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31 gennaio 2013 4 31 /01 /gennaio /2013 11:34

 

7027584837_6750e02f17.jpgLe esportazioni di capitali sono un danno diretto in termini di deprivazione monetaria, di perdita secca di mezzi da parte del sistema-paese, che si ritrova con meno mezzi monetari per i pagamenti dei debiti, gli investimenti produttivi, i consumi… Invece, non sono un danno e una perdita secca i fatti (come il prelievo dei tributi e l’evasione dei tributi) che determinano solo uno spostamento di capitali da un soggetto A a un soggetto B all’interno del sistema-paese. Se tali fatti facciano bene o male al paese, dipende da un fattore diverso, ossia se il modo in cui spende il denaro il soggetto B fa crescere l’economia di più o di meno rispetto al modo in cui lo spenderebbe il soggetto A. In ogni caso, si è visto che, se il prelievo fiscale effettivo supera stabilmente il 40% del pil, esso ha effetti depressivi sull’economia. In Italia è al 55%.

Nelle sue campagne “informative” e moralizzatrici, governo descrive all’opinione pubblica l’evasore fiscale come un ladro che sottrae ricchezza alla collettività ed è colpevole per le tasse molto alte; aggiunge che, se si vincesse l’evasione fiscale, si pagherebbe meno tasse.

Ragioniamo.

Se qualcuno (il ladro o lo Stato) sottrae 1.000 Euro a una famiglia o a un’azienda, impoverisce la famiglia o l’azienda di 1.000 Euro, nel senso che diminuisce di 1.000 Euro la sua capacità di pagare per ottenere ricchezza reale. Per la famiglia o l’azienda è un danno secco. E’ un rapporto lineare e semplice. Ma quei 1.000 vanno ad aumentare il potere di acquisto di un altro soggetto che sta entro il sistema-paese (il ladro, lo Stato), la sua ricchezza. La sottrazione non opera un annientamento della ricchezza, ma una sua ricollocazione. Quindi quel furto non ha diminuito il potere d’acquisto, la ricchezza, complessiva, le risorse, del sistema-paese, ma ne ha trasferito una parte da un soggetto a un altro entro di esso. Analogamente, se l’azienda o la famiglia evade 1.000 euro di tasse, saranno 1.000 euro in più di potere d’acquisto della famiglia, e 1.000 euro di meno di potere d’acquisto per lo Stato, ma il potere d’acquisto totale del sistema-paese non muta.  Se un pubblico amministratore o dirigente sottrae 1.000 dalle pubbliche casse, dell’ente che amministra, aumenta il proprio potere d’acquisto e diminuisce quello dell’ente. Se riceve una bustarella di 1.000 da un’impresa appaltatrice di quell’ente pubblico, per far pagare 10.000 in più a quell’impresa per l’opera pubblica appaltatale, l’ente pubblico si depaupera di 10.000, il corrotto si arricchisce di 1.000 e l’impresa corruttrice di 9.000.

Sono operazioni a somma zero per il sistema-paese. Anche in questi casi, si ha un trasferimento di potere d’acquisto, non un suo annientamento, non un annientamento di risorse economiche, e ancor meno si ha un annientamento di beni reali.

Orbene, ai fini dell’interesse collettivo, che effetti hanno questi spostamenti? Arricchiscono o impoveriscono la collettività nazionale, o sono indifferenti?

Purtroppo per gli amanti del semplice e lineare e moralistico, bisogna distinguere e analizzare.

a) Il reato (furto, frode, peculato, corruzione, evasione), la violazione di una norma di legge, in sé, diminuisce, in quanto diventi di dominio pubblico, la fiducia sociale nella legalità; e questo è un danno se il sistema-paese è complessivamente sano, mentre non è un danno se è complessivamente guasto, ma anzi può favorire un rivolgimento.

b) La corruzione, in quanto produce un’opera pubblica inutile o difettosa, oppure una fornitura alla pubblica amministrazione di opere, beni, servizi difettosi o inutili (ad es., edificio in calcestruzzo armato con poco ferro e cemento), comporta un peggior servizio alla collettività, quindi un danno che è molto superiore alla tangente pagata – ed quello è il vero danno sistemico della corruzione, non l’importo della tangente.

c)      Lo spostamento di una quantità di denaro da un soggetto A a un soggetto B, per la collettività, produce un danno o un vantaggio o nessun effetto, a seconda dell’uso che di questo denaro fa un soggetto rispetto all’altro (per il caso che il soggetto che perde il denaro sia lo Stato aggiungerò poi una specificazione importante). Mi spiego: se il soggetto A spende il denaro in un modo che induce una crescita economica del 20% della spesa,  mentre il soggetto B lo spende in un modo che la fa crescere del 60% della spesa, allora alla collettività conviene che B abbia più denaro da spendere, e A meno.  A e B possono essere il ladro, lo Stato, l’artigiano-evasore, il proprietario immobiliare…  Ma che tipi di uso del denaro fanno crescere di più l’economia, e che tipi di meno?

ci)    La fanno diminuire, soprattutto in tempi di carenza di liquidità nel sistema, gli usi che tolgono dalla circolazione nel sistema economico reale, ossia la tesaurizzazione, come tenere le banconote in cassaforte; e i trasferimenti all’estero: esportazioni di valuta, rimesse degli emigrati; investimenti finanziari, speculativi e improduttivi in termini di economia reale; quindi un governo che, per spostare dalle tasche della gente alle proprie casse 20 miliardi di tasse in più (cosa che non cambia la quantità di moneta presente nel sistema-paese) mette in fuga verso l’estero 220 miliardi (cosa che riduce di 220 miliardi la liquidità a disposizione dell’economia nazionale) è un governo folle oppure che mira a sabotare il paese e ad avvantaggiare altri paesi, soprattutto se il paese che esso governa è già in recessione e a corto di liquidità; ancora di più se, per prendere alla gente 15 miliardi, sottopone gli immobili a una tassazione che li deprezza di centinaia di miliardi, compromettendo così le garanzie bancarie, quindi le linee di credito e il livello di liquidità nazionale;

cii)  La fanno aumentare  gli investimenti e le spese comportanti l’acquisto di beni e servizi prodotti  nella nazione, l’incremento del patrimonio, scientifico, tecnologico, professionale, quindi della competitività della nazione; il miglioramento della salute, dell’ambiente, del territorio della nazione; il pagamento di salari, di contributi e di tasse entro la nazione;

ciii)Alzare salari e pensioni, oggi, in tempo di globalizzazione, si traduce in larga parte in aumenti di acquisti di beni nella grande distribuzione organizzata, beni prodotti perlopiù all’estero; quindi gli incrementi salariali e pensionistici hanno in parte un impatto non positivo sull’economia nazionale;

civ)Il rapporto tra spese e aumento di ricchezza potrà essere più o meno elevato, più o meno rapido, più o meno durevole, a seconda della sua natura, della sua tipologia, della sua appropriatezza e qualità di progettazione ed esecuzione…

d)     Va ancora considerato l’effetto interno del trasferimento nel soggetto che perde  o non riceve e nel soggetto che prende o trattiene. Ad esempio, se un’impresa produttiva deve pagare più tasse (vuoi perché lo Stato aumenta l’aliquota, vuoi perché non può più evadere), possono accadere diverse cose, in teoria; ma, in una situazione come l’attuale, connotata da recessione stabile, crollo dei consumi, credito scarso e costoso, altissimi tributi e tariffe rispetto all’estero, milioni di partite iva che non realizzano utili ma stanno aperte solo per pagare debiti e mantenere gli addetti, le cose che possono accadere sono, quasi sempre, le meno desiderabili:

di)   -il caso ideale, che raramente si verifica: l’impresa (l’artigiano, il professionista, etc.,), se ha margini di profitto, rinuncia a parte di questo per pagare le tasse, ceteris paribus;

dii) -l’impresa scarica il costo tributario sui suoi prodotti, quindi diminuisce il potere d’acquisto degli acquirenti; caleranno le sue vendite, quindi ridurrà il personale e gli investimenti;

diii)                      -l’impresa, per trovare i soldi necessari a pagare i costi tributari, taglia altri costi: personale, formazione, ricerca, investimenti; quindi taglia una spesa molto buona per la collettività, per dare i soldi allo Stato, alla politica, che li userà forse in un modo non altrettanto buono, produttivo, per la collettività;

div)                      -l’impresa valuta che, se deve pagare tutte quelle tasse, le conviene trasferirsi all’estero; quindi chiude, licenza, porta via capitali, macchinari, tecnologia, clientela; non paga più tasse e contributi in Italia, scaricando sulla collettività il costo dei licenziati;

dv) -l’impresa chiude o fallisce, lasciando fornitori, dipendenti, fisco, Inps, Inail senza pagamento; eventualmente passa al nero totale;

dvi) -per contro, se il soggetto che perde o non incassa è lo Stato, bisogna distinguere:

se si tratta di uno Stato dotato di sovranità monetaria, come Regno Unito, Svizzera, Giappone, USA, può compensare i mancati introiti fiscali, e il conseguente deficit di bilancio, monetizzando questo deficit, ossia coprendolo con emissioni monetarie attraverso la sua banca centrale di emissione – il che, in situazioni di scarsità monetaria, è un bene; se, invece, come l’Italia, non ha sovranità monetaria e ha vincoli di bilancio, allora dovrà tagliare le spese e/o inasprire le tasse.

Ancora una considerazione di fondo. Lo Stato, ossia i politici, afferma che il gettito fiscale non sia sufficiente a causa dell’evasione fiscale. Ma il gettito fiscale, anche con questa evasione fiscale, è più del 50% del pil nazionale, incluso il sommerso. Dovrebbe essere più che sufficiente per avere una buona amministrazione, con buoni servizi, ricerca, innovazione, welfare, pareggio di bilancio… se la p.a. è inefficiente, i servizi sono scadenti,  la ricerca e l’innovazione minimi, le infrastrutture carenti e vecchie, allora il problema, la causa, non è i 170 miliardi di evasione, che restano a chi li ha prodotti e non vengono affidati ai politici – la causa sono proprio i politici. Sono loro che usano male i soldi, li spendono in modo inefficiente, li rubano. Non tassano per i bisogni della collettività. Tassano più che possono per spartirsi più che possono. Se riuscissero a recuperare l’evasione fiscale dall’economia reale, non ovviamente dai loro burattinai di banca e finanza,  semplicemente si spartirebbero di più. Ecco perché essi, nella propaganda di Stato, pongono l’accento sull’evasione mentre lasciano in ombra gli sprechi e le mangerie.

Ma con più prelievo fiscale effettivo avremmo un’esasperazione dell’effetto Laffer, già oggi pesante, ossia dell’effetto per cui, alzando la pressione fiscale effettiva oltre una certa soglia, il gettito fiscale cessa di crescere e inizia a ridursi in funzione del salire della pressione, perché la pressione fiscale spinge le aziende fuori dal mercato, le fa emigrare, chiudere, fallire. Si chiama avvitamento fiscale, e il governo tecnico lo ha realizzato in Italia in pochi mesi, accompagnandolo col peggioramento dell’outlook e, anche in prospettiva,  di tutti i fondamentali: pil, deficit pubblico, deficit commerciale, debito pubblico, occupazione, inflazione, costo del denaro, liquidità di sistema, competitività internazionale, investimenti produttivi, consumi: gli obiettivi di pareggio di bilancio, di crescita del pil etc. si stanno allontanando nelle previsioni del governo stesso. Ma, se non si vuol essere populisti ed estremisti, bisogna aderire al coro che dichiara che non vi è alternativa a questa politica economica.

Quindi direi, in conclusione, che l’evasione fiscale è usata dal regime come un capro espiatorio per  decolpevolizzarsi dei suoi risultati, per continuare a prosperare sulla spesa pubblica, per continuare a gestire come vuole la cosa pubblica, per continuare a consentire ai suoi membri e ai burattinai del piano superiore di eludere ed evadere alla grande. A questo fine propagandistico, il  regime spiega falsamente al pubblico generale l’evasione fiscale come una sottrazione  secca di risorse alla collettività, mentre essa lascia il denaro entro il sistema, e mentre ciò che lo sottrae al sistema sono la fuga dei capitali, la fuga delle imprese, le rimesse verso l’estero degli immigrati, e i soldi – 60 miliardi sinora – che il governo dà a Grecia, Spagna, Portogallo., Irlanda per pagare loro debiti verso le banche tedesche e francesi, nell’interesse di queste banche.

La propaganda dello Stato usa un ulteriore elemento di inganno dell’opinione pubblica, un elemento non logico ma grafico: l’immagine dell’evasore-parassita adottata dalla campagna di “informazione”. Si tratta di un volto di persona dalla pelle scura, dai tratti fortemente “terroni” o nordafricani o turchi, con aspetto rozzo, pelle non rasata, abbigliamento modesto – quindi si suggerisce che l’evasore-tipo sia una persona di livello sociale e reddituale bassi. mentre   al contrario la grossa evasione è opera di grandi industriali e finanzieri (bancari e assicurativi).

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Published by lalchimista - in Assicurazione e Pensione
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