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12 luglio 2013 5 12 /07 /luglio /2013 09:34

Mentre nel mondo l’accelerazione degli eventi sembra manifestare nuovi equilibri ad ogni livello, soprattutto geopolitico, è sorprendente notare la calma assoluta che continua a contraddistinguere la classe politica, per nulla intenzionata a mutare la propria rotta anche quando se ne manifesta l’esito devastante (per se stessa, non solo per il popolo). Un perfetto esempio ne è la breve intervista rilasciata da Susy De Martini a Zapping duepuntozero, trasmissione di Radiouno, il 1° luglio (potete ascoltarla qui). La De Martini, parlamentare europea del gruppo dei Conservatori e Riformisti (ma si può essere “conservatori” e “riformisti” contemporaneamente?) viene intervistata sullo scandalo Snowden e sugli accordi di libero scambio Usa-Ue: “sarebbe un grosso guaio per noi europei se gli accordi fallissero” esordisce, per poi aggiungere che la vicenda Snowden è “una tempesta in un bicchier d’acqua” perché “le spie hanno sempre spiato le spie”. L’onorevole De Martini, che a Strasburgo fa parte della delegazione per i rapporti con gli USA, lancia i suoi sospetti sulla talpa della NSA:

“Mi sembra un po’ tanto strano questo personaggio; uno che al suo trentesimo compleanno si è regalato la frase ‘voglio informare le persone di quello che faccio per conto loro e di quello che faccio contro di loro’ (…). Ma quali sarebbero le vittime?”.

Niente da obiettare allo spionaggio attuato dalle istituzioni d’oltreoceano contro i propri cittadini, quindi, da parte della De Martini. Peccato che l’onorevole sia stata eletta nelle liste di un partito, lo stesso di Silvio Berlusconi, che da sempre considera illegittima l’ingerenza dello Stato nella privacy dei cittadini, in nome dei principi liberali dello stato di diritto: principi che evidentemente valgono solo per alcuni privilegiati, magari ricattabili, e non per i comuni mortali. Ma ecco che i sospetti della De Martini diventano ipotesi di complotto:

“Se uno firma per diventare una spia si rendeva conto benissimo di quello che stava facendo”, afferma l’europarlamentare, quindi “ci sono tre possibilità: o diventa una spia per conto di qualche altra potenza (e Putin si è affrettato a precisare che non è una spia russa), o è un traditore del suo paese, un traditore nel suo DNA (ed è giusto quindi che gli americani lo vogliano) oppure è semplicemente uno stupido o un narciso in cerca di notorietà”.

Passano pochissimi minuti e il conduttore la rincalza: “Io addirittura ho letto che qualcuno potrebbe aver fatto esplodere questo scandalo per mettere un granello di sabbia nell’ingranaggio degli accordi transatlantici”. L’eurodeputata conservatrice (ma anche riformista, eh!), spronata, torna allora all’attacco:

“la ringrazio per il ragionamento, anche a me è venuto questo dubbio. Ha tantissimo da guadagnarci la Russia dal fallimento di questo accordo e ha tantissimo da guadagnarci la Cina, infatti Snowden è andato prima a Hong Kong e dopo in Russia. Mi chiedo anche: ‘se questo ragazzo ama tanto la democrazia, perché mai sta chiedendo l’asilo in paesi che noi sappiamo ben poco democratici come la Russia e l’Ecuador?’, questa è un’altra domanda che io mi pongo… lei ha chiesto giustamente: ‘a chi giova?’.

Se la De Martini ritiene che la Russia e l’Ecuador siano “paesi ben poco democratici” dovrebbe anche fornirne le prove, anziché nascondersi dietro un “noi sappiamo” molto evasivo, che, se pronunciato da un deputato europeo che è anche membro di una commissione per le relazioni internazionali come rappresentante di una nazione che ha firmato accordi strategici con uno di quei due paesi (ed eletta nel partito di chi quegli accordi li ha firmati e difesi)… potrebbe provocare una richiesta di chiarimento non poco imbarazzante. La De Martini, in realtà, forse ignora che gli Stati Uniti sono costituzionalmente una repubblica, non una democrazia (e i due termini non sono sinonimi). Più che lecito invece chiedersi, come fa l’onorevole, a chi giovi lo scandalo Snowden, ma prima ancora ci si dovrebbe chiedere a chi giovino gli accordi sul libero scambio, ovvero la Transatlantic Trade and Investment Partnership. All’Europa, secondo la nostra rappresentante a Strasburgo:

“teniamo presente che se fallisse l’accordo commerciale con gli Stati Uniti noi perderemmo il 28% in più delle nostre esportazioni, 273 miliardi di euro ogni anno e 400mila posti di lavoro; sarebbe solo l’Europa a perdere, non gli Stati Uniti, che avrebbero pronta la Cina come partner commerciale”.


L’intervistata non precisa se il suo noi sia riferito all’Italia o all’Unione Europea, ma i suoi dati sono un po’ sorprendenti. Proviamo infatti a confrontarli con quelli che riporta la Bertelsmann, una fondazione tedesca di stampo europeista ed atlantista, in primo piano nel sostenere la necessità dell’unificazione commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Ebbene, secondo la Bertelsmann, dal varo del transatlantico Titanic… pardon, TTIP, i paesi dell’UE riceveranno un incremento del reddito medio pro-capite del 5%, contro il 13,4% degli Stati Uniti. L’accordo, inoltre, potrebbe facilmente incrementare le disparità europee, dato che ai traffici all’interno del continente saranno preferiti quelli con gli USA (e magari il Canada?), a vantaggio della Gran Bretagna e a danno della Germania.


Eppure la nostra rappresentante a Strasburgo rimarca: “per l’Europa sarebbe solo – ripeto: solo – un vantaggio”. E punta il dito contro Parigi, rea di aver proposto di fermare i negoziati e di aver sollevato la questione dell’eccezione culturale, per difendere il cinema e la musica francesi da un’invasione di prodotti culturali a stelle e strisce a basso costo: “giusto difendere la cultura, ma perché mettere un paletto ad un accordo commerciale, quando esiste internet, che permette ai giovani di scegliere cosa guardare?”. In realtà, attraverso la richiesta dell’eccezione culturale, Parigi ha costretto i mezzi di informazione generalisti a parlare del TTIP, un accordo non solo commerciale, ma che punta alla realizzazione di una vera e propria Unione Transatlantica, con un Consiglio economico, un Consiglio politico ed una Assemblea parlamentare transatlantica, le cui decisioni avrebbero valore cogente nei confronti di Bruxelles e, di riflesso, dei paesi UE. Una ulteriore cessione di sovranità nel silenzio del Parlamento e della stampa, che escluderebbe ancora di più i popoli occidentali dalla padronanza sulle proprie scelte, affidandola in modo pressoché irreversibile al prototipo di un governo mondiale.


Concretamente, in caso di realizzazione dell’accordo non solo le normative commerciali dovranno adeguarsi a quelle di Washington (livellamento verso il basso dei salari, privatizzazione dello stato sociale, liberalizzazione di prodotti altamente nocivi come gli OGM), ma anche i cittadini europei potrebbero subire legalmente lo stesso trattamento dei loro cugini d’oltreoceano, sottoposti agli stessi sistemi di sorveglianza e alle stesse leggi antiterrorismo (tra cui il National Defense Auctorization Act, che permette al Presidente USA di fare arrestare chiunque, americano e non, e trattenerlo per tempo indefinito e senza motivazione in un luogo di detenzione segreto).

Forse gli europei dovrebbero essere avvisati di questo, non solo dei pericoli per la loro eccezione culturale (in quei paesi dove esiste ancora), non trova, on. De Martini?
Non contenta, onorevole, lei afferma anche di non sapere quale danno ci potrebbe mai esser stato fatto dallo spionaggio USA ed esclude categoricamente lo spionaggio industriale, perché questo viene “sempre fatto da aziende e non da stati… magari avessimo qualcosa da farci spiare, ne sarei lusingata”, ricordando che gli USA sono al primo posto per numero di brevetti depositati.

Mi perdoni, onorevole, se ritengo questa sua frase altamente offensiva dell’intelligenza del suo popolo. Un popolo che inventò, grazie all’ingegno di Adriano Olivetti, i primi personal computer, prima che la morte dell’imprenditore creasse le condizioni perché la Olivetti finisse nelle mani dell’ingegner Carlo De Benedetti, patrono di Repubblica eL’Espresso, ed i suoi progetti finissero nelle mani degli yankees. Che oggi, attraverso queipersonal computer, possono sapere ogni cosa di noi e diffondere nel mondo la loro cultura, intrinsecamente legata alla tecnologia che la veicola. Non la sola invenzione soffiataci dagli USA, ma una delle tante. In questo caso dobbiamo ringraziare un imprenditore di sinistra, peraltro arcinemico di chi l’ha fatta eleggere a Strasburgo, ma non sembra che a lei, di destra, interessi molto.


Per concludere, onorevole, non posso non parafrasarla. Infatti, per giustificare come un rappresentante del popolo possa fare dichiarazioni come le sue, ci sono tre possibilità: o è venduto ad una potenza straniera, o è un traditore nel DNA o è affetto da narcisismo e stupidità. Non mi permetterei mai, onorevole, di prendere in considerazione la terza ipotesi, per estremo rispetto e gentilezza
.

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Published by lalchimista - in Diritto e Tributi
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