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13 luglio 2015 1 13 /07 /luglio /2015 18:48
Il progetto realizzato nel laboratorio Vislab presso l'Università di Parma e subito acquistato dagli Americani.

Il progetto realizzato nel laboratorio Vislab presso l'Università di Parma e subito acquistato dagli Americani.

L’auto sulla quale stiamo viaggiando rallenta a un incrocio, lascia passare un’altra vettura e prosegue. Poco più avanti si ferma alle strisce pedonali per consentire a una coppia di anziani di attraversare, riprende velocità e si arresta davanti a un semaforo rosso. Al verde riparte, tiene la sinistra e poi svolta. Sembrano comuni fotogrammi di traffico cittadino. A renderli eccezionali è l’auto che ci scarrozza, un modello in grado di guidarsi da solo, senza che ci sia nessuno al volante.

Riconosce semafori e strisce pedonali, si tiene a distanza di sicurezza dalle altre vetture e rispetta il codice della strada. Il bello è che non si tratta della buffa, ma fantascientifica, vettura-robot presentata da Google qualche tempo fa, ma di una normale auto di serie modificata con un kit da installare in modelli già esistenti.

Per provarla, nessun volo transoceanico: è bastato venire a Parma, al Vislab, il laboratorio di tecnologia della visione ospitato dalla locale Università. Un piccolo gioiello della ricerca italiana che è diventato così prezioso e appetibile da venire acquistato da un'azienda californiana,Ambarella, quotata al Nasdaq e leader nel settore dello sviluppo di applicativi e soluzioni per la compressione di video e immagini di alta qualità

RECORD ITALIANO. Alla “vettura autonoma” quelli del Vislab stanno lavorando da almeno 20 anni: sono sempre loro che, nel 2010, erano riusciti nell’impresa di consentire a quattro furgoncini elettrici di “guidarsi” fino in Cina partendo dall’Italia. E che nel 2013 avevano allestito (col progetto Braive) la prima auto al mondo in grado di muoversi senza conducente nel traffico reale di una città. Ora ci mostrano l’ultima evoluzione del loro progetto, Deeva, un sistema che hanno installato su una berlina nera che troviamo nel parcheggio del laboratorio.

Sembra un modello normale, se non fosse per alcuni particolari, che si rivelano a un’occhiata più attenta, come un buon numero di oggetti misteriosi nascosti sotto le alette parasole e lungo la fiancata, una parabola integrata nel tetto e un bagagliaio affollato di cavi, pc e batterie.

L’idea alla base di Deeva è semplice ma, al tempo stesso, complessa. «Per funzionare», spiega Alberto Broggi, direttore del Vislab, «un’auto robotica deve possedere tre caratteristiche: la percezione, cioè la comprensione di quanto sta accadendo intorno; la capacità di prendere decisioni e, infine, il controllo».

Ho un cervello nel baule. Il punto di forza di Deeva, il sistema sviluppato dal Vislab di Parma, è che si può applicare a qualsiasi autovettura. Fra qualche anno potrebbe essere offerto come optional nei modelli di fascia medio alta. Il “kit di modifica” prevede batterie supplementari, pc di bordo, telecamere, sensori... eccoli nel dettaglio. Clicca sull'immagine per ingrandire l'infografica. | ROBERTO CACCURI/CONTRASTO PER FOCUS

OCCHIO AGLI OSTACOLI. Il Vislab è specializzato in tecnologie per la visione, quindi fin dall’inizio il suo punto di forza è stato la capacità di vedere l’ambiente, interpretarlo e trasformarlo in una mappa dettagliata. «Deeva adotta 13 coppie di telecamere dotate di visione 3D», spiega Paolo Grisleri, responsabile del progetto, «e in grado di individuare la posizione degli oggetti nello spazio». Alcune sono piazzate nel parabrezza e nella mascherina del radiatore e riescono a percepire tutto ciò che succede davanti al paraurti, in un raggio di 80 metri. Altre sono montate sulle fiancate, negli specchietti e in coda al veicolo, per tenere d’occhio quello che succede tutto attorno.

Alle videocamere si aggiungono 4 laser scanner che, spiega ancora Grisleri, «verificano i dati raccolti dalle telecamere e affinano la misura delle distanze degli oggetti».

Sul tetto, un’antenna gps ad alta sensibilità consente di captare il segnale satellitare anche dove esso è molto debole. E nelle situazioni in cui è impossibile agganciarlo, per esempio in galleria, subentra uno dei pc di bordo che, partendo dagli ultimi dati rilevati (posizione, velocità ecc.) calcola la nuova posizione del veicolo. «In realtà», osserva Broggi, «la dotazione di Deeva va oltre le necessità di un veicolo autonomo. Il nostro è un prototipo destinato alla ricerca, che sfruttiamo per test “estremi”. Ma un’auto di serie non avrà bisogno di tante telecamere».

Una delle fasi della “modifica” dell’auto: l’installazione dei pc di bordo nel bagagliaio. | ROBERTO CACCURI/CONTRASTO PER FOCUS

CAPACITÀ DI CALCOLO. Questo consente alla vettura di ricostruire, istante dopo istante, la realtà che le sta intorno: i bordi della strada e le sconnessioni, le altre auto, le persone e gli animali. La vista, però, non è tutto. Le immagini e le altre informazioni raccolte vanno infatti elaborate e tradotte in azioni da far eseguire all’auto. Per questo nel baule si trovano i 15 pc: tredici digeriscono i dati provenienti da ognuna delle coppie di telecamere, un computer sincronizza i dati di telecamere e scanner laser e l’ultimo pc fa da comandante. È lui che dà gli ordini al volante o ai pedali del freno e dell’acceleratore: li fa muovere davvero, come se ci fosse un conducente invisibile!

FACILE DA PRODURRE. «Deeva», spiega Broggi, «è la nostra idea di vettura autonoma. Un’auto come quelle di serie, modificata senza alterare l’estetica. È la strada che sarà seguita dalle grandi marche per sviluppare l’auto del futuro». Un concetto diverso da quello proposto da Google, che punta a rompere con gli schemi tradizionali con una vettura che è più un robot a 4 ruote. Ma il mondo dell’auto è ancora per le idee e le certezze consolidate, per questo sta riscuotendo successo la proposta di Vislab. Che ha stretto accordi con varie case automobilistiche e aperto un laboratorio col gruppo Magneti Marelli.

Il risultato è che, tra 4 o 5 anni, un sistema come Deeva potremmo ritrovarcelo nella lista degli optional proposti per le automobili di fascia medio alta. Questo ovviamente avrà senso se, nel frattempo, saranno stati modificati il codice della strada (che adesso impone un conducente in carne e ossa!) e le norme sulle assicurazioni (soprattutto per definire di chi sarà la responsabilità in caso di incidente. Del proprietario dell’auto? Del costruttore?).

Il team del Vislab (Artificial and intelligent system lab) fotografato nel laboratorio di Parma.

Nel comunicato pubblicato sul sito dell'impresa statunitense Ambarella che ha acquistato Vislab si fa riferimento alla supercar sviluppata dal team di Broggi come spin off dell'università di Parma, capace di percorrere 13mila chilometri in modo autonomo, arrivando sino in Cina. Gli americani hanno definito l'acquisizione un balzo in avanti di 20 anni in termini di ricerca e sviluppo. | ROBERTO CACCURI/CONTRASTO PER FOCUS

E SE DOMANI... Ma Broggi non ha dubbi: «Le automobili saranno prive di autista e si trasformerà anche il nostro modo di muoverci». Potremo dormire in viaggio e programmare gli spostamenti lunghi di notte, avremo vetture più comode, con veri e propri letti o concepite come salottini. «E non avremo più auto di proprietà », conclude Broggi, «perché quella robotica favorirà la diffusione del car sharing, con società di servizi che metteranno a disposizione i veicoli e si occuperanno della manutenzione»

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