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29 luglio 2013 1 29 /07 /luglio /2013 18:02

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Agli inizi del 1916, Albert Einstein aveva appena completato il lavoro più importante della sua vita, durato circa dieci anni, una intensa battaglia intellettuale che terminò nella formulazione di una nuova teoria della gravità e che egli denominò in seguito teoria generale della relatività. Non si trattò solamente di una teoria della gravità perché allo stesso tempo essa includeva nuovi concetti di spazio e di tempo. Inoltre, il lavoro di Einstein fu senza dubbio la prima teoria scientifica che fu in grado di spiegare non solo come si muovono gli oggetti nello spazio ma come evolve l'intero Universo. Comunque sia, la teoria conteneva un problema. Applicando le equazioni della relatività all'intero Universo, Einstein si rese conto che la sua descrizione matematica non era in grado di descrivere la realtà fisica. Nel 1917, la comunità scientifica discuteva sul fatto che l'Universo fosse statico ed eterno, costituito da una singola galassia, la Via Lattea, circondata da uno spazio vuoto, scuro ed infinito e a quel tempo non c'era alcun motivo di ritenere il contrario. Nella teoria di Einstein, così come nella teoria di Newton formulata circa tre secoli prima, la gravità è una forza puramente attrattiva che si esercita tra due corpi dotati di grande massa. Ciò vuol dire che è impossibile trovare un insieme di corpi celesti in quiete nello spazio per sempre poiché la loro reciproca attrazione gravitazionale determinerà alla fine un collasso gravitazionale verso il centro, cosa che era in contrasto con l'idea di un Universo apparentemente statico. Ora, l'idea che la teoria di Einstein fosse inconsistente con questa descrizione dell'Universo fu una sorta di colpo basso.


Nonostante si dice che Einstein lavorasse in isolamento, rinchiuso nella propria casa per anni, utilizzando solo il suo pensiero e la sua ragione, in realtà egli fu sempre guidato profondamente da esperimenti e da osservazioni. Mentre eseguiva i suoi "esperimenti mentali", Einstein studiava intensamente la matematica al punto da produrre una teoria alquanto elegante. L'apparente disaccordo tra la sua teoria e le osservazioni in relazione alla staticità dell'Universo durò poco al punto che Einstein dovette introdurre una modifica all'equazioni che successivamente definirà l'errore più grande della sua vita. La scoperta che l'Universo non è statico piuttosto in espansione ebbe delle implicazioni importanti, sia di natura filosofica ma anche religiosa, perché suggeriva che l'Universo doveva aver avuto una origine, una nascita, insomma una creazione.

Quasi come ironia della sorte, la prima persona che propose l'idea della creazione dell'Universo fu proprio un prete e fisico belga di nome Georges Lemaitre. Nel 1927, Lemaitre trovò alcune soluzioni delle equazioni della relatività generale dimostrando che la teoria prevede non solo un Universo non statico ma che lo spazio stesso si espande. I risultati ottenuti sembrarono così fuori luogo che lo stesso Einstein rispose al prete belga in maniera ironica affermando: "la Vostra matematica è corretta ma la Vostra fisica è abominevole". Ma Lemaitre andò oltre e nel 1930 egli propose che l'Universo si fosse originato da un punto infinitesimale, che egli chiamò l'atomo primordiale, e che questo inizio rappresentasse, forse in analogia alla Genesi biblica, una sorta di "giorno senza ieri". Insomma il Big Bang, sostenuto anche da Papa Pio XII, fu proposto inizialmente da un prete il quale se fosse o meno accaduto realmente si trattava comunque di una argomentazione scientifica e non teologica. Tuttavia, né Lemaitre né Pio XII convinsero la comunità scientifica che l'Universo fosse in espansione. Piuttosto, l'evidenza arrivò dalle attente osservazioni che furono realizzate da Edwin Hubble verso la fine degli anni '20 grazie alle notti trascorse presso il telescopio di Monte Palomar, il più grande dell'epoca. Ciò che ne seguirà fa parte della storia della cosmologia.

Nel libro che ci piace segnalare oggi, A Universe from Nothing: Why There Is Something Rather Than Nothing edito da Free Press , il fisico teorico Lawrence Krauss offre una serie di risposte provocatorie su dove e come ha avuto origine l'Universo, su cosa c'era prima, su quale sarà il suo destino finale e come mai dal nulla si è originato tutto ciò che vediamo attorno a noi. Krauss descrive gli approcci scientifici più moderni che tentano di spiegare come mai esiste l'Universo anzichè il nulla e i risultati che vengono presentati sono sorprendenti ed affascinanti: il risultato è che non solo può originarsi qualcosa dal nulla ma qualcosa avrà sempre origine dal nulla.

 

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Published by lalchimista - in astronomia
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