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4 giugno 2013 2 04 /06 /giugno /2013 09:03

 

 

 

 

 

 

FitopatologoPoche settimane fa Stanislas Kraland raccontava sull’«Huffington Post» le avventure e le disavventure di Rick Doblin, psicologo della Medical Association for Psychedelic Studies con trascorsi da hippie, che usa il principio attivo dell’ecstasy per curare i veterani vittime di sindrome da stress post-traumatico. Ultima in ordine di tempo un’audizione al Pentagono il 3 maggio scorso in cui ha mostrato ai vertici dell’esercito statunitense i risultati delle sue ricerche, nella speranza di ottenere risorse per continuare i suoi studi.


L’utilità di molte sostanze stupefacenti nella pratica clinica, d’altra parte, è sempre più al centro dell’attenzione, dalla marijuana agli oppiacei, anche in campo psicologico e psichiatrico. Ne sono un esempio i servizi che abbiamo raccolto nel dossier a pagina 24. Che non solo illustrano il potenziale terapeutico di alcune sostanze, ma affrontano anche gli attuali pregiudizi e i limiti legislativi che ne impediscono o ne circoscrivono l’uso.

Erica Rex, giornalista che collabora con «The Independent» e «Scientific American Mind», parte dalla sua esperienza personale con il cancro e la depressione che ne è seguita, con un’esasperata ricerca di modi soft per suicidarsi, per approdare al beneficio di cui ha potuto godere grazie alla psilocibina, l’ingrediente psicoattivo dei «funghi magici». Per lamentare, come Doblin, gli scarsi finanziamenti pubblici alla ricerca in questo campo. E auspicare che sorgano movimenti di opinione capaci di farne approvare l’uso clinico così come è già accaduto in molti paesi con la marijuana.

Stesso accidentato percorso dovrà affrontare la ketamina, antidolorifico, narcotico e potente allucinogeno sperimentato con successo in casi di depressione con elevatissimo rischio suicidario. Come scrivono Simone Grimm e Milan Scheidegger in Stupefacenti antidepressivi, a pagina 32, a differenza dei farmaci antidepressivi attualmente in commercio – che cominciano a produrre effetti solo dopo alcune settimane di assunzione – la ketamina ha efficacia immediata, come dimostrano gli studi condotti finora.

Naturalmente, se in diversi paesi l’uso terapeutico della cannabis è ormai consolidato, non è detto che gli allucinogeni riescano a godere dello stesso sostegno. La percezione popolare di una sostanza come una droga psicoattiva potrebbe essere un impedimento anche alla nascita di movimenti d’opinione abbastanza forti da esercitare pressioni sulle autorità. Ancora più difficile che il potenziale terapeutico di queste molecole sia accolto con favore in Italia, dove – come spiega Daniela Ovadia a pagina 38 – già si fatica a promuovere l’uso terapeutico della cannabis.

Con testimonianze come quella di Erica Rex, però, si può sperare che qualcosa si muova, sia a livello di ricerca sia stimolando la sensibilità delle istituzioni.

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Published by lalchimista - in Salute e cura del corpo
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