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26 dicembre 2012 3 26 /12 /dicembre /2012 23:43

Il galateo è l’insieme delle norme di buona educazione che regola i rapporti tra le persone. La parola è il titolo di un trattato, Galateo overo de’ costumi, di monsignor Giovanni Della Casa “sulle regole di buona creanza”. L’ecclesiastico e letterato di origine fiorentina lo intitolò così perché lo dedicò al suo amico Galeazzo (latinizzato Galatheus) Florimonte, vescovo di Sessa Aurunca in Campania, noto per essere una persona dai modi cortesi, e che gli aveva consigliato di pubblicare il trattato.

Della Casa lo scrisse poco dopo il 1550, nell’abbazia di Nervosa, sulle pendici della marca trevigiana. In questo libro ha il ruolo di un insegnante che, nel dissertare con un giovane allievo, detta norme di etica, estetica e pedagogia.

Lezioni di bon ton all'estero
Oggi queste regole sono chiamate anche “bon ton”. Uno dei manuali più famosi sul tema è stato scritto alla fine degli anni ’70 da Lina Sotis, giornalista di costume del Corriere della Sera.

 

In molti paesi, il termine impiegato per indicare il galateo è connesso con l'italiano etichetta, lo spagnolo etiqueta e ilfrancese étiquette. È molto suggestiva, anche se non corretta, l'etimologia popolare della parola "etichetta" come diminutivo di etica (quel ramo della filosofia che si occupa di ciò che è buono, giusto o moralmente corretto): viene infatti spontaneo pensare che si tratti di un'etica "minore", applicata non ai grandi problemi della vita morale, ma ai semplici problemi della vita di ogni giorno.

Normalmente accettata è invece l'interpretazione che fa risalire il termine all'antico francese estiquier/estiquer, "infiggere, affiggere, attaccare". Con l'aggiunta del suffissodiminutivo "-etta" la parola ha assunto il significato di "cosuccia attaccata" e oggi indica quella striscia, riquadro o cartellino in genere che si applica a merci, bottiglie e contenitori vari per indicarne qualità e prezzo, contenuto e origine ecc. (cfr. la voce etichetta di identificazione).

Anticamente indicava anche un piccolo avviso esposto nelle corti spagnole con la segnalazione del cerimoniale del giorno e le sue rigide regole; dal programma quotidiano,etiqueta passò poi rapidamente a designare il cerimoniale stesso e, con quel significato, dalla Spagna si diffuse altrettanto rapidamente in Francia e, come attesta il letteratoLorenzo Magalotti 

Tribuna, medaglione di lorenzo magalotti.JPG

all'inizio delSettecento, anche in Italia:[1] «Infino all'anno 1668 che io andai in Spagna, parlando di tutto ciò che risguarda regole pratiche d'una Corte, d'una Segreteria, io non mi valeva d'altri termini, che di regole, pratiche, costumi, e più correntemente d'ogni altro, stili. Arrivato a Madrid, e quivi udito a ogni poco, es etiqueta de Corteetiquetas de la Casa de Borgonna, al mio ritorno in Italia cominciai a dire ancor io in Italiano, etichetta; né io solo, ma le mie camerate ancora, credo per parer, come fanno i giovani, d'aver portato qualche cosa di Spagna. Ne tornò il Marchese di Castiglione, dopo essere stato a quella Corte ventun anni, ne son tornati dopo degli altri, etichetta quegli, etichetta quell'altro; può esser che si sia fatto male a profanar la lingua Toscana con questo Spagnuolismo di più; il fatto però si è, che in oggi io sento dire etichetta anche a di quegli che non sono mai stati a Madrid.

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  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
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