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11 maggio 2013 6 11 /05 /maggio /2013 10:53

 

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Dalla testimonianza di una guida turistica inglese.

 

L’ippopotamo che ha cercato di uccidermi non era un estraneo, ci siamo incontrati più volte. Avevo ventisette anni, con le mie barche prendevo i turisti per un tour lungo il fiume Zambesi vicino alle Cascate Victoria.

Ho lavorato in questo tratto di fiume per anni. Il burbero vecchio ippopotamo di due tonnellate, poco convinto aveva portato a termine l’occasionale attacco. Avevo imparato a evitarlo.

 
Gli ippopotami sono territoriali, sapevo, dove probabilmente si trovava in un dato momento, quel giorno avevo preso i clienti in barca insieme a tre guide apprendiste, Mike, Ben ed Evans. Eravamo verso la fine del viaggio, la luce si stava ammorbidendo, stavamo procedendo in tranquillità. Il fragoroso rumore alle mie spalle mi colse di sorpresa. Mi voltai appena in tempo per vedere Evans scaraventato in aria fuori dalla sua barca. I suoi due clienti erano ancora sulla barca, sollevata fuori dall’acqua sul dorso dell’enorme ippopotamo. C’era un gruppo di scogli nelle vicinanze, ho urlato a Mike e Ben di andare tutti lì, al sicuro.


Ho invertito la rotta della mia barca e remato con intensità verso Evans. L’ho raggiunto, mentre stavo afferrando la sua mano tesa, sono stato inghiottito nel buio, senza avvertire nessun senso di pericolo imminente, la sensazione era come se fossi improvvisamente diventato cieco e sordo.
Ero consapevole che le mie gambe erano immerse nell’acqua ma la mia metà superiore era quasiall’asciutto. Mi sembrava di essere intrappolato in qualcosa di viscido, in un terribile odore di zolfo, di uova marce, e una tremenda pressione contro il mio petto.

 
Le mie braccia erano intrappolate, sono riuscito a liberare una mano e sentire con il palmo, il muso dell’ippopotamo attraverso le sue nerborute setole. Fu solo allora che mi resi conto di essere sott’acqua, intrappolato fino alla vita nella sua bocca. Ho ondeggiato più forte che potevo, sono riuscito a scappare nei pochi secondi in cui ha aperto le sue mascelle. Ho nuotato verso Evans ma l’ippopotamo mi ha colpito trascinandomi nuovamentesott’acqua. 

 

Non avevo mai sentito parlare di un ippopotamo che potesse attaccare ripetutamente come questo, chiaramente mi voleva morto. Era semplicemente impazzito, mi lanciò in aria per catturarmi nuovamente stringendomi come il cane con una bambola. Siamo finiti sotto, guardavo la superficie attraverso dieci metri d’acqua, mi chiedevo chi tra noi due era in grado di trattenere il respiro più a lungo.  Ho visto il sangue fuoriuscire dal mio corpo, mi ha sopraffatto un senso di rassegnazione. Non ho idea di quanto tempo sono stato sotto, il tempo passa molto lentamente quando si è nella bocca di un ippopotamo.

Salvato da Mike

 
Tornati in superficie, l’ippopotamo è sobbalzato mollando la mia presa. Mike è riuscito a porgermi la pagaia e mettermi in sicurezza nel suo kayak. Ero un disastro. Il mio braccio sinistro era maciullato, zuppo di sangue che usciva anche dalle ferite nel petto. Mike quando ha esaminato la mia schiena ha visto il mio polmone attraverso una tremenda ferita, per mia fortuna conosceva i rudimenti del primo soccorso, è stato in grado di tamponare le ferite nel mio petto con involucri di plastica che certamente hanno impedito ai miei polmoni di collassare, salvandomi la vita.


Casualmente nelle vicinanze era presente un gruppo di medici in esercitazione d’emergenza, con il loro aiuto ho raggiunto l’ospedale. Il chirurgo mi ha avvertito che probabilmente avrebbe dovutoamputarmi le braccia e la parte inferiore della gamba. Alla fine, ho perso solo il mio braccio sinistro, sono riusciti a ricucire il resto.

Evans ha pagato con la vita il suo desiderio di diventare una guida turistica.

 
Paul Templer, ha ricordato Evans. Il corpo di Evans dopo due giorni è stato trovato lungo il fiume. L’ippopotamo dopo aver colpito e rovesciato la sua barca è andato a nascondersi; infruttuosi sono stati i tentativi per trovarlo e ucciderlo. Sono convinto, però, di averlo incontrato un’altra volta: dopo due anni mentre guidavo una spedizione lungo il fiume Zambesi, vicino al punto dove avevamo subito l’attacco, un enorme ippopotamo è emerso fuori dall’acqua, vicino alla mia canoa. Ho urlato così forte che quelli che erano con me mi hanno detto che non avevano mai sentito niente di simile.

 
L’ippopotamo s’immerse di nuovo sott’acqua e non fu mai più visto. Scommetto i miei risparmi di una vita che era lo stesso ippopotamo, determinato ad avere l’ultima parola.


 

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Published by lalchimista - in fauna e flora
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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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