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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 07:47

Moderni studi scientifici hanno confermato e ampliato le scoperte della medicina tradizionale cinese, ovvero che il fungo Cordyceps presenta una moltitudine di benefici per la salute ed è in grado di curare una vasta gamma di malattie e disturbi.

Un vero e proprio super-alimento
Sin dagli albori delle prassi di guarigione degli sciamani, risalenti a oltre 50.000 anni fa, l’umanità è alla ricerca di ingredienti guaritivi allo scopo di preparare la panacea definitiva – una cura universale. Fra gli ingredienti più ricercati vi era il Cordyceps, una sostanza venerata a un punto tale che nell’antica Cina il suo uso era riservato esclusivamente alla famiglia reale. Le analisi chimiche hanno dimostrato che le sue presunte straordinarie proprietà sono molto più che frutto di superstizione o semplice folclore.
Il Cordyceps sinensis è una nuova generazione di fungo attualmente utilizzato dall’industria farmaceutica, nonché come integratore dietetico dai consumatori maggiormente informati che sono alla ricerca di alternative ai trattamenti più convenzionali per cancro, AIDS e una vasta gamma di altri problemi di salute e connessi al sistema immunitario.
LA FDA (Food and Drug Administration, ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico, ndt) considera il Cordyceps un “alimento”, peraltro classificato come “generalmente riconosciuto come sicuro” (GRAS). Ricercatori in numero sempre crescente ora lo considerano un “super-alimento” includibile in quasi ogni regime dietetico. Per quale motivo, dunque, tali funghi ‘riscoperti’ vengono ora considerati alla stregua di super-alimenti?
Questi funghi medicinali sono estremamente ricchi tanto di beta-glucani, riconosciuti di ausilio nelle terapie contro il cancro, quanto di polisaccaridi; questi ultimi sono lunghe catene di zuccheri con all’interno numerose sezioni di ossigeno e, quando scomposti dall’organismo, le molecole di ossigeno vengono rilasciate e assorbite a livello cellulare. Sappiamo che il cancro in tutte le sue forme non è in grado di sussistere in un ambiente ricco di ossigeno e che, privo di adeguati livelli di ossigeno, l’organismo si ritrova a precipitare in stati degenerativi che favoriscono cancro, cardiopatie, disordini immunitari e diabete, e che inoltre consentono a numerose malattie virali quali epatite C, morbo di Lyme e altre di attecchire.

La chiave è come somministrare ossigeno all’organismo a livello cellulare. Questa schiera di funghi medicinali comprende rinomati prodotti quali Reishi, Maitake e Agaricus, ricchi di beta-glucani nonché note fonti di ossigeno. La lista continua a crescere, con studi clinici che attualmente includono oltre settanta diverse specie di funghi, la più interessante delle quali è il Cordyceps sinensis, che cresce in Tibet a circa 16.000 piedi (4.877 metri) di altitudine.
Il Cordyceps sinensis incrementa di quasi il ventotto per cento i livelli di ATP (adenosina trifosfato) nell’organismo. L’ATP costituisce la fonte di energia del corpo – la batteria dell’organismo, per così dire – ed è necessaria per tutti i processi enzimatici. Si ritiene inoltre che l’ATP sia il ‘luogo’ in cui si verificano i processi di fusione fredda (“gas di Brown”) a livello molecolare. Sebbene il concetto di fusione fredda a livello molecolare non sia l’argomento del presente articolo, è mia opinione che essa sia la radice degli scambi di energia biologica, il che verrà trattato in scritti di prossima realizzazione. Il solo impatto sullo stato energetico renderebbe questo fungo un vero super-alimento, nondimeno vi è altro da tenere in considerazione.
Quello che rende il Cordyceps importante nel trattamento del cancro è il fatto che contiene beta-glucani e polisaccaridi. Quando gli zuccheri si scompongono, le numerose molecole di ossigeno vengono rilasciate a livello cellulare, con il risultato che i materiali cancerosi presenti vengono immediatamente distrutti. La cordicepina, uno dei composti bersaglio (nucleosidi), inibisce il meccanismo di riparazione del DNA ed è probabilmente responsabile dei suoi effetti antivirali (HIV).

Chimiche a spettro intero
Al giorno d’oggi nel campo dei funghi medicinali regna molta confusione per quanto concerne quale forma di prodotto fungino sia la migliore da impiegare. Vari componenti del fungo sono stati utilizzati come composti separati. Il responsabile delle proprietà del fungo è il corpo fruttifero, il micelio o un estratto standardizzato in base a un qualche specifico composto? Tale questione non è così ovvia come potrebbe sembrare.

Corpo fruttifero. Si tratta del fungo che si vede spuntare dal terreno, la parte che produce le spore implicata nella riproduzione; sostanzialmente il corpo fruttifero equivale al fiore di una pianta. Il corpo fruttifero si forma soltanto in risposta a una qualche sollecitazione dell’ambiente.
Micelio. Si tratta della forma di crescita dell’organismo al di sotto del terreno, dove avvengono tutti i processi della vita: crescita, nutrimento, competizione per la vita e alcune forme di riproduzione.
Brodo di coltura. Nei prodotti fungini coltivati il processo di crescita del micelio può essere indotto o tramite fermentazione all’interno di una vasca piena di “brodo” liquido, oppure su un solido substrato di qualche materiale presente nelle condizioni di crescita naturali.
Per la produzione di numerosi farmaci e integratori ricavati dai funghi, i composti non vengono estratti dal micelio, bensì dal brodo in cui quest’ultimo viene coltivato.
Ad esempio, dal fungo Shiitake si ricavano vari prodotti farmaceutici: la lentinina dal corpo fruttifero; LEM dal micelio e KS-2 dal brodo di coltura residuo, un composto extracellulare.
L’estrazione della lentinina dai funghi Shiitake è un processo chimico alquanto semplice. Ma che dire di un altro composto presente nel Shiitake, denominato eritadenina?
Tale composto è di ausilio nel trattamento di livelli elevati di colesterolo, mentre la lentinina viene utilizzata nel trattamento del cancro.
Se si estraggono composti del Shiitake impiegando acqua calda e quindi alcol per far precipitare la frazione dei polisaccaridi, la lentinina risulta concentrata e il prodotto derivante risulta a sua volta efficace nel trattamento del cancro e per la stimolazione del sistema immunitario. Ad ogni modo, con tale procedimento va persa l’eritadenina e l’estratto non manifesta alcun effetto sul colesterolo del sangue.
Di conseguenza, anche se un prodotto derivato dallo Shiitake grezzo presenta una grande efficacia nel trattamento del colesterolo alto, l’“estratto standardizzato” attualmente disponibile risulta inutile a tale scopo.
Qual è, dunque, il prodotto di maggior pregio: lo Shiitake grezzo a spettro intero oppure l’estratto standardizzato? La risposta è nessuno dei due o entrambi; in realtà dipende da quel che ci si propone di ottenere con l’integratore.
Per un generico utilizzo di integratori a scopo di mantenimento della salute, il prodotto migliore è quello che presenta la massima efficacia per una vasta gamma di condizioni. In questo esempio, ha molto più senso impiegare un intero spettro di prodotti – il corpo fruttifero, il micelio e il brodo.
La precisione teutonica ha inaugurato la concezione di estratti standardizzati, tuttavia ora stiamo iniziando a comprendere che le chimiche miste rivestono un ruolo più importante rispetto all’efficacia del modo in cui chimiche non correlate potrebbero determinare risultati specifici. Si tratta di una forma complessa non ancora compresa appieno, che comunque produce esiti clinici non conseguibili con estratti standardizzati.
Nel complesso i funghi medicinali vengono utilizzati in forma di estratti per i loro potentissimi ed efficacissimi prodotti e ricette, che tuttavia sono estratti assai specifici e mirati, realizzati per il particolare scopo di concentrare specifici composti. Inoltre, è proprio in virtù del fatto che questi composti chimici vengono prodotti in forma di estratti che all’industria farmaceutica è consentito detenerne i brevetti. Gli alimenti naturali non sono brevettabili.
Nei funghi medicinali sono presenti due categorie di composti bioattivi:
1. i polisaccaridi, che comprendono la maggior parte dei composti medicinali, sono solubili in acqua calda ma non in alcol; la ben nota azione immunostimolante dei funghi attiene a tale classe di composti. Se si è alla ricerca di un’azione di immunomodulazione, allora non vanno usati estratti all’alcol, in quanto risulteranno inefficaci;
2. i nucleosidi, altra classe di composti, sono solubili in solventi non polari quali alcol ed esano. In genere, rispetto ai polisaccaridi, tali composti hanno minore dimensione molecolare e risultano più specifici nella loro azione. Nucleosidi, deossinucleosidi e la maggior parte dei nostri antibiotici e antimicrobici rientrano in questa categoria.

Benefici per la salute e studi clinici
Le proprietà medicinali del Cordycepssono ragguardevoli. Nella medicina tradizionale cinese l’impiego principale del Cordyceps ha riguardato il trattamento dell’asma e altre affezioni bronchiali. Ora la moderna ricerca avvalora l’efficacia di questi antichi utilizzi.
Gran parte di quanto si sa in Occidente a proposito del Cordycepssinensis è merito dell’opera del Dr. Georges Halpern, medico e professore emerito presso l’Università di Hong Kong, nonché autore di svariati libri concernenti il Cordyceps.
Uno dei punti culminanti della ricerca moderna è stato la scoperta di nuovi antibiotici presenti nel fungo, uno dei quali, la cordicepina, è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato, o stanno sviluppando, resistenza ad altri più comuni antibiotici (come la penicillina, un prodotto fungino!).
Il Cordyceps risulta particolarmente efficace contro tubercolosi, lebbra e leucemia umana, così come rilevato in numerosi test condotti in Cina, Giappone e altrove.
Di seguito sono delineati alcuni ulteriori benefici del Cordyceps per la salute.

Incrementa la resistenza fisica
La più nota azione medica del Cordyceps sinensis concerne l’incremento della capacità di resistenza fisica. Nel 1993, la Chinese National Games sottopose questo fungo all’attenzione delle autorità sportive internazionali. Un gruppo composto da nove atlete, le quali avevano assunto il Cordyceps, polverizzò nove record mondiali.
Vi sono stati molti rapporti a riguardo di strabilianti miglioramenti della performance in vari sport dovuti all’assunzione di Cordyceps, e persino colloqui volti a bandire il Cordycepsdall’ambito delle discipline sportive in quanto potrebbe conferire un iniquo vantaggio a coloro che hanno la possibilità di procurarselo!
Nel complesso gli atleti professionisti che ne fanno uso ora sono poco propensi ad ammetterlo, in virtù dell’eventualità che qualche autorità sportiva ne renda illecito l’impiego; per converso, il Comitato Olimpico canadese ha adottato una posizione ufficiale sulCordyceps, stabilendo che nel contesto delle competizioni a livello professionale il suo uso è consentito.
La ricerca clinica ha dimostrato che l’impiego del Cordyceps aumentava la bioenergia cellulare – ATP (adenosina trifosfato) – sino a una misura pari al cinquantacinque per cento. Sono stati segnalati un’accresciuta sintesi dell’ATP e un più rapido recupero di energia. A quanto pare il Cordyceps migliora il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficace l’utilizzazione dell’ossigeno. Tali proprietà potrebbero rendere conto del generale potenziamento fisico, della resistenza supplementare e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli individui che assumono il Cordyceps.

Migliora la funzione respiratoria
Vari studi scientifici hanno dimostrato i benefici indotti dal Cordyceps sinensis nell’alleviare i sintomi di varie malattie respiratorie fra cui asma e bronchite cronica.

Incrementa l’assorbimento dell’ossigeno
In uno studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su trenta volontari in età avanzata, il Cordyceps ha dimostrato di migliorare in modo rilevante la quantità massima di ossigeno che i soggetti riuscivano ad assimilare.
Studi cinesi su malattie cardiovascolari hanno indicato che estratti di etanolo dai miceli delCordyceps e soluzioni di fermentazione del Cordyceps determinavano una modifica dell’azione biologica che consentiva un aumento sino al quaranta per cento dell’assorbimento di ossigeno cellulare. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato l’effetto di questi composti nel mitigare patologie polmonari ostruttive croniche.

Migliora la funzione cardiaca
Numerosi studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel trattamento dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmia cardiaca e infarto cronico.

Contribuisce a mantenere livelli di colesterolo salutari
Quattro studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha contribuito ad abbassare del 10-21 per cento il colesterolo totale e del 9-26 per cento i trigliceridi (grassi neutri), contribuendo al contempo a elevare del 27-30 per cento il colesterolo (“buono”) HDL.

Migliora le funzioni epatiche
Il Cordyceps sinensis ha dimostrato di migliorare le funzioni epatiche nonché di essere di ausilio in caso di cirrosi, epatite cronica e sub-cronica, nonché patologie epatiche correlate, più diffuse di quanto comunemente ritenuto.
Il fegato è il filtro vivente dell’organismo, ripulisce dalle impurità il sangue e altri fluidi. Senza un fegato funzionante non si sopravvive e men che meno si gode di un buono stato di salute.
Prove cliniche con integrazione di Cordyceps, implicanti trentatré pazienti affetti da epatite B e otto pazienti affetti da cirrosi epatica, hanno evidenziato un miglioramento pari al 71.9 per cento nel test di torbidità del timolo e del 78.6 per cento nel test SGPT; trattasi di test enzimatici indicanti cambiamenti nelle funzioni epatiche.

Migliora le patologie renali
Uno studio cinese ha dimostrato un miglioramento pari al 51 per cento dell’insufficienza renale cronica dopo un solo mese di integrazione dietetica di Cordyceps.

Riduce le dimensioni dei tumori
In Cina e in Giappone si sono condotti vari studi clinici su malati di cancro, impiegando una dose terapeutica di 6.0 grammi di Cordyceps al giorno.
In uno studio effettuato con cinquanta pazienti affetti da cancro polmonare cui, in concomitanza con la chemioterapia, era stato somministrato Cordyceps, nel quarantasei per cento dei casi le dimensioni dei tumori si sono ridotte. Uno studio implicante malati di cancro affetti da vari tipi di tumore ha rilevato che l’estratto di Cordyceps sinensis (6.0 grammi al giorno per oltre due mesi) ha migliorato i sintomi soggettivi nella maggior parte dei pazienti; nella metà dei casi i conteggi dei globuli bianchi si sono mantenuti stabili e le dimensioni dei tumori si sono ridotte in modo rilevante.
In Giappone alcuni ricercatori hanno riportato che nei soggetti affetti da cancro il Cordycepsincrementa la reattività generale del sistema immunitario. Per giungere a tale scoperta, costoro hanno iniettato per via sottocutanea ad alcuni topi cellule cancerose (linfoma) e quindi somministrato per via orale Cordyceps; tale prassi ha comportato una riduzione delle dimensioni del tumore e prolungato la vita. Negli studi in questione il Cordyceps ha inoltre migliorato la risposta degli anticorpi.

Incrementa l’immunità e la produzione di cellule-T
Si è riscontrato che il Cordyceps sinensis accresce l’attività della cellula “killer naturale” (NK), incrementando in tal modo la produzione delle cellule-T che a sua volta determina una ampliata massa muscolare; il vigore muscolare risulta potenziato con la produzione di giovani cellule sane.
Il Cordyceps ricarica con efficacia la schiera protettiva di cellule NK. La capacità dell’organismo di contrastare le infezioni e i tumori dipende dalla disponibilità di cellule NK, essenziali in quanto prima linea di difesa per il mantenimento del meccanismo di protezione dell’organismo, comunemente noto come sistema immunitario.
Vari studi scientifici riguardanti il Cordyceps si sono concentrati in modo particolare sulle cellule NK e sull’effetto che il Cordyceps ha su di esse quando correlate alla formazione del cancro. Uno studio in vitro ha dimostrato che il Cordyceps accresce in modo rilevante l’attività delle cellule NK tanto negli individui sani quanto nei soggetti affetti da leucemia.
Secondo uno studio cinese, pubblicato sul Chinese Journal of Integrated Traditional and Western Medicine, il Cordyceps naturale ha accresciuto l’attività delle cellule NK del 74 per cento in soggetti comuni e del 400 per cento in pazienti affetti da leucemia. Analoghi progressi dell’attività delle cellule NK sono risultati in casi di estesi melanomi.

Coadiuva i sintomi dell’invecchiamento
Ricerche ciniche in studi controllati hanno rivelato che pazienti anziani soggetti ad affaticamento e sintomi connessi alla senilità, dopo aver utilizzato Cordyceps per trenta giorni hanno riportato conforto a tali problemi. I sintomi di affaticamento si sono ridotti del 92 per cento, quelli di percezione di freddo dell’89 per cento e quelli di vertigine dell’83 per cento. Pazienti affetti da problemi respiratori si sono sentiti fisicamente più vigorosi e alcuni soggetti sono riusciti a percorrere a piccole falcate sino a 600 piedi (183 metri).

Protegge dai danni provocati dai radicali liberi
Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha svolto una funzione protettiva rispetto ai danni provocati dai radicali liberi e ha presentato poderose proprietà antiossidanti.

Contribuisce a lenire l’affaticamento degli arti inferiori
Vari studi hanno dimostrato che il Cordyceps sinensis ha migliorato il flusso del sangue nell’organismo rilassando i muscoli lisci dei vasi sanguigni e consentendo loro di espandersi, aumentando inoltre la funzionalità di cuore e polmoni.
Di conseguenza il Cordyceps previene o riduce la contrazione dei vasi sanguigni che interferisce con l’afflusso di sangue agli arti inferiori – principale causa dell’affaticamento delle gambe.

Migliora la funzione sessuale
Tre distinti studi cinesi a doppio cieco controllati con placebo condotti su oltre duecento maschi adulti con “ridotta libido e altri problemi sessuali” hanno prodotto esiti ragguardevolmente analoghi. Al termine del periodo sperimentale, rispetto al 24 per cento del gruppo del placebo, in media il 64 per cento degli utilizzatori di Cordyceps ha riportato un miglioramento significativo.
In un altro studio a doppio cieco controllato con placebo condotto su ventuno donne in età avanzata con problemi analoghi, rispetto a nessuna del gruppo di controllo, dopo l’impiego di Cordyceps il 90 per cento delle utilizzatrici del fungo ha riportato miglioramenti delle  rispettive condizioni.
Il Cordyceps ha dimostrato di ottimizzare la libido e la qualità della vita di donne e uomini, di contrastare l’infertilità e di accrescere il conteggio e la sopravvivenza degli spermatozoi. Studi clinici implicanti 189 pazienti di ambo i sessi con libido e desiderio ridotti hanno evidenziato un miglioramento delle condizioni nel 66 per cento dei casi.
Uno studio a doppio cieco condotto dall’Institute of Materia Medica di Pechino ha evidenziato un aumento del desiderio e della libido femminili pari all’86 per cento. La prova concreta più drastica è derivata da uno studio sulla fertilità comprendente 22 maschi, il quale ha dimostrato che dopo otto settimane di assunzione di Cordyceps il conteggio degli spermatozoi è aumentato del 33 per cento, l’incidenza di relative malformazioni è diminuita del 29 per cento e il loro tasso di sopravvivenza è aumentato del 79 per cento.

Inverte l’HIV
In uno studio condotto nel 2004 in Ghana, a 3.000 individui affetti da HIV in fase iniziale è stato somministrato un preparato il cui ingrediente principale era il Cordyceps sinensis. Al di là delle più rosee aspettative, al termine dei sei mesi tutti i 3.000 soggetti non manifestavano “alcuna presenza di HIV nel sangue”.

Funzione immune, risposta anti-cancro e riparazione del DNA
Ormai è assodato da tempo che i composti di beta-glucano presenti in numerose specie di funghi elevano in modo rilevante la funzione immune. Tale classe di composti è la classe di medicinali anticancro maggiormente prescritta a livello mondiale; esempi in tal senso sono i farmaci lentinina, PSK e grifolan. 
Oltre alla ben nota modulazione immune innescata dai composti dei polisaccaridi, nella risposta antitumorale del Cordyceps sinensis vi sono riscontri di un altro meccanismo in gioco, connesso alla struttura di almeno alcuni dei nucleosidi alterati presenti nel Cordyceps, esemplificati dal composto della cordicepina (3’-deossiadenosina); si tratta di una molecola quasi identica alla normale adenosina, eccetto per il fatto che è priva di un atomo di ossigeno sulla porzione di ribosio della molecola alla posizione 3’.
La stessa mancanza di ossigeno 3’ è riscontrabile in altri composti del Cordyceps, quali la dideossiadenosina. Si ritiene che la mancanza di ossigeno in questa particolare posizione sia importante secondo una modalità assai specifica. La struttura del DNA dipende da tale ossigeno per creare il legame fra nucleosidi adiacenti, legame fra le posizioni 3’ e 5’ sulle porzioni di ribosio dei nucleosidi, a formare di fatto la “struttura a scala” che tiene assieme il DNA.
Nella replicazione di qualsiasi cellula, la prima fase consiste nella separazione della molecola del DNA nel mezzo, come l’apertura di una cerniera, fra le coppie di nucleosidi complementari. 
La fase successiva è l’inserimento, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento, i quali formano i legami di idrogeno fra coppie di complemento e i legami zuccheri-fosfato fra le posizioni 3’ e 5’ sul bordo esterno della molecola, ovvero la porzione di ribosio.
La sintesi delle nuove molecole di DNA procede con l’inserimento in successione, uno alla volta, di nuovi nucleosidi di complemento nella molecola di DNA in nuova formazione sino a quando l’originario trefolo di DNA non viene replicato due volte, ciascuno dei trefoli è l’esatta copia dell’originale e forma il codice genetico per una nuova generazione di cellule. Tale sintesi prosegue con l’inserimento di ciascun nuovo nucleoside, a meno che non venga introdotta una molecola di 3’-deossiadenosina (cordicepina).
Quando questo accade, in quella vitale posizione non vi è ossigeno per formare il legame 3’-5’, quindi la replicazione della nuova molecola di DNA si interrompe, la cellula non può continuare a dividersi né si forma alcuna nuova cellula (nelle normali cellule dei mammiferi tale inserzione di adenosina deossigenata riveste scarsa importanza, in quanto le cellule sane dispongono di un insito meccanismo di riparazione del DNA).
Quando si verificano errori di questo genere, il nucleoside alterato (cordicepina) viene rimosso dalla serie di nucleosidi e viene inserito un nuovo segmento di adenosina. Ad ogni modo, proprio per la loro natura le cellule cancerose hanno perso questo meccanismo di riparazione del DNA. (Se riuscissero a correggere i loro errori del DNA non sarebbero cellule del cancro.)
La maggior parte dei batteri e tutti i virus (compreso il virus dell’immunodeficienza umana HIV) sono privi di tale meccanismo di riparazione del DNA.
Quando osserviamo la velocità secondo la quale le cellule del cancro si riproducono, risulta chiaro il modo in cui tale meccanismo potrebbe esercitare una significativa risposta antitumorale. Ad esempio, una normale cellula sana di tessuto del seno ha una vita media di dieci giorni, al cui termine si riproduce e si forma una nuova cellula. Le cellule del cancro, però, si moltiplicano a una velocità assai superiore rispetto a quelle sane, mediamente ogni venti minuti. Questo significa che le cellule del cancro del seno si riproducono all’incirca 750 volte più rapidamente rispetto al tessuto sano circostante. Se la cordicepina fosse ugualmente tossica per entrambi i tipi di cellule, ucciderebbe le cellule del cancro 750 volte più rapidamente di quelle sane ma, dato il meccanismo di riparazione del DNA di queste ultime, la cordicepina non sembra interferire con la loro replicazione, e la velocità di uccisione delle cellule tumorali risulta di fatto assai superiore al rapporto 750:1.
Lo stesso tipo di meccanismo di interruzione del DNA è inoltre responsabile degli effetti antitumorali di alcuni altri agenti chemioterapici. Questo medesimo meccanismo di inibizione della sintesi del DNA è probabilmente il meccanismo responsabile degli effetti antivirali riscontrati con la cordicepina.

Conclusione
​La più nota azione medicinale delCordyceps sinensis è l’incremento della resistenza fisica. La cordicepina è assai efficace contro tutti i tipi di batteri che hanno sviluppato resistenza ad altri antibiotici. Il Cordyceps ha dimostrato di migliorare il meccanismo di equilibrio interno, rendendo in tal modo più efficiente l’utilizzo dell’ossigeno.
Numerosi studi hanno evidenziato i benefici apportati dal Cordyceps sinensis nell’ambito dei disturbi del ritmo cardiaco quali aritmie cardiache e infarto cronico.
Quattro eccellenti studi hanno dimostrato i benefici del Cordyceps sinensis nel contribuire ad abbassare il colesterolo totale e i trigliceridi, nonché ad aumentare il colesterolo HDL (“buono”).
Studi clinici su pazienti di ambo i sessi affetti da libido compromessa hanno evidenziato rilevanti miglioramenti dei sintomi. La prova fisica più drastica è giunta da uno studio sulla fertilità maschile, il quale ha indicato che, dopo otto settimane di assunzione, l’integrazione di Cordyceps ha aumentato notevolmente il conteggio dello sperma, diminuendone le malformazioni e migliorandone il tasso di sopravvivenza.
Tali proprietà e altre ancora potrebbero rendere conto del potenziamento fisico generale, della accresciuta resistenza, delle caratteristiche di incremento della libido e degli effetti anti-affaticamento riscontrati negli esseri umani in concomitanza con l’impiego di Cordyceps sinensis.
Studi condotti in tutto il mondo hanno dimostrato che questo modesto fungo dispensa benefici potenzialmente ancor più vivificanti di quanto dichiarato. Si tratta di un super-alimento che sta appena iniziando a farsi conoscere nella letteratura medica occidentale.
Anche la riduzione di questo materiale fungino attivo a dimensioni nanoparticellari promette assai bene, laddove si sta conducendo ulteriore lavoro di ricerca che potrebbe sfociare in ulteriori farmaci brevettati.
Ancor più importante, l’intero spettro di composti presente nel corpo fruttifero, nel micelio e nel brodo della sostanza allo stato naturale continua a dimostrare, ancora una volta, che l’antico sapere soddisfa la verifica della scienza moderna.  ∞


L’autore:

 

Richard Alan Miller, fisico ed erborista nonché esperto di coltivazione e commercializzazione di prodotti della botanica, è autore di svariati documenti e libri concernenti metafisica, parapsicologia e agricoltura alternativa. I suoi articoli pubblicati su NEXUS, scritti assieme a Iona Miller, comprendono “HAARP, la minaccia planetaria” (nr. 45), “Le risonanze di Schumann e la psicobiologia umana” (nr. 48) e “DNA, dall’elica all’ologramma” (nr. 50). L’articolo pubblicato in questo numero è un estratto dal primo capitolo del suo libro Power Tools for the 21st Century, pubblicato da Earthpulse Press (http://www.earthpulse.com).
Richard Alan Miller può essere contattato via email presso rick@nwbotanicals.org

 

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Published by lalchimista - in Salute e cura del corpo
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