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30 luglio 2013 2 30 /07 /luglio /2013 11:03

5891716227_5468ef2bf1.jpgContesi da musei e collezionisti di tutto il mondo, prestati a musicisti in occasione di grandi concerti, i violini Stradivari, oltre che strumenti di indiscussa qualità, sono vere e proprie opere d'arte. Per la prima volta uno studio scientifico, condotto da un gruppo di ricercatori italiani, ha analizzato le decorazioni e i relativi materiali di un violino firmato Antonio Stradivari, contribuendo a far luce sulle "antiche ricette" utilizzate dal famoso liutaio di Cremona del XVII secolo. I risultati dell'indagine, effettuata con un insieme di tecniche del tutto non invasive tra il Laboratorio Arvedi dell'Università degli Studi di Pavia, il Centro Universitario per le Datazioni dell'Università di Milano-Bicocca e il Dipartimento di Fisica dell'Università Statale di Milano, sono stati pubblicati di recente su Applied Physics A.


L'oggetto analizzato è la tavola armonica  -  ovvero la parte superiore  -  di un violino Stradivari di abete rosso (Picea abies), presumibilmente proveniente dalle Alpi, con il bordo decorato da cerchi e losanghe bianche su 

uno sfondo nero.

Messo a disposizione dal proprietario inglese Charles Beare, tra i più noti esperti di violini al mondo, probabilmente faceva parte di una serie di strumenti decorati realizzati da Stradivari tra il 1677 e il 1722, di cui resta l'unico esemplare superstite. Un esame di dendrocronologia - tecnica di datazione del legno che si basa sullo spessore degli anelli di accrescimento degli alberi -  a cui lo hanno sottoposto i ricercatori italiani autori del nuovo studio lo colloca in un periodo storico compatibile con quest'ipotesi.

Dei più di mille Stradivari - soprattutto violini e viole, ma anche violoncelli, chitarre, archi e altri strumenti a corda  -  circa 650 sono sopravvissuti alle intemperie del tempo. Salvatore Accardo ne possiede ben due, ma sono davvero pochi i musicisti che possono permettersi uno di questi pezzi unici.

Analisi scientifiche interdisciplinari

"Gli studi scientifici effettuati in precedenza sui materiali degli strumenti Stradivari si sono focalizzati soprattutto sull'indagine delle vernici, mentre il tipo di legno utilizzato, di solito, è già noto", spiega Marco Malagodi, che ha guidato la ricerca.

Per studiarne le decorazioni, la tavola armonica è stata sottoposta a varie tecniche di indagine non invasive, che si basano sull'invio di onde elettromagnetiche sull'opera e consentono di eseguire misure sul manufatto integro.

I ricercatori hanno effettuato un'analisi visiva sia tramite un microscopio ottico che con uno strumento in grado di misurare la fluorescenza visibile indotta da radiazione UV, che produce una sorta di fotografia dell'oggetto evidenziando però dettagli inaccessibili a occhio nudo, per esempio la presenza o meno di vernici originali, di patine superficiali, di restauri pregressi. La fluorescenza a raggi X e la spettroscopia infrarossa sono invece servite a identificare gli elementi e i composti chimici presenti nelle decorazioni.

La copia contemporanea


Tuttavia, la scelta di ricorrere a una combinazione di tecniche completamente non invasive  -  obbligata quando si ha a che fare con oggetti di tale valore - comporta anche alcuni svantaggi: "non si può individuare in modo assoluto il tipo di materiale, anche perché l'indagine si limita alla superficie e non permette di accedere agli strati materici più profondi", spiega Malagodi.

Per questo le ipotesi avanzate tramite queste analisi sui materiali utilizzati e sulla natura dei leganti organici sono state poi messe alla prova sottoponendo alle stesse misure una copia della tavola armonica realizzata con materiali simili a quelli identificati sullo Stradivari originale in base alle informazioni ricavate dallo studio. Questo espediente ha consentito ai ricercatori di trarre le conclusioni.

Lo studio ha quindi coinvolto esperti di molte discipline diverse: oltre a chimici e fisici, anche storici e i liutai della Civica Scuola di Liuteria di Milano, che hanno realizzato la copia della tavola.

"Non è scontato riuscire a far parlare mondi così diversi, ma per noi l'aspetto storico-filologico è fondamentale", dice Malagodi, chimico del Laboratorio Arvedi, e aggiunge "Ad esempio, sapere dove si trovavano le botteghe artigiane è un'informazione molto utile per ipotizzare quali tipi di materiali fossero a disposizione dei liutai".

Avorio, inchiostro, ebano e colla

I risultati delle analisi, corroborate dalle indagini sulla copia, hanno mostrato che "l'approccio con cui Stradivari utilizzava i materiali è estremamente variegato. Segno di una grande ricchezza culturale e del legame con tecniche antiche", continua Malagodi.

I cerchi e le losanghe delle decorazioni bianche sono d'avorio; il materiale della decorazione nera è un misto di ebano macinato e colla animale, probabilmente coniglio, una sorta di "stucco"; mentre i filetti laterali - le strisce di legno che seguono il bordo di ogni violino  -  neri anch'essi, invece di essere in legno d'ebano secondo la tecnica di lavorazione allora più diffusa, sono tinti con inchiostro ferro gallico, lo stesso utilizzato per la scrittura. Secondo Malagodi, si tratta di "una procedura più elaborata, indice di tecnologia".

"Individuare il tipo di materiali utilizzati da Stradivari significa riscoprire antiche ricette per la realizzazione di strumenti decorati", continua lo studioso. "Non solo è utile per la conservazione e il restauro di questo tipo di strumenti, ma potrebbe anche essere fonte di ispirazione per la liuteria contemporanea".

Potrebbe anche rivelarsi un elemento ulteriore, insieme alle tradizionali tecniche di datazione, per valutare l'autenticità o meno di un falso.

Il suono delle decorazioni

Gli strumenti Stradivari, ancor più che per la manifattura pregiata, sono famosi per il loro suono vibrante, caldo e ricco di armonici, che tanti liutai hanno tentato di riprodurre senza successo. Tuttavia i segreti di questi magnifici strumenti del XVII secolo non sono stati ancora del tutto decifrati.

Di certo si tratta di un insieme di elementi non riconducibili a un unico fattore, se non forse, il talento di Stradivari, in grado di unire abilità e creatività nella tecnica di lavorazione a una scelta accurata dei materiali usati, dal legno - di tipo diverso nelle varie parti dello strumento - al dosaggio sapiente degli ingredienti delle vernici trasparenti di cui ricopriva le superfici. Sembra, inoltre, che anche il trascorrere del tempo abbia migliorato ulteriormente le prestazioni musicali degli Stradivari.

"Lo studio delle proprietà acustiche degli Stradivari sarà condotto su un binario parallelo: a breve intraprenderemo un'indagine per capire se e come le decorazioni, incastonate nella tavola armonica, influiscano sulla qualità del suono", dice Malagodi.

La ricerca sarà portata avanti tramite una collaborazione tra l'Università di Pavia e il Politecnico di Milano, presso un laboratorio multidisciplinare che, dal 14 settembre 2013, sarà attivo presso la Fondazione Antonio Stradivari Museo del Violino di Cremona.

"A quel punto potremo accedere ad altri Stradivari per capire la relazione tra il suono del violino e i materiali che lo compongono, decorazioni incluse", conclude Malagodi.

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Published by lalchimista - in Musica e Concerti
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