i pasti.

Il tè può aiutare a ridurre lo sgradevole odore delle mani, dopo aver pulito del pesce o dell’aglio. Inoltre, le bustine di tè possono essere utilizzate all’interno del frigorifero o le si può attaccare nel cestino. Un’altra idea è quella di attaccare le bustine di tè secco con aroma di lavanda o altra tisana a scelta, nei rivestimenti dei sedili della vostra auto per ottenere un deodorante naturale.

Questa potrebbe essere un’ottima idea per tutte quelle persone allergiche a saponi o altri detergenti. Non importa quanto possa sembrare, il tè ha proprietà pulenti. Utilizza una serie di bustine di tè ri-prodotte, potrai facilmente rimuovere lo sporco e il grasso da specchi, finestre, pavimenti, piani di lavoro, cucina e altri mobili in legno. Dopo la pulizia con le bustine di tè, ricordati di asciugare la superficie, perché il tè è anche una tintura naturale!

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1 giugno 2016 3 01 /06 /giugno /2016 08:57
La confezione del "Vitaros" come si presenta oggi.

La confezione del "Vitaros" come si presenta oggi.

https://www.youtube.com/watch?v=MHR272dwwX4 modalità duso.

In soccorso degli “stalloni” di tutto il mondo, la Pfizer introdusse nel 1998 il Viagra, pillola miracolosa contro l’impotenza, che riempì di denaro le casse dell’azienda farmaceutica.

La particolarità dell’evento risiede nel fatto che, inizialmente il viagra era stato introdotto per combatterel’angina pectoris, un evento patologico caratterizzato dalla comparsa di dolore al petto in seguito ad attività fisica più o meno intensa. Alla base dell’angina vi è una ridotto afflusso di sangue al cuore a causa della ridotta dimensione del lume delle coronarie, le arterie che portano il sangue al cuore. Il Viagra, Sildenafil è il nome del principio attivo, agisce inducendo la produzione di una piccola molecola, l’ossido nitrico, che causa la vasodilatazione delle coronarie, un maggiore afflusso di sangue al cuore e quindi riduzione del dolore (angina).

Incredibilmente, ma non tanto, visto che la disfunzione erettile è una delle prime manifestazioni della malattia cardiovascolare, uno degli “effetti collaterali” del Viagra era proprio una bella erezione duratura. E così la Pfizer ha preferito venderlo come farmaco per l’impotenza, piuttosto che come farmaco per i malati di cuore. Gran bell’affare!

Oggi, i farmaci per l’angina pectoris, i famosi nitrati, sono largamente adoperati per le malattie cardiovascolari ed hanno sicuramente un prezzo inferiore rispetto al Viagra, essendo, tra l’altro, detraibili.

Come tutti i farmaci, anche quelli contro l’impotenza, come Viagra, Cialis, Levitra, presentano effetti collaterali lievi, come nausea, dispepsia, o gravi come collasso e shock, e vanno assunti sotto prescrizione medica.

La novità del Vitaros

Il principio attivo del Vitaros è l’Alprostadil o Prostaglandina E1, una molecola con capacità vasodilatatorie. Per queste sue proprietà, l’Alprostadil fu originariamente utilizzato per malattie malformative (difetti cardiaci congeniti in cui è necessario mantenere aperto il Dotto di Botallo) o per le vasculiti come il morbo di Buerger. Poi, come per il Viagra, la sensazionale scoperta: se iniettato nei corpi cavernosi, l’Alprostadil provocava l’erezione. E così dopo qualche anno, l’Apricus Biosciences Inc. è riuscita a trasformarlo in una crema spalmabile sul pene con effetti che compaiono da cinque minuti a mezz’ora dopo e durano per circa due ore.

Nonostante il Vitaros sia stato presentato come farmaco, ed effettivamente possiede le carte, per sostituire Viagra e simili, non bisogna dimenticare che è in ogni caso un farmaco e come tale, può presentare effetti collaterali. Non si può usare più di due o tre volte alla settimana e non più di una volta nell’arco della giornata. Può causare giramenti di testa o svenimenti, ed è sconsigliato guidare o usare macchinari entro una o due ore dalla somministrazione. Non è il caso di usarlo se la partner è in gravidanza, allatta al seno o è in età fertile: a meno che non si utilizzi un preservativo.

Il Vitaros è commercializzato in Italia dalla Bracco, in tubetti da 100 mg di crema in due dosaggi,

da 200 e 300 microgrammi, al costo di 48 euro a confezione. E’ indicato negli uomini di età uguale o superiore a 18 anni con incapacità di raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente per permettere un rapporto sessuale soddisfacente.

Con l’introduzione del Vitaros si spera che la vita dell’uomo sotto le coperte, possa essere più soddisfacente per sé ed ovviamente per la sua partner. Questi farmaci, tuttavia, permettono l’erezione temporanea, ma non curano la disfunzione erettile. Per la cura di quest’ultima è necessario correggere i suoi fattori di rischio e seguire una dieta equilibrata con moderata attività fisica.

In ogni caso, come ricorda un vecchio proverbio: chi l’ha “duro”, la vince.

https://www.youtube.com/watch?v=MHR272dwwX4

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31 maggio 2016 2 31 /05 /maggio /2016 10:48
Il prezzemolo è un concentrato proprietà terapeutiche per la nostra salute.

Il prezzemolo è un concentrato proprietà terapeutiche per la nostra salute.

Il prezzemolo è un ingrediente molto presente nelle nostre cucine, utilizzato nella preparazione di sughi, di carne e pesce, dona un ottimo aroma al piatto ma anche colore. Il suo nome scientifico di Petroselinum Crispum e appartiene alla famiglia delle Ombrellifere. Il prezzemolo è una pianta che si presta a quasi tutti i climi, è originario del Sud Europa e nel caso di coltivazione viene seminato nel periodo compreso tra marzo e aprile. Usiamo molto il prezzemolo, ma molti non sanno che è ricco di proprietà benefiche per la nostra salute, ha inoltre proprietà curative e terapeutiche.

Nel prezzemolo sono contenute anche una serie di vitamine importanti per l’organismo umano: A, B1, B2, B3, B5 e B6, C, E, K e J. Presenti inoltre un ampio numero di aminoacidi e quantità interessanti di flavonoidi.

Grazie ancora al suo olio essenziale, il prezzemolo ha proprietà digestive, stimola la secrezione gastrica, si consiglia quindi di aggiungere a crudo nei piatti per esaltare questa sua proprietà. Il prezzemolo funge anche da diuretico grazie alla ricchezza di sali minerali, risulta anche utile per curare l’anemia, per gli sportivi e per la stanchezza cronica.

image: http://www.meteoweb.eu/wp-content/uploads/2016/05/prezzemolo-stock-300x244.jpg

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17 maggio 2016 2 17 /05 /maggio /2016 16:33
Chi sa sopportare il suo caratteristico odore e sa come eliminarlo e consumarlo, ha un grande alleato!

Chi sa sopportare il suo caratteristico odore e sa come eliminarlo e consumarlo, ha un grande alleato!

Fin dall’antichità, l’aglio è considerato uno dei condimenti migliori da usare in gastronomia in seguito al suo sapore particolare, che permette di insaporire molte ricette. La fama dell’aglio, inoltre, si deve anche alle sue proprietà medicinali che aiutano il nostro organismo in molti modi.

Negli ultimi anni, le ricerche si sono concentrate sullo studio dei benefici dell’aglio e sono arrivate alla conclusione che questo alimento è più salutare e utile di quanto possiamo immaginare.

Perché l’aglio è buono per la nostra salute?

L’aglio è molto economico ed è quindi facile averne sempre un po’ in cucina. Vale la pena conoscerne tutte le proprietà salutari così che possiate usarlo non solo come condimento, ma ad includerlo più spesso nella vostra dieta.

L’aglio crudo ha proprietà antisettiche, antimicotiche, antibatteriche e depurative, grazie ad un suo componente conosciuto come allicina, che agisce contro migliaia di virus e batteri. L’aglio, inoltre, è un antiossidante, fortifica il sistema immunitario e migliora le nostre funzioni cardiovascolari. Volete conoscere meglio i benefici dell’aglio crudo?

Antibiotico naturale

L’aglio è uno degli antibiotici naturali più potenti che esistano al mondo. È stato dimostrato che è altamente efficace contro molti microorganismi e, inoltre, ha proprietà antiparassitarie utili contro parassiti come la tenia (verme solitario). Stando a una ricerca della Wright State University, le proprietà antibiotiche dell’aglio sono tanto potenti quanto quelle della penicillina.

Migliora la circolazione

L’aglio aiuta a ridurre il colesterolo ed evita che aderisca alle pareti delle arterie. In questo modo, l’aglio migliora la circolazione e previene le ostruzioni delle arterie o l’arteriosclerosi, una delle principali cause d’infarti e ictus. L’aglio, inoltre, purifica il sangue e riduce l’ipertensione.

Reni e vescica

Mangiare dell’aglio crudo tutti i giorni aiuta a prevenire e a curare la maggior parte dei problemi dei reni e della vescica.

Anticancerogeno

Diversi studi concordano sul fatto che l’aglio abbia proprietà anticancerogene in grado di fermare la formazione di potenti carcinogeni come le nitrosammine, che possono formarsi durante il processo di digestione di alcuni alimenti. Questi studi, inoltre, hanno scoperto che consumare dell’aglio crudo ogni giorno dimezza il rischio di cancro allo stomaco e riduce di due terzi il rischio di cancro del colon-retto.

Fortifica il sistema immunitario

L’aglio, grazie alle sue proprietà antivirali e antibatteriche, fortifica il sistema immunitario e aumenta le difese del nostro corpo. Così, l’aglio previene molte infezioni respiratorie, come i raffreddori e l’influenza.

Pelle in salute

L’aglio e le sue proprietà antiossidanti aiutano a riparare i tessuti della pelle, il che ci aiuta a mantenerci giovani. Una maschera di bellezza all’aglio è l’ideale per rendere la pelle più morbida, per stimolare la rigenerazione cellulare e per prevenire l’invecchiamento precoce.

Ricco di vitamine

L’aglio è un alimento ricco di vitamine A, B1, B2 e C. Per questo motivo, l’aglio è ottimo per combattere l’anemia, controllare l’obesità, depurare il fegato, migliorare il sistema nervoso e stimolare la digestione.

Come usare l’aglio per trarne il massimo dei benefici

Come abbiamo accennato prima, l’ideale sarebbe consumare l’aglio crudo per approfittare al 100% di tutti i suoi benefici. Anche se siamo abituati a cuocere l’aglio, dobbiamo ricordare che così facendo esso perde fino al 90% delle sue proprietà. Un’alternativa è assumerlo tramite compresse, estratti o come passata, il che aiuta a preservare gran parte delle sue proprietà benefiche.

Tuttavia, gli esperti consigliano il consumo di aglio crudo, poiché è il modo più efficace di approfittare di tutti i suoi benefici e, inoltre, è molto più economico. A molti non piace usare l’aglio a crudo perché rende l’alito pesante e non è facile poi sbarazzarsene. Ciononostante, esistono diversi rimedi fatti in casa per combattere l’alito pesante e non dover smettere di usare l’aglio. Per esempio, potete masticare delle foglie di prezzemolo, menta fresca o sedano, che sono in grado di neutralizzare l’odore grazie all’alto contenuto di clorofilla. Dopo aver masticato queste foglie, l’ideale sarebbe concludere la pulizia della bocca con una soluzione di acqua e qualche goccia di limone.

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14 maggio 2016 6 14 /05 /maggio /2016 10:30
Importante scoperta fatta da nostri scienziati creati in laboratorio gli enzimi della vita umana.

Importante scoperta fatta da nostri scienziati creati in laboratorio gli enzimi della vita umana.

COME è avvenuto il passaggio dall'inorganico all'organico? Come, in sostanza, ha avuto origine la vita? Un importante passo in avanti nelle nostre conoscenze è stato compiuto grazie a due fisici di Messina - Franz Saija, ricercatore dell'Istituto per i processi chimico-fisici del Consiglio nazionale delle ricerche di Messina (Ipcf-Cnr) e Antonino Marco Saitta, professore di Fisica all'Università Pierre e Marie Curie - che per la prima volta hanno riprodotto al computer il celebre esperimento di Stanley Miller, con il quale nel 1953 si dimostrò in laboratorio la possibilità di formare spontaneamente gli aminoacidi, le molecole base della vita, sottoponendo a intense scariche elettriche le semplici molecole inorganiche presenti nel brodo primordiale così come ipotizzato già nel 1871 da Charles Darwin.

Trattando le interazioni dei singoli atomi a livello quantistico, i due ricercatori sono riusciti a individuare i meccanismi coinvolti in queste reazioni chimiche su scala atomica e a determinare le condizioni necessarie per la sintesi degliaminoacidi. ''Abbiamo simulato al computer il comportamento di una miscela di molecole semplici (acqua, ammoniaca, metano, monossido di carbonio, azoto), sottoponendola a intensi campi elettrici'', spiega Saija. ''L'effetto di tali scariche elettriche, dell'ordine dei 50 MV/cm, ha determinato la trasformazione delle molecole del sistema iniziale in altre via via più complesse fino alla comparsa della glicina, l'aminoacido più semplice in natura, considerato il ''mattone fondamentale'' per costruire peptidi e proteine''. Tali intense scariche elettriche simulano l'azione dei fulmini presenti nell'ambiente terrestre primordiale.

Gli autori del lavoro, pubblicato questa settimana sulla rivista dell'Accademia delle scienze americana Pnas, hanno dimostrato mediante tecniche avanzate di simulazione numerica che queste reazioni avvengono attraverso stadi di reazione più complessi di quanto supposto in precedenza, individuando il campo elettrico come sorgente di energia fondamentale nell'innescare la formazione degli aminoacidi e identificando gli acidi formico e cianidrico e la formammide come prodotti intermedi "chiave" per la sintesi degli aminoacidi e, quindi, dei precursori del dna e degli acidi metabolici. "La portata di questo studio si spinge al di là degli esperimenti di Miller", prosegue il ricercatore dell'Ipcf-Cnr, "poiché campi elettrici estremamente intensi, anche se molto localizzati, sono presenti in natura sulla superficie dei minerali che si trovano nelle profondità della Terra. Questo risultato pionieristico suggerisce dunque la necessità di esplorare a fondo il ruolo di tali campi: sia per comprendere i meccanismi chimici che hanno portato allo sviluppo di molecole biologiche sempre più complesse, sia per sfruttare le enormi opportunità che questo tipo di simulazioni numeriche quantistiche possono aprire in molti ambiti scientifici che vanno dall'elettrochimica alla neurobiochimica". "L'attività da cui nasce questo articolo si inquadra nello studio dei sistemi macromolecolari, polimeri efluidi complessi condotto tramite metodi di simulazione numerica all'Istituto per i processi chimico-fisici afferente al Dipartimento Scienze chimiche e tecnologie della materia del Cnr", sottolinea il direttore Cirino Salvatore Vasi. "Da questa ricerca è stato possibile chiarire alcuni meccanismi fondamentali alla base delle reazioni chimiche prebiotiche, che aprono nuove frontiere per lo studio dell'origine della vita e per applicazioni nell'ambito delle biotecnologie".

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4 maggio 2016 3 04 /05 /maggio /2016 08:51
La strategia per ottenere un ombelico praticamente senza l'odiosa pancetta!

La strategia per ottenere un ombelico praticamente senza l'odiosa pancetta!

La dieta dell’ombelico: come funziona? Si tratta di una strategia, per sfoggiare un ombelico da favola, riducendo il consumo dei carboidrati e privilegiando le proteine. Quei chiletti di troppo si accumulano spesso proprio nella zona dell’ombelico e ne risulta un’odiosa pancetta, che non sappiamo come eliminare. Privilegiando alcune tipologie di cibi e adottando un regime alimentare controllato, possiamo ottenere risultati sorprendenti in poco tempo. In fin dei conti quel grasso che si accumula sul punto vita non solo è antiestetico, ma risulta anche dannoso per la salute, perché predispone ad una probabilità maggiore di soffrire di disturbi cardiocircolatori. Vediamo come rimediare.

Come funziona

La dieta dell’ombelico si basa sulla riduzione del consumo di pasta, pane, riso e legumi. In questo modo riusciamo a tenere sotto controllo l’insulina, l’ormone che ha il compito di assorbire il glucosio, proprio quello zucchero a cui va imputata la responsabilità di quei rotolini odiosi che si accumulano sull’addome e sui fianchi. Riducendo i carboidrati, possiamo concentrare la nostra alimentazione a favore delle proteine, privilegiando carne (soprattutto bianca) e pesce, che sono anche ricchi di ferro e riescono a dare tutta l’energia di cui abbiamo bisogno. In particolare il pesce è ricco anche di omega 3, che combattono l’invecchiamento e abbassano i trigliceridi nel sangue.Così possiamo dimagrire in fretta e perdere peso in poco tempo.

Non devono essere trascurate nemmeno la frutta e la verdura, soprattutto durante gli spuntini. La verdura dà un senso di sazietà, favorisce la regolarità intestinale e, grazie alle fibre, diminuisce l’assorbimento dei grassi e dei zuccheri. Ecco perché sarebbe una buona strategia abbinare ai primi o ai secondi piatti una buona quantità di ortaggi. La migliore tipologia di frutta adatta alla dieta dell’ombelico è quella ricca di fibre e potassio, come lamponi, pesche, albicocche, ananas e pere.

Il menu

Ecco il menu tipo della dieta dell’ombelico, con i consigli per dimagrire velocemente, per arrivare pronti alla prova costume e per avere un ventre sgonfio, senza doversi preoccupare per eventuali rotolini addominali e sui fianchi.

Colazione: 150 ml di latte parzialmente scremato, 20 grammi di fette biscottate integrali, un cucchiaino di miele.
Spuntino: 125 ml di yogurt magro alla frutta (arancia o albicocca).
Pranzo: 100 grammi di pesce al forno, 100 grammi di verdure alla griglia, 200 grammi di pesca.
Merenda: 200 ml di succo di ananas.
Cena: 50 grammi di gnocchi al pomodoro, 100 grammi di petto di pollo ai ferri, 200 grammi di insalata di pomodori e rucola.

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Published by lalchimista - in Salute e cura del corpo
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2 maggio 2016 1 02 /05 /maggio /2016 19:01
Incredibile trasformazione della pelle del viso di questa donna dopo il metodo Romain!! E in soli 5 minuti provare per credere!

Incredibile trasformazione della pelle del viso di questa donna dopo il metodo Romain!! E in soli 5 minuti provare per credere!

Il prof. Lefery riceve il Premio Nobel per la sua scoperta scientifica che ha permesso una svolta nella lotta contro le rughe.

Test clinici condotti dal prof. Lefery Romain hanno dimostrato che c'è una formula che aiuta a combattere le rughe e la pelle secca e flaccida - nella pratica: permette di ringiovanire l'aspetto di 15 anni.

Prima di entrare nei dettagli, qui abbiamo alcune opinioni mediche sui risultati di questa scoperta rivoluzionaria. Dopo l'applicazione di questa formula la pelle di una donna di 65 anni, dal punto di vista medico, ha cominciato a corrispondere alla pelle di una donna di mezza età. Inoltre, dopo l'applicazione della formula - dal punto di vista medico - la pelle di una donna di 55 anni, si presenta nello stesso modo come la pelle di una donna nel fiore della vita. Di conseguenza, l'età biologica della pelle delle donne di 30 - 35 anni è andata indietro nel tempo della loro giovane bellezza.

Al primo sguardo, queste opinioni possono sembrare troppo ottimistiche... se qualcuno si basa su una conoscenza medica obsoleta. Tuttavia, tenendo conto delle nuove scoperte dei vincitori del Premio Nobel sulle cellule nel corpo, diventa chiaro come la scienza ha trovato un metodo per combattere le rughe e invertire il processo di invecchiamento.

(Relazione da New York - Anette Yorin) Durante una conferenza stampa emozionante è stato rivelato il modo in cui un famoso professore americano è riuscito a ripristinare l'aspetto giovane alla pelle invecchiata. Il segreto è un approccio totalmente nuovo all'invecchiamento della pelle - una soluzione rivoluzionaria ringiovanente del prof. Romain Lefery, basata sulla scoperta dei 3 vincitori del Premio Nobel per la chimica nel 2009: V. Ramakrishnan, T. Steitz, A. Yonath.

La formula ha già superato i test scientifici, cosmetici e di laboratorio su come ripristinare la giovinezza alla pelle e riportare indietro l'età biologica di 15 anni in soli ATTENZIONE: 15 - 30 giorni. Davanti agli occhi dei giornalisti è stato dimostrato che una donna di 55 anni riesce a ringiovanire di una decina di anni durante un trattamento di 5 minuti.

Sembrava che le stesse crescendo una nuova pelle!

La 55-enne Jane Smith prima e dopo l'utilizzo del trattamento del prof. Romain Lefery.

Prima il prof. Romain Lefery ci ha descritto i dettagli del test della 55-enne, poi ci ha spiegato quali sono i problemi più comuni delle donne dai 30 ai 65 anni di età. I loro problemi principali sono le rughe persistenti sulla fronte, le zampe di gallina intorno agli occhi, le linee profonde che si estendono dalla bocca al naso, la pelle flaccida sul mento e la pelle secca. Successivamente, il professore ha mostrato delle foto cliniche che documentavano questa scoperta straordinaria.

La presentazione è iniziata da una miscela soffice in barattolo. Il professore ha iniziato ad applicarla sul viso di Jane Smith, picchiettandola delicatamente, senza però massaggiare o spalmare la formula sulla pelle. La miscela ha iniziato a scomparire, penetrando negli strati più profondi della pelle. In quel momento il professore ci ha mostrato le foto scattate durante il test. Poi stavamo osservando come le rughe scompaiono. La fronte della 55-enne Jane Smith è diventata pulita e levigata come come quella di un bambino. Più tardi abbiamo visto come le sgradevoli zampe di gallina svanirono davanti ai nostri occhi e le rughe profonde che si estendevano dalla bocca al naso sono scomparse in un batter d'occhio.

La pelle di Jane Smith è diventata più morbida al tatto. Quando la guardavi si notava subito quanto era liscia. Ma questo non è tutto. È stata una grande sorpresa per tutti vedere che la pelle del mento invecchiata e flaccida, dopo l'applicazione della cura appare rassodata come la pelle di una donna attraente di 35 anni. Alla fine la pelle della signora Jane Smith emanava freschezza, vitalità e giovinezza. Quando l'ho guardata, non avrei mai creduto che la sua pelle potesse essere rovinata, stanca o secca. In questo modo, la scoperta meravigliosa ha trasformato una matura 55enne Jane Smith in una bella donna di 35 anni. Ne abbiamo avuto la prova vivente.

Il professore sgiega

Questa trasformazione straordinaria, di cui siete stati testimoni, per una persona media può sembrare incredibile. Ma per uno scienziato è diverso. È basata sul fatto che tutti i medici e scienziati sospettavano ed i vincitori del premio Nobel l'hanno osservato nel DNA delle cellule della pelle. Il Prof. Lefery continua: Con il passare degli anni i muscoli e le ghiandole sotto la pelle cominciano a ridursi. Invece di rimanere fermi e duri come durante l'infanzia, diventano morbide e flaccide. Cominciano a decomporsi - si formano i solchi, le linee e le rughe. La pelle perde la sua elasticità. Presto si vedono i primi segni di invecchiamento.

Qual è la causa della disintegrazione delle cellule della pelle? Non è una mancanza di idratazione come affermano gli slogan delle grandi aziende cosmetiche. Se fosse così avremo bisogno solo di acqua e sapone per essere sempre giovani. Non è una mancanza di idratazione, ma la mancanza di qualcosa altrettanto importante - di ingredienti nutrienti del DNA, formule che agiscono a livello del DNA. Il corpo di una certa età cessa di produrle. In altre parole, la pelle sta digiunando.

Si può cambiare la natura?

Il Prof. Romain Lefery continua: e se la scienza medica dimostrerà che grazie alla nuova struttura che nutre il DNA, si potrebbe invertire il processo di invecchiamento ed i danni alla pelle? E se fosse possibile ripristinare una condizione giovanile della nostra pelle? E se la scienza medica ti dimostrerebbe che grazie ad una nuova scoperta basata su ingredienti naturali che nutrono il DNA, è possibile levigare gli strati ruvidi della pelle, ripristinare un aspetto giovane e nutrire tutte le rughe e solchi in modo che scompaiano in un tempo molto breve.

E sì! La scienza ci è riuscita! Questo è stato poi provato nei test clinici e di laboratorio. Quando la formula che nutre la pelle viene applicata direttamente sulla pelle, essa in un tempo molto breve riacquista il suo aspetto giovane, mentre le rughe, i solchi e le zampe di gallina scompaiono UNA VOLTA PER SEMPRE!

riceve il Premio Nobel per la scoperta che ha permesso una svolta nella lotta contro le rughe

Test clinici condotti dal prof. Lefery Romain hanno dimostrato che c'è una formula che aiuta a combattere le rughe e la pelle secca e flaccida - nella pratica: permette di ringiovanire l'aspetto di 15 anni.

Prima di entrare nei dettagli, qui abbiamo alcune opinioni mediche sui risultati di questa scoperta rivoluzionaria. Dopo l'applicazione di questa formula la pelle di una donna di 65 anni, dal punto di vista medico, ha cominciato a corrispondere alla pelle di una donna di mezza età. Inoltre, dopo l'applicazione della formula - dal punto di vista medico - la pelle di una donna di 55 anni, si presenta nello stesso modo come la pelle di una donna nel fiore della vita. Di conseguenza, l'età biologica della pelle delle donne di 30 - 35 anni è andata indietro nel tempo della loro giovane bellezza.

Al primo sguardo, queste opinioni possono sembrare troppo ottimistiche... se qualcuno si basa su una conoscenza medica obsoleta. Tuttavia, tenendo conto delle nuove scoperte dei vincitori del Premio Nobel sulle cellule nel corpo, diventa chiaro come la scienza ha trovato un metodo per combattere le rughe e invertire il processo di invecchiamento.

(Relazione da New York - Anette Yorin) Durante una conferenza stampa emozionante è stato rivelato il modo in cui un famoso professore americano è riuscito a ripristinare l'aspetto giovane alla pelle invecchiata. Il segreto è un approccio totalmente nuovo all'invecchiamento della pelle - una soluzione rivoluzionaria ringiovanente del prof. Romain Lefery, basata sulla scoperta dei 3 vincitori del Premio Nobel per la chimica nel 2009: V. Ramakrishnan, T. Steitz, A. Yonath.

La formula ha già superato i test scientifici, cosmetici e di laboratorio su come ripristinare la giovinezza alla pelle e riportare indietro l'età biologica di 15 anni in soli ATTENZIONE: 15 - 30 giorni. Davanti agli occhi dei giornalisti è stato dimostrato che una donna di 55 anni riesce a ringiovanire di una decina di anni durante un trattamento di 5 minuti.

Sembrava che le stesse crescendo una nuova pelle

La 55-enne Jane Smith prima e dopo l'utilizzo del trattamento del prof. Romain Lefery.

Prima il prof. Romain Lefery ci ha descritto i dettagli del test della 55-enne, poi ci ha spiegato quali sono i problemi più comuni delle donne dai 30 ai 65 anni di età. I loro problemi principali sono le rughe persistenti sulla fronte, le zampe di gallina intorno agli occhi, le linee profonde che si estendono dalla bocca al naso, la pelle flaccida sul mento e la pelle secca. Successivamente, il professore ha mostrato delle foto cliniche che documentavano questa scoperta straordinaria.

La presentazione è iniziata da una miscela soffice in barattolo. Il professore ha iniziato ad applicarla sul viso di Jane Smith, picchiettandola delicatamente, senza però massaggiare o spalmare la formula sulla pelle. La miscela ha iniziato a scomparire, penetrando negli strati più profondi della pelle. In quel momento il professore ci ha mostrato le foto scattate durante il test. Poi stavamo osservando come le rughe scompaiono. La fronte della 55-enne Jane Smith è diventata pulita e levigata come come quella di un bambino. Più tardi abbiamo visto come le sgradevoli zampe di gallina svanirono davanti ai nostri occhi e le rughe profonde che si estendevano dalla bocca al naso sono scomparse in un batter d'occhio.

La pelle di Jane Smith è diventata più morbida al tatto. Quando la guardavi si notava subito quanto era liscia. Ma questo non è tutto. È stata una grande sorpresa per tutti vedere che la pelle del mento invecchiata e flaccida, dopo l'applicazione della cura appare rassodata come la pelle di una donna attraente di 35 anni. Alla fine la pelle della signora Jane Smith emanava freschezza, vitalità e giovinezza. Quando l'ho guardata, non avrei mai creduto che la sua pelle potesse essere rovinata, stanca o secca. In questo modo, la scoperta meravigliosa ha trasformato una matura 55enne Jane Smith in una bella donna di 35 anni. Ne abbiamo avuto la prova vivente.

Il professore spiega:

Questa trasformazione straordinaria, di cui siete stati testimoni, per una persona media può sembrare incredibile. Ma per uno scienziato è diverso. È basata sul fatto che tutti i medici e scienziati sospettavano ed i vincitori del premio Nobel l'hanno osservato nel DNA delle cellule della pelle. Il Prof. Lefery continua: Con il passare degli anni i muscoli e le ghiandole sotto la pelle cominciano a ridursi. Invece di rimanere fermi e duri come durante l'infanzia, diventano morbide e flaccide. Cominciano a decomporsi - si formano i solchi, le linee e le rughe. La pelle perde la sua elasticità. Presto si vedono i primi segni di invecchiamento.

Qual è la causa della disintegrazione delle cellule della pelle? Non è una mancanza di idratazione come affermano gli slogan delle grandi aziende cosmetiche. Se fosse così avremo bisogno solo di acqua e sapone per essere sempre giovani. Non è una mancanza di idratazione, ma la mancanza di qualcosa altrettanto importante - di ingredienti nutrienti del DNA, formule che agiscono a livello del DNA. Il corpo di una certa età cessa di produrle. In altre parole, la pelle sta digiunando.

Si può cambiare la natura?

Il Prof. Romain Lefery continua: e se la scienza medica dimostrerà che grazie alla nuova struttura che nutre il DNA, si potrebbe invertire il processo di invecchiamento ed i danni alla pelle? E se fosse possibile ripristinare una condizione giovanile della nostra pelle? E se la scienza medica ti dimostrerebbe che grazie ad una nuova scoperta basata su ingredienti naturali che nutrono il DNA, è possibile levigare gli strati ruvidi della pelle, ripristinare un aspetto giovane e nutrire tutte le rughe e solchi in modo che scompaiano in un tempo molto breve.

E sì! La scienza ci è riuscita! Questo è stato poi provato nei test clinici e di laboratorio. Quando la formula che nutre la pelle viene applicata direttamente sulla pelle, essa in un tempo molto breve riacquista il suo aspetto giovane, mentre le rughe, i solchi e le zampe di gallina scompaiono UNA VOLTA PER SEMPRE!

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29 aprile 2016 5 29 /04 /aprile /2016 10:42
Basta poco, è semplice e naturale da fare ma ottimo da mangiare!

Basta poco, è semplice e naturale da fare ma ottimo da mangiare!

Non c’è nulla di più brutto che servire un ottimo pranzo o una cena e avere del pane da supermercato o comunque di basso livello. Naturalmente ci sono panifici e fornerie ottime, ma se vogliamo fare qualcosa di veramente personale che ben pochi hanno la capacità di mettere in pratica il pane fatto in casa deve essere nelle nostre prerogative. Ovvio, fare il pane non è cosa da poco, è un’operazione piuttosto complessa che senza un minimo di accortezza avremo come risultato un prodotto estremamente scarso, e in tal caso il pane del supermercato sarà una scelta obbligata.

Pensate al piacere nel servire a tavola dell’arrosto o una pasta, un risotto fatto da noi e accompagnarlo con dei bocconcini di pane fresco appena sfornato e qualche grissino. Non pensate sia una cosa notevole?

Il pane fatto in casa necessita di alcune attenzioni che rispetto ad altre ricette, in cui tutto sommato si può correggere un errore, sono basilari. Anzi, nel pane fatto in casa la lievitazione è il pane stesso, senza di essa non avremo il pane, o meglio, non si chiamerebbe così.

C’è pane e pane fatto in casa

Cito la nota pubblicità a mò di scusa, anche se a differenza sua effettivamente c’è differenza tra pane e pane e il pane fatto in casa sarà completamente diverso rispetto a quello di un panificio. Questo per vari aspetti: l’odore di forno, l’odore di pane che ci accoglie in forneria naturalmente sarà molto simile, forse ancora più naturale, più caldo. Ma quale pane scegliere? A mio parere un pane da cena elegante, un pane pensato soprattutto per stupire gli ospiti dev’essere di dimensioni modeste, piccole, e deve avere quindi un bell’aspetto. Andremo quindi a scegliere un formato di pane tipo bocconcini, piccole baguette, ciabatte e grissini.
Questo sia per questioni estetiche (è più elegante avere a tavola un paniere con diverse forme di pane di piccole dimensioni) che per questione pratiche (non si avrà l’inconveniente di chi gradisce solamente mezzo panino) e ovviamente questo formato è molto comodo se decidessimo di congelarne la parte in eccesso per i giorni seguenti; il pane di piccole dimensioni impiega molto meno tempo a congelarsi rispetto ad un pane di medie-grosse dimensioni. Avremo un risultato migliore mettendo il pane in eccedenza sottovuoto e solo successivamente congelarlo. Ogni volta che vorremo avremo del pane fresco fatto in casa, basterà togliere dal freezer il pane, lasciarlo qualche minuto coperto con un panno umido e successivamente lo metteremo in forno per una decina di minuti, giusto il tempo di scongelarsi e scaldarsi leggermente.
L’umidità contenuta nel panno entrerà nel pane stesso e avremo un prodotto decisamente più morbido e fresco; questa tecnica possiamo utilizzarla anche per il pane vecchio di un giorno o due.

Cosa serve per fare il pane fatto in casa

Il pane fatto in casa ha bisogno in sostanza di pochissimi ingredienti: acqua, farina, olio, sale e lievito. Pochissimi ingredienti ma tantissima lavorazione e pazienza. In questo caso consiglio un grasso per avere un pane decisamente più profumato, fragrante e appetibile. Consiglio anche l’utilizzo di un buon olio extravergine d’oliva, fa una grande differenza rispetto ad un pane senza olio e senza grasso in generale. Logicamente gli ingredienti che andremo a scegliere, il tipo di farina, lievito, e olio devono essere di alta qualità. Un pane fatto in casa con prodotti scadenti è ben visibile e noi vogliamo fare bella figura, non il contrario. Trattandosi di un prodotto che prepariamo esclusivamente per fare qualcosa di personale, il pane fatto in casa deve venire perfettamente e deve piacere. Consiglio l’utilizzo di un olio toscano, dà un sapore più forte e deciso, inoltre ne esalta le caratteristiche.

Lievitazione del pane fatto in casa

Il pane per venire bene ha bisogno solamente di una cosa, la lievitazione. Non è un processo banale in cui basta far riposare la pasta, si gonfia, ed è pronta. Stiamo parlando di un vero e proprio processo chimico che va preparato seguendo indicazioni ben precise. Il lievito di birra è composto principalmente da funghi, questo va a decomporre lo zucchero contenuto nella farina e l’amido stesso.
Quest’ultimi vengono trasformati in anidride carbonica ed etanolo. Quando si mette a lievitare del pane fatto in casa bisogna cercare di mantenerlo ad una temperatura costante di 35 gradi centigradi (ma naturalmente varia in funzione del tempo necessario alla lievitazione) così far aumentare di volume l’anidride carbonica andando a formare quelle sacche che creano la struttura della mollica. Più questa lavorazione, più questo accorgimento sarà preciso, più avremo una mollica soffice e con alveoli grandi.
Un pane fatto in casa ha bisogno di un farina forte (alta quantità di glutine) per lievitare ed è consigliato solitamente utilizzare una farina Manitoba o di forza superiore a 300w.
Se dovessimo decidere per una farina media perchè il tipo di pane scelto non necessita di una lievitazione prolungata (come per esempio i bocconcini di pane) allora andremo su una farina di forza media (160-250w circa) altrimenti per certi dolci che non hanno bisogno di una lievitazione basta una farina debole (minore di 160w).
Questi dati sono fondamentali nella panificazione, e un errore nella scelta della farina sarà determinante nel risultato finale.
Molto spesso la forza della farina non è specificata sulla confezione, questo però essendo un mix di farine non si avrebbe un dato esatto; per fare il pane o preparazioni complesse meglio comprare il pane in panetteria così da andare sul sicuro.
Un pane fatto in casa ha tempi di lievitazione molto diversi, cambia generalmente dalla grandezza del pane stesso e da quanto lo vogliamo soffice e morbido. Si andrà da una mezz’oretta per panini piccoli, a oltre qualche ora per preparazioni complesse, focacce o pani che necessitano di uno sviluppo della maglia del glutine molto prolungata.

Come si unisono i vari ingredienti

Una volta che avremo preparato i nostri ingredienti uniremo la farina, l’acqua e l’olio inizialmente, e solo successivamente il lievito di birra e il sale. Questo perchè il sale essendo idrofobo tende a rompere l’impasto e quindi va unito solamente quando avremo un impasto ben definito. Il lievito di birra invece (naturalmente sciolto in una quantità di acqua) va unito verso metà preparazione dell’impasto proprio per aiutarlo ad iniziare la lievitazione e ovviamente per non surriscaldarlo, cosa che nella lievitazione farà si di avere un processo contrario a quello voluto.

Lavorazione della gabbia del glutine nel pane fatto in casa

La lavorazione dell’impasto va effettuata secondo certi criteri quasi tecnici, non che sia una scienza ovvio, ma non si può certo impastare come si vuole. Il metodo giusto è premere con il palmo della mano in mezzo all’impasto, piegare la parte superiore verso l’interno e far fare un quarto di giro dell’impasto verso destra o sinistra. Procedendo in questo modo per un certo tempo avremo il nostro impasto liscio e con una maglia glutinica ben sviluppata.
Quando avremo un impasto liscio e ben sviluppato senza grumi o altre imperfezioni allora si potrà far riposare o dividerlo in panini e lasciarli lievitare. Calcoliamo bene il luogo di lievitazione del pane, dove lo poniamo; consiglio un luogo non umido e piuttosto caldo, magari in alto in cucina sopra il fornello dove stiamo preparando altri piatti; lo copriremo con un panno umido per non far seccare la parte esterna dell’impasto.
Attenzione che con troppo calore avremo l’effetto opposto!

E’ difficile che la prima volta che proviamo a fare il pane ci venga in modo perfetto, non lo escludo, ma come molti piatti complessi necessita di un certo “perfezionamento” che richiede tempo e costanza. Magari proviamo a fare il pane per noi stessi e per la famiglia e quando saremo pronti potremo offrirlo anche ai nostri ospiti. Posterò qualche ricetta ma se volete approfondire la panificazione vi rimando a questo sito a mio avviso ottimo.

Non c’è nulla di più brutto che servire un ottimo pranzo o una cena e avere del pane da supermercato o comunque di basso livello. Naturalmente ci sono panifici e fornerie ottime, ma se vogliamo fare qualcosa di veramente personale che ben pochi hanno la capacità di mettere in pratica il pane fatto in casa dev’essere nelle nostre prerogative. Ovvio, fare il pane non è cosa da poco, è un’operazione piuttosto complessa che senza un minimo di accortezza avremo come risultato un prodotto estremamente scarso, e in tal caso il pane del supermercato sarà una scelta obbligata.

Pensate al piacere nel servire a tavola dell’arrosto o una pasta, un risotto fatto da noi e accompagnarlo con dei bocconcini di pane fresco appena sfornato e qualche grissino. Non pensate sia una cosa notevole?

Il pane fatto in casa necessita di alcune attenzioni che rispetto ad altre ricette, in cui tutto sommato si può correggere un errore, sono basilari. Anzi, nel pane fatto in casa la lievitazione è il pane stesso, senza di essa non avremo il pane, o meglio, non si chiamerebbe così.

C’è pane e pane fatto in casa

Cito la nota pubblicità a mò di scusa, anche se a differenza sua effettivamente c’è differenza tra pane e pane e il pane fatto in casa sarà completamente diverso rispetto a quello di un panificio. Questo per vari aspetti: l’odore di forno, l’odore di pane che ci accoglie in forneria naturalmente sarà molto simile, forse ancora più naturale, più caldo. Ma quale pane scegliere? A mio parere un pane da cena elegante, un pane pensato soprattutto per stupire gli ospiti dev’essere di dimensioni modeste, piccole, e deve avere quindi un bell’aspetto. Andremo quindi a scegliere un formato di pane tipo bocconcini, piccole baguette, ciabatte e grissini.
Questo sia per questioni estetiche (è più elegante avere a tavola un paniere con diverse forme di pane di piccole dimensioni) che per questione pratiche (non si avrà l’inconveniente di chi gradisce solamente mezzo panino) e ovviamente questo formato è molto comodo se decidessimo di congelarne la parte in eccesso per i giorni seguenti; il pane di piccole dimensioni impiega molto meno tempo a congelarsi rispetto ad un pane di medie-grosse dimensioni. Avremo un risultato migliore mettendo il pane in eccedenza sottovuoto e solo successivamente congelarlo. Ogni volta che vorremo avremo del pane fresco fatto in casa, basterà togliere dal freezer il pane, lasciarlo qualche minuto coperto con un panno umido e successivamente lo metteremo in forno per una decina di minuti, giusto il tempo di scongelarsi e scaldarsi leggermente.
L’umidità contenuta nel panno entrerà nel pane stesso e avremo un prodotto decisamente più morbido e fresco; questa tecnica possiamo utilizzarla anche per il pane vecchio di un giorno o due.

Cosa serve per fare il pane fatto in casa

Il pane fatto in casa ha bisogno in sostanza di pochissimi ingredienti: acqua, farina, olio, sale e lievito. Pochissimi ingredienti ma tantissima lavorazione e pazienza. In questo caso consiglio un grasso per avere un pane decisamente più profumato, fragrante e appetibile. Consiglio anche l’utilizzo di un buon olio extravergine d’oliva, fa una grande differenza rispetto ad un pane senza olio e senza grasso in generale. Logicamente gli ingredienti che andremo a scegliere, il tipo di farina, lievito, e olio devono essere di alta qualità. Un pane fatto in casa con prodotti scadenti è ben visibile e noi vogliamo fare bella figura, non il contrario. Trattandosi di un prodotto che prepariamo esclusivamente per fare qualcosa di personale, il pane fatto in casa deve venire perfettamente e deve piacere. Consiglio l’utilizzo di un olio toscano, dà un sapore più forte e deciso, inoltre ne esalta le caratteristiche.

Lievitazione del pane fatto in casa

Il pane per venire bene ha bisogno solamente di una cosa, la lievitazione. Non è un processo banale in cui basta far riposare la pasta, si gonfia, ed è pronta. Stiamo parlando di un vero e proprio processo chimico che va preparato seguendo indicazioni ben precise. Il lievito di birra è composto principalmente da funghi, questo va a decomporre lo zucchero contenuto nella farina e l’amido stesso.
Quest’ultimi vengono trasformati in anidride carbonica ed etanolo. Quando si mette a lievitare del pane fatto in casa bisogna cercare di mantenerlo ad una temperatura costante di 35 gradi centigradi (ma naturalmente varia in funzione del tempo necessario alla lievitazione) così far aumentare di volume l’anidride carbonica andando a formare quelle sacche che creano la struttura della mollica. Più questa lavorazione, più questo accorgimento sarà preciso, più avremo una mollica soffice e con alveoli grandi.
Un pane fatto in casa ha bisogno di un farina forte (alta quantità di glutine) per lievitare ed è consigliato solitamente utilizzare una farina Manitoba o di forza superiore a 300w.
Se dovessimo decidere per una farina media perchè il tipo di pane scelto non necessita di una lievitazione prolungata (come per esempio i bocconcini di pane) allora andremo su una farina di forza media (160-250w circa) altrimenti per certi dolci che non hanno bisogno di una lievitazione basta una farina debole (minore di 160w).
Questi dati sono fondamentali nella panificazione, e un errore nella scelta della farina sarà determinante nel risultato finale.
Molto spesso la forza della farina non è specificata sulla confezione, questo però essendo un mix di farine non si avrebbe un dato esatto; per fare il pane o preparazioni complesse meglio comprare il pane in panetteria così da andare sul sicuro.
Un pane fatto in casa ha tempi di lievitazione molto diversi, cambia generalmente dalla grandezza del pane stesso e da quanto lo vogliamo soffice e morbido. Si andrà da una mezz’oretta per panini piccoli, a oltre qualche ora per preparazioni complesse, focacce o pani che necessitano di uno sviluppo della maglia del glutine molto prolungata.

Come si unisono i vari ingredienti

Una volta che avremo preparato i nostri ingredienti uniremo la farina, l’acqua e l’olio inizialmente, e solo successivamente il lievito di birra e il sale. Questo perchè il sale essendo idrofobo tende a rompere l’impasto e quindi va unito solamente quando avremo un impasto ben definito. Il lievito di birra invece (naturalmente sciolto in una quantità di acqua) va unito verso metà preparazione dell’impasto proprio per aiutarlo ad iniziare la lievitazione e ovviamente per non surriscaldarlo, cosa che nella lievitazione farà si di avere un processo contrario a quello voluto.

Lavorazione della gabbia del glutine nel pane fatto in casa

La lavorazione dell’impasto va effettuata secondo certi criteri quasi tecnici, non che sia una scienza ovvio, ma non si può certo impastare come si vuole. Il metodo giusto è premere con il palmo della mano in mezzo all’impasto, piegare la parte superiore verso l’interno e far fare un quarto di giro dell’impasto verso destra o sinistra. Procedendo in questo modo per un certo tempo avremo il nostro impasto liscio e con una maglia glutinica ben sviluppata.
Quando avremo un impasto liscio e ben sviluppato senza grumi o altre imperfezioni allora si potrà far riposare o dividerlo in panini e lasciarli lievitare. Calcoliamo bene il luogo di lievitazione del pane, dove lo poniamo; consiglio un luogo non umido e piuttosto caldo, magari in alto in cucina sopra il fornello dove stiamo preparando altri piatti; lo copriremo con un panno umido per non far seccare la parte esterna dell’impasto.
Attenzione che con troppo calore avremo l’effetto opposto!

E’ difficile che la prima volta che proviamo a fare il pane ci venga in modo perfetto, non lo escludo, ma come molti piatti complessi necessita di un certo “perfezionamento” che richiede tempo e costanza. Magari proviamo a fare il pane per noi stessi e per la famiglia e quando saremo pronti potremo offrirlo anche ai nostri ospiti. Posterò qualche ricetta ma se volete approfondire la panificazione vi rimando a questo sito a mio avviso ottimo.

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18 aprile 2016 1 18 /04 /aprile /2016 12:33
Una delizia della natura!

Una delizia della natura!

Coltivare l’erba cipollina è facile e se dovessi consigliare a un principiante che vuolecoltivare aromatiche quale scegliere gli consiglierei di coltivare l’erba cipollina.

Questa aromatica è utile in cucina, ornamentale quando fiorisce e di sviluppo contenuto sta bene anche in vaso quindi è dotata di numerose virtù.

Prima di spiegare come coltivare l’erba cipollina voglio fare un po’ di ordine e iniziare col narrare delle sue origini.

Origini misteriose per questa pianta dal sapore di cipolla

Non si conosce l’esatta origine dell’erba cipollina.

Si crede sia originaria dell’Asia centrale, ancora oggi cresce spontanea in molte zone d’Europa, in Siberia e in tutto il Nord America.

In Italia è raro trovarla in natura la si può trovare nelle Alpi e negli Appennini settentrionali.

Coltivare l’erba cipollina era già in auge presso gli antichi Cinesi che l’impiegavano sia in medicina che in cucina.

In Cina si sono trovati reperti datati 3000 anni a.C.

Si sa dallo storico romano Plinio che i Romani apprezzavano l’erba cipollina e la conoscevano così come i Greci antichi che gustavano le sue aromatiche foglie.

Tuttavia non si sa se preferivano coltivare l’erba cipollina oppure avvalersi della sua forma selvatica.

Notizie più precise sul coltivare le aromatiche con particolare riferimento alcoltivare l’erba cipollina si hanno da 1500 in poi.

Infatti è nel Medioevo che si hanno notizie più certe sulla coltivazione di questa aromatica.

Coltivare l’erba cipollina era pratica diffusa negli orti dei conventi dove veniva usata come bordura per scacciare gli insetti dalle altre colture.

Inoltre era spesso usata nei piatti a causa del suo sapore intenso che assomiglia a quello della cipolla.

Per lungo tempo si è creduto che coltivare l’erba cipollina e poi appenderne alcuni mazzi intorno alla casa avrebbe tenuto lontane le forze maligne.

Oggi questa aromatica è coltivata a livello mondiale in tutte le regioni fresche e umide, molto usata in Cina, nell’America del Nord e nell’Europa del Nord dove è molto popolare.

Coltivare l’erba cipollina è possibile anche in Italia ma la sua coltivazione non è così comune come lo è nei paesi del Nord Europa.

Descrizione di questa aromatica perenne

L’erba cipollina appartiene al genere Allium e il suo nome scientifico gli fu dato da Carl von Linnè, biologo svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica, a metà del 1700.

Venne chiamata Allium schoenoprasum unendo due parole greche schoinos, che significa canne intrecciate o corde fatte di giunco, con riferimento alle sue foglie cave e sottili, mentre prasòn significa porro per la somiglianza che questa aromatica ha con i porri.

Per quanto riguarda il suo aspetto l’erba cipollina si presenta come una pianta perenne che forma cespi molto fitti, alti circa una trentina di cm.

Le sue foglie che formano la sua bellezza sono fitte, sottili, cilindriche, cave e di un bel colore glauco che risalta in speciale modo se vuoi coltivare l’erba cipollina in vaso.

Coltivare l’erba cipollina significa anche godere della sua fioritura infatti questa aromatica fiorisce da fine maggio a tutto giugno con infiorescenze a forma di ombrelle composte da piccoli fiori color malva, più raramente bianco rosati.

Anche se la fioritura di questa aromatica è una fioritura che si può senza dubbio indicare come ornamentale, se vuoi coltivare l’erba cipollinaper impiegare le sue foglie in cucina è meglio togliere i suoi fiori perché la fioritura debilita la pianta.

I suoi fiori vengono impollinati dagli insetti e si trasformano in frutti di colore nero che si presentano come delle capsule con forma leggermente triangolare.

Coltivazione, moltiplicazione e potatura

Coltivare l’erba cipollina come ho già detto è proprio semplice.

Se ancora non ti sei munita di un cespo di questa pianta aromatica corri ai ripari e appena arriva la primavera acquista per pochi euro una piantina di erba cipollina.

Se poi hai la fortuna di conoscere qualche appassionato orticoltore fatti dare una piccola parte del cespo della sua erba cipollina.

Inizierai così a coltivare l’erba cipollina senza spendere perché basta una piccola porzione di cespo con le radici per moltiplicarla.

E’ pianta versatile e di non molto ingombro, la puoi mettere dove meglio credi basta che la posizione sia assolata almeno per mezza giornata e lei crescerà rigogliosa.

Il terreno che preferisce è quello fertile e morbido, leggermente umido ma non bagnato.

L’erba cipollina non ama la terra eccessivamente secca e se coltivare le aromatiche significa spesso scarseggiare con l’acqua questo non vale se vuoicoltivare l’erba cipollina al meglio.

Se durante i periodi caldi dell’estate la annaffierai te ne sarà grata e rimarrà rigogliosa e verde.

Se ogni anno arricchisci con del concime organico o compost ben maturo il terreno attorno ai cespi, questi durano diversi anni prima che sia necessario dividerli.

Se invece vuoi coltivare l’erba cipollina in più esemplari allora puoi dividere il cespo ogni 3-4 anni, dividendolo in mazzetti di almeno 20 o 30 foglie, così facendo si genererà un altro cespo identico alla pianta madre.

Se invece vuoi piantarne i semi è possibile farlo ma tieni presente che le piante non saranno uguali alla pianta madre, ci potrà essere variabilità sia per la taglia che per il colore dei fiori.

Se vuoi coltivare l’erba cipollina nell’orto sappi che non si incrocia con nessuna varietà di cipolla.

Prendi spesso le sue aromatiche foglie, questa “potatura” indurrà la pianta ad emetterne di nuove che saranno dolci e tenere.

All’inizio della primavera non dimenticare, se vuoi coltivare l’erba cipollina e vuoi che resti sana, di procedere a un’accurata rimonda degli steli vecchi e secchi per eliminarli e bruciarli perché spesso vi si annidano parassiti.

Fai questa operazione quando le gelate forti sono passate ma la pianta ancora non ha emesso le nuove foglie.

Coltivare l’erba cipollina come una pianta ornamentale

Se vuoi coltivare l’erba cipollina come pianta d’ornamento puoi impiegarla come bordura bassa, unendo i cespi che faranno una gran bella figura nell’orto con le loro foglie sottili di un verde glauco e con la loro fioritura appariscente.

Distanziali di circa 30 cm l’uno dall’altro e se il terreno è pesante mettili su una leggera baulatura perché questa pianta teme i ristagni d’acqua.

L’erba cipollina non solo delimita al meglio le parcelle dell’orto ma con il suo odore pungente tiene lontani gli afidi e altri parassiti.

Una mia amica ha fatto di più: ha iniziato a coltivare l’erba cipollina in giardino come bordura bassa circondando così la sua aiuola ricca di rose.

Dice che è da tre anni che gli afidi sono fuggiti dai boccioli delle sue rose con le quali ogni anno banchettavano allegramente e così ha risolto senza insetticidi un problema non da poco.

Quest’anno anch’io mi sono ripromessa dicoltivare l’erba cipollina in siffatta maniera ti saprò dire a fine stagione com’è andato l’esperimento.

Se poi hai la passione dei fiori secchi le sue infiorescenze fatte seccare sono molto ornamentali e non si direbbe che appartengano a questa semplice aromatica.

Coltivare l’erba cipollina in vaso

Coltivare l’erba cipollina in vaso ti da il vantaggio di avere non solo le sue piccanti foglioline dal sapore simile alla cipolla sempre fresche e a portata di mano ma anche una piantina ornamentale che non sfigurerà sul tuo terrazzo dove hai deciso di coltivare le aromatiche.

Se coltivare l’erba cipollina nell’orto è semplice altrettanto facile è coltivare l’erba cipollina in vaso.

Una delle poche accortezze è quella di rinvasarla ogni anno in un vaso di circa 8-10 cm di diametro rispetto al precedente oppure di prendere già un vaso capiente e di rinvasarla ogni due, tre anni.

Terreno fertile, sole e annaffiature abbondanti nel periodo caldo, curando molto bene il drenaggio del vaso, sono la ricetta che farà crescere sempre bella e rigogliosa la tua erba cipollina.

Se nella tua zona il clima d’inverno è freddo la sua parte aerea muore però non temere di averla perduta non dovrai da capo iniziare a coltivare l’erba cipollinaacquistandone un nuovo esemplare.

Infatti vedrai che in primavera, quando le giornate divengono tiepide e tutto spunta, spunteranno anche i teneri germogli della tua rinata erba cipollina.

Non ti resterà che mondarla dal secco, facendo attenzione a non danneggiare i fragili germogli, concimare con del compost ben maturo o mettere del concime organico e innaffiarla bene.

Inizierai così la nuova stagione con la tua vecchia pianta e se deciderai di rinvasarla questo sarà il momento migliore per farlo.

Coltivare l’erba cipollina in vaso dà tante soddisfazioni.

La sua fioritura è molto ornamentale e attira api e bombi che corrono ad impollinarla ed è bello vedere con quanto impegno passano da un fiore all’altro per impollinarlo, uno spettacolo naturale che è raro poter ammirare sul terrazzo.

Le sue varietà belle e rare

Non si direbbe ma anche l’erba cipollina ha le sue varietà tenacemente ricercate dai veri amatori di erbe aromatiche che dopo aver sperimentato come coltivare l’erba cipollina più nota desiderano coltivarla declinandola nelle sue varietà che sono belle e rare.

Inseguo da anni l’erba cipollina gigante della Siberia (Allium ledebourianum) che cresce sulle montuose pendici della Siberia e della Mongolia.

Più grande della specie tipo, molto ornamentale, con foglie dal gusto più deciso dell’erba cipollina nostrana l’ho vista in alcune foto e me ne sono innamorata..una vera meraviglia che spero prima o poi possa arricchire la mia collezione di aromatiche.

Alcune varietà sono più abbordabili e coltivare l’erba cipollina della varietà a fiori bianchi non è più difficile che coltivare la specie tipo.

Se vuoi coltivare un’erba cipollina che fiorisce con fiori di un rosa carico ed è più grande della specie tipo prendi la varietà “Florescate” ornamentale e dotata di foglie con il tipico profumo e sapore dell’erba cipollina.

Se vuoi coltivare un’erba cipollina che emette moltissimi fiori ed è sterile cioè non fa semi prendi la varietà “Profusion”.

Molto decorativa con la sua quantità di fiori di un bel colore violetto puoi prendere oltre che le sue aromatiche foglie anche i boccioli che risultano decorativi e commestibili.

Insomma non esiste un solo tipo di erba cipollina ma molte varietà che però la grande distribuzione si guarda bene dal farci conoscere visto che vuole l’appiattimento e l’uniformità.

Invece occorre fare esattamente il contrario quindi inizia pure a coltivare l’erba cipollina tipo e se, come a molti succede, ti sei affezionato a questa aromatica così ornamentale e generosa non esitare a ricercare le sue “sorelle” più rare.

Quando le avrai finalmente in tuo possesso avrai la soddisfazione di coltivare l’erba cipollina in diverse varietà e conoscerai il sottile piacere di possedere piante belle e rare.

Le sue proprietà

Dal sapore gradevolmente intenso che ricorda quello della cipolla ma ben più morbido, l’erba cipollina è un eccellente aromatizzante di numerose pietanze.

Nelle sue foglie è presente una buona quantità di vitamine, in particolare le vitamine A e C, ancora di più sono presenti sali minerali come calcio, potassio, ferro e fosforo.

Fra le sue proprietà principali troviamo quella antisettica, battericida e antiossidante così utile per depurare l’organismo e rallentare l’invecchiamento cellulare.

Le sue qualità diuretiche e stimolanti ne fanno un’ottima erba officinale che viene usata in tisane e decotti tuttavia per le dosi occorre rivolgersi a un medico o a un erborista.

Inoltre le sue foglie per uso esterno sono cicatrizzanti cioè accelerano la guarigione delle ferite e impediscono che si infettino per le loro proprietà battericide.

L’erba cipollina è anche un vermifugo per le sue qualità disinfettanti e aiuta ad eliminare i vermi intestinali.

Anche solo per queste sue tante qualità organolettiche vale la pena coltivare l’erba cipollina.

Se vuoi ammirare le mie piante di erba cipollina insieme alle altre aromatiche che coltivo nel mio orto guarda questo video post dove non solo te le mostrerò ma ti indicherò tanti utili consigli per coltivarle al meglio.

Clicca qui sotto questo link per scoprire di più.

Aromatiche: svelati tutti i loro segreti

L’erba cipollina in cucina

I suoi pregi non finiscono qui perché questa erba generosa ti fornirà le sue fresche foglie anche per aromatizzare molti piatti.

E’ importante raccogliere le foglie fresche perché seccate perdono molto del loro profumo e delle loro qualità.

Ecco perché è importante coltivare l’erba cipollina nel proprio orto o sul proprio balcone.

Se poi vuoi usufruire delle sue fresche foglioline anche nel periodo invernale pianta due o tre piccoli ciuffi in vasetti che verranno ritirati, durante la brutta stagione, in un luogo luminoso e fresco, il davanzale di una finestra andrà benissimo.

In questo modo potrai coltivare l’erba cipollina anche durante i bui periodi dell’inverno.

Quando devi cogliere le sue aromatiche foglie prendi un ciuffetto fra le dita e tagliale, lasciando la parte inferiore più vicina al terreno che spesso risulta molto sporca.

Lavale e puliscile con cura e poi tagliuzzale ancora con le forbici a questo punto sono pronte per essere impiegate.

Con questa aromatica puoi cospargere dopo la cottura carni, pesce, uova, verdure è ottima anche per dare sapore all’insalata.

C’è un’altra pianta che è così ricca di qualità officinali da meritarsi il titolo di pianta -medicina è anche questa possiede un forte profumo.

Sto parlando dell’aglio utile non solo in cucina ma soprattutto per la nostra salute e anche per la bellezza.

Se vuoi scoprire a 360° questa bulbosa apprezzata sin dalla più remota antichità clicca qui sotto questo banner

Conclusioni

Molto ci sarebbe ancora da dire sul coltivare l’erba cipollina un’aromatica contenuta che sta bene anche in vaso e che è preferita da chi non ama il sapore troppo forte della cipolla che quindi la sostituisce a quest’ultima.

Insuperabile nell’insaporire le insalate a crudo sta bene anche con il pesce al quale dona sapore, inoltre i suoi fiori in boccio possono guarnire un piatto elegante di pesce o di carne.

Naturalmente più le foglioline sono fresche, appena colte, più sono intatte le loro tante qualità e più sprigionano profumo e sapore.

Per questi motivi ti sprono, se già non l’hai fatto, a coltivare l’erba cipollina questa piantina rustica, ornamentale e così utile in cucina per le sue aromatiche foglie.

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15 aprile 2016 5 15 /04 /aprile /2016 16:09
L'Italia ha una eccellente sistema di riciclo dei pneumatici fuori uso.

L'Italia ha una eccellente sistema di riciclo dei pneumatici fuori uso.

Il Comitato per la Gestione degli Pneumatici Fuori Uso ha presentato oggi presso la sede ACI a Roma la seconda edizione del Report di attività sulla gestione degli PFU da demolizione. Il Sistema, istituito appena tre anni fa, lavora ormai a pieno regime e garantisce che per ogni pneumatico nuovo immesso sul mercato ne venga avviato uno a recupero. Dai dati, inoltre, emerge che l’Italia è un modello all’avanguardia nel settore, rispetto agli altri stati membri dell’UE, in quanto unica realtà ad aver costituito un Sistema ad hoc per gli PFU da veicoli fuori uso. Il tasso di riciclo risulta essere tra i più alti d’Europa (100%) mentre, in termini economici, il contributo ambientale pagato dai consumatori è il più basso d’Europa.

Il Sistema nazionale, gestito dall’ACI-Automobile Club Italia, infatti, ha registrato nel 2015 un’ulteriore crescita nella raccolta degli PFU provenienti dal settore della demolizione: sono state gestite 22.468,19 tonnellate di PFU, il 15,5% in più rispetto al 2014. Di questo quantitativo, il 100% viene destinato al riciclo. Da oltre 22.000 tonnellate di PFU sono stati generate più di 15.000 tonnellate di granulato di gomma, oltre 4.000 tonnellate di metalli ferrosi e più di 2.000 tonnellate di fibre tessili (solo 1.000 tonnellate rappresentano scarti di lavorazione). La scelta di riciclare tutti gli PFU ed evitare l’incenerimento non rappresenta solo un vantaggio per l’ambiente ma anche per l’economia del nostro Paese: i materiali, che vengono recuperati, sono reimmessi sul mercato delle materie prime seconde, diventando una nuova interessante opportunità economica.

Il contributo ambientale più basso d’Europa.

L’Italia può vantare, oltre al primato in termini di raccolta, anche quello economico: grazie a un sempre maggiore efficienza del Sistema di raccolta, si è registrata una progressiva riduzione del contributo ambientale, il più basso a livello europeo. Quello riferito agli autoveicoli ha subito, infatti, un calo di ben il 42% e quello per la categoria “autocarri” (C1, C2) è stato addirittura dimezzato. Dal 2013 la riduzione nel primo caso è stata dell’oltre 57% e nel secondo del 60% e oggi per tutti gli pneumatici montati su un auto si pagano solo 2,31 euro.

La rete dei 1.500 demolitori in tutta la Penisola.

Veri protagonisti della raccolta sono i demolitori censiti dall’ ACI, il cui numero è cresciuto arrivando a quota 1.500 dislocati lungo tutta la Penisola. Presso i centri di demolizione iscritti al P.R.A. (Pubblico Registro Automobilistico) vengono smontati gli pneumatici provenienti da veicoli a fine vita. Se non ritenuti idonei a un loro riuso, gli PFU vengono stoccati presso l’impianto e, raggiunto il quantitativo minimo di 1,5 tonnellate, i demolitori possono richiederne il ritiro gratuito a uno dei soggetti abilitati a tale servizio presenti nell’apposito elenco pubblicato sul portale del Comitato. Grazie a questo servizio si registra un importante risparmio di costi per i demolitori (in passato questa gestione era di loro competenza) e la garanzia di un corretto smaltimento in favore dell’ambiente.

Il sistema di audit

Il Comitato vigila sulla filiera, per verificare la qualità di tutti i passaggi sia dal punto di vista operativo che economico. L’attività di audit analizza le diverse fasi di erogazione dei servizi da parte dei soggetti abilitati alla raccolta. Vengono, poi, mappati tutti i processi interni ed esterni e la loro conformità ai requisiti stabiliti dal Comitato e dalla normativa applicabile. Le indagini svolte non hanno solo il compito di riscontrare possibili anomalie da correggere, ma rappresentano anche l’occasione per trasformare eventuali criticità in opportunità di miglioramento. Dalle verifiche effettuate finora non è emersa alcuna non conformità.

Questa seconda edizione del nostro Report di attività – ha detto il Presidente del Comitato, Vincenzo Pensa – racconta un 2015 contraddistinto dal raggiungimento di importanti traguardi. Un aspetto particolarmente significativo che emerge da tale analisi è l’originalità della via italiana. La nostra è tra le poche realtà nazionali a costituire un sistema ad hoc: in molti Paesi le organizzazioni preposte alla gestione di questa categoria di rifiuto si occupano sia di pneumatici provenienti dal mercato del ricambio sia di quelli da veicoli a fine vita o, in molti casi, fanno rientrare tale gestione in quella più ampia relativa agli ELV (end-of-life vehicles). Il Comitato, inoltre, è l’unico ente in Europa a essere espressione rappresentativa di tutti gli stakeholder coinvolti nella gestione del fine vita degli pneumatici. Riteniamo comunque sia d’obbligo proiettarsi ancora in un’ottica di maggiore crescita. Siamo pronti ad affrontare le sfide del domani con impegno e ottimismo, sapendo di poter contare sulla professionalità dei numerosi operatori coinvolti nel nostro Sistema”.

Anche sul recupero e il riciclo degli pneumatici l’Italia sfoggia un’eccellenza sistemica che ci contraddistingue nello scenario internazionale – ha dichiarato il presidente dell’Automobile Club d’Italia,Angelo Sticchi Damiani – con evidenti vantaggi per l’economia, l’ambiente e la sicurezza stradale, al costo per l’automobilista di un cappuccino e di un cornetto. Con il materiale riciclato si produce poi il cosiddetto “polverino” che costituisce un’alternativa economica, efficiente e duratura per le pavimentazioni stradali, in grado di ridurre il rumore del traffico ed incrementare l’aderenza e la tenuta di strada dei veicoli”.

“Il Sistema italiano per il recupero degli pneumatici fuori uso derivanti dai veicoli in demolizione – ha affermato l’On. Ermete Realacci, Presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati – è un unicum in Europa e, come dimostrano i dati oggi presentati, è economico ed efficiente e rappresenta un tassello importante a sostegno della buona economia che rispetta l’ambiente, scommette sulla qualità e guarda al futuro. Il secondo Report del Comitato per la Gestione degli Pneumatici Fuori Uso ci racconta un’esperienza di cui beneficiano sia l’ambiente che l’economia. Un’esperienza che si inserisce nei nostri cromosomi di Paese povero di materie prime, dedito al recupero. Non a caso siamo primi in Europa nel recupero dei materiali: complessivamente recuperiamo 25 milioni di tonnellate di materia ogni anno sui 163 totali europei, la Germania che ha un’economia più grande 23, e questo ci permette di risparmiare circa 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, evitando 55 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Una conferma della potenzialità dell’economia circolare. Il campo della nuova sfida che attende il Made in Italy”.

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