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22 luglio 2011 5 22 /07 /luglio /2011 15:31

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Ogni dolce ha una sua storia e quella della sfogliatella non è da meno. Tipicamente napoletano questo dolce ha della tradizioni antiche della costiera amalfitana, dove sembra sia nata dalle mani sapienti di una monaca di clausura anonima che per caso, come succede spesso per le cose geniali, la inventò.

Circa 600 anni fa presso il monastero di Santa Rosa situato sulla costiera amalfitana tra le località Conca dei Marini e Furore, in questo luogo mistico e di preghiera, la suora addetta alla cucina si accorse che era avanzata un pochino di semola cotta nel latte, oggi si sarebbe buttata via, ma allora in regime di ristrettezze, non si buttava via nulla, quindi la suora, ispirata dall'Alto, ci aggiunse un po’ di frutta secca, della zucchero e un sorso di liquore al limoncello.

 

Aveva fatto un ripieno disse, ma come contenerlo? Allora preparò due stratini di pasta sfoglia aggiungendovi strutto e vino bianco ed in mezzo sistemò il ripieno. Per omaggio al convento, plasmò la sfoglia superiore a forma di cappuccio di monaco e infornò il tutto. Come usanza la fece assaggiare prima alla madre superiora, ma sulle prime rifiutò, poi pensò che poteva trarne dei benefici per il convento, posandola sulla ruota che dava all'esterno dove i villici l'avrebbero ritirata come al solito, posandovi qualche soldo.

 

La Santarosa, come poi fu chiamata, ebbe un successo incredibile nella popolazione locale e il monastero non riusciva a sfornarne abbastanza per soddisfare tutti i contadini che volevano assaggiarla. Nell'800 la sua nomea arrivò all'orecchio dell'oste napoletano Pintauro che aveva un'osteria nel centro di Napoli. Egli non fece a tempo a renderla nota presso i suoi avventori, che la domanda crebbe incontenibile e a dismisura.

 

Pintauro la modificò leggermente e così nacque la sfogliatella che egli chiamò "riccia" e da allora mantiene ancora la sua forma a conchiglia. La bottega di Pintauro divenne famosissima, leggendaria, ed oggi è ancora al suo posto con lo stesso nome con oltre duecento anni di storia e una miriade di gestioni succedutesi.

 

Chi arriva alla stazione di Napoli oppure sbarca nel suo porto e vuole assaggiare una eccellenza di Napoli, ogni vetturino o tassista consiglia il suo cliente di recarsi da Pintauro dove esiste ancora la scritta " Napule tre cose tiene belle, il mare, il Vesuvio e le sfogliatelle".

 

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Published by giuseppe esposito lalchimista - in Prodotti alimentari
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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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