Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
19 agosto 2015 3 19 /08 /agosto /2015 12:32
Quali danni producono i tagli alla sanità dalla ricerca scientifica, alle terapie, ecc.

Quali danni producono i tagli alla sanità dalla ricerca scientifica, alle terapie, ecc.

Se realmente vivessimo in una società libera e democratica una simile affermazione avrebbe dovuto quantomeno scandalizzare tutto l'establishment medico e scientifico, fino ad arrivare agli organi di controllo e di ricerca per poi interessare media, politica e magistratura. Eppure siamo sicuri che questa devastante dichiarazione non verrà presa in seria considerazione da chi di dovere; non ci saranno inchieste giornalistiche dei vari Travagli, non ci saranno libri scandalo di Saviani, non ci sarà nessun Signor Mentina che darà questa notizia che riguarda la salute di tutti, al telegiornale in prima serata, non ci saranno inchieste e trasmissioni dei vari Santori o Firmigli. Solo Report, qualche anno fa si interessava a queste tematiche, poi liberamente lasciate al dimenticatoio. Queste notizie al giornalismo, alla politica e alla magistratura sembrano non interessare.

Dal nostro punto di vista, in un momento storico così fragile e angusto, dove la crisi economica sta erodendo diritti e servizi in tutto il mondo occidentale, riteniamo questa notizia di importanza primaria, perché oltre ad interessare il debito pubblico dei singoli Stati, riguarda da vicino la salute e la vita di centinaia di milioni di persone, se non miliardi, a meno che non si voglia riconoscere alla “scienza” il primato sulle decisioni che influenzano l’umanità tutta.

Infatti la spesa sanitaria è tra le fette più consistenti del debito pubblico di ogni singolo Stato Sovrano (In Italia dovrebbe essere circa 110 miliardi l'anno, seconda solo alle spese per le pensioni). Eppure quando si parla di "tagli alla sanità", le levate di scudi e il terrorismo che vuole far intendere questi tagli come minore assistenza, chiusura di ospedali, minor prevenzione, senza mai sfiorare l'immensa spesa farmaceutica, l'abuso di farmaci e interventi e i conflitti di interesse che questo settore ha da "offrire". In realtà i primi ad alzare la voce quando si parla di tagli sono proprio i diretti interessati come si evince dal comunicato dai toni allarmistici di FEDAIISF (Federazione delle Associazioni italiane degli informatori Scientifici del Farmaco) recante data 07 maggio 2015 e dal titolo "Gli effetti collaterali della spesa farmaceutica, Chi più spende meno spende" (3) Evidentemente per loro le problematiche riportate ed esposte in questo collage di notizie non sono rilevanti, eppure anche qui, il conflitto d'interesse è sotto gli occhi di tutti.

Insomma, dai politici ai giornalisti, oltre a non aver l'interesse a vigilare o sondare quanto di sbagliato c'è in questo settore, fanno tutto ciò in loro potere affinché si mantenga lo "status quo".

Nella sua dichiarazione pubblica, il Dr. Richard Horton sottolinea il fatto che le ricerche vengano alterate da una serie di problematiche irrisolte, sia un problema ben noto e che "l'apparente diffusione dei cattivi comportamenti in ambito della ricerca siano allarmanti", ma nessuno è ancora pronto ad effettuare il primo passo per risolvere il problema. La sua critica è incentrata sui metodi di pubblicazione degli studi e sui metodi con la quale le riviste fanno le loro valutazioni e offrono incentivi, che spesso non sono indice di "buona scienza" ma di marketing. In quest'ottica non va dimenticato che stiamo parlando della salute e della spesa pubblica e del dirottamento della scienza verso qualcosa di completamente diverso.

Nella sua dichiarazione il direttore del Lancet sostiene che la ricerca scientifica oggi non ha, di fatto, nessun sistema che incentivi la correttezza degli studi e delle pubblicazioni, mentre una serie infinita di incentivi va a foraggiare università, ricercatori, medici e perfino le "organizzazioni di pazienti" alterando il significato originale di scienza e ricerca. La sua proposta per riportare la scienza sulla retta via è quella che proviene dal professore di fisica particellare di Oxford, Tony Weidberg. I suoi collaboratori investono molto del loro lavoro nel controllo dei dati prima di ogni pubblicazione, filtrando i risultati attraverso diversi gruppi di lavoro indipendenti, dove i fisici vengono incoraggiati alla critica e dove le critiche efficaci e costruttive vengono ricompensate. L'obiettivo è ottenere risultati affidabili e gli unici incentivi vanno in questa direzione.

Eppure la dichiarazione del Dr. Horton, per quanto allarmante, non è la prima a lanciare il sasso nello stagno, ma la sua denuncia lascia intendere che niente è stato fatto per risolvere questa drammatica situazione.

Dello stesso tenore sono le dichiarazioni di Jerome Kassirer ex-direttore del prestigioso "New England Journal of Medicine" (4) (1991-1999) e ora docente alla Tufts University di Boston, che ritroviamo in un articolo pubblicato dall'Espresso nel 2006, dal titolo eloquente "A cena con Big-Pharma" (5). Kassirer denuncia l'ormai dilagante abitudine dei medici di accettare denaro e favori dalle case farmaceutiche, avendo toccato con mano quanto le aziende siano in grado di pilotare scienza e mercato, sottolineando quanto la dilagante corruzione nella sanità non sia soltanto un errore etico ma sopratutto un attacco alla nostra salute. Il sistema delle regalie porta inevitabilmente le aziende a promuovere farmaci nuovi e sempre più costosi che non sono necessariamente i più efficaci. Nell'articolo Kassirer porta gli esempi di due farmaci, il Nesiritide e il Phen Fen, citati per i pesanti effetti collaterali e la messa in vendita prima di conoscere i rischi. Tutto questo porta a dei danni di salute nella popolazione e le conseguenze arrivano a pesare sul servizio sanitario nazionale, quindi sul debito. "Se i medici prescrivono troppi farmaci, e le aziende continuano a promuovere i prodotti sempre nuovi e più costosi, alla fine ci saranno pazienti privati delle terapie di cui hanno bisogno", commenta Kassirer. L'articolo prosegue puntando il dito sulle organizzazioni, i sedicenti "esperti" al soldo dell'industria, la formazione medica per tornare infine alle pubblicazioni scientifiche che "insistono sui farmaci e glissano sul più economico dei rimedi: la prevenzione, arrivando a trasformare normali condizioni fisiologiche come la menopausa o la timidezza in patologie, per poi spingere i medici a intervenire con i farmaci". (Disease Mongering)

È di dicembre 2013 l'articolo del premio Nobel per la medicina Randy Schekman (6) pubblicato dal Guardian e dal titolo "How Journals like Nature, Cell and Science are damaging science" (7) dove l'autore denuncia a gran voce come gli incentivi elargiti dai giornali di lusso, così lui li definisce, distorcano la scienza alla stessa maniera di come i grandi bonus distorcono il sistema bancario.

Anche qui, come nelle dichiarazioni di Horton, si paragona il metodo di selezione delle pubblicazioni all'industria della moda, dove grandi quantità di soldi vanno ad incentivare lavori che “affascinano perché di tendenza” ma che non sono i migliori. Queste riviste curano in maniera aggressiva i loro marchi con lo scopo di vendere più farmaci e non per stimolare le ricerche più importanti. Come gli stilisti che creano edizioni limitate di abiti e borse perché sanno che la scarsità aumenta la domanda, gli editori restringono in maniera artificiale il numero degli studi che accettano per aumentare di efficacia e dar prestigio al "fattore di impatto", un parametro che misura la quantità di citazioni sulla quale gli articoli verranno poi valutati. Il problema è che questo "fattore d'impatto", non è indice di serietà scientifica e qualità ma è più vicina ad una valutazione di marketing.

Ovviamente questi meccanismi oltre a favorire solo un certo tipo di ricerche sono causa inevitabile di censura per tutte quelle ricerche che non rispettano i prerequisiti artificiali che il sistema impone. In questa maniera, il progresso della scienza oltre ad essere deviato da interessi puramente economici viene impedito grazie alla mancata uscita di importanti revisioni e nuove scoperte.

Un altro articolo pubblicato nel Maggio 2015 dalla Adnkronos, dal titolo "La giungla delle società medico-scientifiche in Italia, nessun registro le certifica" (8), mette in evidenza come nel nostro paese non si conosca neanche il numero esatto delle organizzazioni che promuovono la ricerca e la divulgazione, organizzano congressi ed eventi, possono esprimere pareri o emanare linee guida nell'ambito delle loro competenze. Non se ne conosce il numero esatto ma soprattutto sono senza nessun tipo di regole.

Secondo Franco Vimercati, presidente della Fism, che raccoglie 154 società affiliate, per chiedere l'affiliazione alla sua federazione le società scientifiche devono possedere alcuni parametri che riguardano l'attività (congressi e pubblicazioni), il bilancio (trasparente e con tutte le voci), il numero di soci (congruo) e le quote pagate. Anche qui, la serie di requisiti richiesti sono ben lontani da garantire serietà e qualità scientifica, anche se stabilire delle regole e censire le società che si occupano di ricerca e divulgazione sarebbe già un primo passo in avanti. Eppure la legge della giungla sembra far da padrona.

Un importante editore scientifico BioMed Central (9), che pubblica più di 200 giornali scientifici ha recentemente ritrattato ben 43 studi scientifici perché falsi e che hanno a loro volta influenzato molte altre pubblicazioni. In un articolo pubblicato dal Washington Post (Marzo 2015) dal titolo "Major Journal publisher admits to publishing fabricated peer reviews" l'editore sostiene che molti di questi studi sono stati scritti da studenti universitari cinesi, ma come sottolinea Jigisha Patel, direttore editoriale per l'integrità della ricerca presso la BioMed, “il problema non è la Cina, infatti riceviamo molti lavori interessanti dalla Cina. Il problema che va sempre più allargandosi riguarda come gli scienziati e il loro lavoro vengono giudicati".

Nel frattempo la Commissione per le Pubblicazioni Etiche, un gruppo multidisciplinare che include più di 9000 editori, ha rilasciato una dichiarazione lasciando intendere che il problema potrebbe essere molto più vasto: "La nostra commissione è consapevole di un sistematico e inappropriato tentativo di manipolare i processi di revisione di molte riviste attraverso molti editori". Nell'articolo vengono in fine analizzati i meccanismi che influenzano i processi di revisione degli studi e la loro pubblicazione, che oggi sono diventati consuetudine.

Condividi post

Repost 0

commenti

Présentation

  • : Blog di lalchimista
  • Blog di lalchimista
  • : Sono poeta,scrittore e saggista,esperto in tappetologia,quindi questo spazio sarà dedicato a queste mie passioni,chi ama la paesia o i tappeti orientali troverà tanti consigli utili e la consulenza gratuita per i vostri tappeti perchè sono convinto che chi è in possesso di conoscenze tecnico-scientifiche le deve mettere a disposizione di tutti,altrimenti è come se non fossi mai vissuto una volta morto. Sono reperibile su flyngcarpet@hotmail.it
  • Contatti

Recherche

Liens