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16 agosto 2013 5 16 /08 /agosto /2013 08:51

 

 

 

Uno studio condotto da ricercatori dell'università del Michigan su ratti anestetizzati spiega la "luce bianca" raccontata da circa il 20% delle persone che sopravvivono a un infarto

Svelato il mistero dei "viaggi nell'aldilà" cervello funziona per 30" dopo arresto cardiaco

 I cosiddetti viaggi nell'aldilà, quella "luce bianca" di cui parla circa il 20% di coloro che sopravvivono a un infarto, hanno per la prima volta una spiegazione fondata su dati concreti: si devono al fatto che l'attività elettrica del cervello continua ad essere molto ben organizzata anche nei primissimi istanti dopo la morte clinica. E' quanto affermano alcuni ricercatori dell'università del Michigan che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Utilizzando un elettroencefalogramma i ricercatori hanno analizzato le attività cerebrali di nove ratti anestetizzati e sottoposti ad arresto cardiaco indotto sperimentalmente. Entro i primi 30 secondi dopo l'arresto cardiaco, in cui il cuore smette di battere e il sangue smette di fluire verso il cervello, in tutti i ratti è stata riscontrata un'attività cerebrale con una diffusa sovratensione, caratteristica associata a un cervello altamente eccitato e dalla percezione cosciente.

Comportamenti cerebrali identici sono stati osservati dai ricercatori anche nei ratti sottoposti ad asfissia. "La previsione che avremmo trovato alcuni segni di attività cosciente nel cervello durante l'arresto cardiaco, è stata confermata con i dati ", scrive Jimo Borjigin, professore di fisiologia molecolare e integrativa e di neurologia presso la scuola di medicina dell'università del Michigan e coautore dello studio. "Siamo stati sorpresi però - aggiunge l'anestesista George Mashour, coautore della ricerca - dagli alti livelli di attività. In effetti i segnali elettrici ci indicano che il cervello ha un'attività elettrica ben organizzata durante la fase iniziale di morte clinica. Questo ci suggerisce che nello stato di pre-morte esiste quindi un livello di coscienza che normalmente si trova in una condizione di veglia".

E' la prima volta che si indaga in maniera sistematica sulla condizione neurofisiologica del cervello immediatamente successiva all'arresto cardiaco. "Questo studio ci dice che la riduzione di ossigeno o di ossigeno e glucosio durante l'arresto cardiaco è in grado di stimolare l'attività cerebrale che è una caratteristica dell'elaborazione cosciente. Esso offre anche il primo quadro scientifico - conclude Borjigin - per le molte esperienze di pre-morte riportate da pazienti sopravvissuti all'arresto cardiaco ".


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Published by lalchimista - in Salute e cura del corpo
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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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